1 Samuele 13-14

1 Samuele 13:1-14
Craig Quam

1 Samuele 13:13-14:45
Craig Quam

Cap. 13

Iniziale successo militare di Saul.

Coloro che avevano desiderato un re come tutte le altre nazioni, certamente ritenevano che tale fatto avrebbe reso grande Israele. In questo capitolo, tuttavia,  vediamo che le cose andarono in modo molto diverso. Finchè Samuele rimase in contatto con Saul, collaborando con lui, infatti, le cose andarono bene, ma ora che il re regnava da solo, la situazione si era capovolta totalmente. Si stavano avverando le parole di Samuele, che aveva previsto la fine di Saul e di Israele. Infatti, tale popolo non vide mai un periodo tanto nefasto come quello descritto in questo capitolo. Qui vediamo la sconfitta di Saul come re, anche se il suo regno era iniziato solo due anni prima.

Vs. 1-2. Saul aveva trent’anni quando cominciò a regnare; e dopo aver regnato due anni sopra Israele. 2  Saul si scelse tremila uomini d’Israele: duemila stavano con lui a Mikmash e nella regione montuosa di Bethel, e mille con Gionathan, a Ghibeah di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo, ognuno alla sua tenda. 

Sembra che Saul non fosse uno stratega in campo militare, in quanto decide di servirsi solamente di 3000 uomini per difendere il popolo in caso di aggressioni, non tenendo conto del gran numero di soldati coraggiosi che si erano adoperati contro i Filistei. Un esercito così era troppo esiguo. Inoltre, il gruppo era stato ulteriormente diviso in due parti, ovvero 2.000 al comando del re e 1.000 con Gionathan, suo figlio.

Vs. 3.  Gionathan sconfisse la guarnigione dei Filistei che stava a Gheba, e i Filistei lo vennero a sapere. Allora Saul fece suonare la tromba per tutto il paese, dicendo: "Lo sappiano gli Ebrei!". 

Scelse suo figlio Gionathan per distruggere i Filistei che si trovavano a Gheba. Si può supporre che tale fatto fosse una violazione di qualche accordo stipulato con i Filistei, dal momento che il versetto successivo afferma che tale popolo ha cominciato ad odiare gli Israeliti.

Rivolgendosi al popolo di Dio, il re Saul li chiama “gli Ebrei”, come facevano i Filistei e le nazioni pagane. Ciò dimostra che Saul considera il suo popolo alla stregua di tutte le altre nazioni, negando la relazione di essi con Dio. Così anche oggi le persone non riconoscono i legami esistenti tra Cristo e la chiesa, la sua sposa, poiché non li comprendono.

Vs. 4.  E tutto Israele sentì dire: "Saul ha sconfitto la guarnigione dei Filistei e Israele è venuto in odio ai Filistei". Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguire Saul. 

Saul aveva agito in modo disonesto e quindi tutto il popolo viene disprezzato.

Inoltre, attribuisce a sé la vittoria avvenuta ad opera di Gionathan, suo figlio, in quanto desideroso di avere la gloria. Egli non era neppure lì in battaglia, eppure vuole essere lodato dal popolo. Gionathan, invece, era veramente un uomo di Dio, ricco di fede, una persona che confidava nell’Eterno, all’opposto di suo padre. Agiva sempre per opera del Signore, mentre Saul si comportava in base ai propri pensieri.

Saul raduna tutto il popolo di Israele per ricevere la gloria, suonando la tromba: la carne, infatti, non cerca mai di portare le persone a Cristo, anzi pone se stessa al centro dell’attenzione.

Saul assume nel sacrificio l’ufficio del sacerdote.

Vs. 5.  Anche i Filistei si radunarono per combattere contro Israele, con trentamila carri, seimila cavalieri e gente numerosa come la sabbia che è sul lido del mare. Salirono dunque e si accamparono a Mikmash, a est di Beth-Aven. 

I Filistei sono inferociti per la sconfitta subita ed ora si organizzano per attaccare a loro volta Israele. Sono aiutati dagli alleati, hanno 30.000 carri per contenere i bagagli e le attrezzature, 6.000 cavalieri e numerosissimi soldati, quanti la sabbia del mare. Difendono con zelo e rabbia la propria nazione, decisi a sconfiggere gli Israeliti.

Dall’altra parte c’è il popolo di Dio, dotato di pochi uomini e scarsissimi mezzi. Se Saul avesse chiesto il parere di Dio prima di provocare i Filistei, avrebbe affrontato meglio questa situazione e non si sarebbe tirato addosso tante difficoltà, dovute alla sua stoltezza.

Vs. 6-7.  Quando gli Israeliti si accorsero di essere in pericolo, (perché il popolo era messo alle strette), si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne. 

