Giudici 9

Giudici 9
Craig Quam

Cap. 9

Abimelek uccide i suoi fratelli e si fa proclamare re di Sikem

Il comportamento adottato in vita da Gedeone ha riportato il popolo all’idolatria; ebbe anche un figlio da una donna pagana, una concubina.

E’ interessante notare che in questo capitolo Gedeone viene sempre chiamato Ierubbal, che significa “Difenda Baal la sua causa”. 

Abimelec, nato da una concubina pagana, probabilmente era vissuto sempre con la madre e veniva visitato occasionalmente dal padre. Immaginiamo che anche i rapporti con i fratelli furono sporadici, mentre era ben inserito nella famiglia materna a Sichem.

Fin dai tempi di Abramo tale città fu un importante centro religioso; era situata in una stretta valle, tra i monti Garizim e Ebal, era il luogo in cui furono recitate da Giosuè le benedizioni e le maledizioni della Legge (Giosuè 8: 30-35) e dove si tenne l’ultima cerimonia di rinnovamento del patto prima della sua morte (Giosuè 24: 1-28).

Sichem si trovava all’incrocio strategico della via che andava da ovest a est, salendo dalla strada costiera occidentale e discendendo fino alla città di Adam sul fiume Giordano, con quella che andava da nord a sud, attraversando le montagne centrali, da Gerusalemme a sud, fino all’imboccatura della valle di Izreel a nord.

Vs. 1-2.  Abimelec, figlio di Ierubbaal, andò a Sichem dai fratelli di sua madre e parlò a loro e a tutta la famiglia del padre di sua madre, e disse: 2  «Vi prego, dite ai Sichemiti, in modo che tutti odano: Che cos’è meglio per voi, che settanta uomini, tutti figli di Ierubbaal, regnino su di voi, oppure che regni su di voi uno solo? Ricordatevi ancora che io sono vostre ossa e vostra carne». 

Abimelec induce  gli abitanti di Sichem ad eleggerlo re, poiché in parte è membro della loro comunità. Più avanti scopriremo che il suo obiettivo è quello di uccidere i suoi fratelli.

Mentre Gedeone è stato scelto da Dio per comandare Israele, Abimelec desidera emergere per scopi personali, per ottenere il potere. Pensiamo a come Satana desiderasse essere più grande del Dio altissimo ed alla sua caduta, poi leggiamo come sarà quella di Abimelec.

Vs. 3-4.  I fratelli di sua madre parlarono di lui, ripetendo a tutti i Sichemiti tutte quelle parole; e il cuore loro si inclinò a favore di Abimelec, perché dissero: «É nostro fratello». 4  Gli diedero settanta sicli d’argento, che tolsero dal tempio di Baal-Berit, con i quali Abimelec assoldò degli avventurieri audaci che lo seguirono. 

Abimelec paga i suoi seguaci affinchè lo appoggino e per far ciò prende i soldi dalle offerte date dal popolo ad una divinità madianita. Essendo che il popolo di Israele adorava nuovamente tale dio pagano, molto probabilmente tale danaro, che servirà per uccidere alcuni membri del loro popolo, sono stati offerti da essi stessi.

Vs. 5.  Egli andò alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa pietra i suoi fratelli, settanta uomini, figli di Ierubbaal; ma Iotam, figlio minore di Ierubbaal, scampò perché si era nascosto. 

Abimelec uccide 69 suoi fratelli su una stessa pietra, fatto che indica un’esecuzione di massa. Tale atto, che sembra motivato dalla volontà di eliminare probabili contendenti al regno, probabilmente fu invece una vendetta personale, perché i suoi fratelli non avevano mai espresso la volontà di diventare re.

Vs. 6-7.  Poi tutti i Sichemiti e tutta la casa di Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimelec, presso la quercia del monumento che si trova a Sichem. 7  Iotam, essendo stato informato della cosa, salì sulla vetta del monte Garizim e, alzando la voce, gridò: «Ascoltatemi, Sichemiti, e vi ascolti Dio! 

