Luca 13
Cap. 13
La strage dei Galilei e la torre di Siloe
Vs. 1. In quello stesso tempo, c’erano lì alcuni che gli raccontarono di quei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici.
Tempo prima, durante una festa religiosa, Pilato aveva fatto uccidere delle persone galilee che erano salite a Gerusalemme con le loro offerte a Dio. Quindi, il loro sangue si era mescolato a quello dei sacrifici.
Vs. 2-3. E Gesù, rispondendo, disse loro: "Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti gli altri Galilei, perché hanno sofferto tali cose? 3 No, vi dico; ma se non vi ravvedete perirete tutti allo stesso modo.
Molte persone ritenevano che tale azione di Erode fosse dovuta ai gravi peccati commessi da questi Galilei, ma Gesù afferma qui che essi non erano più colpevoli degli altri uomini. Per il Signore, infatti, è scontato che tutta l’umanità sia perversa e bisognosa di ravvedimento. Quindi, non bisogna attendere il momento della morte per trovare un accordo con Dio, poiché allora sarà troppo tardi. E’ molto più saggio, pertanto, agire adesso che siamo in tempo e che è il tempo della grazia.
Vs. 4-5. Oppure pensate voi che quei diciotto, sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo".
Anche questi 18 uomini morti non erano più colpevoli di tutti gli altri, ma per noi sono un monito al ravvedimento: per chi non si ravvede vi è la morte. Il ravvedimento avviene una sola volta nella vita dell’uomo, ma deve essere tenuto vivo ogni giorno, al fine di tenere lontano il peccato.
Parabola del fico sterile
Vs. 6-7. Or disse questa parabola: "Un uomo aveva un fico piantato nella sua vigna; venne a cercarvi del frutto ma non ne trovò. 7 Disse allora al vignaiolo: Ecco, sono già tre anni che io vengo a cercare frutto su questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché deve occupare inutilmente il terreno?
Dalla parabola precedente abbiamo compreso che il ravvedimento è qualcosa di necessario, ed ora apprendiamo che la possibilità di cambiare non dura in eterno, anche se Dio è molto paziente e lento all’ira.
Nella Bibbia il fico simboleggia Israele,mentre il padrone è Dio. Per tre anni il fico non ha dato frutto e 3 anni è durato il ministerio di Gesù sulla terra. Gesù non sta parlando a caso: da tre anni cerca un frutto di ravvedimento e di pentimento in Israele, ma ancora non ne trova e, quindi, desidera tagliarlo (=giudizio). Il Signore cerca del frutto in noi, è paziente, tuttavia alla fine ci giudicherà.
Vs. 8-9. Ma quegli gli rispose e disse: Signore, lascialo ancora quest’anno, finché lo scalzi e gli metta del letame 9 e se fa frutto, bene; altrimenti, in avvenire lo taglierai"".
Il vignaiolo chiede di poter attendere ancora per un anno, per poter lavorare di nuovo la terra attorno alla pianta. Siamo alberi che danno frutti dello spirito? Oppure non produciamo nulla? Giovanni Battista diceva di portare frutti di ravvedimento poiché esso dimostra che è avvenuta una reale conversione.
Guarigione di una donna paralitica.
Vs. 10-11. Or egli insegnava in una delle sinagoghe in giorno di sabato. 11 Ed ecco vi era una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito di infermità, ed era tutta curva e non poteva in alcun modo raddrizzarsi.
Questa è l’ultima volta che Gesù ha insegnato in una sinagoga.
Notiamo come questa donna, inferma ormai da 18 anni, fosse comunque fedele nel frequentare la casa di Dio; e un giorno, quando lei non se lo aspettava, il Signore è venuto da lei e l’ha guarita.
La sua condizione era senza speranza alcuna e solo Gesù ha avuto il potere di sanare il suo corpo. Anche per noi, spiritualmente, esistono dei problemi insolubili, i quali però possono essere sanati da Cristo.
Vs. 12-13. Or Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: "Donna, tu sei liberata dalla tua infermità". 13 E pose le mani su di lei ed ella fu subito raddrizzata, e glorificava Dio.
Non ci viene detto se credeva in Gesù o meno, tuttavia è specificato che, ottenuta la guarigione, ella lodava Dio. Questo è il segno della sua conversione.
