Romani - Introduzione
Introduzione
Che cos’è la Bibbia?
Tale parola è un plurale greco, il quale significa “i libri”. Attraverso essi Dio spiega dei fatti e racconta avvenimenti che riguardano l’umanità. All’interno della Bibbia vi sono libri profetici ed altri di tipo diverso; essa, infatti, è stata scritta con una pluralità di modalità espressive. Ogni libro della Bibbia racconta e descrive qualcosa, costituisce un dettaglio del messaggio di Dio per noi, ma esso fa anche parte di un insieme omogeneo, ossia del messaggio generale che Dio ci ha dato. Quando guardiamo un quadro, ad esempio, dobbiamo osservarlo principalmente da una certa distanza per coglierne l’insieme; quindi avvicinarci per guardare attentamente ogni particolare. Se applichiamo lo stesso metodo allo studio della Bibbia, non rischiamo di perderci nei dettagli, senza conoscere l’intero messaggio di Dio.
Ad esempio: il versetto che dice: “Io posso qualunque cosa in colui che mi fortifica” viene applicato dai credenti a qualsiasi momento della vita (posso sconfiggere Satana, posso pregare e digiunare, ecc); invece Paolo stava solamente affermando che egli era in grado di vivere indifferentemente sia in ricchezza che in povertà. L’erronea interpretazione deriva dal fatto che in questo caso è stata data troppa importanza al singolo versetto, estrapolandolo dal contesto e perdendo, così, la visione dell’insieme.
Per ovviare a tale inconveniente è necessario leggere il libro scelto nella sua interezza, al fine di comprenderne il disegno complessivo, per poi approfondire gli aspetti desiderati.
Per questo motivo iniziamo un approccio alla lettera ai Romani.
Innanzi tutto è una lettera. La Bibbia è l’unico libro sacro che contiene delle lettere, ossia degli scritti inviati da una persona ad un’altra o ad un gruppo di persone.
Nell’antichità non era usuale scrivere delle lettere perché non era economico, né sicuro. Inoltre, le lettere antiche erano molto brevi. Tra le più lunghe ne troviamo una di Cicerone, senatore romano, di 2500 parole, ed una di Seneca, scrittore romano, di 4000;
La lettera ai Romani è di 7000 parole! Da questo comprendiamo quanto essa sia densa di pensieri e come Paolo fosse una persona particolare, dal momento che è l’autore della lettera più lunga che sia stata mai scritta in tutta l’antichità.
Oltre alla sua estensione, la lettera in questione è particolare in quanto costituita da una lunga introduzione fatta di saluti, e addirittura di un intero capitolo scritto a tale scopo alla fine.
Non ha le caratteristiche linguistiche di uno scritto inviato ad un amico. Per questo motivo appare fredda affettivamente ed intellettuale.
E’ stata scritta ad una chiesa che Paolo non ha fondato, né mai visitato. Pertanto non traspare alcun trasporto affettivo non conoscendo le persone a cui sta scrivendo.
Quali motivi spingono Paolo a scrivere a persone che non conosce?
Vi sono alcune tesi al riguardo:
L’autore: Paolo nel 55 era apostolo da circa 20 anni, fondatore di numerose chiese in tutto il Mediterraneo dell’est e in tutte le città strategiche. In quel periodo stava raccogliendo una colletta per portare soldi a Gerusalemme, ove imperversava un carestia molto grave. A quel tempo si viaggiava con le navi e Paolo ha dovuto attendere tre mesi per salpare alla volta di Israele. Durante questo periodo ha scritto tale lettera, una sorta di testamento spirituale sul suo credo. Secondo alcuni è una raccolta di tutte le obiezioni che gli sono state rivolte negli anni di servizio per il Signore, corredate dalle relative risposte. Infatti, alcuni momenti della lettera sono quasi una sorta di dialogo (es. “Resteremo noi nel peccato? No, non sia…”). Ancora oggi vengono scritti libri utilizzando questo tipo di letteratura, contenenti le obiezioni che gli evangelici fanno alle altre religioni (testimoni di Geova, chiesa cattolica, yoga, new age, ecc.).
Ma, se tale è stato lo scopo della lettera, perché inviarla proprio a Roma, e non, piuttosto, a tutte le chiese fondate? Quale testamento, infatti, ha lo scopo di farsi conoscere dal maggior numero possibile di fratelli.