Israele è ora un popolo di codardi, scoraggiati dal numero e dalla preparazione dei Filistei. Si stanno verificando le parole di Samuele, il saggio profeta che affermava la necessità di tenersi ben saldi alla presenza di Dio e che aveva profetizzato la fine di Saul e del popolo.

La gente si nasconde dove può, piena di terrore. Ecco il frutto del peccato: circonda l’uomo di pericoli e difficoltà e poi gli toglie il coraggio, rendendolo debole e vigliacco. Solo la fede dona la forza che aveva Davide davanti a Golia, poiché pone l’uomo nelle mani di Dio e solo a Lui dà la gloria.

Vs. 7.  Alcuni Ebrei passarono il Giordano per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal e tutto il popolo lo seguiva, tremando.

L’esercito di Saul è pieno di paura. Per mettersi al sicuro passano il Giordano e si recano nei paesi di Gad e di Galaad, abbandonando Canaan, la terra data al popolo da Dio, al fine di allontanarsi il più possibile dal nemico. Questa mancanza di fede fa dimenticare loro che non è Saul ad abitare in mezzo al popolo, ma l’Eterno, e che la loro causa è nelle Sue mani.

Vs. 8. Egli aspettò sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal e il popolo cominciava a disperdersi lontano da lui. 

Saul decide di chiedere consiglio a Samuele, ma questi si fa attendere diversi giorni. Tale fatto, però, non doveva sorprendere Saul, il quale sapeva bene, fin dal giorno della sua unzione a re, che doveva attendere il profeta per sette giorni. Samuele era la voce di Dio ed era suo compito celebrare i sacrifici. Non gli viene neppure dato il tempo stabilito e la gente comincia ad allontanarsi, divorata dalla paura. 

Vs. 9-10. Allora Saul disse: "Portatemi l’olocausto e i sacrifici di ringraziamento". Quindi offerse l’olocausto. 10  Aveva appena finito di offrire l’olocausto, quando arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 

Saul non poteva offrire un sacrificio a Dio perché non era un sacerdote e, soprattutto, perché l’Eterno non aveva affidato a lui tale compito. Ha preso questa decisione arbitrariamente, totalmente di propria iniziativa. All’arrivo di Samuele, al fine di giustificare le proprie azioni abusive, si perde in una serie di giustificazioni inutili.

Vs. 11-12.  Ma Samuele gli disse: "Che cosa hai fatto?" (una domanda simile Dio la rivolge a Caino). Saul rispose: "Quando ho visto che il popolo si disperdeva lontano da me, che tu non eri giunto nel giorno stabilito e che i Filistei si radunavano a Mikmash, mi son detto: 12  "Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal e io non ho ancora supplicato l’Eterno". Perciò mi sono fatto forza e ho offerto l’olocausto". 

Non dimostra vergogna per le sue azioni abominevoli, per le quali poteva essere punito. Ad es. i figli di Aronne furono uccisi dal Signore, poiché offrirono degli olocausti nel tempo sbagliato, forse essendo ubriachi. 

Dio non uccide Saul, ma a lui viene profetizzata la fine del regno.

Queste le scuse utilizzate da Saul:

  • le persone si allontanavano, quindi lui doveva fare qualcosa per attirarli nuovamente. Egli, pertanto, agisce carnalmente, senza la fede in un Dio che certamente avrebbe operato.

  • Afferma che Samuele non è giunto nel tempo stabilito, fatto non vero in quanto il profeta aveva detto che sarebbe arrivato dopo 7 giorni. Nella Bibbia il 7 è il numero della completezza (creazione in 7 giorni…). Saul, quindi, mente e cerca di dare ad altri la colpa per il proprio peccato. Anche i credenti immaturi agiscono così, non volendo riconoscere le proprie responsabilità di fronte alle sconfitte. Tuttavia Saul non ha scusanti poichè, anche se Samuele non fosse mai giunto, egli non avrebbe dovuto compiere un sacrificio a Dio, non essendo questo un ruolo per il quale era stato autorizzato; non era un sacerdote e non era consacrato per fare queste cose. Ognuno di noi ha una chiamata da parte del Signore e quello è il ruolo che deve svolgere: al contrario, non veniamo benedetti nelle opere che non ci appartengono.

