Giudici 13-14
Cap. 13
Israele oppresso nuovamente dai Filistei. Miracolosa nascita di Sansone.
Vs. 1. I figli d’Israele continuarono a fare ciò che era male agli occhi del SIGNORE e il SIGNORE li diede nelle mani dei Filistei per quarant’anni.
E’ la settima volta che questo fatto accade: il popolo abbandona Dio ed Egli permette l’oppressione da parte dei pagani.
Il liberatore questa volta sarà Sansone, il quale però porterà a termine la sua opera parzialmente; la vera liberazione, infatti, si avrà con il re Davide.
Vs. 2-5. C’era un uomo di Sorea, della famiglia dei Daniti, di nome Manoà;
La parola Dan significa “Dio è il mio giudice”.
“Manoa” significa “riposare”. Egli fu il padre di Sansone e, come sua moglie, temeva e amava Dio. Ciò ci fa capire che, anche se siamo figli fedeli a Dio, ciò non ci garantisce che anche i nostri figli faranno altrettanto.
Sansone fu un uomo dotato di grandi doni, sfruttati però al minimo.
sua moglie era sterile e non aveva figli. 3 L’angelo del SIGNORE apparve alla donna, e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai figli; ma concepirai e partorirai un figlio. 4 Ora guardati dunque dal bere vino o bevanda alcolica e non mangiare nulla di impuro. 5 Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla testa del quale non passerà rasoio, giacché il bambino sarà un nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei».
La mamma di Sansone viene visitata da un angelo, che la toglie dalla condizione di vergogna: quella di non avere figli. Il bambino doveva essere consacrato a Dio, non poteva tagliarsi i capelli ed aver contatto con i corpi morti (Numeri 6: 2-6). Sansone viene scelto per essere il liberatore del popolo dai Filistei.
Numeri 6: 1-8. Il SIGNORE disse ancora a Mosè: 2 «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: "Quando un uomo o una donna avrà fatto un voto speciale, il voto di nazireato, 3 per consacrarsi al SIGNORE, si asterrà dal vino e dalle bevande alcoliche; non berrà aceto fatto di vino, né aceto fatto di bevanda alcolica; non berrà liquori d’uva e non mangerà uva, né fresca né secca. 4 Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dagli acini alla buccia.
Non può toccare l’una in alcun modo
5 Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; fino a che siano compiuti i giorni per i quali egli si è consacrato al SIGNORE, sarà santo; si lascerà crescere liberamente i capelli sul capo.
Non può tagliare i capelli
6 Per tutto il tempo che egli si è consacrato al SIGNORE, non si avvicinerà a un corpo morto;
Non può toccare un cadavere, né umano, né di animale.
7 si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà con loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio. 8 Per tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato al SIGNORE.
Vs. 6-8. La donna andò a dire a suo marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio: un aspetto davvero tremendo. Io non gli ho domandato da dove veniva, ed egli non mi ha detto il suo nome; 7 ma mi ha detto: "Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere né vino né bevanda alcolica e non mangiare niente di impuro, perché il bambino sarà un nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre e fino al giorno della sua morte"». 8 Allora Manoà supplicò il SIGNORE e disse: «Signore, ti prego che l’uomo di Dio che ci avevi mandato torni di nuovo a noi e ci insegni quello che dobbiamo fare per il bambino che nascerà».
Manoa ha bisogno di essere guidato da Dio perciò si mette in preghiera: questo è un ottimo esempio per ognuno di noi.
Vs. 9-12. Dio esaudì la preghiera di Manoà; e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, che era seduta nel campo; ma Manoà, suo marito, non era con lei. 10 La donna corse in fretta a informare suo marito e gli disse: «Ecco, quell’uomo che venne da me l’altro giorno mi è apparso». 11 Manoà si alzò, andò dietro a sua moglie e, raggiunto quell’uomo, gli disse: «Sei tu che parlasti a questa donna?» E quegli rispose: «Sono io». 12 E Manoà: «Quando la tua parola si sarà avverata, quale norma si dovrà seguire per il bambino? Che cosa si dovrà fare per lui?»
