Giovanni 15
Giovanni 15:1-11
Giovanni 15:12-17
Giovanni 15:18-16:7
Cap. 15
Vs. 1-11. «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. 2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. 3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunziata. 4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. 9 Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.
I discepoli sono 11 perché Giuda è uscito di scena.
Gesù pronuncia un discorso, che inizia al cap. 13 e proseguirà fino al cap. 17, dove afferma delle verità molto importanti per i discepoli di allora e per noi oggi.
Sta per essere tradito; sono le ultime 24 ore della sua vita.
Nel cap. 14 Gesù ha parlato delle promesse che abbiamo riguardo al cielo, circa il posto che ha preparato per noi ed il suo ritorno per prenderci, per farci rimanere con Lui per l’eternità. Egli tornerà per la chiesa, per glorificarci in cielo. Tuttavia oggi dobbiamo vivere la nostra vita sulla terra, in attesa di quel giorno. In questo tempo sulla terra non siamo glorificati, non siamo in cielo e pertanto Gesù ci incoraggia poiché sa che ne abbiamo bisogno. Siamo santi in Gesù, siamo il suo popolo, glorificati in Lui.
Gesù si trova con i discepoli e si sta avviando verso il giardino di Getsemani. Lungo la via incontrano vigne e giardini, ovvero delle cose che essi conoscono molto bene. Per questo motivo egli parla loro usando degli esempi che possano capire.
Qui ci spiega il segreto per portare frutto nella vita cristiana, per glorificare Dio, toccare la vita delle altre persone. Il cristiano deve essere gioioso perché tale sentimento deve scaturire da una persona che ha trovato pace in Gesù.
Vs. 1. «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo.
Più volte Gesù ci dice chi Egli sia:
è il pane sceso dal cielo, la luce del mondo, la porta per le pecore, il buon pastore, la resurrezione e la vita, la via, la verità e la vita, la vera vite.
Egli è la vera vite; colui che dimora in Lui sarà sostenuto anche dal Padre e porterà frutto. Se dimoriamo in Cristo, nella vita produciamo frutto, quello dello Spirito Santo; tale frutto deve essere visibile, altrimenti Dio provvede alla potatura o, addirittura, all’estirpazione della pianta.
Qui ci racconta una parabola per farci capire come dobbiamo vivere in Lui. E’ importante avere un buon rapporto con Gesù e comprendere bene come i suoi insegnamenti cambino la vita. Sovente la religione è un insieme di precetti contenenti le azioni che dobbiamo compiere per Dio; Gesù, invece, ci insegna chi siamo grazie a quanto Egli ha compiuto per noi: siamo suoi figli grazie alla sua morte e ora siamo in relazione con Lui.
La vite era il simbolo nazionale per Israele e il loro simbolo religioso. Nel periodo dei Maccabei si trovava nelle loro monete e Dio nel VT veniva chiamato “il vignaiolo”. L’Eterno paragona più volte Israele ad una vigna pronta a dare frutto per Lui. Attraverso tale popolo anche gli altri potevano raggiungere il vero Dio. Gesù dice di essere la vera vite, Colui che determina un rapporto vero tra l’uomo e Dio. In tale affermazione vi sono due messaggi:
solo in Cristo si può avere un vero rapporto con Dio. La nostra fonte di vita non è in una serie di azioni, ma in una persona. Chi è in Cristo Gesù ha la vita eterna, offerta da Dio, il quale desidera donarla a tutti. Dobbiamo essere trovati IN Gesù, nati di nuovo: questo è il messaggio dato a Nicodemo nel cap. 3. Era un uomo religioso, un capo, però Gesù gli dice di nascere di nuovo. Non basta credere in Dio, poiché è necessario nascere di nuovo ed entrare nella Sua famiglia.
Dio ora ci ha chiamati ad essere una vigna fruttifera, con a capo Gesù. Dobbiamo portare frutto, come risultato della sua relazione con Lui. Dio non è solo il proprietario della vigna, ma è colui che la cura in prima persona ogni giorno. Sa cosa bisogna fare nella nostra vita ed opera affinché prosperiamo. Dio è all’opera nella nostra vita.