  • La terza scusa è quella dell’imminente radunarsi dei Filistei. Nel vs. 12 cerca di coprire il peccato con la religiosità, affermando che egli non avrebbe potuto andare in battaglia se prima non avesse pregato l’Eterno. Tuttavia egli non era un sacerdote e non poteva offrire olocausti. Samuele, invece, era autorizzato a farlo, così come solo Cristo ha potuto offrire il suo sangue per la salvezza degli uomini. Egli, infatti, era senza peccato e puro. Nel vecchio Testamento si racconta come il Sommo Sacerdote poteva andare nel luogo santissimo una sola volta, al fine di espiare i propri peccati e quelli del popolo. Alle sue vesti erano cuciti dei campanellini, affinché il suo movimento fosse ascoltato dall’esterno. Se egli non emetteva alcun tintinnio, gli altri sacerdoti tiravano la corda a lui legata e lo facevano uscire: era segno che il sacrificio non era stato accettato e che il Sommo Sacerdote era morto. Gli altri sacerdoti, infatti, non erano autorizzati ad entrare nel Luogo Santissimo, neppure per recuperare il corpo del sacerdote morto. Con la venuta di Cristo, l’unico sacrificio realmente gradito da Dio è quello compiuto da Gesù sulla croce, al quale nessuna azione umana può aggiungere alcunché. Nessun uomo può fare nulla per guadagnarsi il favore di Dio, il quale ha già compiuto ogni azione possibile, e noi per fede possiamo solamente accettare quanto Egli ha fatto per noi. In tutte le altre religioni, invece, l’essere umano deve compiere delle azioni per espiare i propri peccati e sperare, alla fine della propria vita, di essere gradito a Dio.

Così, Saul avrebbe dovuto pregare l’Eterno, proprio a causa dei Filistei, ed incitare il popolo a fare altrettanto, invece di compiere atti a lui non richiesti. 

Vs. 13. Allora Samuele disse a Saul: "Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che l’Eterno, il tuo DIO, ti aveva prescritto. L’Eterno infatti avrebbe stabilito il tuo regno su Israele in perpetuo. 

I ragionamenti e le decisioni umane sono follia per Dio, poiché sono disobbedienza. L’Eterno chiede ai suoi fedeli di essere obbedienti, ossia dipendenti da Lui: questo è il primo presupposto per la fede. Saul ha usurpato il posto di Samuele ed ha offerto un sacrificio abusivamente; per questo motivo Dio lo rigetta come re. La regalità umana nata dalla carne è incapace di mantenersi da sola, e perciò ha bisogno dell’aiuto di Dio, basato sulla fede. Per questo il Signore cerca un re secondo il suo cuore, destinato a prendere il posto di Saul.

Vs. 14.  Ora invece il tuo regno non durerà. L’Eterno si è cercato un uomo secondo il suo cuore, e l’Eterno lo ha stabilito principe del suo popolo, perché tu non hai osservato ciò che l’Eterno ti aveva comandato". 

Questa è la condanna di Dio: il regno di Saul non durerà; anzi, l’Eterno ha già scelto un altro al suo posto, una persona desiderosa di seguire ogni precetto del Padre.

Ghilgal, luogo del giudizio della carne, a causa dell’infedeltà di Saul è divenuta il luogo in cui la carne si è affermata.

Vs. 15. Poi Samuele si levò e salì da Ghilgal a Ghibeah di Beniamino, e Saul passò in rassegna il popolo che si trovava con lui; erano circa seicento uomini. 

Samuele va a Ghibeah di Beniamino, luogo in cui la fede è mantenuta in Israele nella figura di Gionathan. Saul sembra essere incurante del peccato commesso, e prosegue per la sua via passando in rassegna il popolo che è con lui.

In questo versetto viene evidenziato che gli uomini di Saul si erano molto ridotti, ossia da 2.000 a 600: questo è il risultato del peccato.

Vs. 16-19.  Or Saul, Gionathan suo figlio e la gente rimasta con loro rimasero a Ghibeah di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Mikmash. 17  Poi dall’accampamento dei Filistei uscirono dei razziatori divisi in tre schiere: una schiera si diresse sulla via di Ofrah, verso il paese di Shual; 18  un’altra schiera si diresse sulla via di Beth-Horon; la terza schiera si diresse sulla via della frontiera che domina la valle di Tseboim, verso il deserto. 19  Or in tutto il paese d’Israele non si trovava alcun fabbro, perché i Filistei dicevano: "Gli Ebrei non fabbrichino spade o lance". 

Come Israele al tempo di Gesù era dominata dai Romani, così ai tempi di Saul era sotto il dominio dei Filistei. Pertanto, mentre essi imperversavano, il popolo era senza armi e doveva scendere dai conquistatori per farsi affilare gli strumenti da lavoro. Qui c’è una grande lezione per i cristiani di oggi, i quali, invece di vivere come figli di Dio, spesso viviamo come figli di schiavi. 

Anche i credenti di oggi, se dipendono dal mondo per forgiare le proprie armi, si troveranno senza risorse per combatterlo. La nostra spada è la Parola di Dio, ma se consentiamo al mondo di insegnarcela, poiché non la conosciamo, esso ci restituirà solo ciò che non può nuocergli: per questo i Figli di Dio sono sovente disarmati davanti ai nemici che combattono la loro fede.