Inoltre,
non è vero che la lettera contiene tutto il vangelo predicato da Paolo, anzi molti temi non sono stati trattati; ad esempio non si parla del regno di Dio, della chiesa, della cena del Signore, del paradiso e dell’inferno, del pentimento, della nuova nascita, di Dio come Padre, ecc.
I cap. da 9 a 11 parlano dei giudei. I commentatori che avvalorano tale tesi affermano che essi costituiscono una parentesi, posta lì a caso da Paolo. Tuttavia bisogna tener conto che la suddivisione in capitoli e in versetti della Bibbia è stata fatta nel Medioevo da due preti cattolici, e quindi non è originale. Infatti, Paolo ha scritto questa lettera in modo continuativo, senza interruzioni, includendo certamente anche quella parte che noi individuiamo con i tre capitoli in questione. Infatti alla fine del cap. 8 Paolo sta parlando di ciò che ci separerà dall’amore di Dio; al cap. 9 dice che anche i giudei non saranno separati da tale amore. La lettera, quindi, è un tutt’uno, formata da un discorso unico, anche se molto articolato.
Relazione tra la chiesa di Roma e Paolo: Roma era la capitale dell’impero, una città strategica per la predicazione; essa permetteva l’espansione del vangelo verso la Spagna, la Gallia e tutto il mondo allora pagano. Tale tesi presuppone che Paolo con questa lettera voglia presentare se stesso ai Romani, al fine di ottenere da loro l’aiuto per evangelizzare nuovi territori. In realtà lo scritto dimostra l’intenzione di Paolo di andare a Roma per dare ai credenti il modo di crescere spiritualmente. Questa tesi, inoltre, non spiega i cap. da 9 a 11, i quali, parlando dei giudei, non hanno alcuna attinenza con le mire evangelistiche di Paolo. Non spiega neanche i cap. da 12 a 16, i quali parlano di problemi pratici, e non di etica cristiana.
Roma; Paolo scrive la lettera a Roma perché in tale città ci sono numerosi problemi: molti peccati, omosessualità, evasione fiscale, disobbedienza alla legge e ai genitori, ecc.
Alcuni affermano che la preoccupazione di Paolo fosse quella di evitare che la corruzione contaminasse la chiesa. Ma anche questa spiegazione non quadra perché, ancora una volta, non spiega i capitoli sui giudei.
Un’altra possibilità ricerca la spiegazione della scrittura di tale lettera nella chiesa di Roma. Il giorno di Pentecoste a Gerusalemme vi erano dei giudei residenti a Roma. Si suppone che questi, una volta tornati nella propria città, abbiano fondato la chiesa. Tale chiesa, quindi, è stata costituita da ebrei che si sono convertiti; questo è l’iter proprio di tutte le chiese, le quali, nate ad opera di giudei convertiti, in un secondo momento includono anche i gentili. Ma a Roma accadde che Claudio scacciò tutti i giudei da Roma, convertiti e non, in quanto litigavano a causa di un certo “Crestus”; pertanto la chiesa di Roma, che un tempo era molto grande, divenne una piccola comunità di gentili. Evangelizza e cresce notevolmente. Alla morte di Claudio, Nerone, a causa di problemi economici, richiama i giudei a Roma, dove tornano anche i giudei cristiani. Questi ultimi si trovano ad avere a che fare con una grande chiesa gentile, nella quale non riescono più ad integrarsi; tutto ciò provoca una tensione. Tale teoria spiega il motivo per cui Paolo scrive la lettera ai romani, la quale, fin dall’inizio, parla di giustificazione “del giudeo prima e del greco poi”, di Israele e dei problemi che nascono dall’unione delle tradizioni giudee e pagane.
Vediamo nei dettagli:
giudei e gentili sono tutti sotto il peccato, ma giustificati per grazia mediante la fede in Gesù Cristo, anche se i primi hanno avuto la legge.
Poi affronta i problemi pratici che hanno i giudei e i gentili:
i gentili cadono facilmente nella licenziosità, e confidano sul perdono da parte del Signore (la grazia facile);
i giudei invece pensavano che rispettare la legge giudaica desse loro dei meriti, al di là della salvezza in Cristo; a questi Paolo fa capire che egli un tempo applicava la legge alla perfezione e pensava di poter fare ogni cosa con le proprie forze, ma ha avuto bisogno di Gesù per ottenere la salvezza.
nel cap. 8 parla della libertà dello spirito, la quale può unire giudei e gentili.