Il Signore l’ha chiamata vicino a sé, così come fa con ogni essere umano; chi accetta l’invito viene sanato, gli altri restano separati dalla grazia di Dio.
Vs. 14. Ma il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse guarito in giorno di sabato, si rivolse alla folla e disse: "Vi sono sei giorni in cui si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire e non in giorno di sabato".
Stranamente vediamo come il capo della sinagoga, ovvero la sua guida spirituale, non apprezza il miracolo che è avvenuto e, anzi, è un ostacolo nella vita di questa donna. Non prova la gioia che sarebbe stato normale avvertisse se realmente nutriva un sentimento per quest’anima che le era stata affidata e, anzi, si indigna, senza considerare le sofferenze vissute dalla donna in tanti anni di malattia.
E’ talmente accecato dalle sue tradizioni religiose che non riesce a dare gloria a Dio e a partecipare a tale fatto gioioso. Era convinto si essere un servitore di Dio, eppure non riconosce l’agire dell’Eterno davanti a sé. Stiamo attenti a predicare Gesù alle persone e non una religione, poiché Egli è l’unico che salva.
I religiosi guardavano attentamente le azioni di Gesù per trovare in Lui qualche difetto, ma non si occupavano affatto di osservare anche tutte le cose belle che compiva, come le guarigioni o addirittura le resurrezioni. Ora lo accusano di non rispettare la prescrizione del sabato e non capiscono che esso non deve essere un’occasione di legame per l’uomo, bensì una benedizione, poiché ci dà il riposo. Il sabato non deve renderci schiavi, mentre è stato creato per darci un sollievo dalle fatiche del lavoro.
Ma dobbiamo ancora rispettare il giorno di sabato?
Romani 14:1-8. Or accogliete chi è debole nella fede, ma non per giudicare le sue opinioni. 2 L’uno crede di poter mangiare d’ogni cosa, mentre l’altro, che è debole, mangia solo legumi. 3 Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio lo ha accettato. 4 Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. 5 L’uno stima un giorno più dell’altro, e l’altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6 Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. 7 Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e neppure muore per se stesso, 8 perché, se pure viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore, dunque sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Non siamo più obbligati a rispettare il sabato (v. 5) poiché siamo sotto il nuovo patto e non esiste più un giorno speciale per onorare Dio. Ogni giorno i credenti devono rendere un culto a Dio ovunque si trovano, anche mentre stanno lavorando: lodiamo il Signore in ogni luogo e rivolgiamo a Lui le nostre preghiere in ogni tempo. La legge di Mosè è superata grazie al nuovo patto in Gesù.
Colossesi 2:10-17. E voi avete ricevuto la pienezza in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12 essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. 16 Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17 queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo.
Come era accaduto in Galazia, così anche a Colosse erano entrati nella chiesa degli Ebrei, i quali insegnavano come fosse necessario rispettare anche la legge di Mosè: circoncisione, rispetto del sabato, cibi vietati, ecc. Paolo, quindi, scrive a questi fratelli per correggere degli errori che venivano loro tramandati. In Gesù abbiamo ricevuto ogni cosa e non dobbiamo più compiere alcuna azione, poiché non siamo giudicati per queste cose. Prima di Lui venivano seguite delle tradizioni e delle leggi, poiché esse erano l’ombra delle verità su Cristo, ma con la sua venuta oggi i cristiani seguono una persona, anzi, il Dio vivente. Se seguiamo le vecchie tradizioni ebraiche non otterremo la giustizia da esse, ma solamente dalla fede in Cristo, ossia per ciò che Egli ha compiuto per noi. Per fede siamo sanati, guariti, giustificati, santificati ed otteniamo la vita eterna.
Ebrei 4:1-10. Questa è una lettera scritta per gli Ebrei, perciò Paolo pone una grande enfasi sulla grandezza del nuovo patto rispetto al vecchio e del ministerio di Gesù sopra a quello dei sacerdoti del Vecchio Testamento.