Vs. 20-23.  Così tutti gl’Israeliti scendevano dai Filistei per affilare chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21  Il prezzo per l’affilatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli. 22  Così, nel giorno della battaglia, non si trovava né spada né lancia in mano a tutta la gente che era con Saul e con Gionathan; ne avevano solamente Saul e Gionathan suo figlio. 23  La guarnigione dei Filistei uscì quindi verso il passo di Mikmash. 

Saul era un pessimo re, in quanto ancora il suo popolo era sotto il giogo nemico. Addirittura, non esisteva alcun israelita in grado di affilare gli strumenti del popolo stesso: noi siamo figli di Dio, eppure molto spesso viviamo come i figli degli schiavi, come questi Israeliti, che per avere delle armi affilate dovevano andare dai Filistei. Così, il giorno della battaglia, solo due uomini erano armati, su migliaia di guerrieri, mentre i Filistei erano ben equipaggiati. Era certamente una cosa vergognosa!

Quando i credenti vanno in battaglia devono avere l’armatura che Gesù ha procurato loro:

Efesini 6:10-20.    Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.(L’unica forza posseduta dal cristiano è quella che gli viene dal Signore, il quale è l’unico che può affilare la nostra spada, ovvero la Parola) 11  Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo 12  poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti. 13  Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa. (Senza aver indossato l’armatura non possiamo resistere alle insidie del nemico, che viene per rubare ed uccidere in ogni momento della giornata, cercando di colpirci nelle idee.)14  State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15  e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace, 16  soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. 17  Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, 18  pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, 19  e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo 20  per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare. 

Paolo ha descritto l’armatura, della quale ogni parte, tranne la preghiera, è collegata con la Parola di Dio:

  • La verità è la cintura nei fianchi; Cristo ha detto che la verità è nella Parola: se conosceremo la verità, essa ci farà liberi. Pertanto, sovente i credenti non sono liberi in quanto non conoscono la Parola, tutti i diritti che hanno in quanto figli di Dio e la propria posizione regale. In Giovanni 14 Cristo afferma di essere la verità, l’unico Messia e figlio di Dio, la via che porta al Padre. Il mondo invita ad intraprendere altre strade per arrivare a Dio, tuttavia Cristo ci ha insegnato quale sia la corretta via da percorrere: bisogna passare attraverso il suo sangue, quello dell’agnello che purifica gli uomini e li salva dalla condanna eterna. Egli è la porta che conduce ai buoni pascoli, al paradiso, ed è l’unica via. Per questo è assurdo pensare di trovare degli accordi con le altre religioni, tollerando le loro divinità e le usanze religiose: solo Gesù è la via. O siamo con Lui o contro di Lui.

  • La corazza della giustizia. 2 Corinzi 5:21.   Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. Gesù, che non conosceva peccato, è diventato peccato per noi; tutte le nostre colpe sono state messe su di lui, come l’agnello espiatorio, e noi abbiamo ricevuto la sua giustizia. Essa, quindi, non ci viene dal nostro comportamento, bensì dall’azione di Cristo , compiuta per noi. Tito 3:5-6.  egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6  che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, affinché, giustificati (= resi giusti, assolti) per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo. La nostra giustizia deriva dall’opera che Cristo ha compiuto per noi. Questo concetto è una fonte di forza, in quanto, nel momento della caduta, quando ci sentiamo falliti ed attaccati da Satana, il quale sottolinea le nostre inettitudini, possiamo ricordare che nessuna nostra azione ci darà la salvezza, ma solamente il sangue di Gesù. Per questo possiamo essere grati a Dio, andare a Lui come ad un padre amorevole e glorificarlo per tutto ciò che compie per ogni suo figliolo.

  • Il vangelo della pace. Romani 5:1-2.   Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2  per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. Siamo giustificati per fede, non per le nostre azioni, e per questo abbiamo pace con Dio e sappiamo che ci attende il paradiso. 

