Genesi 29

Genesi 29
Craig Quam

Cap. 29

In questo capitolo vediamo all’azione la provvidenza di Dio nei confronti di Giacobbe, in seguito alle promesse fatte:

  • viene protetto durante il viaggio, fino alla casa di Labano;

  • si sposa;

  • la sua famiglia si ingrandisce con la nascita di 4 figli.

Giacobbe presso Labano. Lea e Rachele

Giacobbe prosegue il suo viaggio da Betel a Paddam Aran, casa di suo zio Labano. Qui doveva fermarsi per un breve tempo, fino al quietarsi dell’ira di suo fratello, invece si tratterrà per 20 anni e non vedrà più i suoi genitori. Inoltre, sarà un tempo durissimo, anche se benedetto da Dio, che non abbandona mai i suoi figli, anche se sono disobbedienti. Giacobbe deve perdere la sua furbizia e la convinzione di potersela cavare da solo con l’inganno, perciò viene messo alla mercè di qualcuno più ingannatore di lui.

Vs. 1-20. Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli Orientali. 2  Egli vide nei campi un pozzo e tre greggi di pecore, accovacciate lì vicino; a quel pozzo infatti si abbeveravano le greggi; ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. 3  Dopo che tutte le greggi si erano radunate là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo, abbeveravano le pecore, poi rimettevano la pietra al suo posto, sulla bocca del pozzo. 4  Giacobbe disse ai pastori: «Fratelli miei, di dove siete?» Quelli risposero: «Siamo di Caran». 5  Egli disse loro: «Conoscete Labano, figlio di Naor?» Ed essi: «Lo conosciamo». 6  Egli disse loro: «Sta bene?» Quelli risposero: «Sta bene; ecco Rachele, sua figlia, che viene con le pecore». 

Dio conduce Giacobbe proprio al campo in cui venivano abbeverate le greggi di Labano e subito incontra Rachele, che sarebbe diventata sua moglie. Anche nel nostro cammino di vita dobbiamo sempre riconoscere la mano di Dio, che agisce  per il nostro bene e ci guida.

7  Egli disse: «Ecco, è ancora pieno giorno, e non è tempo di radunare il bestiame; abbeverate le pecore e portatele al pascolo». 8  Quelli risposero: «Non possiamo, finché non siano radunate tutte le greggi; allora si rotola la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveriamo le pecore». 9  Mentre egli parlava ancora con loro, giunse Rachele con le pecore di suo padre; perché era lei che le portava al pascolo. 10  Quando Giacobbe vide Rachele figlia di Labano, fratello di sua madre, e le pecore di Labano, fratello di sua madre, si avvicinò, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e abbeverò il gregge di Labano, fratello di sua madre. 11  Poi Giacobbe baciò Rachele, alzò la voce e pianse. 12  Giacobbe fece sapere a Rachele che egli era parente del padre di lei, e che era figlio di Rebecca. Ed ella corse a dirlo a suo padre. 13  Appena Labano ebbe udito le notizie di Giacobbe figlio di sua sorella, gli corse incontro, l’abbracciò, lo baciò, e lo condusse a casa sua. Giacobbe raccontò a Labano tutte queste cose; 14  e Labano gli disse: «Tu sei proprio mie ossa e mia carne!» Così abitò presso di lui per un mese. 

Appena giunto, Giacobbe incontra Rachele, sua parente e viene accolto a braccia aperte dallo zio Labano: ha di nuovo una famiglia.

15  Poi Labano disse a Giacobbe: «Perché sei mio parente devi forse servirmi per nulla? Dimmi quale dev’essere il tuo salario». 16  Or Labano aveva due figlie: la maggiore si chiamava Lea e la minore Rachele. 17  Lea aveva gli occhi delicati, ma Rachele era avvenente e di bell’aspetto. 18  Giacobbe amava Rachele e disse a Labano: «Io ti servirò sette anni, per Rachele tua figlia minore». 19  Labano rispose: «É meglio che io la dia a te piuttosto che a un altro uomo; resta con me». 20  Giacobbe servì sette anni per Rachele; e gli parvero pochi giorni, a causa del suo amore per lei. 

Alcuni commentatori affermano che normalmente era sufficiente servire il padre della sposa per un periodo massimo di 2 anni, ma Giacobbe era molto innamorato ed inoltre tratta con un uomo molto astuto, che non esita a sfruttarlo.

Inganno di Labano 

Vs. 21. Poi Giacobbe disse a Labano: «Dammi mia moglie, perché il mio tempo è compiuto, e io andrò da lei». 

