Genesi 50

Genesi 50
Craig Quam

Cap. 50

In questo capitolo troviamo:

  • i preparativi per il funerale di Giacobbe;

  • il mantenersi dei rapporti tra Giuseppe e i suoi fratelli;

  • la morte di Giuseppe.

Sepoltura di Giacobbe nel paese di Canaan

Vs. 1. Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. 

Giuseppe piange per la perdita umana di suo padre.

Vs. 2-3.  Poi Giuseppe ordinò ai medici che erano al suo servizio di imbalsamare suo padre; e i medici imbalsamarono Israele. 3  Ci vollero quaranta giorni; perché tanto è il tempo che si impiega a imbalsamare. E gli Egiziani lo piansero settanta giorni. 

Per Giacobbe viene fatto un lutto molto prolungato, come se fosse un capo di Stato; in realtà agli occhi del mondo era un povero pastore.

Viene imbalsamato, secondo l’usanza dell’Egitto, ma anche perché doveva essere trasportato a Canaan, cosa che richiedeva tempo e per la quale era necessario che il corpo non cominciasse la putrefazione. Senza la presenza della vita, infatti, i nostri corpi si corrompono molto presto.

Per rispetto a Giuseppe, la corte egiziana osservò circa 10 settimane di lutto per Giacobbe, solo due giorni in meno di quanto non facessero per il faraone.

Vs. 4-9.  Quando i giorni del lutto fatto per lui furono passati, Giuseppe parlò alla casa del faraone, dicendo: «Se ora ho trovato grazia ai vostri occhi, fate giungere agli orecchi del faraone queste parole: 5  "Mio padre mi ha fatto giurare e mi ha detto: «Ecco, io muoio; seppelliscimi nel mio sepolcro, che mi sono scavato nel paese di Canaan». Ora dunque, permetti che io salga e seppellisca mio padre; poi tornerò"». 

Giuseppe chiede il permesso al Faraone per recarsi a Canaan a seppellire suo padre, mostrando il rispetto dovuto al sovrano: non agisce senza il suo beneplacito. Per fare ciò si serve di alcuni intermediari, affinché fossero loro a presentarsi davanti al sovrano: o non era indicato che vi andasse di persona durante il periodo del lutto, oppure non voleva approfittare del  favore che godeva.

6  Il faraone rispose: «Sali e seppellisci tuo padre come ti ha fatto giurare». 7  Allora Giuseppe salì a seppellire suo padre e con lui salirono tutti i servitori del faraone, gli anziani della sua casa e tutti gli anziani del paese d’Egitto, 8  tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Non lasciarono nella terra di Goscen che i loro bambini, le loro greggi e i loro armenti. 9  Con lui salirono pure carri e cavalieri, così da formare un corteo numerosissimo. 

Tantissimi anni prima Giuseppe era sceso in Egitto in catene, ora sale verso la terra promessa da autentico re. Qui è una lezione spirituale per noi: anche se chi ci è intorno ci fa del male, se onoreremo il Signore e lo porremo al primo posto della nostra vita, Egli ci renderà l’onore proprio dei figli di Dio. Il mondo ci guarda come se fossimo privi di valore, ma Dio è pronto a riscattarci.

Il funerale di Giacobbe fu un funerale di stato, poiché molti membri della corte vi parteciparono per dimostrare gratitudine a Giuseppe.

Vs. 10-14.  Quando giunsero all’aia di Atad, che è oltre il Giordano, vi furono grandi e profondi lamenti. Giuseppe fece a suo padre un lutto di sette giorni. 11  Quando gli abitanti del paese, i Cananei, videro il lutto dell’aia di Atad, dissero: «Questo è un grave lutto per gli Egiziani!» Perciò fu messo il nome di Abel-Misraim a quell’aia, che è oltre il Giordano. 

Abel-Misraim significa “Il cordoglio degli Egiziani” e rimase come testimonianza per le generazioni successive, che invece oppressero i discendenti di Giacobbe, per il quale i loro antenati avevano mostrato tanto rispetto.