  •  Lo scudo della fede. Lo scudo ha il compito di difenderci dagli attacchi dei nemici, pertanto la fede è il nostro scudo. Essa nasce dall’udire la Parola di Dio e quindi ogni cristiano deve studiarla giornalmente nella propria casa. Solo così sarà ben equipaggiato e non dovrà comportarsi come gli Israeliti che andavano dai Filistei per affilare le proprie armi. Inoltre, quando il nemico verrà ad attaccarlo, egli potrà difendersi efficacemente e passare al contrattacco. Quando Satana ha tentato Gesù nel deserto, si è rivelato un profondo conoscitore della Parola, in quanto l’ha usata contro Cristo stesso; analogamente, però, anche il Signore ha risposto tramite la Parola, non attraverso opinioni personali: “Sta scritto…”: ha usato le proprie conoscenze come fossero una spada affilata. La lettura della Parola dev’essere quotidiana, in quanto la sua mancanza non provoca il desiderio di avvicinarsi ad essa, poiché in quella circostanza siamo talmente sviati che le vicissitudini del mondo ci portano lontano da essa; al contrario, la lettura frequente ci immerge totalmente, aumenta la fede, la fame e il desiderio di avvicinarci ancora. Tuttavia dobbiamo combattere anche in queste cose, in quanto siamo in battaglia e davanti a noi c’è un nemico potente, che in ogni modo cerca di disarmarci e di allontanarci dalla fede e dalla Parola di Dio.

  • La Parola di Dio. Essa è la nostra spada e, come la preghiera, è un’arma offensiva. Elmo, cintura, scudo, calzari sono, invece, difensive. Con la sua spada il cristiano non predica se stesso o il movimento a cui appartiene, ma Cristo crocifisso, il quale è l’unica via di salvezza. Chi ha Cristo ha la vita, perciò tutto il mondo, se vuole la vita, deve riconciliarsi con Dio.

  • La preghiera. 2 Corinzi 10:4   perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, 5  affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo, 6  e siamo pronti a punire qualsiasi disubbidienza, quando la vostra ubbidienza sarà perfetta. Le armi in mano al cristiano non sono quelle tradizionali della guerra umana, bensì la Parola e la preghiera, le uniche che possono sconfiggere le fortezze di Satana.



Cap. 14.

Vittoria di Gionathan. Insensato giuramento di Saul.

Alla fine del capitolo precedente abbiamo lasciato Israele in una condizione molto difficile, tale da farci pensare che nulla poteva impedire la loro sconfitta da parte dei Filistei. Al contrario, ora comprendiamo che esiste un potere infinito che non ha bisogno di mezzi umani per operare e capovolgere delle situazioni che sembrano disperate. L’Eterno, infatti, non abbandona il suo popolo.

Questo capitolo contrasta con il precedente in quanto, mentre prima abbiamo visto Saul debole nella carne, capace di prendere decisioni insensate, qui viene mostrato Gionathan, saggio e potente nella fede. La sua carriera militare aveva avuto inizio con una vittoria, che suo padre Saul attribuì a se stesso, non al Signore, per ricevere la gloria.

Vs. 1. Or avvenne che un giorno, Gionathan, figlio di Saul, disse al suo giovane scudiero: "Vieni, andiamo verso la postazione dei Filistei, che è dall’altra parte". Ma non disse nulla a suo padre. 

Gionathan agisce per fede e si basa sull’aiuto di Dio, non riconosciuto da Saul.

Vs. 2.  Saul stava allora all’estremità di Ghibeah sotto il melograno che è a Migron, e la gente che aveva con sè ammontava a circa seicento uomini. 

Saul ha con sé solamente 600 uomini: dove sono i 3.000 che aveva scelto e nei quali confidava tanto? Essi lo avevano abbandonato nel momento del bisogno. Perciò Saul non va a Ghibeah, ma a Migron, sotto un melograno, in un luogo caratterizzato da numerose caverne, quelle stesse che i 600 uomini utilizzano per nascondersi. Probabilmente il re si rifugia in quel luogo in quanto si trova in difficoltà, essendo in contrasto con Dio, certo dell’arrivo imminente dei Filistei e pronto ad essere da questi sconfitto. Nelle sue orecchie è la minaccia di Samuele.

Al vs. 18 vedremo che Saul ha richiesto la presenza di un sacerdote e dell’Arca poiché, avendo peccato contro l’Eterno, spera in questo modo di arrivare ad un accordo con Lui ed ottenere la salvezza da questa situazione disastrosa. Con lui non c’è Samuele, tuttavia il re pensa di fare a meno della sua presenza.

Vs. 3-5.  Ahijah, figlio di Ahitub, fratello d’Ikabod, figlio di Finehas, figlio di Eli sacerdote dell’Eterno, a Sciloh indossava l’efod. Ma il popolo non sapeva che Gionathan se ne fosse andato. 4  Or fra i valichi per i quali Gionathan cercava di arrivare alla postazione dei Filistei, c’era una roccia sporgente da una parte e una roccia sporgente dall’altra parte: una si chiamava Botsets e l’altra Seneh. 5  Una delle rocce sporgenti sorgeva a nord di fronte a Mikmash, e l’altra a sud di fronte a Ghibeah. 

La postazione dei Filistei viene descritta come particolarmente difficile da espugnare, tuttavia questo non scoraggiò Gionathan, il quale non confidava in se stesso, ma nel Signore.