Questa frase si traduce letteralmente : “I miei giorni”, poiché certamente Giacobbe contava a ritroso i giorni che lo separavano dal matrimonio  con la sua amata.

Vs. 22.  Allora Labano radunò tutta la gente del luogo e fece un banchetto. 

L’usanza ebraica, invece, prevede che innanzi tutto lo sposo e la sposa vanno via insieme per sette giorni, e poi, al loro ritorno, viene fatto un banchetto e presentata la coppia sotto una capanna, detta “ciupa”. Nella tribù di Labano, invece, sembra esserci un’altra usanza, oppure questo è stato un espediente di quest’uomo per confondere Giacobbe, forse ubriacarlo, ma certamente imbrogliarlo. 

Labano agisce perversamente sia verso Giacobbe, che non ha avuto la sposa che amava, sia verso Rachele, che aveva diritto a sposare Giacobbe, sia ancora verso Lea, obbligata a prestarsi a questo inganno e ad entrare nel letto di un uomo che non la voleva. Immaginiamo l’ira di Giacobbe al suo risveglio e il modo in cui avrà inveito verso una donna indesiderata.

Vediamo che Giacobbe viene ingannato allo stesso modo in cui egli ha tratto in inganno suo padre: è la giusta retribuzione per il peccato commesso.

Vs. 23-25.  Ma, la sera, prese sua figlia Lea e la condusse da Giacobbe, il quale si unì a lei. 24  Labano diede la sua serva Zilpa per serva a Lea, sua figlia. 25  L’indomani mattina ecco che era Lea! Giacobbe disse a Labano: «Che mi hai fatto? Non è per Rachele che ti ho servito? Perché mi hai ingannato?» 

Anche Isacco è stato ingannato nel buio di una tenda, dopo aver mangiato e proprio da Giacobbe. Il fatto è che noi siamo molto misericordiosi con noi stessi quando compiamo un torto verso gli altri e troviamo molte attenuanti per giustificare noi stessi; eppure quando un altro fa lo stesso con noi, allora ci inalberiamo e ci sentiamo offesi mortalmente.

Guardiamo un esempio in:

2 Samuele 11:26-12:10.  Quando la moglie di Uria udì che suo marito era morto, lo pianse. 27  Dopo che ebbe finito i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere in casa sua. Lei divenne sua moglie e gli partorì un figlio. Ma quello che Davide aveva fatto dispiacque al SIGNORE. 1  Il SIGNORE mandò Natan da Davide e Natan andò da lui e gli disse: «C’erano due uomini nella stessa città; uno ricco e l’altro povero. 2  Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; 3  ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnellina che egli aveva comprata e allevata; gli era cresciuta in casa insieme ai figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Essa era per lui come una figlia. 4  Un giorno arrivò un viaggiatore a casa dell’uomo ricco. Questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore che era capitato da lui; prese invece l’agnellina dell’uomo povero e la cucinò per colui che gli era venuto in casa». 5  Davide si adirò moltissimo contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; 6  e pagherà quattro volte il valore dell’agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà». 

Davide pronuncia una sentenza severissima contro un uomo che aveva compiuto i suoi stessi gesti ingiusti ed ingannevoli.

7  Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il SIGNORE, il Dio d’Israele: "Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8  ti ho dato la casa del tuo signore e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo era troppo poco, vi avrei aggiunto anche dell’altro. 9  Perché dunque hai disprezzato la parola del SIGNORE, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto uccidere Uria, l’Ittita, hai preso per te sua moglie e hai ucciso lui con la spada dei figli di Ammon. 10  Ora dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso per te la moglie di Uria, l’Ittita". 

Quello che seminiamo poi raccoglieremo; così è anche per Giacobbe.

Ecco la scusa ingannevole di Labano:

Vs. 26.  Labano rispose: «Non è usanza da noi dare la minore prima della maggiore. 

Anche qui c’è una lezione, infatti Giacobbe ha rubato la primogenitura a suo fratello Esaù ed ora deve sposare una primogenita; nei capitoli seguenti, comunque, si comprende come Lea fosse la donna scelta per lui da Dio, meno bella di sua sorella ma timorosa di Dio e fedele al marito.

Galati 6:7-9.   Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà. 8  Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna. 9  Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. 

Questi principi spirituali sono attuali anche in questo momento: i nostri peccati ci vengono perdonati, ma raccoglieremo i frutti dei nostri errori; anche Giacobbe, che ha ingannato suo padre, per 20 anni ha vissuto le conseguenze delle sue azioni.

