1 Samuele 15

1 Samuele 15
Craig Quam

Cap. 15.

Ubbidienza parziale di Saul.

Saul continua a regnare e lo farà per altri anni ancora; tuttavia il suo regno sta volgendo al termine, in quanto egli persevera nella disobbedienza. Questa volta non distrugge totalmente gli Amalechiti, come l’Eterno gli aveva imposto. Nel cap. 14 egli ha edificato il primo altare all’Eterno, dopo anni di regno: tale comportamento è antitetico rispetto a quello adottato dagli altri uomini di Dio, vissuti prima di lui. In passato, infatti, tale edificazione avveniva al primo incontro con Dio, ma per Saul non è così, essendo re secondo la carne.

Questo capitolo, dunque, contiene la ragione del definitivo allontanamento di Saul e l’introduzione di Davide, re secondo il pensiero e il piano di Dio.

Vs. 1.  Poi Samuele disse a Saul: "L’Eterno mi ha mandato per ungerti re sopra il suo popolo, sopra Israele; ora dunque ascolta le parole dell’Eterno. 

Samuele ricorda a Saul di essere stato unto re secondo il volere di Dio, quindi egli gli deve l’obbedienza. Saul ha il potere che spetta ad un re, ma lo deve a Dio, quindi a Lui deve dedicare ogni sua azione ed ogni onore.

Vs. 2.  Così dice l’Eterno degli eserciti: Io punirò Amalek per ciò che fece a Israele quando gli si oppose per via, mentre usciva dall’Egitto. 3  Ora va’, colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini". 

Dio ordina lo sterminio del nemico, anche dei bambini e delle cose che gli appartengono. Questa può sembrare una contraddizione, in quanto il Nuovo Testamento ci presenta un Dio d’amore. Tale giudizio dell’Eterno colpisce questo popolo in base a ciò che essi hanno compiuto contro Israele, quando questi usciva dall’Egitto. 

Deuteronomio 25:17-19.   Ricordati di ciò che ti fece Amalek lungo il cammino, quando usciste dall’Egitto: 18  come ti venne incontro per via, attaccando alle spalle tutti i deboli che venivano per ultimi, quando tu eri stanco e sfinito, e non ebbe alcun timore di DIO. 19  Quando dunque l’Eterno, il tuo DIO, ti darà requie dai tuoi nemici tutt’intorno nel paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà in eredità da occupare, cancellerai il ricordo di Amalek di sotto al cielo; non te ne scordare!". 

Amalek era solito uccidere i deboli, i disarmati, i fanciulli ebrei, poiché privo di timore di Dio. Perciò con lui l’Eterno ha un conto in sospeso che intende saldare in questo momento, per mano di Saul.

Per i cristiani a volte è difficile comprendere le motivazioni delle dure decisioni del Signore. In questo deve venire in soccorso la fede, la quale ci fa capire che l’Eterno è sovrano,  che meglio di noi conosce e le cose e sa porvi rimedio. Può dire l’argilla al vasaio come deve essere lavorata? Per fede ogni decisione di Dio è santa e corretta. Alla fine del mondo Egli giudicherà tutti gli uomini e molti periranno. Gli Amalechiti erano un popolo feroce, amanti degli dei e di Baal, omicida dei propri figli, offerti in sacrificio agli dei (=demoni), arsi vivi. Per questo Dio vuole che vengano sterminati, proprio a causa delle loro usanze.

L’ora di Amalek, il nemico crudele e vile che massacrava chi rimaneva indietro nella marcia attraverso il deserto, è suonata. L’Eterno aveva giurato che la guerra tra lui e Amalek sarebbe durata di generazione in generazione:

Esodo 17:8-16.  Allora venne Amalek a combattere contro Israele a Refidim. 9  E Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi degli uomini ed esci a combattere contro Amalek; domani io starò sulla vetta del colle col bastone di DIO in mano". 10  Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalek, mentre Mosè, Aaronne e Hur salirono sulla vetta del colle. 11  Or avvenne che, quando Mosè alzava la sua mano, Israele vinceva; quando invece abbassava la sua mano, vinceva Amalek. 12  Ma le mani di Mosè si erano fatte pesanti, così essi presero una pietra e gliela posero sotto, ed egli vi sedette sopra mentre Aaronne e Hur sostenevano le sue mani, l’uno da una parte, l’altro dall’altra così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. 13  Perciò Giosuè sconfisse Amalek e la sua gente, passandoli a fil di spada. 14  Poi l’Eterno disse a Mosè: Scrivi questo fatto in un libro, perché se ne conservi il ricordo, e fa’ sapere a Giosuè che io cancellerò interamente di sotto al cielo la memoria di Amalek. 15  Mosè costruì quindi un altare, al quale pose nome: L’Eterno è la mia bandiera"; e disse: 16  la mano è stata alzata contro il trono dell’Eterno, e l’Eterno farà guerra ad Amalek di generazione in generazione". 