Vs. 6.  Gionathan disse al suo giovane scudiero: "Vieni, andiamo verso la postazione di questi incirconcisi; forse l’Eterno opererà a nostro favore, perché nulla può impedire all’Eterno di salvare con molti o con pochi". 

Il giovane ha fede solo in Dio, non in se stesso, ed affronta le alte rupi, certo che Dio opererà, pur servendosi di due soli uomini. Afferma che i Filistei sono degli incirconcisi, ossia lontani dal popolo eletto e dalla legge di Dio. Agisce in modo contrario alla saggezza di questo mondo: attende gli ordini da Dio, agisce per fede, non ha un esercito alle spalle.

Vs. 7-10.  Il suo scudiero gli rispose: "Fa’ tutto ciò che hai nel cuore; va’ pure; eccomi pronto ad andare con te ovunque il tuo cuore desidera". 8  Allora Gionathan disse: "Ecco, noi andremo verso quegli uomini e ci faremo vedere da loro. 9  Se ci diranno: "Fermatevi finché noi vi raggiungiamo", ci fermeremo al nostro posto e non saliremo da loro; 10  ma se diranno: "Salite da noi", saliremo perché l’Eterno li ha dati nelle nostre mani; e questo ci servirà di segno". 

Gionathan attende un segno da Dio. Non si serve di armi umane, bensì sale verso i Filistei con le mani e con i piedi.

Egli credeva ciecamente nel fatto che Dio avesse sotto controllo l’agire di ogni persona del mondo, anche di coloro che non credono in Lui. Era convinto, quindi, che avrebbe guidato anche le azioni dei Filistei per portare la vittoria ad Israele. Ancora di più credeva che, a maggior ragione, avesse sotto controllo l’agire di coloro che confidano in Lui.

Vs. 11-12.  Così entrambi si fecero vedere dalla guarnigione dei Filistei; e i Filistei dissero: "Ecco gli Ebrei che escono dalle grotte dove si erano nascosti!". 12  Poi gli uomini della guarnigione si rivolsero a Gionathan e al suo scudiero e dissero: "Salite da noi che abbiamo qualcosa da dirvi". Allora Gionathan disse al suo scudiero: "Sali dietro di me, perché l’Eterno li ha dati nelle mani d’Israele". 

I Filistei deridono questi due uomini che si stanno avvicinando, in quanto in numero esiguo e disarmati; essi, infatti, non conoscono la forza della fede. Gionathan sale disarmato, poiché la vittoria spetta solamente a Dio.

Vs. 13-14.  Gionathan salì arrampicandosi con le mani e con i piedi, seguito dal suo scudiero. I Filistei cadevano davanti a Gionathan, e il suo scudiero dietro di lui li finiva. 14  Questa fu la prima strage compiuta da Gionathan e dal suo scudiero, in essa caddero circa venti uomini, in circa mezzo iugero di terra. 

Dio risponde meravigliosamente alla fede e dimostra di essere con lui. 

Quanto a Saul, in apparenza non gli manca nulla, in realtà è povero di tutto poiché Dio non è con lui. Il sacerdozio che lo sosteneva è stato giudicato, egli stesso è stato respinto come re; ha potere e forza fisica, ma essa viene meno alla presenza dei Filistei. Gionathan, invece, è armato di fede, ed il suo scudiero non è da meno. E’ un uomo semplice di cuore, devoto al suo padrone.

Il giovane dimostra di non avere fede nei propri pensieri o nel coraggio di cui è dotato, bensì cerca un segno da parte di Dio (vs. 10).

Vs. 15.  Lo spavento si diffuse nell’accampamento, nella campagna e fra tutto il popolo; la guarnigione e i razziatori furono anch’essi spaventati; la terra stessa tremò, e fu così uno spavento di DIO. 

Lo spavento s’impossessa dei nemici, poiché hanno assistito a qualcosa di strabiliante: Dio ha diretto la lotta ed ha vinto la battaglia.

Vs. 16.  Le sentinelle di Saul a Ghibeah di Beniamino guardarono e videro che la moltitudine si disperdeva e fuggiva di qui e di là. 

La notizia di una vittoria tanto strabiliante si diffonde velocemente al campo israelita ed il popolo di Dio riacquista coraggio.

Vs. 17-19.  Allora Saul disse alla gente che era con lui: "Fate l’appello per vedere chi se n’è andato da noi". Fatto l’appello, ecco che mancavano Gionathan e il suo scudiero. 18  Allora Saul disse ad Ahijah: "Fa’ accostare l’arca di DIO!" (poiché allora l’arca di DIO era con i figli d’Israele). 19  Or mentre Saul parlava col sacerdote, il tumulto nell’accampamento dei Filistei andava crescendo; così Saul disse al sacerdote: "Ritira la tua mano!". 