Gesù è la vera vite, l’unica; se Cristo specifica tale concetto, vuol dire che esistono persone che si spacciano per la “vite”. Egli è la sorgente che ci dona la vita quotidiana.
Gesù usa il rapporto fra la vite e i tralci per descrivere il legame esistente fra i credenti e Lui. I tralci sono totalmente legati e dipendenti dalla vite e non possono vivere senza di essa. È la vite che regge e tiene in vita i tralci. Ogni vero tralcio dipende totalmente dalla
vite per la sua esistenza. Lo stretto legame alla vite è fonte di vita, di forza, di vitalità, di capacità di portare frutto, e della bellezza del tralcio. La vite non solo dà vita al tralcio all'inizio della sua esistenza, ma continua a dargliela ripetutamente. Esso non può esistere se non è attaccato alla vite.
Gesù dichiara che noi siamo i tralci e Lui è la vite, perciò è impossibile per noi vivere, spiritualmente se non dimoriamo in Lui. Non abbiamo alcuna vita spirituale autonoma.
Ogni vero credente deve rimanere strettamente attaccato a Cristo perché è solo da Lui che prendiamo forza e vita spirituale giorno per giorno. È da Cristo che si riceve la grazia giorno per giorno per camminare vittoriosamente sul peccato, e per riuscire a portare un frutto duraturo. È un'immensa consolazione e un incoraggiamento comprendere anche che non dobbiamo affrontare le difficoltà da soli e che la nostra salvezza non è fondata sulle nostre forze o sulle nostre capacità. Non dobbiamo combattere i nostri peccati da soli, con le nostre povere forze. Invece, siamo in Cristo, e da LUI prendiamo forza e vita e grazia, giorno per giorno per crescere. Ogni nostra forza viene da Cristo. Dobbiamo vedere Gesù Cristo come la radice e noi come i rami. La radice mantiene e sostiene i rami.
Qual è il nostro scopo come tralci? Portare frutto per il Regno di Dio.
Vs. 2. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più.
Qui non vuol dire che Dio ci rincorre con delle grandi forbici per tagliarci e buttarci via poiché ciò contraddirebbe il versetto di Filippesi 1:6. essendo convinto di questo, che Colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Colui che ha iniziato una buona opera in noi la porterà a termine, poiché Dio è fedele. L’albero porta frutto spontaneamente e così noi non dobbiamo sforzarci nel fare questo, ma avere un rapporto con Dio: questo porterà frutto spontaneo. Aggrappiamoci a Gesù e lasciamo che egli viva la sua vita in noi.
Due sono i tipi di tralci:
quelli che portano frutto, che vengono potati affinché siano ancora più fruttiferi;
quelli che non portano frutto, che sono tagliati e bruciati.
Ebrei 4:2. Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona notizia;
Sono stati salvati in Egitto dal sangue di un agnello.
a loro però la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano ascoltata.
E’ il raffronto tra i credenti ed il popolo di Israele.
Ogni persona nel mondo avrà l’opportunità di essere innestata nella famiglia di Dio, perciò nessuno potrà affermare nel giorno del giudizio di non aver mai ascoltato il Vangelo. Essi saranno gettati nel fuoco.
Il primo frutto è il ravvedimento, a cui fa seguito la nuova nascita, che ci permette di essere adottati, entrando nella Casa di Dio.
Questa situazione è solo la partenza; poi, infatti, veniamo potati per portare molto frutto.
Vs. 3. Voi siete già puri a causa della Parola che vi ho annunziata.
La Parola ci santifica e ci fa crescere in purezza. Se dimoriamo nella Parola, allora la nostra crescita sarà sicura e costante.
Vs. 4-5. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me.
Nessuna delle nostre azioni può essere gradita a Dio; solo in Gesù possiamo portare frutto e possiamo avere vita spirituale.
Il vignaiolo purifica i rami della vite. La Parola purifica la nostra vita perché è una lampada al nostro piede. Per questo motivo dobbiamo accostarci ad essa ogni giorno, lavarci spiritualmente in essa, superando ogni pigrizia. Se apriamo la Parola Dio ci parla, ci purifica e ci rinfresca.