Chi ha a cuore la gloria di Dio deve distruggere al momento opportuno, non risparmiare. Amalek deve essere distrutto e Dio ha detto di non dimenticare questo comando.

Senza dubbio l’Eterno si era servito degli Amalekiti come di una verga per punire il suo popolo disobbediente: Numeri 14:39-45 Allora Mosè riferì queste parole a tutti i figli d’Israele, e il popolo fece gran cordoglio. 40  Si alzarono così al mattino presto e salirono sulla cima del monte dicendo: "Eccoci qua; noi saliremo al luogo di cui ha parlato l’Eterno, poiché abbiamo peccato". 41  Ma Mosè disse: "Perché trasgredite l’ordine dell’Eterno? La cosa non riuscirà. 42  Non salite, perché sareste sconfitti dai vostri nemici, poiché l’Eterno non è in mezzo a voi. 43  Davanti a voi infatti stanno gli Amalekiti e i Cananei, e voi cadrete per la spada; Poiché vi siete allontanati dal seguire l’Eterno, l’Eterno non sarà con voi". 44  Ciò nonostante essi ebbero l’ardire di salire sulla cima del monte; ma l’arca del patto dell’Eterno e Mosè non si mossero dal mezzo dell’accampamento. 45  Allora gli Amalekiti e i Cananei che abitavano su quel monte scesero giù, li batterono e li misero in rotta fino a Hormah. 

Tuttavia ciò non cambiava l’ordine: questi avversari sono figli di Satana e cercano di opporsi al popolo di Dio, per questo vanno sterminati. Ogni figlio di Dio deve combattere una lotta spirituale  contro il nemico, poiché i demoni si trovano anche nei luoghi celesti.

Vs. 4. Saul dunque convocò il popolo e lo passò in rassegna a Telaim: duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. 

Saul organizza l’esercito e scende contro Amalek. E’ buffo pensare che questa volta che è certo di vincere, poiché la guerra è voluta da Dio, il re organizza un esercito poderoso, mentre contro i Filistei, quando disperava di vincere, si era circondato solamente di 600 uomini.

Vs. 5-7.  Saul venne alla città di Amalek e tese un’imboscata nella valle. 6  Poi Saul disse ai Kenei: "Andatevene, ritiratevi, uscite fuori di mezzo agli Amalekiti, affinché non vi distrugga con loro, perché usaste clemenza verso tutti i figli d’Israele quando uscivano dall’Egitto". Così i Kenei si ritirarono di mezzo agli Amalekiti. 

Quando Dio sta per effettuare un giudizio che comporta la distruzione, è solito separare i buoni dai malvagi; è pericoloso essere trovato in compagnia dei nemici di Dio ed è nostro interesse uscire di mezzo a loro, per evitare di condividere i loro peccati ed i guai conseguenti.

7  Saul sconfisse gli Amalekiti da Havilah fino a Shur, che è di fronte all’Egitto. 

I Kenei erano discendenti di Jethro, suocero di Mosè, la cui fedeltà all’Eterno ha portato la benedizione anche su tutto il suo popolo.

Saul all’inizio sembra obbedire e alla testa del popolo colpisce a morte il nemico. Tuttavia non esegue fino in fondo l’ordine dell’Eterno:

vs. 8-9. Egli prese vivo Agag, re degli Amalekiti, e votò allo sterminio tutto il popolo, passandolo a fil di spada. 9  Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio delle pecore e dei buoi, gli animali grassi, gli agnelli e tutto il meglio, rifiutandosi di votarli allo sterminio; ma votarono allo sterminio tutto ciò che era scadente e di nessun valore. 

Saul non obbedisce e non stermina tutto ciò che apparteneva agli Amalekiti. Trattiene ciò che ai suoi occhi è buono, e pertanto l’Eterno decide di rigettarlo definitivamente, poichè per lui obbedire parzialmente ad un ordine equivale a non obbedire affatto. Tra l’altro, non uccide neppure il re Agag.

Dio rigetta Saul come re d’Israele.

Vs. 10-11.  Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo: 11  "Io mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini". Samuele ne fu rattristato e gridò all’Eterno tutta la notte. 

Torna in evidenza il carattere di Samuele, il quale, anche di fronte agli errori macroscopici di Saul, cerca di intercedere per lui tutta la notte. Egli è un uomo di preghiera, ma è obbediente e pieno di fede. E’ molto bello il rapporto intimo e segreto che ha con Dio.