Saul non è un uomo di fede: prima pensa di consultare l’Eterno, poi vi rinuncia. Molti cercano Dio quando sono in difficoltà, per dimenticarsi totalmente di Lui nel momento del benessere. Prima ha sacrificato senza attendere il profeta, ora ritiene di poter agire senza consultarlo.

Vs. 20.  Poi Saul e tutto il popolo che era con lui si radunarono e si mossero verso il luogo della battaglia; ed ecco che la spada di ognuno era rivolta contro il suo compagno, e la confusione era grandissima. 

Saul e i suoi pochi uomini attaccano furiosamente il nemico, ripieni di un rinnovato coraggio, ora che tutto il lavoro era stato compiuto e presentato a loro già terminato. Il tutto si svolge in una grande confusione.

Vs. 21. Gli Ebrei stessi, che da un po’ di tempo si trovavano con i Filistei ed erano saliti con loro all’accampamento dalla regione circostante, si unirono con gl’Israeliti che erano con Saul e Gionathan. 

La vittoria di Gionathan riunisce gli Ebrei che si trovavano con i Filistei, separandoli dal mondo che li aveva assoggettati, per farne dei soldati per Dio.

Vs. 22-23.  Similmente tutti gl’Israeliti che si erano nascosti nella regione montuosa di Efraim, quando seppero che i Filistei fuggivano si misero anch’essi a inseguirli unendosi alla battaglia. 23  Così in quel giorno l’Eterno salvò Israele e la battaglia si estese fino a Beth-Aven. 

Tale vittoria incoraggia anche i timidi, che inseguono il nemico con il cuore rassicurato.

Vs. 24. Ma in quel giorno gli uomini d’Israele erano stremati, perché Saul aveva fatto fare al popolo questo giuramento: "Maledetto l’uomo che toccherà cibo prima di sera, prima che mi sia vendicato dei miei nemici". Così nessuno del popolo toccò cibo. 

Saul, che vuole sembrare religioso, ordina al popolo di non mangiare, fatto che li priva della forza fisica. Gli ordinamenti stabiliti dagli uomini senza fede indeboliscono coloro che vi si sottomettono, poiché hanno un carattere puramente legalista.

La fede di Gionathan, invece, ha come risultato il fatto che l’Eterno salva Israele.

Vs. 25-31. Or tutto il popolo entrò in una foresta, dove c’era del miele per terra. 26  Come il popolo entrò nella foresta, vide il miele che colava; ma nessuno si portò la mano alla bocca, perché il popolo aveva timore del giuramento. 27  Ma Gionathan non aveva sentito quando suo padre aveva fatto giurare il popolo; perciò stese la punta del bastone che teneva in mano, la intinse nel favo di miele e portò la mano alla bocca; così la sua vista si schiarì. 28  Uno del popolo prese la parola e disse: "Tuo padre ha espressamente fatto fare al popolo questo giuramento, dicendo: "Maledetto l’uomo che toccherà cibo oggi" benché il popolo fosse stremato". 29  Allora Gionathan disse: "Mio padre ha recato un danno al paese; vedete come, per aver gustato un po’ di questo miele, la mia vista si è schiarita. 30  Quanto meglio sarebbe stato se il popolo avesse oggi mangiato liberamente del bottino che ha trovato presso i nemici! Non ci sarebbe stata una più grande strage dei Filistei?". 31  In quel giorno essi sconfissero i Filistei da Mikmash ad Aijalon, ma il popolo era estenuato. 

Gionathan riconosce il danno che suo padre ha recato al paese e per primo mangia del miele, sentendosi subito meglio.

Vs. 32.  Così il popolo si gettò sul bottino prese pecore, buoi e vitelli e li scannò a terra; e il popolo li mangiò col sangue. 

Il disagio e la stanchezza imposti al popolo lo inducono a trasgredire i principi basilari della Parola di Dio; infatti, uccidono avidamente gli animali e li mangiano col sangue.

Vs. 33-35.  Questo fu riferito a Saul e gli fu detto: "Ecco, il popolo pecca contro l’Eterno mangiando carne col sangue". Egli disse: "Voi avete commesso una trasgressione; rotolate subito qui da me una grande pietra". 34  Poi Saul ordinò: "Sparpagliatevi fra il popolo e ditegli: "Ognuno porti qui da me il suo bue e la sua pecora; scannateli qui e poi mangiate, ma non peccate contro l’Eterno mangiando carne con sangue!"". Così ognuno del popolo quella notte portò con sé il suo bue e lo scannò in quel luogo. 35  Saul edificò quindi un altare all’Eterno; questo fu il primo altare che egli edificò all’Eterno. 