Iotam, figlio minore di Gedeone, era salito sopra un monte e grida verso il basso; probabilmente si localizza su una sporgenza di roccia triangolare sul versante di Garizim, che forma un pulpito naturale era possibile essere uditi fin dal lontano monte Ebal, oltre la valle. Lo scopo era quello di invitare i Sichemiti a rendere conto a Dio dell’aver scelto Abimelec quale re, pur essendo un assassino; grida una parabola, la prima che viene riportata nella Bibbia, ed una profezia.

Il punto centrale della parabola verte sul far comprendere che soltanto le persone indegne desiderano dominare gli altri, poiché coloro che sono degni sono troppo occupati in compiti utili per cercare tali posizioni di autorità.

Ecco la parabola:

Vs. 8.  Un giorno, gli alberi si misero in cammino per ungere un re che regnasse su di loro; e dissero all’ulivo: "Regna tu su di noi". 

Gli alberi sono dei cedri del Libano e raffigurano gli uomini di Sichem e quelli di Israele che hanno permesso a Abimelec di governare su di loro.

Essi cercano un re che li guidi, ma alcuni alberi rifiutano di farlo.

Vs. 9.  Ma l’ulivo rispose loro: "E io dovrei rinunziare al mio olio che Dio e gli uomini onorano in me, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?" 

Alcuni pensano che l’albero di olivo sia Gedeone, che ha rifiutato di essere eletto re. In pratica l’olivo sta dicendo di non desiderare di far parte della politica umana, ma di dedicarsi al compito per il quale è stato creato: produrre l’olio, simbolo dello Spirito Santo.

Vs. 10-11.  Allora gli alberi dissero al fico: "Vieni tu a regnare su di noi". 11  Ma il fico rispose loro: "E io dovrei rinunziare alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?" 

Anche il fico rifiuta.

Vs. 12-13.  Poi gli alberi dissero alla vite: "Vieni tu a regnare su di noi". 13  Ma la vite rispose loro: "E io dovrei rinunziare al mio vino che rallegra Dio e gli uomini, per andare ad agitarmi al di sopra degli alberi?" 

Anche la vite rifiuta.

L’olivo, la vite e il fico rappresentano Israele nella Bibbia.

Vs. 14.  Allora tutti gli alberi dissero al rovo: "Vieni tu a regnare su di noi". 

Il rovo è dotato di spine, che rappresentano il peccato (Gen. 3,18); il rovo non è utile, ma dannoso, al contrario delle piante nominate prima.

Quindi: una nullità, un uomo di peccato è stato eletto re; questi è Abimelec. Negli ultimi tempi l’umanità rifiuterà il Vangelo ed un uomo di peccato, l’Anticristo, potrà regnare sulla terra.

Vs. 15.  Il rovo rispose agli alberi: "Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo, e divori i cedri del Libano!" 

Il rovo è Abimelec. Non dà ombra, ma si vanta di poterlo fare: è come i falsi profeti, che arrogano a se stessi dei poteri che non possiedono.

Giuda 12. Essi sono delle macchie nelle vostre agapi quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo sé stessi; nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati; 

Le nuvole promettono il refrigerio, ma queste sopra citate non contengono l’acqua, perciò sono ingannevoli. Così è Abimelec: egli promette di difendere il suo popolo, ma afferma anche di uccidere tutti coloro che non si sottometteranno a lui. Quanta differenza con Gesù, che gratuitamente ha dato la sua vita per noi! Egli è il nostro re.

Vs. 16-19.  Ora, avete agito con fedeltà e con integrità proclamando re Abimelec? 

Dio aveva proibito di avere un re umano.

Avete agito bene verso Ierubbaal e la sua casa? 

Quando Gedeone ha vinto i Madianiti, ha liberato anche Sichem dalla loro oppressione ed ora essi sono infedeli; hanno eletto re Abimelec, che ha ucciso i figli di Gedeone.

Avete ricompensato mio padre di quello che ha fatto per voi? 17  Infatti egli ha combattuto per voi, ha messo a repentaglio la sua vita e vi ha liberati dalle mani di Madian, 18  mentre voi, oggi, siete insorti contro la casa di mio padre, avete ucciso i suoi figli, settanta uomini, sopra una stessa pietra, e avete proclamato re dei Sichemiti Abimelec, figlio della sua serva, perché è vostro fratello. 19  Se oggi avete agito con fedeltà e con integrità verso Ierubbaal e la sua casa, godetevi Abimelec e Abimelec si goda voi! 

