Genesi 49
Cap. 49
Giacobbe benedice i suoi figli
In questo capitolo troviamo Giacobbe morente che pronuncia una profezia sui suoi figli, simile a quella che Noè ebbe per i propri (Gen 9: 25 e segg.). Parla delle tribù che da loro discenderanno, le quali vengono ricordate anche in Apoc. 21, alla fine dei tempi.
Vediamo:
le profezie di Giacobbe;
le istruzioni circa la sua morte;
la morte di Giacobbe.
La Bibbia ci fa capire come la vita e il carattere dei patriarchi ebbe delle conseguenze sulla loro discendenza, perciò ad essi è stata richiesta una specifica caratteristica morale. A Giacobbe vengono rivelate le profezie future perché per fede guardava avanti, verso la conquista della terra di Canaan e, ancora oltre, verso un futuro glorioso. Attraverso di lui Dio dà al suo popolo queste profezie per aiutarlo a superare i momenti bui, palesando loro il piano per il futuro: ci sarebbe stato, è vero, un tempo di schiavitù, ma anche uno di libertà nella terra promessa.
Vs. 1. Poi Giacobbe chiamò i suoi figli e disse: «Radunatevi, e vi annunzierò ciò che vi avverrà nei giorni a venire.
Nei giorni a venire, o negli ultimi giorni, è una frase che precede la profezia che riguarda il futuro di questi discendenti di Giacobbe. Molti di loro, infatti, non ricevono una benedizione, ma una profezia.
Vs. 2-4. Radunatevi e ascoltate, o figli di Giacobbe! Date ascolto a Israele, vostro padre! 3 Ruben, tu sei il mio primogenito, la mia forza, la primizia del mio vigore, eminente in dignità ed eminente in forza. 4 Impetuoso ( o instabile) come l’acqua, tu non avrai la preminenza, perché sei salito sul letto di tuo padre e hai profanato il mio letto su cui eri salito.
Ruben non riceve la primogenitura perché si è unito con una concubina di suo padre. Il peccato può farci perdere le benedizioni che Dio ha preparato per la nostra vita, non la grazia, che si ottiene per fede.
1 Cronache 5: 1-2. I figli di Ruben, primogenito d’Israele. Egli era il primogenito; ma siccome profanò il letto di suo padre, la sua primogenitura fu data ai figli di Giuseppe, figlio d’Israele. Tuttavia Giuseppe non fu iscritto nelle genealogie come primogenito, 2 perché Giuda ebbe la prevalenza tra i suoi fratelli, e da lui è disceso il principe; ma il diritto di primogenitura appartiene a Giuseppe.
Ruben ha perso le benedizioni a causa del peccato. Nessuna persona importante è nata da questa tribù, tranne Datan e Abiram, ricordati perché si ribellarono contro Mosè.
Ruben si stanziò al di là del Giordano.
Il suo carattere era instabile, non sapeva dominare se stesso, né disciplinare le sue passioni: a volte poteva essere ordinato e regolare, altre mostrarsi sconsiderato. Era incostante e indisciplinato.
Vs. 5-7. Simeone e Levi sono fratelli: le loro spade sono strumenti di violenza. 6 Non entri l’anima mia nel loro consiglio segreto, non si unisca la mia gloria al loro convegno! Perché nella loro ira hanno ucciso degli uomini e nella loro malvagità hanno tagliato i garretti ai tori. 7 Maledetta la loro ira, perché è stata violenta e il loro furore perché è stato crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele.
Giacobbe non maledice loro, ma la loro ira e si riferisce a quando il figlio di Amor, Sikem, ha violentato Dina; allora i suoi fratelli, per vendetta, hanno ucciso tutti gli uomini di quella città, non solo il violentatore. A differenza del padre erano passionali e vendicativi, crudeli e incontrollabili.
Giacobbe ora non li benedice, ma predice la loro divisione. La tribù di Levi non avrà alcuna eredità, essendo sacerdoti, ma possiederanno 48 città di rifugio; la loro terra viene data ad Efraim e Manasse.
La tribù di Simeone viene incorporata nella tribù di Giuda, perciò il suo territorio non gli apparterrà più. Un suo discendente, Zimri, commise un grave peccato (Num 25:14), tanto che ne portarono il peso molto a lungo.
Numeri 25:14. Ora l’uomo d’Israele che fu ucciso con la donna madianita, si chiamava Zimri, figlio di Salu, capo di una casa patriarcale dei Simeoniti.
Vs. 8-12. Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;
Giuda significa “lode”.
la tua mano sarà sul collo dei tuoi nemici;
la tribù di Giuda sarà vittoriosa sotto re Davide (Salmo 18:40).
i figli di tuo padre si inchineranno davanti a te.
