Genesi 17
Cap. 17
Passano altri 13 anni, ossia 24 anni da quando Dio ha promesso ad Abramo di dargli una discendenza numerosa. Oramai egli è vecchio, incapace di avere dei figli, tuttavia Dio, proprio in questo momento, lo rende padre dei figlio della promessa.
In questo capitolo viene stabilito un patto tra Dio ed Abramo, stipulato sotto forma di accordo e definito in modo preciso:
Abramo sarà il padre di molte nazioni;
Dio sarà il Dio suo e dei suoi discendenti;
Abiteranno nella terra di Canaan;
Avrà un figlio da Sara.
Dio rinnova il suo patto con Abramo
Vs. 1. Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro;
Dio onnipotente: “El Shadai”, ovvero “Dio che può ogni cosa”. Nel cap. 15 Egli era “lo scudo”, colui che protegge i suoi figli, poi “il tesoro, la grande ricompensa”, ora è “l’Onnipotente”. Con questo nome apparirà anche a Giacobbe ed è lo stesso usato nei dialoghi presenti nel libro di Giobbe. Dopo l’apparizione a Mosè, invece, Dio verrà comunemente chiamato Jahwè.
Abramo ha dei dubbi circa la sua paternità tramite Sara, poiché è vecchio, ma Dio gli ricorda che Egli è colui che può ogni cosa. Più avanti vedremo che Sara si metterà a ridere quando le verrà prospettata la sua maternità.
cammina alla mia presenza e sii integro;
Dio si aspetta che camminiamo con rettitudine, sapendo che Egli ci vede in ogni situazione; facciamo quindi attenzione anche al nostro parlare, al pensare e all’agire, perché essi siano degni di Lui; investighiamo costantemente la Parola di Dio, perché illumini il nostro cammino; sperimentiamo l’intimità con Dio nella preghiera per intercedere per gli altri.
Queste apparizioni straordinarie di Dio ad Abramo avvengono a distanza di tempo e non costituiscono la quotidianità. Tra una e l’altra il patriarca mantiene viva la comunione con la preghiera e gli atti di culto. Solo talvolta l’Eterno si rivela a lui, stabilendo dei momenti forti ed intensi, i quali, però, non sono la quotidianità; anche lui, così intimo con Dio, gusta tali incontri in rare occasioni. Consoliamoci pensando che un giorno vivremo in continua comunione con Colui che ci ha creati.
Vs. 2-5. e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: 4 «Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; 5 non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni.
io stabilirò - io ti costituisco :
L’azione è totalmente ad opera di Dio.
Abramo vuol dire “padre esaltato”,
Abrahamo “padre di una moltitudine”.
Egli sarà padre di Israele e della chiesa, costituita da credenti di molte nazioni. La sua discendenza sarà come la polvere della terra (discendenza fisica, Israele) e come le stelle del cielo (discendenza celeste, spirituale, la chiesa).
Abramo riceve il nuovo nome direttamente da Dio, mentre tutti i credenti lo vedranno scritto su una pietruzza bianca un giorno (Ap. 2:17) nel cielo.
Vs. 6. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.
Io: L’azione è sempre di Dio; Egli ha un piano per la nostra vita e lo porterà certamente a termine.
Filippesi 1:6. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Paolo è convinto, è certo che Dio porterà a termine il Suo piano iniziato in ognuno di noi. Infatti, egli conosce ogni cosa, anche il nostro futuro o le azioni che compiremo.
Vs. 7-8. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. 8 A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio».
Israele è una terra che appartiene agli Israeliti, anche se è abitata dai Palestinesi. I tentativi umani di assegnare i vari territori ora agli Israeliti, ora ai Palestinesi (vedi Road Mup) sono maledetti da Dio, poiché Egli ha già assegnato una terra al suo popolo.
Il patto stabilito è saldo, immutabile e non sarà mai alterato, poiché garantito dall’Iddio Onnipotente; è un patto ereditario e riguarderà anche tutti i discendenti di Abramo; è eterno e non avrà mai fine.
La controparte umana del patto: la circoncisione
Vs. 9-14. Poi Dio disse ad Abraamo: «Quanto a te, tu osserverai il mio patto: tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. 10 Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio tra di voi sia circonciso. 11 Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi. 12 All’età di otto giorni, ogni maschio sarà circonciso tra di voi, di generazione in generazione: tanto quello nato in casa, quanto quello comprato con denaro da qualunque straniero e che non sia della tua discendenza. 13 Quello nato in casa tua e quello comprato con denaro dovrà essere circonciso; il mio patto nella vostra carne sarà un patto perenne. 14 L’incirconciso, il maschio che non sarà stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sarà tolto via dalla sua gente: egli avrà violato il mio patto».
