Neemia 13
Cap. 13
Vari abusi aboliti da Neemia
Per 12 anni Neemia fu governatore di Giuda ed in questo periodo costruì e consacrò le mura, fece prendere al popolo l’impegno di osservare la Legge e riorganizzò l’opera dei sacerdoti e dei Leviti nel Tempio.
Allo scadere dei 12 anni ritornò in Persia per servire di nuovo il re Artaserse. In sua assenza in Giuda si verificarono delle gravi mancanze contro Dio, che implicarono delle violazioni alla legge mosaica. Quindi Neemia fece ritorno a Gerusalemme per porre riparo ai gravi problemi insorti.
Vs. 1-3. In quel tempo si lesse in presenza del popolo il libro di Mosè, e vi si trovò scritto che l’Ammonita e il Moabita non debbono mai entrare nell’assemblea di Dio, 2 perché non erano venuti incontro ai figli d’Israele con pane e acqua, e perché avevano comprato a loro danno Balaam, perché li maledicesse; ma il nostro Dio convertì la maledizione in benedizione. 3 Quando il popolo udì la legge, separò da Israele tutti gli stranieri.
Israele ascolta la Parola e subito si allontana dai pagani.
Sarebbe opportuno che il libro di Neemia terminasse qui, invece prosegue raccontandoci di come il popolo dimenticherà velocemente tutto il percorso spirituale intrapreso e ritornerà alle vecchie abitudini. Da ciò possiamo imparare che quando arriviamo ad un buon livello spirituale non dobbiamo mai adagiarci, perché il nemico prenderà subito posizione. Finché saremo in vita, infatti, saremo chiamati in battaglia e Satana cercherà di riconquistare terreno; egli non riposa mai.
Vs. 4-7. Prima di questo, il sacerdote Eliasib, responsabile delle camere del tempio del nostro Dio e parente di Tobia, 5 aveva messo a disposizione di quest’ultimo una camera grande là dove, prima di allora si riponevano le offerte, l’incenso, gli utensili, la decima del grano, del vino e dell’olio, tutto ciò che spettava per legge ai Leviti, ai cantori, ai portinai, e la parte che se ne prelevava per i sacerdoti. 6 Ma quando si faceva tutto questo, io non ero a Gerusalemme; perché l’anno trentaduesimo di Artaserse, re di Babilonia, ero tornato presso il re; e dopo qualche tempo, avendo ottenuto un congedo dal re, 7 tornai a Gerusalemme, e mi accorsi del male che Eliasib aveva fatto per amore di Tobia, mettendo a sua disposizione una camera nei cortili della casa di Dio.
Tobia era colui che aveva sempre ostacolato la realizzazione dell’opera di Dio ed ora gli è stato permesso di abitare nella casa dell’Eterno!
Neemia era in Babilonia per un periodo, perciò in sua assenza un sacerdote, che aveva il compito di custodire le cose di Dio, aveva addirittura preparato una stanza per il nemico. La legge proibiva persino agli Ebrei non Leviti di abitarvi, figuriamoci ad un pagano, ad un nemico.
Ripensiamo ai primi attacchi messi in atto dagli oppositori:
I: le bugie, le accuse; è anche la strategia adottata da Satana contro i Cristiani;
II: minacce fisiche, infatti gli operai lavoravano avendo con loro sia gli strumenti del muratore, che la spada. A noi può accadere una malattia, un problema con i figli o con l’economia familiare.
III: cerca di unirsi a loro, di dimostrarsi amico, membro della comunità. Anche nelle chiese possono venire i soldati del nemico, che mostrano apparentemente comportamenti cristiani, ma che non lo sono. Essi vogliono portare il disordine.
Tobia è una figura di Satana, ma vive nel Tempio, in una stanza consacrata a Dio, che conteneva l’offerta per l’Eterno. Tobia l’ha ora riempita con i propri oggetti in modo blasfemo.
Vs. 8. La cosa mi dispiacque molto, e feci gettare fuori dalla camera tutte le masserizie appartenenti a Tobia.
Neemia interviene in modo energico contro questa situazione: è violento contro il peccato perché esso va sradicato, estirpato senza tanti scrupoli.
Vs. 9. Poi ordinai che si purificassero quelle camere, e vi feci ricollocare gli utensili della casa di Dio, le offerte e l’incenso.
Fa purificare ogni traccia della presenza del peccato nella casa di Dio. Poi fa ricollocare al loro giusto posto le cose dell’Eterno.
Vs. 10. Seppi pure che le porzioni dovute ai Leviti non erano state date, e che i Leviti e i cantori, incaricati del servizio, se ne erano fuggiti, ciascuno alla sua terra.
Il popolo, che con zelo ed entusiasmo un tempo dava le offerte, ora non lo fa più, perciò i cantori ed i Leviti erano andati via.
Vs. 11-14. Io ammonii i magistrati, e dissi loro: «Perché la casa di Dio è stata abbandonata?» Poi radunai i Leviti e i cantori e li ristabilii nei loro uffici. 12 Allora tutto Giuda portò nei magazzini le decime del frumento, del vino e dell’olio. 13 Affidai la sorveglianza dei magazzini al sacerdote Selemia, allo scriba Sadoc, e a Pedaia, uno dei Leviti; ai quali aggiunsi Anan figlio di Zaccur, figlio di Mattania, perché erano considerati uomini fedeli. Il loro compito era di fare le ripartizioni fra i loro fratelli. 14 Ricòrdati per questo di me, o Dio mio, e non cancellare quello che ho compiuto fedelmente per la casa del mio Dio e per il suo servizio!
