Luca 14
Cap. 14
Guarigione di un uomo idropico.
Da poco abbiamo letto una storia quasi uguale, la quale vedeva una donna dalla schiena deforme, che nella sinagoga viene guarita da Gesù nel giorno di sabato. I Farisei osservavano il Signore per coglierlo in fallo, anche se in Lui non hanno mai potuto trovare qualcosa di errato.
Qui siamo ad una cena, c’è un uomo malato che viene guarito di sabato ed i Farisei compiono la stessa azione.
Perché lo Spirito Santo ha ispirato la scrittura di due brani tanto simili? Perché anche nelle chiese di oggi ci sono dei Farisei, i quali hanno bisogno di sentire la ripetizione di questa storia, per comprendere che non è lecito guardare e giudicare il comportamento degli altri. Poniamo gli occhi fissi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, poiché solo Lui ci farà andare avanti. Questi uomini osservavano Cristo e non vedevano in Lui alcun difetto, tuttavia non perdevano occasione per criticarlo.
Se poniamo i nostri occhi sugli altri, ben presto ne rimarremo delusi, poiché gli uomini sono fallaci e non dobbiamo fare di loro degli idoli. Guardiamo, invece, solo Gesù, che è il nostro esempio perfetto.
Vs. 1. Or avvenne che, come egli entrò in casa di uno dei capi dei farisei in giorno di sabato per mangiare, essi lo osservavano;
Gesù è ospite di una persona importante, forse di un membro del Sinedrio, appartenente ai Farisei. A quel tempo il pranzo del sabato prevedeva la preparazione di cibi speciali e, abitualmente, la presenza di ospiti a tavola. I nemici del Signore sono presenti in forze e lo osservano per coglierlo in errore.
Vs. 2-4. ed ecco, davanti a lui c’era un uomo idropico. 3 E Gesù, rispondendo ai dottori della legge e ai farisei, disse: "E’ lecito guarire in giorno di sabato?". 4 Ma essi tacquero. Allora egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Gesù chiede se è lecito guarire di sabato, ovvero se la Legge di Mosè lo prevede, ma i suoi accusatori tacciono. Quindi il Signore guarisce l’uomo malato.
Vs. 5-6. Poi, rispondendo loro disse: "Chi di voi se il suo asino o bue cade in un pozzo, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?". 6 Ma essi non gli potevano rispondere nulla in merito a queste cose.
Il Signore mette in rilievo l’ipocrisia dei Farisei, poiché tale peccato è quello che Egli detesta maggiormente. Il sabato è stato creato per essere un riposo per l’uomo, ma certamente ciò non implica che non sia possibile essere misericordiosi con chi è nel bisogno. I Farisei erano ipocriti perché si prendevano cura degli animali in ogni momento, però lasciavano gli esseri umani nella sofferenza a causa di una falsa religiosità.
Parabola dei primi posti e degli inviti.
Vs. 7. Ora, notando come essi sceglievano i primi posti a tavola, propose agli invitati questa parabola, dicendo:
I banchetti vedevano i commensali sdraiati su un divano a tre posti, il triclinio. Molti triclini venivano disposti a U attorno ad un tavolino basso. I commensali si disponevano sdraiati, appoggiati sul gomito sinistro. Il posto di maggiore onore era la parte centrale del divano, alla base della U. Il secondo e il terzo posto erano posizionati alla sinistra e alla destra della persona più importante, perciò uno era sdraiato dietro di lui e l’altro gli poggiava la testa sul petto.
Il divano successivo per importanza era quello alla sinistra, con i posti occupati nel medesimo modo, poi quello alla destra.
Sembra che sovente gli invitati si azzuffassero letteralmente per occupare dei posti di rilievo e per questo il Signore interviene con questo insegnamento.
Vs. 8-9. "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché quel tale potrebbe aver invitato un altro più importante di te, 9 e chi ha invitato te e lui non venga a dirti: "Cedi il posto a questi". E allora tu, pieno di vergogna, non vada ad occupare l’ultimo posto.
Qui è un insegnamento che riguarda anche i compiti da rivestire in chiesa: non dobbiamo ambire a ricoprire i migliori incarichi, cioè quelli di maggior rilievo, poiché ogni cosa che facciamo viene svolta per Dio, il quale vede il cuore delle persone ed ai suoi occhi siamo tutti ugualmente importanti. Solo il Padre è colui che ci ricompensa.