Meritano di avere per re un uomo così spregevole.

Vs. 20.  Se no, esca da Abimelec un fuoco, che divori i Sichemiti e la casa di Millo; ed esca dai Sichemiti e dalla casa di Millo un fuoco, che divori Abimelec!» 

Augura che si annientino l’un l’altro se hanno agito infedelmente.

Vs. 21-22.  Poi Iotam corse via, fuggì a Beer, e rimase lì per paura di Abimelec, suo fratello. 

Distruzione di Sikem e morte di Abimelek

22  Abimelec signoreggiò sopra Israele per tre anni. 

Abimelec regnò come un padrone, opprimendo il popolo. Signoreggia per tre anni, perché nel frattempo Dio gli dà l’opportunità per ravvedersi; il Signore è paziente.

Ora vediamo l’autorità di Dio, che porta la giustizia dove non ce n’è:

Vs. 23.  Poi Dio mandò un cattivo spirito fra Abimelec e i Sichemiti; e i Sichemiti non furono più fedeli ad Abimelec, 

Gli abitanti di Sichem tradiscono Abimelec perché il loro cuore è cambiato. In questo modo diventa reale la maledizione di Iotam. Il fatto che Dio mandi uno spirito cattivo significa che Egli governa sovranamente su tutto l’universo e sulla vita degli uomini. Perfino Satana non potè attaccare Giobbe senza il permesso di Dio (Giobbe 1: 12, 2: 6).

Vs. 24.  affinché la violenza fatta ai settanta figli di Ierubbaal ricevesse il suo castigo e il loro sangue ricadesse sopra Abimelec, loro fratello, che li aveva uccisi, e sopra i Sichemiti che lo avevano aiutato a uccidere i suoi fratelli. 

Ciò che un uomo semina, raccoglierà. Coloro che portano la ribellione all’interno della chiesa non hanno l’appoggio di Dio; non è il nostro compito spodestare un pastore: a lui ci pensa Dio.

Vs. 25-26.  I Sichemiti posero in agguato contro di lui, sulla cima dei monti, della gente che derubava chiunque passasse per la strada, vicino a loro. Abimelec venne a saperlo. 26  Poi Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli vennero a Sichem e i Sichemiti riposero in lui la loro fiducia. 

Gal, discepolo di Abimelec, ottiene la fiducia.

Vs. 27-31.  Usciti nei campi vendemmiarono le loro vigne, pigiarono l’uva e fecero festa. Poi entrarono nella casa del loro dio, mangiarono, bevvero e maledissero Abimelec. 28  Gaal, figlio di Ebed, disse: «Chi è Abimelec e chi è Sichem, che dobbiamo servirlo? Non è forse il figlio di Ierubbaal? Zebul non è forse il suo commissario? Servite gli uomini di Camor, padre di Sichem! Ma noi perché serviremmo costui? 29  Ah, se questo popolo fosse ai miei ordini

Anche Absalom faceva grandi promesse.

io scaccerei Abimelec!» Poi disse ad Abimelec: «Rinforza il tuo esercito e fatti avanti!» 30  Zebul, governatore della città, avendo udito le parole di Gaal, figlio di Ebed, si accese d’ira 31  e mandò segretamente dei messaggeri ad Abimelec per dirgli: «Ecco, Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli sono venuti a Sichem e sobillano la città contro di te. 

Abimelec ha spinto Sichem contro i figli di Gedeone, ed ora Gaal fomenta la gente contro di lui.