Il patto della circoncisione non è nato con Mosè, ma è stato dato al tempo di Abramo. Migliaia di anni fa Dio ha dichiarato che la circoncisione doveva avvenire solo all’ottavo giorno e solo recentemente la scienza ha scoperto che la coagulazione del sangue si attua solo allora, grazie alla protrombina, l’agente responsabile di tale processo; non avviene nei giorni precedenti, poiché la protrombina viene prodotta dal secondo giorno di vita in quantità sempre maggiore ed arriva alla sua completezza all’ottavo giorno. Solo in quel giorno, infatti, l’essere umano ne possiede più del 100%. Dio, quale creatore dell’essere umano, conosceva tale aspetto prima della scienza.
questo sarà un segno del patto fra me e voi. Al tempo di Gesù la circoncisione costituiva un grande vanto per gli Ebrei, ma vediamo che nei libri di Galati e di Colossesi viene proclamato ai Gentili che tale pratica costituiva un elemento di un patto superato e cancellato dalla morte e dalla resurrezione di Gesù. Oggi, infatti, non vi è più questo obbligo per i credenti.
La circoncisione non è inerente con la salvezza poiché, ad esempio, Abramo era già salvato prima di tale pratica, grazie alla fede riposta in Dio. Quest’ultimo chiede la circoncisione ai maschi del suo popolo, affinché siano diversi dagli altri, distinti, dotati di un segno esteriore e interiore. Perché Dio chiede un intervento proprio nel pene? Probabilmente perché è una parte molto intima, simbolo del rapporto che Egli desidera istaurare con noi: intimo, privato e segreto. Infatti, coloro che potevano vedere la circoncisione in un uomo erano i genitori, la persona stessa e la moglie, con la quale diventano una sola cosa.
In Colossesi 2:10-23. Paolo parla della circoncisione, che ha un’applicazione anche nella nostra vita di oggi:
10 e voi avete tutto pienamente in lui (Gesù), che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; 11 in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne:
La circoncisione non è un aspetto del quale vantarsi, ma il segno dell’intimità con il Signore; ogni credente di oggi, pur non essendo circonciso nella carne, lo è stato spiritualmente nel cuore da Dio stesso. Con questa circoncisione siamo stati liberati dal potere di Satana, spogliati dal peccato.
12 siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; 14 egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; 15 ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.
Ogni uomo era condannato dalla legge data a Mosè, ma la morte di Gesù ha cancellato tale condanna, inchiodandola sulla croce con Lui.
16 Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, 17 che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. 18 Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, 19 senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio. 20 Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre dei precetti, quali: 21 «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare»
Le usanze ebraiche circa il cibo o il toccare i gentili erano qualcosa di esteriore, ma Gesù ha fatto un’opera all’interno di noi.
22 cose destinate a scomparire con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23 Quelle cose hanno, è vero, una parvenza di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore; servono solo a soddisfare la carne.
Ci sono dei comportamenti che sembrano esprimere una spiritualità profonda (es. vivere in un monastero, camminare con i sandali in inverno e senza calze…), ma qui Paolo ci sta dicendo che le cose non stanno in questi termini; l’umiltà può essere falsa e tali comportamenti possono essere propri di persone carnali, che li compiono per soddisfare la propria autostima ed un alto concetto di sé.
Anche noi cristiani oggi dobbiamo fare attenzione a non diventare legalisti e dare importanza ad aspetti esteriori, ritenendoci più santi di altri fratelli o addirittura salvati da tali cose. Questa è una trappola, nella quale non dobbiamo cadere. Non possiamo perdere tempo nello squadrare gli altri per vedere in loro dei difetti, ma, anzi, siamo chiamati a guardare davanti a noi, verso la nostra meta, che è Cristo Gesù.
Dio promette ad Abramo e a Sara un figlio
Vs. 15. Dio disse ad Abraamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara.
Dio cambia il nome di Sarai in Sara e più avanti attribuirà al bambino che doveva nascere il nome di Isacco, che significa “ridere”.
Dio dà a Sara ed Abramo dei nuovi nomi, come farà anche con tutti i suoi figli un giorno:
Apocalisse 2:17. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.
Nel regno celeste avremo un nuovo nome, scelto da Dio appositamente per noi. Già lo ha fatto con altri suoi figli, ad esempio Saulo, che diviene Paolo, che significa “piccolo, insignificante”; ciò accade quando un uomo nasce di nuovo. Un giorno scopriremo quale sarà il nostro nuovo nome, datoci da Dio stesso.