Perciò, poiché rimane ancora una promessa di entrare nel suo riposo, abbiamo timore perché qualcuno di voi non ne resti escluso. 2 Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita. Paolo sta parlando del momento in cui il popolo ebraico stava attraversando il deserto per entrare nella terra promessa. Dichiara che hanno ascoltato la Parola di Dio ma non hanno avuto fede e per questo non sono entrati nel riposo della nuova terra. 3 Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo come egli disse: "Così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo". E così disse, sebbene le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo. 4 In qualche luogo infatti, a proposito del settimo giorno, egli disse così: "E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le sue opere"; 5 e ancora in questo passo: "Non entreranno nel mio riposo". 6 Poiché dunque rimane per alcuni di entrarvi, mentre quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità, 7 egli determina di nuovo un giorno: Oggi dicendo dopo tanto tempo, come è stato detto prima per mezzo di Davide: "Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori". 8 Perché, se Giosuè avesse dato loro riposo, Dio non avrebbe in seguito parlato di un altro giorno. Qui Paolo sta parlando del fatto che noi possiamo entrare nel riposo di Dio per fede e non per le opere della legge. Dobbiamo semplicemente credere alle promesse di Dio, al contrario di come fecero gli Ebrei nel deserto. Infatti, Dio aveva promesso che avrebbe dato loro una terra e l’ha anche mostrata da lontano, ma essi non gli hanno creduto, si sono spaventati di fronte alle difficoltà e, quindi, per 40 anni hanno vagato nel deserto, fino a quando non fossero morti tutti coloro che erano stati increduli, tranne Giosuè e Caleb.
Il giorno di sabato non è altro che una figura del riposo che Dio vuole donarci e nel quale desidera che entriamo. 9 Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio. Il riposo è nell’opera che Cristo ha fatto per noi ed in essa dobbiamo entrare. 10 Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch’egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue. Dio ha creato l’universo in 6 giorni e poi si è riposato: questo dice il libro di Genesi. Certamente l’Eterno non era veramente stanco, ma il riposo del sabato era una profezia dell’avvento di Cristo sulla terra, per dare riposo a tutti coloro che credono in Lui.
Vs. 15-16. Allora il Signore gli rispose e disse: "Ipocriti! Ciascun di voi non slega forse di sabato dalla mangiatoia, il suo bue o il suo asino per condurlo a bere? 16 Non doveva quindi essere sciolta da questo legame, in giorno di sabato, costei che è figlia di Abrahamo e che Satana aveva tenuta legata per ben diciotto anni?".
Gesù si rivolge sia al capo della sinagoga che a tutti coloro che sono d’accordo con lui e li chiama “ipocriti”, poiché essi avevano molta cura degli animali anche di sabato, però si scandalizzavano se Gesù si prendeva cura delle persone umane in quel giorno.
Vs. 17. E mentre egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari erano svergognati, tutta la folla invece si rallegrava di tutte le opere gloriose da lui compiute.
Ecco cosa accade: i religiosi sono svergognati, mentre le persone del popolo provano molta gioia per le meraviglie che Gesù compie.
Parabola del granel di senape e del lievito.
Il Regno di Dio.
Vs. 18-19. Quindi egli disse: "A cosa è simile il regno di Dio, e a che lo paragonerò? 19 E’ simile a un granel di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto, poi è cresciuto ed è diventato un grande albero, e gli uccelli del cielo sono venuti a cercar riparo tra i suoi rami".
La chiesa si espande: Il Regno di Dio viene paragonato al seme piccolissimo della senape, il quale si trasforma poi lentamente in un grande albero, sui cui rami vanno a posarsi gli uccelli in cerca di riparo. ( In realtà la senape è un cespuglio, ma può raggiungere l’altezza di 2-3 m). Il regno, quindi, sarà universale e raccoglierà uomini e donne da tutte le nazioni. Le sue origini sono modeste e devono essere ricercate in un piccolo gruppo di 12 persone ignoranti, itineranti, grezzi pescatori, eppure da loro ha avuto vita un grande regno, che riempirà tutta la terra. Infatti, noi siamo il frutto del loro ministerio oggi.
Vs. 20-21. Poi disse di nuovo: "A che paragonerò il regno di Dio? 21 Esso è simile al lievito che una donna prende e ripone in tre stai di farina, finché sia tutta lievitata".
La chiesa si trasforma: Il Regno poi viene paragonato al lievito.