I cap. da 9 a 11 sono fondamentali perché affrontano il problema del progetto della salvezza per Israele da parte di Dio. Molti, infatti, ritengono che la chiesa nata dai gentili sia “la nuova Israele”, ossia ne costituisca la successione nel nuovo patto; ma la chiesa non viene mai chiamata “Israele” nel nuovo patto, in quanto nel piano di Dio è distinta da essa. Pertanto Paolo afferma che i gentili non devono inorgoglirsi per essere stati innestati nel piano della salvezza, perché così facendo possono esserne recisi; tutto Israele sarà salvato, assieme ai gentili. In questo modo Paolo cerca di riportare la pace nella chiesa di Roma unendo le due anime che ne fanno parte.
Gli ultimi capitoli parlano degli aspetti pratici, ossia di quelle cose che mettevano in contrasto i giudei ed i gentili:
il cibo, che per gli ebrei deve rispettare determinati canoni per essere consumato,
il giorno del Signore, che per gli ebrei è il sabato, giorno dato da Dio a Mosè, mentre per i gentili esso cadeva ogni 10 giorni. Inoltre, alcuni credenti erano schiavi, i quali non avevano alcun giorno libero. Costantino stabilirà la domenica come giorno del Signore. Allora Paolo dice di non giudicarci gli uni gli altri, e di sentirci liberi nelle cose di secondaria importanza.
E’ necessario, però concordarci nello stabilire quali sono le cose importanti.
Quindi: la lettera ai Romani è una lettera pratica, la quale pone le regole basi del vivere assieme, soprattutto là dove devono convivere persone tanto diverse.
Parole chiave della lettera:
Dio c’è 153 volte: Paolo vuole dirci che siamo tutti il popolo di Dio; Dio è al centro della chiesa.
Cristo c’è 65 volte,
Signore 43 volte,
Legge 72 volte,
Peccato 48 volte, al quale Dio si oppone nel mondo, ma soprattutto nella chiesa; noi siamo giustificati per la fede, ma giudicati per le opere, in quanto sono il frutto della fede (è scritto 3000 volte nella Bibbia),
fede 40 volte, la quale unisce giudei e gentili in un popolo unico; Abramo fu giustificato per la fede che ha avuto verso le promesse di Dio,
giustizia di Dio, qualcosa che Dio ci ha dato cancellando i nostri peccati sulla croce; per ottenere tale giustizia dobbiamo pentirci sia delle azioni malvagie, sia di quelle che rispecchiano la nostra giustizia, perché essa davanti a Dio è qualcosa di immondo. Infatti chi si sente giusto non si rivolge a Dio, non ritenendo di aver bisogno di lui. Al Signore dobbiamo andare solo attraverso il sangue di Gesù Cristo perché, sia che abbiamo operato bene, sia che abbiamo operato male, siamo comunque imperfetti e peccatori, immeritevoli della grazia e della sua misericordia.
Nella parte iniziale della lettera Paolo parla della giustificazione e della santificazione: la Bibbia tratta il concetto della salvezza sotto tre aspetti:
siamo stati salvati,
siamo salvati,
saremo salvati.
Molti confondono la salvezza con la nuova nascita, col pentimento o con la conversione; in realtà essa è un processo che richiede tempo e coinvolge il nostro essere in molti modi; i tre tempi dei verbi prima citati corrispondono alle fasi di questo processo:
la giustificazione è la fase iniziale (siamo liberati dalla pena del peccato, Dio ci reputa giusti in Cristo e ripristina il nostro rapporto con Lui);
la santificazione (siamo salvati): siccome siamo stati ritenuti giusti, ora possiamo vivere in modo santo, per fede, non con le nostre forze;
la glorificazione: quando un giorno risorgeremo avremo un corpo come quello di Gesù, ossia perfetto ed immortale.
Quindi Dio ci attribuisce la giustizia, in quanto ce la dona; poi ci vuole veramente santi, attraverso l’opera dello spirito santo; infine risorgiamo e siamo perfetti come Gesù Cristo.
Paolo inizia la lettera parlando del Vangelo e del suo messaggio; la chiude parlando del suo metodo di evangelizzazione: egli ha predicato, ha adottato un comportamento coerente alle sue parole, e i segni e i miracoli sono seguiti. Quindi le persone che ci ascoltano devono vedere noi all’opera nella nostra vita e Dio all’opera: se manca una di queste cose, allora il vangelo non è stato predicato correttamente.
L’OCCASIONE DELLA LETTERA.