In questa storia i fratelli si sono inchinati davanti a Giuseppe, ma in futuro i fratelli di Giuda si prostreranno davanti a qualcuno che discende da questa tribù: Gesù, il Salvatore. Davanti a Lui tutto il popolo di Dio si prostrerà e ne riconosceranno la maestà.
A Giuda appartiene lo scettro (Salmo 60:7); la sua tribù guidò tutte le altre nel deserto e alla conquista di Canaan (Giudici 1:2). Le benedizioni derivanti dalla primogenitura, perduta da Ruben, e tutto il potere furono dati a Giuda.
9 Giuda è un giovane leone;
La sua tribù sarà forte e coraggiosa, qualificata per il comando e la conquista; così viene profetizzato che la tribù di Giuda avrebbe ottenuto grandi vittorie e vissuto in pace col suo bottino.
tu risali dalla preda, figlio mio; egli si china, s’accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà alzare? 10 Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né sarà allontanato il bastone del comando dai suoi piedi, finché venga colui al quale esso appartiene e a cui ubbidiranno i popoli.
Questa profezia è importante per i gentili, che sono un adempimento di questa parola.
Lo scettro è nelle mani di un re: Giacobbe sta profetizzando che il re Davide e poi Gesù, il Re dei re (il Messia, lo Sciloh nel testo originale), discenderanno dalla tribù di Giuda.
Dai tempi di Davide fino alla deportazione lo scettro rimase in mano alla tribù di Giuda; poi i governatori della Giudea discesero tutti da tale tribù ( o dei Leviti che esercitavano le funzioni sacerdotali presso questa tribù, il che è la stessa cosa). Questo finché la Giudea divenne una provincia romana, al tempo della nascita di Cristo. Quando Egli morì, i Giudei dichiararono di non avere altro re che Cesare (Gv. 19:15): con queste parole ammisero, senza rendersene conto, che Cristo Gesù era colui che doveva venire e che non si doveva attendere un altro.
Il bastone del comando tra i suoi piedi significa che l’esecuzione della legge di Dio (che prevede la lapidazione per i colpevoli) sarà in suo potere, fino all’avvento di Gesù.
Quando Cristo aveva 4 anni l’impero romano ha tolto al popolo ebraico il diritto di eseguire la pena di morte; quando Cristo si trovava di fronte a Pilato, questi voleva che gli stessi Ebrei lo giudicassero in base alle loro leggi, ma il popolo ha risposto:
Giovanni 18:31-32. Pilato quindi disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». I Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno». 32 E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, indicando di qual morte doveva morire.
Gesù sapeva che sarebbe morto sulla croce, in base alle usanze romane, poiché gli Ebrei erano soliti uccidere i colpevoli con la lapidazione. Per loro Gesù era un peccatore blasfemo, essendosi dichiarato figlio di Dio, perciò meritava di morire, ma a loro non era lecito mettere in atto tale condanna, che spettava ai Romani.
La parola “ubbidiranno” ha anche il significato di “raduneranno” e si riferisce al fatto che tutti i popoli si riuniscono nel nome di Gesù: questi sono i Cristiani.
11 Egli lega il suo asinello alla vite e il puledro della sua asina alla vite migliore; lava la sua veste col vino e il suo mantello col sangue dell’uva.
Si riferisce alla morte di Cristo e al suo sangue sparso per dare la salvezza al mondo.
12 Egli ha gli occhi rossi dal vino e i denti bianchi dal latte.
Vs. 13. Zabulon abiterà sulla costa dei mari; sarà sulla costa dove approdano le navi, il suo fianco s’appoggerà a Sidone.
E’ l’attuale zona del Libano del sud, nord-ovest di Israele.
Dei discendenti di Zebulon si dice che saranno mercanti e marinai; questa profezia si avvererà 200 o 300 anni dopo quando il paese di Canaan fu spartito a sorte tra le tribù.
Vs. 14-15. Issacar è un asino robusto sdraiato fra due ovili. 15 Egli ha visto che il riposo è buono e che il paese è ameno; ha curvato la spalla per portare il peso, ed è stato costretto ai lavori forzati.
A lui è stata data la valle centrale di Israele, quella più fertile e ricca, ove verrà combattuta la battaglia di Armageddon negli ultimi tempi. Issacar provvederà il cibo per il popolo di Israele ma, essendo posto in una zona di transito commerciale tra il nord e il sud di Israele, verrà anche conquistata da tante nazioni (Romani, Greci, Babilonesi…) che, transitando nel suo territorio, spesso lo hanno reso prigioniero.
Vs. 16-18. Dan giudicherà il suo popolo, come ogni altra tribù d’Israele.
Il nome “Dan” significa “Dio giudica”; il giudice Sansone deriva da questa tribù.