Rimuove i sacerdoti infedeli ed al loro posto colloca degli uomini consacrati.
Vs. 15-18. In quei giorni osservai in Giuda alcune persone intente a pigiare l’uva in giorno di sabato, altre a portare, caricandolo sugli asini, grano e anche vino, uva, fichi, e ogni sorta di cose, che facevano giungere a Gerusalemme in giorno di sabato. Io li rimproverai a motivo del giorno in cui vendevano le loro derrate. 16 C’erano anche persone di Tiro, stabilite a Gerusalemme, che portavano del pesce e ogni sorta di cose, e le vendevano ai figli di Giuda in giorno di sabato, e a Gerusalemme. 17 Allora rimproverai i notabili di Giuda, e dissi loro: «Che significa questa cattiva azione che fate, profanando il giorno del sabato? 18 I nostri padri non fecero proprio così? Il nostro Dio fece, per questo, piombare su di noi e su questa città tutti questi mali. E voi accrescete l’ira ardente contro Israele, profanando il sabato!»
Entra altro male nella comunità: non si rispetta più il sabato a causa dell’avarizia: eppure stiamo parlando di uomini credenti. Cerchiamo prima Dio ed ogni cosa ci sarà sopraggiunta. Ricordiamo che il sabato era una benedizione, cioè un giorno dato al popolo per riposare e stare con la famiglia; invece per loro avarizia perdevano tutto questo!
Vs. 19. Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere nell’ombra, prima del sabato, ordinai che queste fossero chiuse, e che non si riaprissero fino a dopo il sabato; e collocai alcuni dei miei servi alle porte, affinché nessun carico entrasse in città durante il sabato.
Neemia interviene di nuovo: fa chiudere le porte il venerdì sera e così le lascia fino al tramonto del sabato: chiude le porte a Satana perché il nemico non entri nella città di Dio.
Ecco la risposta del diavolo:
Vs. 20. Così i mercanti e i venditori di merci di ogni genere una o due volte passarono la notte fuori di Gerusalemme.
I mercanti si posizionano fuori delle porte per attirare il popolo alla mondanità.
Vs. 21. Allora li rimproverai, e dissi loro: «Perché passate la notte davanti alle mura? Se lo rifate, vi farò arrestare». Da quel momento non vennero più di sabato.
Neemia allora li minaccia fisicamente. Egli amava Dio e il suo popolo, ma con il nemico era implacabile, senza compromessi.
Vs. 22-26. Ordinai anche ai Leviti di purificarsi e venire a custodire le porte per santificare il giorno del sabato. Anche per questo ricòrdati di me, o mio Dio, e abbi pietà di me secondo la grandezza della tua misericordia! 23 In quei giorni vidi pure dei Giudei che avevano sposato donne di Asdod, di Ammon e di Moab. 24 La metà dei loro figli parlava l’asdodeo, ma non sapeva parlare la lingua dei Giudei; conosceva soltanto la lingua di questo o quest’altro popolo. 25 Li rimproverai, li maledissi, ne picchiai alcuni, strappai loro i capelli, e li feci giurare nel nome di Dio che non avrebbero dato le loro figlie ai figli di costoro, e non avrebbero preso le figlie di quelli per i loro figli né per sé stessi. 26 E dissi: «Salomone, re d’Israele, non peccò forse proprio in questo? Eppure, fra le molte nazioni, non ci fu re simile a lui; era amato dal suo Dio, e Dio lo aveva fatto re di tutto Israele; tuttavia le donne straniere fecero peccare anche lui.
Ulteriore attacco: i credenti sposano i pagani. Neemia reagisce con forza perché i ragazzia addirittura non parlavano più la lingua di Dio. Come cresceranno i figli nati da un matrimonio misto? Nella mondanità o separati, posti nella casa di Dio?
Vs. 27-29. Allora dovremmo forse permettervi di commettere un male altrettanto grande, e così divenire infedeli al nostro Dio, prendendo mogli straniere?» 28 Uno dei figli di Ioiada, figlio di Eliasib, il sommo sacerdote, era genero di Samballat, il Coronita; e io lo cacciai via da me. 29 Ricòrdati di loro, o mio Dio, poiché hanno contaminato il sacerdozio e il patto dei sacerdoti e dei Leviti!
Un sacerdote era imparentato con una straniera eppure svolgeva regolarmente il servizio nel Tempio: Neemia lo caccia via.
Vs. 30-31. Così purificai il popolo da ogni elemento straniero, e ristabilii i vari servizi dei sacerdoti e dei Leviti, assegnando a ciascuno il suo lavoro. 31 Diedi anche disposizioni circa l’offerta della legna ai tempi stabiliti, e circa le primizie. Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!
Neemia riporta l’ordine, ma non sappiamo per quanto tempo sia durato. In ogni caso Dio ci chiama alla santità e alla separazione da ciò che non è da Lui.
Neemia invoca Dio 4 volte in questo capitolo e gli chiede di ricordarsi di lui e di ricolmarlo di benedizioni.
Questo libro sottolinea l’importanza della protezione materiale sul popolo di Israele a Gerusalemme ma, soprattutto, pone l’accento sulla necessità che il popolo obbedisca alla Parola di Dio.