La persona religiosa, invece, agisce per ricevere l’acclamazione degli uomini e, quindi, vuole essere stimato in quanto importante.
Vs. 10-12. Ma quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto affinché, venendo, chi ti ha invitato, ti dica: "Amico, sali più su. Allora ne avrai onore davanti a coloro che sono a tavola con te. 11 Perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato". 12 Or egli disse a colui che lo aveva invitato: "Quando fai un pranzo o una cena, non chiamare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi, affinché essi non invitino a loro volta te, e ti sia reso il contraccambio.
Qui è una lezione di umiltà, la quale come frutto avrà la ricompensa da parte di Dio.
Vs. 13-14. Ma quando fai un banchetto, chiama i mendicanti, i mutilati, gli zoppi, i ciechi; 14 e sarai beato, perché essi non hanno modo di contraccambiarti; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti".
I Farisei organizzavano cene per le alte personalità del luogo, tutte persone stimate e ricche; in questo modo ricevevano a loro volta dei favori e venivano considerati importanti agli occhi degli altri uomini.
Al contrario, il Signore insegna ad essere generosi verso coloro che non possiedono nulla da donare in cambio, poiché qui è il dare senza secondi fini. La ricompensa, poi, giungerà alla resurrezione perché Dio non dimentica un atto di amore.
Parabola del gran convito.
Ora Gesù racconta una parabola allo scopo di far comprendere come la salvezza si ottiene per l’aver risposto all’invito di Dio e non per opere personali. Chi viene condannato, quindi, lo è per proprio volere.
Vs. 15. Or uno dei commensali, udite queste cose, gli disse: "Beato chi mangerà del pane nel regno di Dio".
Per i Giudei era importante mangiare un giorno del pane a tavola con i grandi patriarchi.
Vs. 16-18. Allora Gesù gli disse: "Un uomo fece una gran cena e invitò molti; 17 e, all’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, perché è già tutto pronto". 18 Ma tutti allo stesso modo cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un podere e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi".
Un uomo organizza un banchetto ed invita molti commensali, i quali, presumibilmente, accettano l’invito una prima volta. Quando poi il servo va ad avvisarli che tutto è pronto, con scuse banali declinano l’invito. A quel tempo non esistevano gli orologi, perciò era usanza invitare le persone e poi, dopo molto tempo, inviare dei servi per chiamare gli invitati.
Il primo uomo non si presenta al banchetto perchè deve vedere un podere che ha acquistato: chi mai compra qualcosa senza averla prima vista?
Vs. 19. E un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi".
Il secondo compra dei buoi ed ora va a provare se sono adatti al lavoro che devono svolgere: chi mai compra dei buoi senza essere certi delle loro caratteristiche?
Vs. 20. Un altro ancora disse: "Ho preso moglie e perciò non posso venire".
Ed anche il terzo uomo, non sapeva per tempo di doversi sposare?
Oggi gli uomini inventano tante scuse per non accettare l’invito di Dio: ho la mia religione, sono cattolico, sono protestante...queste cose non sono importanti, poiché ciò che conta è l’aver accettato Cristo quale salvatore, avere la certezza di avere la vita eterna e di mangiare un giorno il pane alla mensa di Dio.
Siamo sicuri di essere tra i salvati? Gesù è con noi oggi come lo era allora: lo accettiamo o lo respingiamo? Questo è il momento della grazia, ma non durerà per sempre.
Vs. 21-22. Così quel servo tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa, pieno di sdegno, disse al suo servo: "Presto, va’ per le piazze e per le strade della città, conduci qua i mendicanti, i mutilati, gli zoppi e i ciechi". 22 Poi il servo gli disse: "Signore, è stato fatto come hai comandato, ma c’è ancora posto".
La cena si apre a tutti i derelitti del mondo, che, increduli, si recano alla casa dell’uomo ricco. Qui è la missione della chiesa nel mondo e l’apertura della salvezza a tutti i gentili.
Vs. 23-24. Allora il signore disse al servo: "Va’ fuori per le vie e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena. 24 Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena"".