12  I figli di Giacobbe fecero per lui quello che egli aveva ordinato loro: 13  lo trasportarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella grotta del campo di Macpela, che Abraamo aveva comprato, con il campo, da Efron l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà, di fronte a Mamre. 14  Giuseppe, dopo aver sepolto suo padre, tornò in Egitto con i suoi fratelli e con tutti quelli che erano saliti con lui a seppellire suo padre. 

Giuseppe torna a casa dopo tanti anni. Secoli più tardi il popolo vi farà ritorno portando con sé le ossa di Giuseppe.

Giuseppe rassicura i suoi figli

Vs. 15.  I fratelli di Giuseppe, quando videro che il loro padre era morto, dissero: «Chi sa se Giuseppe non ci porterà odio e non ci renderà tutto il male che gli abbiamo fatto?» 

I fratelli di Giuseppe temono una vendetta nei loro confronti.

Vs. 16-17.  Perciò mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre, prima di morire, diede quest’ordine: 17  "Dite così a Giuseppe: Perdona ora ai tuoi fratelli il loro misfatto e il loro peccato; perché ti hanno fatto del male". Ti prego, perdona dunque ora il misfatto dei servi del Dio di tuo padre!» Giuseppe, quando gli parlarono così, pianse. 

Questa è l’ultima volta che Giuseppe piange.

Giuseppe piange 7 volte:

1. Gen 42:24; Ed egli si allontanò da loro, e pianse. Poi tornò, parlò con quelli e prese tra di loro Simeone, che fece incatenare sotto i loro occhi.

2. Gen. 43:20; E Giuseppe s’affrettò a uscire, perché si era commosso nell’intimo per suo fratello; cercava un luogo dove piangere; entrò nella sua camera e pianse. 

3. Gen. 45:2. Alzò la voce piangendo; gli Egiziani lo udirono e l’udì la casa del faraone. 

Sono le tre volte in cui incontra i fratelli dopo tanto tempo.

4. Gen. 45: 14-15.   Poi si gettò al collo di Beniamino, suo fratello, e pianse; e Beniamino pianse sul collo di lui. 15  Baciò pure tutti i suoi fratelli, piangendo. Dopo questo, i suoi fratelli si misero a parlare con lui. 

Svela la propria identità ai fratelli. E’ un pianto di gioia.

5. Gen. 46:29. Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Goscen a incontrare Israele, suo padre; gli si presentò, gli si gettò al collo e pianse a lungo sul suo collo. 

Rivede suo padre e piange di gioia.

6. Gen. 50:1. Piange per la morte fisica di suo padre. Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. 

Fin qui sono tutti pianti nati da sentimenti umani: la mancanza dei fratelli, la commozione di rivederli, il dolore per la morte del padre. L’ultima volta, però, piangerà per la loro incredulità: dopo tanto tempo vissuto assieme ancora non avevano capito chi fosse. 

Ricorda il pianto di Gesù:

7. Gv. 11:33-35.  Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34  «Dove l’avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!» 35  Gesù pianse. 36  Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l’amava!» 37  Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?» 38  Gesù dunque, fremendo di nuovo in sé stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura. 39  Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 

Il Vangelo ci dice che Gesù pianse due volte, non per una commozione umana, ma per l’incredulità della gente. Ora, infatti, non sta piangendo perché il suo amico è morto e lo comprendiamo leggendo il capitolo fin dall’inizio:

Giovanni 11:1-6.  C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2  Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. 3  Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4  Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato». 5  Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; 6  com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. 

Gesù aveva degli amici, amava Lazzaro, eppure non corre immediatamente al capezzale del suo amico; perché? Perché Lazzaro doveva morire per essere risuscitato, per la gloria di Dio.