Se impregniamo la nostra mente con pensieri malvagi, essa sarà inquinata e progetterà il peccato, ma se la nutriamo con la parola di Dio, essa sarà rinnovata, pura, ricca dei pensieri di Dio. Se seminiamo parole di incoraggiamento e benignità o gentilezza, raccoglieremo parole analoghe, se preghiamo per gli altri, essi lo faranno per noi: questa è una legge spirituale.

Come Dio vinse nella vita di Giacobbe, così farà anche in noi.

Vs. 27-30. Finisci la settimana nuziale con questa 27  e ti daremo anche l’altra, 

Giacobbe viene indotto ad avere due mogli, cosa che non era nella tradizione nella sua famiglia.

per il servizio che presterai da me per altri sette anni». 28  Giacobbe fece così, e finì la settimana di quello sposalizio; poi Labano gli diede in moglie sua figlia Rachele. 29  Labano diede la sua serva Bila per serva a Rachele, sua figlia. 30  Giacobbe si unì pure a Rachele, e amò Rachele più di Lea, e servì Labano per altri sette anni. 

I figli di Giacobbe nati da Lea 

Vs. 31-35.  Il SIGNORE, vedendo che Lea era odiata, la rese feconda; ma Rachele era sterile. 32  Lea concepì, partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «Il SIGNORE ha visto la mia afflizione; ora mio marito mi amerà». 33  Poi concepì di nuovo e partorì un figlio, e disse: «Il SIGNORE ha udito che io ero odiata, e mi ha dato anche questo figlio». E lo chiamò Simeone. 34  Concepì di nuovo e partorì un figlio, e disse: «Questa volta mio marito sarà ben unito a me, perché gli ho partorito tre figli». Per questo fu chiamato Levi. 35  E concepì di nuovo, partorì un figlio e disse: «Questa volta celebrerò il SIGNORE». Perciò lo chiamò Giuda. Poi cessò d’aver figli. 

Giacobbe, Rachele e Lea sono tre persone che desiderano qualcosa e che sono convinte che, se otterranno tale oggetto del loro desiderio saranno felici: questo è un errore poiché la felicità non si ha nelle cose materiali.

Al vs. 31 del cap. 29 si legge: Il SIGNORE, vedendo e sta a significare che Dio vede ogni nostra situazione umana, sia familiare, che lavorativa: nulla sfugge alla sua conoscenza.

Lea ha il diritto di sposarsi prima di Rachele, poiché è la maggiore, invece Giacobbe la scarta e preferisce sua sorella a lei. Poi il padre la obbliga ad ingannare Giacobbe, perciò ha un uomo, ma attraverso un imbroglio. Suo marito non le dimostra amore, anzi la disprezza poiché ama Rachele. Ma DIO VEDE la sua condizione, la sua infelicità ed anche la nostra.

Romani 8:28. Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 

Ogni cosa coopera per il bene di un figlio di Dio, anche subire una malattia o perdere il lavoro, perché Dio vede e conosce ogni situazione.

Giacobbe vuole Rachele.

Genesi 29: 17-18.  Lea aveva gli occhi delicati, ma Rachele era avvenente e di bell’aspetto. 18  Giacobbe amava Rachele 

Genesi 29: 20.  Giacobbe servì sette anni per Rachele; e gli parvero pochi giorni, a causa del suo amore per lei. 

Genesi 29:30.   Giacobbe si unì pure a Rachele, e amò Rachele più di Lea, e servì Labano per altri sette anni. 

Giacobbe voleva Rachele a tutti i costi, abbagliato dalla sua bellezza; tuttavia non tiene conto di alcuni aspetti importanti del suo carattere:

  • È invidiosa. 

CAP. 30: 1-2. Rachele, vedendo che non partoriva figli a Giacobbe, invidiò sua sorella, e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, altrimenti muoio». 2  Giacobbe s’irritò contro Rachele, e disse: «Sono forse io al posto di Dio che ti ha negato di essere feconda?» 

  • È prepotente : Dammi.

  • Chiede al marito cose impossibili.

  • È una manipolatrice.

Genesi 30:14-15.  Ruben uscì al tempo della mietitura del grano e trovò nei campi delle mandragole, che portò a Lea sua madre. Allora Rachele disse a Lea: «Ti prego, dammi delle mandragole di tuo figlio!» 15  Ma Lea rispose: «Ti pare poco avermi tolto il marito, che mi vuoi togliere anche le mandragole di mio figlio?» 

A quel tempo si pensava che le mandragole fossero un frutto afrodisiaco e che rendessero fertile anche una donna sterile (in realtà è un frutto velenoso ma, preso a piccole dosi, dà l’effetto di una droga); Rachele, quindi, riteneva importantissimo avere quelle mandragole perché le avrebbero permesso di avere dei figli (per risolvere tale problema non sta certo pregando Dio). Comunque vedremo che Lea poi dona tali frutti a sua sorella, la quale resta sterile, mentre la prima partorisce molti figli a suo marito.