Vs. 12-14.  Al mattino presto Samuele si levò per andare incontro a Saul; ma vennero a dire a Samuele: "Saul è andato a Karmel, ed ecco che si è eretto un monumento; poi è tornato passando oltre, ed è sceso a Ghilgal". 13  Samuele allora si recò da Saul, e Saul gli disse: "Benedetto sii tu dall’Eterno! Io ho eseguito l’ordine dell’Eterno". (Saul sta mentendo) 14  Ma Samuele disse: "Cos’è dunque questo belar di pecore che mi giunge agli orecchi e questo muggir di buoi che sento?". 

Nel frattempo Saul ha eretto un monumento a se stesso, attribuendosi la vittoria avvenuta a Carmel. Afferma di aver eseguito l’ordine dell’Eterno, ma non è vero. Quando Samuele scopre la sua menzogna, Saul è subito pronto a discolparsi, gettando il peccato sul popolo:

vs. 15.  Saul rispose: "Questi sono animali presi dagli Amalekiti, perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e dei buoi per farne dei sacrifici all’Eterno, il tuo DIO; il resto però l’abbiamo votato allo sterminio". 

Cerca di camuffare il suo peccato con la religiosità: abbiamo peccato, ma lo abbiamo fatto per il Signore! Con queste parole Saul si vanta, accusa i suoi complici e vuole far passare la propria disobbedienza come un servizio fatto all’Eterno.

Ovunque andremo il nostro peccato ci seguirà; possiamo camuffare noi stessi davanti ai fratelli, ma Dio ci conosce intimamente e non può essere ingannato.

Dunque: Saul su giustifica in due modi:

  • non è stata colpa sua ma del popolo, il quale ha voluto risparmiare ciò che di buono apparteneva agli Amalechiti;

  • il peccato è stato compiuto per compiacere Dio.

Tuttavia Saul, quale re, doveva opporsi fermamente e non permettere che venisse sovvertito l’ordine impartito da Dio. 

Vs. 16-19.  Allora Samuele disse a Saul: "Basta! Io ti annunzierò ciò che l’Eterno mi ha detto questa notte!". Saul gli disse: "Parla". 17  Così Samuele disse: "Non è forse vero che quando eri piccolo ai tuoi occhi sei diventato capo delle tribù d’Israele, e l’Eterno ti ha unto re d’Israele? 18  L’Eterno ti aveva dato una missione dicendo: "Va’, vota allo sterminio quei peccatori degli Amalekiti e combatti contro di loro finché siano sterminati". 19  Perché dunque non hai ubbidito alla voce dell’Eterno, ma ti sei gettato sul bottino e hai fatto ciò che è male agli occhi dell’Eterno?". 

Il Signore si è servito di Saul quando egli era insignificante ed egli si è inorgoglito. Samuele gli ricorda la modestia che aveva all’inizio, quando si stimava piccolo: a quel tempo Dio lo aveva benedetto. Poi si è gonfiato e non si è reso conto di essere ancora piccolo agli occhi di Dio. Il Signore ci dice che, anche quando abbiamo compiuto tutte le opere possibili, siamo sempre servi inutili.

Samuele accusa Saul di essersi gettato sul bottino appartenuto al nemico, sottolineando che l’avidità è proprio la causa di ogni male.

Vs. 20-21.  Saul disse a Samuele: "Ma io ho ubbidito alla voce dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno mi aveva affidato, ho riportato Agag, re di Amalek e ho votato allo sterminio gli Amalekiti. 21  Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all’Eterno, il tuo DIO, a Ghilgal". 

Saul non dimostra pentimento, continua ad incolpare il popolo per i suoi errori e nega di meritare l’accusa che gli viene rivolta.

Vs. 22-23.  Samuele disse: "Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. 23  Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dei domestici. Poiché hai rigettato la parola dell’Eterno anch’egli ti ha rigettato come re".

Niente piace a Dio quanto l’obbedienza, né i sacrifici, né le offerte e neppure il grasso dei montoni. Solo se Dio si compiace di ciò che facciamo e del nostro servizio saremo veramente felici e avremo perseguito l’obiettivo della nostra vita. L’obbedienza umile alla volontà di Dio è a Lui più gradita dei sacrifici e degli olocausti.

Analogamente, niente provoca l’ira di Dio quanto la disobbedienza, poiché essa è paragonabile all’idolatria, al satanismo, alla stregoneria, al culto per gli idoli, e per questo Saul viene rigettato. L’obbedienza è la prima caratteristica della fede, l’evidente presenza di Cristo in noi.

Matteo 7:21-29.    Non chiunque mi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22  Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?" 23  E allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità". 24  Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia. 25  Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia. 26  Chiunque invece ode queste parole non le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo stolto, che ha edificato la sua casa sulla sabbia. 27  Cadde poi la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa crollò e la sua rovina fu grande". 28  Ora, quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle stupivano della sua dottrina, 29  perché egli le ammaestrava, come, uno che ha autorità e non come gli scribi. 

Fare la volontà di Dio ci apre le porte del cielo.