Vs. 32-41.  Alzati dunque di notte, con la gente che è con te, e fa’ un’imboscata nella campagna; 33  domani mattina, allo spuntar del sole, ti sveglierai e piomberai sulla città. Quando Gaal e i suoi uomini usciranno contro di te, tu gli farai quel che sarà necessario». 34  Abimelec e tutta la gente che era con lui si alzarono di notte e si appostarono nei dintorni di Sichem, divisi in quattro schiere. 35  Intanto Gaal, figlio di Ebed, uscì e si fermò all’ingresso della porta della città; e Abimelec uscì dall’imboscata con la gente che era con lui. 36  Gaal, veduta quella gente, disse a Zebul: «C’è della gente che scende dall’alto dei monti». Zebul gli rispose: «Tu vedi l’ombra dei monti e la prendi per uomini». 37  Gaal riprese a dire: «Guarda, c’è gente che scende dalle alture del paese e una schiera che giunge per la via della quercia degli indovini». 38  Allora Zebul gli disse: «Dov’è ora la tua millanteria di quando dicevi: "Chi è Abimelec, che dobbiamo servirlo?" Non è questo il popolo che disprezzavi? Ora, fatti avanti e combatti contro di lui!» 39  Allora Gaal uscì alla testa dei Sichemiti, e diede battaglia ad Abimelec. 40  Ma Abimelec lo inseguì ed egli fuggì davanti a lui, e molti uomini caddero morti fino all’ingresso della porta. 41  Abimelec si fermò ad Aruma e Zebul scacciò Gaal e i suoi fratelli, che non poterono più rimanere a Sichem. 

Il giudizio si sta già abbattendo su Sichem.

Vs. 42-44.  Il giorno seguente, il popolo di Sichem andò nei campi; Abimelec ne fu informato. 43  Egli prese allora la sua gente, la divise in tre schiere e fece un’imboscata nei campi; e quando vide che il popolo usciva dalla città, mosse contro di loro e ne fece strage. 44  Poi Abimelec e la gente che era con lui corsero avanti e vennero a porsi all’ingresso della porta della città, mentre le altre due schiere si gettarono su tutti quelli che erano nei campi e ne fecero strage. 

Abimelec uccide moltissimi uomini, gran parte della città. 

Gli scavi archeologici hanno confermato tale distruzione di Sichem nel XII sec. A. C.; la città restò in rovina Geroboamo I la ricostruì per farne la sua capitale (1 Re 12:25).

Vs. 45-46.  Abimelec attaccò la città per tutta la giornata, la prese e uccise la gente che vi si trovava; poi spianò la città e vi sparse sopra del sale. 46  Tutti gli abitanti della torre di Sichem, udito ciò, si ritirarono nel torrione del tempio di El-Berit. 

I sopravvissuti si rifugiano presso il tempio del loro dio, per trovare protezione contro Abimelec.

Vs. 47-49.  Fu riferito ad Abimelec che tutti gli abitanti della torre di Sichem si erano radunati lì. 48  Allora Abimelec salì sul monte Salmon con tutta la gente che era con lui; prese una scure, tagliò un ramo d’albero, lo sollevò e se lo mise sulla spalla; poi disse a quelli che erano con lui: «Quello che mi avete visto fare fatelo presto anche voi!» 49  Tutti tagliarono dei rami, ognuno il suo, e seguirono Abimelec; posero i rami contro al torrione e lo incendiarono con quelli che vi erano dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne.

Muoiono arsi vivi.

 Vs. 50-52.  Poi Abimelec andò a Tebes, la cinse d’assedio e se ne impadronì. 51  In mezzo alla città vi era una forte torre, dove si rifugiarono tutti gli abitanti della città, uomini e donne; vi si rinchiusero dentro e salirono sul tetto della torre. 52  Abimelec, giunto alla torre, l’attaccò e si accostò alla porta per appiccarvi il fuoco. 

Vuole uccidere anche i sopravvissuti a Tebes.

Vs. 53-54.  Ma una donna 

Una donna qualunque uccide il re, quello stesso uomo che credeva di essere superiore a tutti.

gettò giù un pezzo di macina sulla testa di Abimelec e gli spezzò il cranio. 54  Egli chiamò subito il giovane che gli portava le armi, e gli disse: «Estrai la spada e uccidimi, affinché non si dica: "Lo ha ammazzato una donna!"» Il suo servo allora lo trafisse ed egli morì. 

Essere ucciso da una donna era un grande insulto perché egli era un guerriero.

Vs. 55-57.  Quando gli Israeliti videro che Abimelec era morto, se ne andarono, ognuno a casa sua. 56  Così Dio fece ricadere sopra Abimelec il male che egli aveva fatto contro suo padre uccidendo i suoi settanta fratelli. 57  Dio fece anche ricadere sul capo degli uomini di Sichem tutto il male che avevano fatto; e su di loro si compì la maledizione di Iotam, figlio di Ierubbaal. 

Si avvera la profezia di Jotam.

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