Nella Bibbia tale elemento è sempre sinonimo del male e del peccato, infatti durante la festa del pane azzimo, gli ebrei dovevano togliere tutto il lievito dalla loro casa. Questo gesto è il simbolo della purificazione della nostra vita, ovvero del fatto di togliere ogni peccato da noi prima di presentarci davanti all’Eterno.
Qui Gesù non sta dicendo che il Regno è lievito, ma che è simile ad esso, ovvero in grado di far trasformare la realtà, pur essendo molto piccolo. Parla di “tre staia” di farina, ovvero di “tre misure”: questa era la quantità usuale impastata dalle donne (v. Sara in Gen. 18:6) e corrisponde circa a 25 Kg di farina. Per far lievitare tutta questa pasta era sufficiente un pizzico di lievito. Quindi qui Gesù vuole dire che un esiguo gruppo di persone può andare in tutto il mondo e portare la Parola, al fine di far trasformare il mondo.
Il lievito è piccolissimo,
trasforma la pasta dal suo interno, agisce in silenzio.
Così fa il Regno di Dio, il quale agisce nel cuore dell’uomo, piano piano ma inesorabilmente e si espande in tutto il mondo. Il Signore vive nell’uomo e gli concede la Sua amicizia, la Sua presenza, la comunione con Lui nonostante le nostre mancanze nella fede.
La porta stretta
Vs. 22. Ed egli andava in giro per città e villaggi insegnando, e intanto si avvicinava a Gerusalemme.
Luca ci dà l’impressione che Gesù si avvicinasse a Gerusalemme con molta calma, facendo delle soste nelle città e nei villaggi per insegnare.
Vs. 23. Or un tale gli chiese: "Signore, sono pochi coloro che si salvano?". Egli disse loro:
I rabbini facevano dei dibattiti in proposito e molti ritenevano che tutta Israele sarebbe stata salvata, ad eccezione di alcuni peccatori più conosciuti.
Qui è la risposta di Gesù:
Vs. 24. "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
Gesù non risponde precisamente alla domanda, bensì dice a quell’uomo di sforzarsi personalmente per essere uno di quelli che entreranno. Il Signore chiede un’azione compiuta con il cuore, un desiderare con tutto se stesso, fatto che porterà ad un premio. Infatti, non saranno le nostre azioni a portarci nel Regno di Dio, ma il nostro atteggiamento. Chi si sforza, entra.
Vs. 25. Una volta che il padrone di casa si è alzato ed ha chiuso la porta, voi allora, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: Signore, Signore, aprici ma egli, rispondendo, vi dirà: "Io non so da dove venite".
In Giovanni 10 è detto che la porta del Regno è Gesù stesso, perciò non basta essere nei pressi del Signore, ma è necessario averlo accettato ed appartenergli. Egli è il solo nome per il quale possiamo essere salvati.
Vs. 26-27. Allora comincerete a dire: "Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze". 27 Ma egli dirà: "Io vi dico che non so da dove venite, via da me voi tutti operatori d’iniquità.
Le persone che sono vissute al tempo di Cristo lo hanno incontrato lungo le vie, hanno mangiato alle feste nelle quali era presente, tuttavia hanno rifiutato il suo messaggio. Non basta, quindi, aver udito la Parola, poiché è necessario farci trasformare dal lievito della Parola.
Vs. 28. Lì sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abrahamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, mentre voi ne sarete cacciati fuori.
I non credenti vedranno la gloria di Dio, ma ne saranno estromessi poiché hanno rifiutato di far parte del Suo Regno. Oggi è il momento di aprire la porta a Gesù, poiché Egli sta bussando e desidera venire nella nostra vita.
Vs. 29-30. Ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e sederanno a tavola nel regno di Dio. 30 Ed ecco, vi sono alcuni fra gli ultimi che saranno i primi, e alcuni fra i primi che saranno gli ultimi".
Per gli Ebrei questo messaggio era molto chiaro ed affermava che nel Regno sarebbero entrati anche i gentili, che per loro erano paragonabili ai cani. Essi avrebbero banchettato con Cristo, assieme ai grandi patriarchi, ma il popolo ebraico ne sarà escluso, nonostante le loro pratiche religiose.
Gesù messo in guardia nei confronti di Erode.