Questo è il giudizio su Israele: essi non hanno accettato l’invito, perciò esso è stato rivolto ai Gentili. Oggi la chiesa deve assolvere allo stesso invito al quale erano chiamati questi servi: andare in ogni luogo a portare la chiamata di Dio per raggiungere tutte le genti del mondo.
Il vero discepolo; la previdenza.
Vs. 25. Or grandi folle andavano a lui, ed egli si rivolse loro e disse:
Gesù è ancora in viaggio e forse percorre la Perea, una zona che non aveva mai visitato. Molti lo attorniano e desiderano ascoltarlo.
Vs. 26. "Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.
Gesù non desiderava vedere accanto a sè una grande folla, come invece accade nelle chiese di oggi, bensì vuole essere attorniato da veri discepoli. Essi sono coloro che studiano la Parola, ma che soprattutto seguono il maestro momento per momento e imparano da Lui, seguendone l’esempio. Ognuno di noi, quindi, non deve accontentarsi di essere un uditore passivo, bensì vivere il cristianesimo in modo attivo.
Il Signore ha sempre insegnato l’amore ed il perdono, perciò ora non sta dicendo che sia necessario odiare gli altri. Egli vuole farci capire che un discepolo autentico prova una devozione totale ed ancestrale per il suo padrone, che supera anche l’amore per se stesso. Cristo deve essere messo al primo posto e per questo motivo molte persone che facevano parte della folla, poi lo abbandonavano, spaventate dal grande impegno che l’essere cristiano comporta.
Vs. 27-32. E chiunque non porta la sua croce (= morire a se stessi) e mi segue, non può essere mio discepolo. 28 Chi di voi infatti, volendo edificare una torre, non si siede prima a calcolarne il costo, per vedere se ha abbastanza per portarla a termine? 29 Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui, 30 dicendo: "Quest’uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare". 31 Ovvero quale re, andando a far guerra contro un altro re, non si siede prima a determinare se può con diecimila affrontare colui che gli viene contro con ventimila? 32 Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un’ambasciata per trattar la pace.
Essere discepoli di Gesù è qualcosa di molto serio e definitivo, perciò bisogna pensarci sopra attentamente prima di accettare. Infatti, comporta molti aspetti, anche negativi.
Gesù fa alcuni esempi: uno parla dell’edificazione, uno della guerra ed il terzo, presente nei versetti seguenti, parla del sapore del sale.
Parlando del secondo esempio, esso può essere inteso in due modi:
se vogliamo essere discepoli, dobbiamo tenere conto della potenza e della tenacia del nemico;
se non siamo discepoli, Dio è nostro nemico, perciò, vista la sua immensa potenza, è meglio arrenderci subito a Lui.
Vs. 33. Così dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo.
I seguaci di Cristo devono essere pronti a rinunziare a tutto ciò che posseggono, poiché nessuna cosa è più importante del Signore. Egli conosce il nostro bene e può chiederci di lasciare tutto per servirlo in qualunque parte del mondo.
Il Signore qui non ci sta chiedendo di privarci di ogni bene materiale e di vivere in povertà, bensì di essere suoi missionari in qualunque luogo egli ci abbia messo, anche nel posto di lavoro. Al tempo di Cristo, infatti, molte persone avevano dei beni materiali e alcuni erano ricchi.
1 Timoteo 6:17-19. Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma nel Dio vivente, il quale ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne, 18 di fare del bene, di essere ricchi in buone opere, di essere generosi e di essere pronti a dare, 19 mettendo in serbo per se stessi un buon fondamento per l’avvenire, per afferrare la vita eterna.
La Bibbia non ci dice, quindi, di essere poveri ed isolati, come i monaci.
Quindi, ogni cosa che possediamo, sia essa materiale che affettiva, deve essere dedicata a Dio e posta sotto la sua signoria.
Vs. 34-35. Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? 35 Esso non serve né per la terra, né per il concime, ma è gettato via. Chi ha orecchi da udire oda".
Il sale che noi acquistiamo è raffinato, quindi puro e bianco, ma se non subisce tale trattamento, esso è impuro e sporco. Un tempo veniva estratto dalle montagne, perciò era raro e prezioso, paragonato all’oro.
Come credenti dobbiamo avere sapore e tutti coloro che ci conoscono devono sapere che amiamo il Signore; non è possibile che ciò passi inosservato, altrimenti in noi c’è qualcosa che non va bene.