La volontà di Dio è la cosa principale, uno di quegli aspetti che l’Eterno preferisce al sacrificio:

Osea 6:6.  Poiché io desidero la misericordia e non i sacrifici, e la conoscenza di DIO più degli olocausti.

Matteo 9:13. Or andate e imparate che cosa significa: "Io voglio misericordia e non sacrificio, perché io non sono venuto per chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori". 

L’obbedienza è ciò che caratterizza gli uomini di fede, a partire da Abramo, che per fede lasciò la sua terra, senza sapere dove sarebbe arrivato.

Qual è la volontà di Dio? Come possiamo compierla?

Giovanni 6:26-29.    Gesù rispose loro e disse: "In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27  Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo". 28  Gli chiesero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". 29  Gesù rispose e disse loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". 

La volontà di Dio si compie credendo in Gesù con tutto il nostro cuore.

Il risultato della disobbedienza di Saul è il fatto di essere rifiutato da Dio. Tempo prima a Ghilgal Samuele gli aveva profetizzato la fine del suo regno (13:14), ora la fine è giunta.

Vs. 24-25. Allora Saul disse a Samuele: "Ho peccato per aver trasgredito il comando dell’Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce. 25  Ma ora, ti prego, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché mi possa prostrare davanti all’Eterno". 

Saul confessa il suo peccato, sperando di poterne evitare le conseguenze, ma è fin troppo evidente la falsità del suo pentimento. Infatti, trova subito delle scuse per giustificare ciò che ha fatto e come attenuante afferma di aver avuto paura del popolo. Così egli spera di ottenere il perdono e di essere ristorato da Samuele. E’ presumibile, invece, che il suo agire sia stato frutto di una decisione personale, non del popolo, quindi è pienamente responsabile.

Infatti la sentenza è definitiva.

Vs. 26-30.  Ma Samuele rispose a Saul. "Io non ritornerò con te, perché hai rigettato la parola dell’Eterno, e l’Eterno ha rigettato te, perché tu non sia più re sopra Israele". 27  Come Samuele si voltava per andarsene, Saul afferrò il lembo del suo mantello, che si strappò. 28  Allora Samuele gli disse: "L’Eterno oggi ha strappato da te il regno d’Israele e lo ha dato a un altro, che è migliore di te. 29  La Gloria d’Israele non mentirà e non si pentirà, perché egli non è un uomo che si pente". 30  Allora Saul disse: "Ho peccato ma adesso onorami, ti prego, davanti agli anziani del mio popolo e davanti a Israele; ritorna con me, perché mi possa prostrare davanti all’Eterno, il tuo DIO". 

Saul chiede di essere onorato davanti agli anziani del popolo, poiché fino in fondo ha in vista se stesso e la propria reputazione. Ciò che gli interessa, infatti, è solo salvare la faccia e teme che l’essere abbandonato dal profeta poteva voler dire anche l’essere abbandonato dal popolo. Samuele l’onora, ma poi lo abbandona.

Vs. 31.  Samuele dunque ritornò con Saul, e Saul si prostrò davanti all’Eterno. 

L’atteggiamento di Samuele è di pura adorazione e non cerca profitto per sé.

Vs. 32-33.  Poi Samuele disse: "Portatemi Agag, re degli Amalekiti". Agag andò da lui di buon umore. Or Agag diceva: "Certamente l’amarezza della morte è passata". 33  Samuele gli disse: "Come la tua spada priva di figli le donne, così tua madre sarà privata del figlio fra le donne". Samuele quindi tagliò a pezzi Agag davanti all’Eterno a Ghilgal. 

Da quel momento la sentenza di Dio contro Amalek è affidata a Samuele, che uccide Agag a Ghilgal, dal momento che Saul aveva disobbedito anche in questo. Quindi va a Ramah, a casa di suo padre, dove piange e fa lutto.

Vs. 34-35.  Poi Samuele andò a Ramah, e Saul salì a casa sua, a Ghibeah di Saul. 35  Samuele non andò più a vedere Saul fino al giorno della sua morte, perché Samuele faceva cordoglio per Saul; e l’Eterno si pentì di aver fatto Saul re d’Israele. 

Anche Saul torna a casa sua e, d’ora in poi, vi sarà una separazione netta tra lui e Samuele.

Saul non aveva sterminato Amalek, come Dio aveva ordinato, per questo il Signore era pentito per averlo eletto re. 

Amalek era figlio di Esaù, un uomo molto carnale, nemico dello spirito e di Dio. Per questo è stato capace di uccidere parte degli ebrei che attraversavano il deserto, cominciando dai deboli, dai malati, dai bambini. Questo popolo nemico di Israele è sinonimo della carne, la quale deve essere inchiodata, in quanto o si serve Dio o le cose mondane: questo è quanto afferma Paolo nel libro di Romani.

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1 Samuele 13-14

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1 Samuele 16:1-13