E Rachele disse: «Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in compenso delle mandragole di tuo figlio». 

Ora concede Giacobbe a Lea per una notte pur di avere le mandragole (comanda suo marito). Quindi: pone fiducia nelle credenze popolari, ma non nel Signore.

  • È anche un’idolatra: ruba gli idoli a suo padre.

Genesi 31: 30-32.  Ora certo te ne sei andato poiché avevi nostalgia della casa di tuo padre, ma perché hai rubato i miei dèi?» 31  Giacobbe rispose a Labano: «Avevo paura, perché mi son detto che mi avresti tolto con la forza le tue figlie. 32  Ma chiunque sia colui presso il quale troverai i tuoi dèi, egli deve morire! In presenza dei nostri fratelli, riscontra ciò che è tuo fra le cose mie e prenditelo!» Giacobbe ignorava che Rachele avesse rubato gli idoli. 

  • E’ una bugiarda, perché mente a suo padre pur di tenere gli idoli per sé.

Rachele vuole a tutti i costi dei figli perché è invidiosa e non vuole essere disonorata.

Comunque Dio avrà misericordia di lei:

Genesi 30: 22-24.  Dio si ricordò anche di Rachele; Dio l’esaudì e la rese feconda. 23  Ella concepì e partorì un figlio, e disse: «Dio ha tolto la mia vergogna». 

Si vergognava di essere sterile: questa è la sua motivazione.

24  E lo chiamò Giuseppe, dicendo: «Il SIGNORE mi aggiunga un altro figlio». 

“Giuseppe” significa “il Signore aggiungerà”. Non proclama alcuna gratitudine per Dio che è stato talmente misericordioso da esaudirla, ma già pensa di avere un altro figlio, per non essere da meno della sorella. Praticamente sta impartendo a Dio degli ordini.

In Genesi 35 avrà un altro figlio, ma morirà di parto:

Genesi 35: 17-18. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere, perché questo è un altro figlio per te». 18 Mentre l’anima sua se ne andava, perché stava morendo, chiamò il bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino. 

“Beniamino” significa “la forza del mio braccio destro”. Rachele dunque morì e fu sepolta sulla via di Efrata, cioè di Betlemme. 

Rachele voleva i figli più di ogni altra cosa al mondo, altrimenti sarebbe morta di dolore e, invece, è morta proprio a causa del parto. I desideri irragionevoli, infatti, ci portano alla morte, anche spirituale; ricordiamo che solo Gesù può darci la giusta soddisfazione.

Lea desidera essere amata da Giacobbe:

Genesi 29:32. Lea concepì, partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «Il SIGNORE ha visto la mia afflizione; ora mio marito mi amerà». 

Per avere l’affetto di suo marito in realtà Lea partorirà ben 7 figli, 6 maschi ( 6 capostipiti delle tribù di Israele) e una figlia, Dina. Mai le fu dato l’amore di Giacobbe. Ecco, infatti, cosa riceve da suo marito:

Genesi 33:1-2.    Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve. 2  Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e infine Rachele e Giuseppe. 

Nel momento del pericolo viene messa in prima fila, certamente più a repentaglio di Rachele perché non è amata. Pensiamo a quanto sarà stata delusa! Anche nella nostra vita le delusioni sono importanti, perché Dio le permette per farci capire che avremo qualcosa di migliore, ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

Non è sbagliato desiderare una moglie, dei figli o l’affetto del marito, come i protagonisti di questi capitoli, ma l’atteggiamento che dobbiamo avere è lo stesso di Cristo; che non sia fatta la nostra volontà, ma quella di Dio. Essa, infatti, è di gran lunga più adeguata a noi dei nostri desideri.

Dio ha permesso che Giacobbe sposasse Lea e forse ella era la scelta di Dio per lui, poiché da lei sono discesi dei patriarchi ed era amata da Dio.

Vediamo cosa accade alla fine della vita di Giacobbe:

Genesi 49: 29-31.  Poi diede loro i suoi ordini e disse: «Io sto per essere riunito al mio popolo. Seppellitemi con i miei padri nella grotta che è nel campo di Efron l’Ittita, 30  nella grotta che è nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abraamo comprò, con il campo, da Efron l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà. 31  Qui furono sepolti Abraamo e sua moglie Sara; furono sepolti Isacco e Rebecca sua moglie, e qui io seppellii Lea. 

Giacobbe vuole essere seppellito vicino a Lea, la donna di Dio.

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