Fra il 47 e il 57 d.C. Paolo si era dedicato all’evangelizzazione della terre bagnate dal Mar Egeo. Aveva evangelizzato la Galazia, la Macedonia, l’Acaia, l’Asia, e molte chiese erano sorte a Iconio, Filippi, Tessalonica, Corinto, Efeso. Paolo ha sempre dimostrato impegno nel suo operare, ringraziando il Signore per ciò che aveva compiuto tramite lui. In questo momento della sua vita decide di staccarsi dalle chiese da lui fondate, affidandole alle cure degli anziani, sotto la guida dello Spirito Santo. Avendo raccolto del denaro destinato alla chiesa di Gerusalemme, Paolo progetta di consegnarlo e poi di recarsi in terre non ancora esplorate dagli apostoli, al fine di espandere ulteriormente la Parola di Dio. A tal fine progetta di recarsi in Spagna, passando per Roma, ove vi era una chiesa, tra i cui membri vi erano alcuni cristiani che Paolo aveva incontrato durante i suoi viaggi.
Nei 57 scrive ai romani, al fine di prepararli alla sua visita e spiegarne lo scopo. Inoltre, interviene nel risolvere alcuni problemi interni alla chiesa, dei quali egli era a conoscenza.
LA CHIESA DI ROMA.
Dalla lettera di Paolo comprendiamo che la chiesa di Roma esisteva già da diversi anni, ma non se ne conosce con certezza l’origine. Atti 2:10 afferma che fra i pellegrini che giunsero a Roma il 30 d.C. per la festa della Pentecoste ve ne erano alcuni provenienti da Roma. Non sappiamo se si convertirono, tuttavia essi sono l’unico gruppo di pellegrini menzionato come europeo. E’ presumibile che la fede cristiana giunse a Roma in breve tempo, e tramite i giudei, presenti in questa città già dal II secolo a.C.
Nel 19 d.C. i giudei furono espulsi a causa di un decreto emesso dall’imperatore Tiberio, poi nuovamente nel 49 d.C. al tempo di Claudio; tra essi vi erano Aquila e Priscilla. Svetonio ne “La vita di Claudio” afferma che gli ebrei furono espulsi in quanto litigavano e facevano tumulti a causa di “un certo Cresto”.
Aquila e Priscilla erano credenti già prima del loro incontro con Paolo, e membri della comunità di Roma, fondata dai giudei. Nel tempo in tale gruppo entrarono anche i gentili, i quali erano numericamente superiori dei giudei.
Tuttavia i cristiani a Roma non erano amati, in quanto considerati impopolari, nemici della razza umana, accusati di incesto e cannibalismo. Quando Nerone ebbe bisogno di un colpevole al quale attribuire l’incendio di Roma, trovò in loro il capro espiatorio ideale. Ne seguì una persecuzione.
PAOLO.
Paolo arriva a Roma tre anni dopo aver scritto la lettera, ma non nel modo da lui sperato. Infatti, a Gerusalemme viene accusato di aver offeso la santità del tempio e processato. Dichiaratosi cittadino romano, viene inviato a Roma, ma lungo la strada naufraga e trascorre l’inverno a Malta. Arriva nella capitale nel 60. Lungo la via viene raggiunto dai fratelli, i quali lo scortano per il resto del viaggio. Per 2 anni rimane presso la casa di un credente, custodito da una guardia, dove riceve visite e diffonde la Parola di Dio. Non sappiamo se raggiunse mai la Spagna. E’ molto probabile, invece, che sia stato condannato a morte quale capo dei cristiani e condotto lungo la via Ostiense, in un luogo chiamato Aquae Salviae (ora tre fontane). E’ sepolto sotto l’altare maggiore della chiesa di San Paolo fuori le mura.
Tuttavia la persecuzione non soffocò il cristianesimo a Roma, il quale, anzi, si espanse sempre di più e la chiesa fu stimata ovunque.
Nel libro dei Romani vediamo come la fede venga attuata nella nostra vita, perché il cristianesimo è una fede viva, non solo interiore. Paolo spiega tutto il piano di Dio, dalla creazione in poi; per questo tale libro è fondamentale per noi cristiani e va analizzato parola per parola.
E’ la lettera più lunga che Paolo abbia scritto, dopo 25 anni di conversione.
Gesù è nato nell’impero romano. Tale popolo era padrone di una vasto impero e loro era anche la moneta utilizzata. Di Roma parla anche Apocalisse, dove viene definita “la meretrice, Babilonia”.