Infatti:

Giov. 11:11-15. Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12  Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13  Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14  Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15  e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 

Non tutti avevano capito chi fosse Gesù e non avevano la fede sufficiente per credere che Egli poteva anche risuscitare un morto. Gesù ha potere sulla vita stessa, poiché Egli è la vita, la via e la verità.

Maria, Marta e la folla, pur avendo visto Gesù compiere grandi opere, non riescono a credere che Egli possa resuscitare Lazzaro. Anche noi siamo stati testimoni di potenti miracoli, ma a volte dubitiamo del nostro Signore; allora Egli piange anche per la nostra incredulità. Per noi è facile credere che possa soffrire quando commettiamo un peccato grave, ma la Bibbia ci dice che ha pianto solo due volte e per l’incredulità della gente. Gli standard di Dio non sono i nostri.

Luca 19:39-44.   Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40  Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno». 41  Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 42  «Oh se tu sapessi, almeno oggi (in base alle profezie di Daniele), ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 43  Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44  abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata». 

Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme il giorno delle palme e tutti lo acclamano come Figlio di Davide.

E’ l’adempimento delle profezie di Daniele, che aveva predetto il giorno esatto in cui il Messia sarebbe entrato nella città. Piange perché sa che non lo riconoscono come Dio.

Quando i discepoli hanno chiesto a Gesù quali opere dovevano compiere per fare le opere di Dio (costruire un tempio, scalare una montagna, dare gli averi ai poveri…) Cristo risponde di credere il Colui che il Padre ha mandato: dobbiamo solamente credere.

Anche Giuseppe piange perché i fratelli non hanno capito chi egli sia; questo non è un pianto umano, ma rappresenta il dolore che prova Gesù.

Vs. 18-20.  I suoi fratelli vennero anch’essi, si inchinarono ai suoi piedi e dissero: «Ecco, siamo tuoi servi». 19  Giuseppe disse loro: «Non temete. Sono io forse al posto di Dio? 20  Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso. 

Ecco cosa risponde ai fratelli:

Vs. 21.  Ora dunque non temete. Io provvederò al sostentamento per voi e i vostri figli». Così li confortò e parlò al loro cuore. 

Anche Gesù ci chiede di non avere mai paura quando stiamo vivendo un periodo difficile, di avere fede e, se non siamo abbastanza forti,  di pregare per acquisire la capacità di vedere anche ciò che è invisibile. Se crediamo, possiamo vedere la gloria di Dio.

Se Dio ha dato il proprio figlio per noi, se è capace di tenere in equilibrio tutto l’universo, come possiamo dubitare che possa agire sui nostri piccoli problemi?

Io provvederò al sostentamento per voi e i vostri figli.

Dio ha cura di noi e provvederà per noi anche in futuro.

Vecchiaia e morte di Giuseppe

Vs. 22-26.  Giuseppe abitò in Egitto con la casa di suo padre; egli visse centodieci anni. 23  Giuseppe vide i figli di Efraim, fino alla terza generazione; anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle sue ginocchia. 

Giuseppe gode della presenza dei nipoti e dei pronipoti e probabilmente vide i suoi figli diventare capi di tribù distinte, uguali ai suoi fratelli.

24  Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Io sto per morire, ma Dio per certo vi visiterà e vi farà salire, da questo paese, nel paese che promise con giuramento ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe». 

I suoi discendenti non dovevano pensare di vivere per sempre in Egitto, ma pregare Dio perché li riconducesse alla terra della loro famiglia, Canaan.

25  Giuseppe fece giurare i figli d’Israele, dicendo: «Dio per certo vi visiterà; allora portate via da qui le mie ossa». 26  Poi Giuseppe morì, all’età di centodieci anni; e fu imbalsamato e deposto in un sarcofago in Egitto.

Giuseppe fa giurare alla sua famiglia che le sue ossa sarebbero state portate via dall’Egitto al tempo della grande liberazione. 

Dio per certo vi visiterà: questa è la speranza che viveil popolo di Dio nel V.T. e che si realizza nell’avvento del figlio di Dio, il Messia.

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Genesi 49