Dimoriamo in Cristo e porteremo molto frutto, gustoso e succoso, spiritualmente nutritivo per coloro che sono attorno a noi.
5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.
Galati 5: 16. Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne.
Il segreto per non peccare è quello di dimorare in Cristo. In Italiano la parola “dimora” descrive quel luogo dove si va ogni giorno per dormire, per mangiare, per rilassarsi, per stare a casa; è il posto con cui ci si identifica. Un vero credente dimora in Cristo, si identifica con Lui, si sente a casa con Lui, resta strettamente legato a Lui. Cristo fa parte di ogni aspetto della sua vita.
Vs. 6-7. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.
Gesù sta parlando della comunione con Lui, ponendo l’enfasi su tale aspetto e non sul frutto. La parola “dimorare” viene usata 15 volte. Il frutto è la conseguenza di tale rapporto. Preghiamo frequentemente, rivolgiamo a Dio ogni pensiero ed ostacoliamo i momenti in cui la comunione viene meno. Sovente ci basiamo sulle esperienze passate, ma invece abbiamo bisogno ogni giorno di un tocco fresco e di un nuovo incontro con Cristo. Una vita lontana da Lui è una vita bruciata, inutile ed una fiamma improvvisa e cocente la consuma in un attimo. Poi è tutto finito.
7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.
Tale versetto non significa che possiamo chiedere qualunque cosa a Gesù ed Egli l’esaudirà, ma che Egli ascolta le preghiere che riguardano fattori che rispecchiano la Sua personalità.
Un esempio: Salmo 1: “chiedetemi le nazioni”.
Gesù esaudisce le nostre preghiere a condizione che dimoriamo in Lui. Ciò non è una promessa di ricompensa perché abbiamo agito correttamente, bensì la consapevolezza che colui che dimora in Cristo chiede cose secondo la sua volontà. Per questo esse verranno esaudite.
Vs. 8. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.
Se siamo veri discepoli di Gesù glorifichiamo Dio e portiamo molto frutto. Dio ci sta potando con attenzione, ci sta lavando, rialzando, sostenendo. E’ un processo progressivo. Siamo connessi alla vigna: qui è il segreto.
Galati 5: 22-23. Ci elenca i frutti tipici di un vero credente:
22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; 23 contro queste cose non c’è legge.
Vs. 9-11. Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.
Dobbiamo vivere ogni momento della nostra vita con la coscienza che Dio ci ama; perciò la gioia scorrerà in noi.
Vs. 12-17. «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 13 Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. 14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. 15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. 16 Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. 17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
Gesù sta sempre pronunciando il suo ultimo discorso, prima di morire in croce.
Ci annuncia i fatti spiacevoli che colpiranno i Suoi:
Vs. 18. «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.
Chi è seguace di Cristo viene odiato dal mondo, perché il male odia il bene: dobbiamo essere preparati a questo fatto.
“Il mondo”: tale parola significa:
parla della terra, il mondo fisico;
la totalità dell’umanità (Giovanni 3:16);
chiunque non crede in Dio, che non ha interesse per le cose celesti, il peccato.
Vs. 19. Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia.
Quando abbiamo conosciuto Cristo, siamo stati trasportati dal mondo delle tenebre a quello della luce. Per il mondo, allora, siamo strani, incomprensibili, perciò veniamo odiati, perseguitati e addirittura uccisi.
Vs. 20-26. Ricordatevi della parola che vi ho detta: "Il servo non è più grande del suo signore". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22 Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24 Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun altro ha mai fatte, non avrebbero colpa; ma ora le hanno viste, e hanno odiato me e il Padre mio. 25 Ma questo è avvenuto affinché sia adempiuta la parola scritta nella loro legge: "Mi hanno odiato senza motivo". 26 Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Gesù non ci ha lasciato soli, ma è con noi e vi resterà fino alla fine del mondo; ha predisposto un consolatore, lo Spirito santo, una guida costante.