Manoa desidera che ogni passo del bambino sia guidata da Dio.
Vs. 13-16. L’angelo del SIGNORE rispose a Manoà: «Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto. 14 Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcolica, e non mangi niente d’impuro; osservi tutto quello che le ho comandato». 15 Manoà disse all’angelo del SIGNORE: «Ti prego, permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!» 16 L’angelo del SIGNORE rispose a Manoà: «Anche se tu mi trattenessi non mangerei del tuo cibo; ma, se vuoi fare un olocausto, offrilo al SIGNORE». Manoà non sapeva che quello fosse l’angelo del SIGNORE.
Non è “un” angelo, ma “l” angelo, ossia una cristofania, ossia Gesù.
Vs. 17-18. Poi Manoà disse all’angelo del SIGNORE: «Qual è il tuo nome, affinché, quando si saranno adempiute le tue parole, noi ti rendiamo onore?» 18 L’angelo del SIGNORE gli rispose: «Perché mi chiedi il mio nome? Esso è meraviglioso».
Isaia 9: 5- 6 (9-5) Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, 7 (9-6) per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno,
La parola “ammirabile” è la stessa che qui viene tradotta con “meraviglioso”: l’angelo è Gesù.
Vs. 19-25. Manoà prese il capretto e l’oblazione e li offrì al SIGNORE su una roccia. Allora avvenne una cosa prodigiosa: Manoà e sua moglie stavano guardando, 20 e mentre la fiamma saliva dall’altare al cielo, l’angelo del SIGNORE salì con la fiamma dell’altare. Manoà e sua moglie, vedendo questo, caddero con la faccia a terra. 21 L’angelo del SIGNORE non apparve più né a Manoà né a sua moglie. Allora Manoà riconobbe che quello era l’angelo del SIGNORE 22 e disse a sua moglie: «Noi moriremo sicuramente, perché abbiamo visto Dio». 23 Ma sua moglie gli disse: «Se il SIGNORE avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l’olocausto e l’oblazione; non ci avrebbe fatto vedere tutte queste cose e non ci avrebbe fatto udire proprio ora delle cose come queste». 24 Poi la donna partorì un figlio, a cui pose nome Sansone. Il bambino crebbe e il SIGNORE lo benedisse. 25 Lo spirito del SIGNORE cominciò ad agitarlo quando era a Maane-Dan, fra Sorea ed Estaol.
“Sansone” significa “solare, splendore”.
Il bambino cresce, è benedetto, poi, quando diviene adulto, sente che lo Spirito di Dio lo spinge a muoversi in un’altra direzione; vedeva l’oppressione dei figli di Israele da parte dei Filistei decide di andare contro tali ingiustizie.
Cap. 14
Vs. 1-2. Sansone scese a Timna e vide (concupiscenza dell’occhio) là una donna tra le figlie dei Filistei. 2 Tornato a casa, ne parlò a suo padre e a sua madre, e disse: «Ho visto a Timna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetemela (concupiscenza della carne: la desidera) dunque per moglie».
L’atteggiamento di Sansone è arrogante: prova un desiderio carnale e deve soddisfarlo a tutti i costi, anche mancando di rispetto a suo padre.
Vs. 3. Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è tra le figlie dei tuoi fratelli in tutto il nostro popolo una donna per te? Devi andare a prenderti una moglie tra i Filistei incirconcisi?» Sansone rispose a suo padre: «Prendimi quella perché mi piace».
Sansone agisce in disobbedienza alla parola di Dio, che aveva raccomandato ad Israele di non avere a che fare con i pagani.
Vs. 4. Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal SIGNORE;
Qui è il paradosso tra il libero arbitrio dell’uomo e l’orchestrare di Dio; infatti, Sansone agisce chiaramente in disobbedienza alla Parola di Dio, però quest’ultimo impedirà che il matrimonio venga consumato, userà la donna per scatenare la rabbia in Sansone e spingerlo contro i Filistei.