Abramo visse 400 anni prima della Legge data a Mosè, perciò la sua nuova nascita gli viene data in base alla fede che ha riposto in Dio: egli credette e ciò gli fu imputato come giustizia. E’ nato di nuovo, perciò riceve un nuovo nome.
Notiamo che Ismaele non riceve un nuovo nome, perché è frutto della carne.
La vita di Isacco e di Ismaele sono due allegorie, ossia rappresentano un concetto spirituale importante per noi: mostrano il nuovo patto ed il vecchio.
Galati 4: 21-31. Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non prestate ascolto alla legge?
La legge chiede all’uomo la perfezione, in ogni momento della sua vita: ciò è impossibile. Serve per farci vedere chiaramente la nostra condizione peccaminosa; però non è in grado di salvarci, poiché essa ha lo stesso scopo che ha uno specchio, ossia di mostrare lo sporco che è in noi, ma non ci pulisce. La guarigione dal peccato l’abbiamo solamente in Cristo.
22 Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai (dove Mosè ricevette le tavole della legge), genera per la schiavitù, ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. 27 Infatti sta scritto: «Rallègrati, sterile, che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi provato le doglie del parto! Poiché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». 28 Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa.
Ogni credente è il risultato della promessa che Dio fece ad Abramo, secondo la quale i figli di molte nazioni sarebbero discesi da Lui, padre della fede, e sono coloro che per fede hanno creduto in Gesù.
29 E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera. 31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera.
Paolo ci spiega che Ismaele e Isacco sono un’allegoria e che la loro storia contiene un messaggio che noi dobbiamo comprendere; nello specifico debbiamo capire che ci sono due patti, uno della legge e uno della grazia. La legge è quello specchio che, di fronte ad una richiesta di perfezione, ci permette di renderci conto della nostra condizione di peccatori; non potendo porre rimedio a tale stato di cose, allora abbiamo bisogno del sacrificio di Cristo, l’unico che ci rende accettati da Dio. Infatti, lo scopo della legge è quello di portarci alla conversione.
Vs. 16-19. Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei». 17 Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: «Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?» 18 Abraamo disse a Dio: «Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!» 19 Dio rispose: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui.
Isacco è il figlio della promessa e viene unicamente da Dio, senza l’opera umana.
In Abramo vediamo l’atteggiamento del credente, che ama crogiolarsi in un suo peccato e non vuole lasciarlo; allora spera che Dio sia clemente e lo accolga anche con quella mancanza.
Oppure si può vedere l’atteggiamento di colui che ancora non ha fatto una scelta radicale a favore di Dio, ma che frequenta una chiesa ed ha compreso alcune verità importanti; continua a pregare gli idoli e desidererebbe che Dio facesse un’eccezione e gli permettesse di continuare ad agire così.
Ma Dio è radicale: o tutto o niente; se ci sono degli elementi da riporre, bisogna farlo. Ismaele non può sopravvivere, così come deve morire ogni frutto della nostra carne.
Vs. 20. Quanto a Ismaele, io ti ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto e farò in modo che si moltiplichi e si accresca straordinariamente. Egli genererà dodici principi e io farò di lui una grande nazione.
Ismaele è figlio secondo la carne e non ha attinenza con la croce di Cristo. Però Dio ha avuto ed ha ancora cura di lui, infatti gli arabi sono molto ricchi con il petrolio. Il Padre, quindi, ama Ismaele e tutta la sua discendenza, ma odia l’opera carnale di Abramo.
Vs. 21-27. Ma stabilirò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno». 22 Quando ebbe finito di parlare con lui, Dio lasciò Abraamo, levandosi in alto. 23 Abraamo prese suo figlio Ismaele, tutti quelli che gli erano nati in casa e tutti quelli che aveva comprato con il suo denaro, tutti i maschi fra la gente della casa d’Abraamo, e li circoncise, in quello stesso giorno,
Abramo obbedisce alle richieste di Dio immediatamente.
come Dio aveva detto di fare. 24 Abraamo aveva novantanove anni quando fu circonciso.
Non si tira indietro, ma dà l’esempio per primo. Egli è un vero capo famiglia.
25 Suo figlio Ismaele aveva tredici anni quando fu circonciso. 26 In quel medesimo giorno fu circonciso Abraamo e Ismaele suo figlio. 27 Tutti gli uomini della sua casa, tanto quelli nati in casa quanto quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.