Saul rimprovera il popolo, dicendo loro di aver commesso una violazione agli ordini divini. Ormai non è più possibile porre rimedio al male compiuto. Quindi, in quello stesso luogo, Saul edifica il primo altare all’Eterno, proprio là dove Dio è stato disonorato.

Vs. 36-39. Poi Saul disse: "Scendiamo di notte a inseguire i Filistei e deprediamoli fino alla luce del mattino; e non lasciamo in vita uno solo di loro". Il popolo rispose: "Fa’ tutto ciò che ti sembra bene". Allora il sacerdote disse: "Avviciniamoci a DIO qui". 37  Così Saul interrogò DIO: "Devo scendere a inseguire i Filistei? Li darai nelle mani d’Israele?". Ma DIO non gli diede alcuna risposta. 38  Saul allora disse: "Avvicinatevi qui voi tutti capi del popolo, e riconoscete e vedete quale sia stato il peccato oggi commesso, 39  perché, come è vero che l’Eterno, il salvatore d’Israele, vive, anche se si trovasse in Gionathan mio figlio egli dovrà morire". Ma nessuno fra tutto il popolo gli rispose. 

Saul vuole distruggere i Filistei ed interroga l’Eterno, il quale non risponde. Dio permette che ogni cosa abbia per scopo l’umiliazione di Saul.

Vs. 40-45. Allora egli disse a tutto Israele: "Voi state da una parte, e io e Gionathan mio figlio staremo dall’altra". Il popolo rispose a Saul: "Fa’ ciò che ti sembra bene". 41  Perciò Saul disse all’Eterno: "DIO d’Israele da’ la giusta risposta". Così furono designati Gionathan e Saul, e il popolo scampò. 42  Poi Saul disse: "Tirate a sorte fra me e Gionathan mio figlio". Così fu designato Gionathan. 43  Allora Saul disse a Gionathan: "Dimmi ciò che hai fatto". Gionathan gli dichiarò e disse: "Ho assaggiato un po’ di miele con la punta del bastone che avevo in mano; eccomi, morirò" 44  Saul disse: "DIO faccia questo e anche peggio, perché tu certamente morirai, o Gionathan!". 45  Ma il popolo disse a Saul: "Dovrà Gionathan, che ha operato questa grande liberazione in Israele, morire? Non sia mai! Com’è vero che l’Eterno vive non cadrà in terra un sol capello del suo capo, perché oggi egli ha operato con DIO"! Così il popolo salvò Gionathan, ed egli non morì.

Saul desidera conoscere il motivo del silenzio di Dio e chiede che gli venga rivelato. Interrogato suo figlio, viene a sapere che egli ha mangiato del miele e lo condanna. Fortunatamente l’Eterno protegge il suo servo fedele, servendosi del popolo, il quale riconosce che Gionathan ha operato con Dio. L’uomo carnale è pronto ad atti estremi pur di mantenere la propria religione e gli statuti che ha stabiliti. Saul qui è disposto anche a sacrificare suo figlio, divenendo uno strumento di Satana per annientare i servitori di Dio. Ma l’Eterno veglia sui suoi e li salva, facendo rendere testimonianza dalla stessa bocca dell’assemblea di Israele.

 

Vs. 46-52.  Poi Saul tornò dall’inseguimento dei Filistei e i Filistei fecero ritorno al loro paese. 47  Così Saul consolidò il regno su Israele e fece guerra a tutti i suoi nemici tutt’intorno: a Moab, ai figli di Ammon a Edom, ai re di Tsobah e ai Filistei; ovunque si volgeva, vinceva. 48  Compì imprese di valore, sconfisse gli Amalekiti e liberò Israele dalle mani di quelli che lo depredavano. 49  I figli di Saul erano: Gionathan, Jishui e Malkishuah; e le sue due figlie si chiamavano: la primogenita Merab, e la minore Mikal. 50  Il nome della moglie di Saul era Ahinoam, figlia di Ahimaaz e il nome del capitano del suo esercito era Abner, figlio di Ner, zio di Saul. 51  Kish, padre di Saul, e Ner, padre di Abner, erano figli di Abiel. 52  Per tutta la vita di Saul vi fu una guerra spietata contro i Filistei; ogni uomo forte e ogni giovane valoroso che Saul vedeva, lo prendeva con sé. 

In questi versetti vediamo come Dio ha agito attraverso Saul, portando al popolo di Israele vittorie su vittorie. Ciò non impedisce a Saul di continuare a contare sulla carne, infatti egli reclutava tutti coloro che ai suoi occhi apparivano forti e valorosi.

Questo capitolo ci ha insegnato che la carne e la fede, lungi dall’essere complementari, sono in conflitto ed in opposizione tra loro.

Con questo capitolo termina il breve regno di Saul.

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