Vs. 31-32. In quello stesso giorno alcuni farisei, vennero a dirgli: "Parti e vattene da qui perché Erode vuole ucciderti". 32 Ed egli disse loro: "Andate a dire a quella volpe: "Ecco, oggi e domani io scaccio i demoni e compio guarigioni, e il terzo giorno giungo al termine della mia corsa".
La volpe era simbolo di astuzia, ma anche di una persona insignificante e spregevole. Quindi, Gesù tratta Erode con disprezzo ed invia a lui i Farisei perché gli facciano sapere che Egli avrebbe continuato a fare ciò che riteneva giusto, ovvero a scacciare i demoni e a compiere guarigioni. Aggiunge, però, che tale agire avrebbe avuto un tempo limitato, intendendo dire o che se ne sarebbe andato da lì a poco dalla città, oppure che la sua opera di redenzione stava per volgere al termine. In ogni caso Cristo voleva comunicargli che avrebbe portato a compimento il suo compito, indipendentemente dal volere di Erode. Sarà Dio, non il tetrarca, a decretare la morte di Gesù e tutto si compirà.
Vs. 33. Ma oggi, domani e dopodomani devo camminare, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Si riconferma il volere divino: i passi di Cristo sono dettati dal Padre. Gerusalemme, la capitale, era anche la sede del Sinedrio, il tribunale che più volte aveva decretato la fine dei profeti, poiché cieco al volere di Dio. Anche l’agnello sarebbe stato giustiziato in questo luogo.
Vs. 34. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto a raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto!
Gli Ebrei comprendevano benissimo l’immagine della gallina che raccoglie sotto le proprie ali i pulcini poiché Dio Padre, nel Vecchio Testamento, più volte aveva utilizzato questa similitudine per descrivere se stesso.
Salmo 91. Chi dimora nel riparo dell’Altissimo, riposa all’ombra dell’Onnipotente. 2 Dico all’Eterno: "Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio DIO, in cui confido". 3 Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera. 4 Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. 5 Tu non temerai lo spavento notturno, né la freccia che vola di giorno, 6 né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a mezzodì. 7 Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma a te non si accosterà. 8 Basta che tu osservi con gli occhi; e vedrai la retribuzione degli empi. 9 Poiché tu hai detto: "O Eterno, tu sei il mio rifugio", e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, 10 non ti accadrà alcun male, né piaga alcuna si accosterà alla tua tenda. 11 Poiché egli comanderà ai suoi Angeli di custodirti in tutte le tue vie. 12 Essi ti porteranno nelle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in alcuna pietra. 13 Tu camminerai sul leone e sull’aspide, calpesterai il leoncello e il dragone. 14 Poiché egli ha riposto in me il suo amore io lo libererò e lo leverò in alto al sicuro perché conosce il mio nome. 15 Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell’avversità; lo libererò e lo glorificherò. 16 Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza.
Questo è il sentimento di Dio per ognuno di noi ed una promessa per ogni suo figlio. Perciò il Signore si rivolge a Gerusalemme e gli esprime con rammarico il desiderio che prova da sempre di raccoglierla sotto la sua protezione, come fa una mamma e prendersene cura. Anche noi oggi dobbiamo decidere se accettare questo immenso regalo oppure rifiutarlo, poiché la volontà di Dio è la salvezza per ogni essere umano. Coloro che andranno all’inferno lo avranno scelto liberamente mentre erano sulla terra.
Vs. 35. Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. Or io vi dico che non mi vedrete più finché venga il tempo in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore"".
Gesù parla agli Israeliti, affermando che per loro il tempo della grazia stava per scadere: questo è il risultato che tale popolo ha attirato su di sé con il proprio comportamento. La loro casa sarà lasciata deserta: alcuno interpretano che il significato di tale frase sia che Dio si sarebbe allontanato dal Tempio e non vi avrebbe più dimorato. Il Tempio sarà demolito da Tito nel 70 d. C.
Gesù non sarebbe più entrato in Gerusalemme fino a quando la città non lo avrebbe accolto con le parole del Salmo 118:26: ciò è accaduto quando Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme prima di essere arrestato e ucciso. Può però riferirsi anche alla sua seconda venuta, quando tutti lo riconosceranno come figlio di Dio.