17 Dan sarà una serpe sulla strada, una vipera cornuta sul sentiero, che morde i garretti del cavallo e fa cadere il cavaliere all’indietro. 18 Io aspetto la tua salvezza, o SIGNORE!
La parola “salvezza” in ebraico si dice “Messia”.
Dan non riceve una benedizione: è stata questa tribù ad introdurre l’idolatria ed il suo nome non compare nell’elenco delle tribù in Apocalisse 7.
Vs. 19. Gad sarà assalito da bande armate, ma egli, a sua volta, le assalirà e le inseguirà.
Gad riceve la profezia di un’invasione.
Quando il popolo di Israele ha occupato la terra promessa, Gad non vi è entrato ed ha trovato alloggio ad est del Giordano; perciò è stato facile preda degli invasori, perché meno protetto.
Vs. 20. Da Ascer verrà il pane saporito, ed egli fornirà delizie regali.
Egli fornirà il pane per il popolo. Questa tribù occupò la ricca costa settentrionale di Canaan.
Vs. 21. Neftali è una cerva messa in libertà; egli dice delle belle parole.
Neftali è una tribù poco nominata nella Bibbia, però si dice che sarà una persona gentile. Questa tribù visse nella zona nord-occidentale del mare di Galilea.
Ora è la benedizione di Efraim e Manasse, attraverso Giuseppe:
Vs. 22-26. Giuseppe è un albero fruttifero; un albero fruttifero vicino a una sorgente; i suoi rami si stendono sopra il muro. 23 Gli arcieri lo hanno provocato, gli hanno lanciato frecce, lo hanno perseguitato, 24 ma il suo arco è rimasto saldo; le sue braccia e le sue mani sono state rinforzate dalle mani del Potente di Giacobbe,
Dio ha fortificato Giuseppe e gli ha permesso di superare tutte le prove.
Giacobbe sta raccontando la vita di Giuseppe, più che pronunciare una profezia.
Viene usata la parola “frecce”, per indicare delle parole malvagie; nel N. T. i dardi di Satana sono delle parole cattive, dei pensieri negativi che vogliono entrare nella mente dei credenti.
Giuseppe viene paragonato ad un albero che porta frutto anche nel tempo della carestia, perché vive vicino a Dio. Non si è mai lamentato della condizione in cui ha vissuto, non si è vendicato dei fratelli ed ha posto la sua esistenza nelle mani dell’Eterno.
Nelle persecuzioni egli è rimasto saldo.
Poniamo la nostra vita in Dio ed Egli ci benedirà anche nelle avversità.
da colui che è il pastore e la roccia d’Israele, 25 dal Dio di tuo padre che ti aiuterà e dall’Altissimo che ti benedirà con benedizioni del cielo di sopra, con benedizioni dell’abisso che giace di sotto, con benedizioni delle mammelle e del grembo materno. 26 Le benedizioni di tuo padre sorpassano le benedizioni dei miei progenitori, fino a raggiungere la cima delle colline eterne. Esse saranno sul capo di Giuseppe, sulla fronte del principe dei suoi fratelli.
Vs. 27-28. Beniamino è un lupo rapace; la mattina divora la preda e la sera spartisce le spoglie».
I suoi discendenti saranno forti, battaglieri e coraggiosi, arricchiti col bottino del nemico. Questa tribù, infatti, fu nota per la sua attività; Ehud fu un giudice, Saul il primo re d’Israele, Ester e Mardocheo contribuirono alla distruzione dei nemici dei Giudei; i discendenti di Beniamino lottarono come lupi contro gli uomini perversi di Gibea (Giud. 20:14); anche Paolo proveniva da questa tribù e in gioventù fu un persecutore accanito.
28 Tutti costoro sono gli antenati delle dodici tribù d’Israele; questo è ciò che il loro padre disse loro, quando li benedisse. Li benedisse, dando a ciascuno la sua benedizione particolare.
Alcuni figli non ricevono una benedizione, ma una profezia.
La morte di Giacobbe
Vs. 29-33. Poi diede loro i suoi ordini e disse: «Io sto per essere riunito al mio popolo. Seppellitemi con i miei padri nella grotta che è nel campo di Efron l’Ittita, 30 nella grotta che è nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abraamo comprò, con il campo, da Efron l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà. 31 Qui furono sepolti Abraamo e sua moglie Sara; furono sepolti Isacco e Rebecca sua moglie, e qui io seppellii Lea. 32 Il campo e la grotta che vi si trova furono comprati presso i figli di Chet». 33 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questi ordini ai suoi figli, ritirò i piedi nel letto, spirò e fu riunito al suo popolo.
Giacobbe sa dove sta andando perciò è sereno.