Dio è sovrano sulla nostra vita, è onnisciente ed onnipotente; può compiere il suo piano, nonostante il nostro agire in disobbedienza.
Sansone infatti cercava un’occasione di contesa da parte dei Filistei. In quel tempo, i Filistei dominavano Israele.
Vs. 5-6. Poi Sansone scese con suo padre e sua madre a Timna; e quando giunsero alle vigne di Timna, ecco un leoncello venirgli incontro ruggendo. 6 Lo spirito del SIGNORE investì Sansone, che, senza aver niente in mano, squartò la belva, come uno squarta un capretto; ma non disse nulla a suo padre né a sua madre di ciò che aveva fatto.
Sansone sta camminando all’interno di una vigna, anche se sapeva che non poteva toccare l’uva a causa del voto fatto dai suoi genitori. Ciò ci fa capire che non possiamo illuderci di poter camminare in prossimità del peccato sperando di rimanerne immune.
Ecco il peccato:
Vs. 7-9. E scese, parlò alla donna, e questa gli piacque. 8 Di lì a qualche tempo, tornò per prenderla e uscì di strada per vedere la carcassa del leone; ed ecco nella carcassa del leone c’era uno sciame d’api e del miele. 9 Egli prese in mano il miele, e si mise a mangiarlo per via;
Il nazireo non poteva toccare un cadavere ed inoltre egli sta mangiando del cibo preso all’interno di un corpo morto.
e quando ebbe raggiunto suo padre e sua madre, ne diede loro ed essi ne mangiarono;
Fa peccare anche i suoi genitori, anche se essi non ne sono coscienti.
ma non disse loro che aveva preso il miele dalla carcassa del leone.
I suoi genitori temevano Dio, perciò avrebbero rifiutato di mangiare il miele.
Vs. 10-14. Suo padre scese a trovare quella donna e là Sansone fece un convito; perché tale era il costume dei giovani. 11 Appena i parenti della sposa videro Sansone, invitarono trenta compagni perché stessero con lui. 12 Sansone disse loro: «Io vi proporrò un enigma; se voi me lo spiegate entro i sette giorni del convito e se l’indovinate, vi darò trenta tuniche e trenta vesti; 13 ma, se non me lo potete spiegare, darete trenta tuniche e trenta vesti a me». 14 Quelli gli risposero: «Proponi il tuo enigma e noi l’ascolteremo». Egli disse loro: «Dal mangiatore è uscito del cibo, e dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni quelli non poterono spiegare l’enigma.
Dal suo peccato trae un indovinello, scherzando sul suo modo di agire.
Vs. 15-17. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Tenta tuo marito affinché ci spieghi l’enigma; se no, daremo fuoco a te e alla casa di tuo padre. E che? ci avete invitati per spogliarci?» 16 La moglie di Sansone si mise a piangere presso di lui e a dirgli: «Tu non hai per me che dell’odio e non mi ami; hai proposto un enigma ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli a lei: «Ecco, non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre e lo spiegherei a te?» 17 Lei pianse presso di lui, per i sette giorni che durava il convito; il settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava; e lei spiegò l’enigma ai figli del suo popolo.
Satana non smetterà mai di tormentarci e, se gli diamo ascolto, gli permetteremo di avere pieno potere sulla nostra vita. In questo caso la moglie pagana insiste, ottiene l’informazione e poi tradisce suo marito.
Vs. 18. Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: «Cos’è più dolce del miele? e chi è più forte del leone?» Egli rispose loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio enigma».
Sansone sta dicendo che stanno barando e lo fa in modo enigmatico; infatti, non è la giovenca ad arare la terra, ma il toro.
Vs. 19-20. Lo spirito del SIGNORE lo investì ed egli scese ad Ascalon, vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede le vesti a quelli che avevano spiegato l’enigma. Poi, acceso d’ira, risalì a casa di suo padre. 20 Ma la moglie di Sansone fu data al compagno, che egli si era scelto per amico.
Non sposa questa donna.