Daniele 1
Introduzione
Le profezie della Bibbia
Il libro di Daniele contiene numerose profezie, alcune già adempiute, mentre altre devono ancora verificarsi poiché riguardano il secondo ritorno di Cristo.
Per profezia si intende una previsione di fatti, enunciati prima che essi si abbiano luogo.
La Bibbia riporta numerose profezie su Gesù, sia sulla sua missione terrena che sul suo secondo ritorno, quale sovrano incontrastato. Tali fatti sono stati rivelati da Dio, attraverso lo Spirito Santo, a uomini che a Lui hanno dedicato la propria vita.
Alcune profezie riguardano anche il popolo di Israele, il popolo eletto e parlano della diaspora in Babilonia, della dispersione nel mondo ad opera di Tito, della ricostituzione del loro stato negli ultimi tempi e della loro condizione al tempo dell’anticristo.
Altre profezie trattano la condizione dei Gentili, ossia la loro inclusione nel piano salvifico, l’adozione a figli di Dio e la salvezza eterna per coloro che accetteranno di far parte della Sua famiglia.
Tutti i cristiani devono conoscere a fondo le profezie per essere pronti a riconoscere i segni dei tempi man mano che si verificano. Ogni essere umano per sua natura desidera conoscere il futuro e per questo si rivolge a maghi, cartomanti e medium, spendendo cifre considerevoli e lasciandosi imbrogliare da ciarlatani servitori di Satana; eppure non si rivolge a Dio, che da millenni è disponibile a rivelarci l’unica verità. Questa ottusità umana è opera di Satana, il nemico, colui che non vuole che la verità sia svelata per poterci tenere prigionieri e vittime del suo potere malvagio.
Come sfuggire a tutto ciò? Studiamo la Parola ed essa ci renderà liberi dalle sue grinfie, spezzando i legami diabolici che costringono l’uomo all’ottusità e alla schiavitù. Dobbiamo sapere che il mondo è in mano al maligno, che nell’animo umano non regna alcun bene e che, quindi, Gesù tornerà per giudicare.
Dobbiamo sapere che stiamo vivendo negli ultimi tempi e che un cristiano non deve tollerare i compromessi umani, né esserne indifferente, poiché essi sono dettati da una vita di peccato.
Oggi, in nome della libertà dell’individuo, si tende ad accettare qualsiasi abominio, considerando come intolleranti coloro che si oppongono a tali cose e proclamano la Parola di Dio quale unica verità. In Canada, ad esempio, un pastore è stato arrestato perché ha affermato pubblicamente che la Parola reputa illeciti i matrimoni omosessuali, perché la tendenza dei nostri tempi è quella di proclamare la giustizia individuale, piuttosto che quella condivisa da tutti.
Allora, consideriamo la fortuna di avere tra le mani la verità ed il fatto di aver avuto la grazia di poterla comprendere, cosa che al mondo non è concesso, perché Dio ha aperto i nostri occhi. E’ un privilegio e dobbiamo sfruttarlo pienamente.
La vita umana si sta immergendo sempre più profondamente nella malvagità, però ai cristiani è data la grazia di conoscere in anticipo gli eventi, di sapere cosa accadrà alla fine perché solo noi sappiamo in quale direzione stiamo andando.
Daniele profeta
In questo discorso si inserisce il libro di Daniele, il quale, per le sue profezie, riveste un’importanza basilare. Esso afferma dei concetti che oggi riusciamo a comprendere poiché implicano un tempo storico già trascorso, e quindi a noi noto, cosa che non era possibile nel passato. Per quanto riguarda il secondo ritorno di Cristo, tale libro è strettamente legato ad Apocalisse, del quale costituisce la chiave di lettura, analogamente a quanto accade per le profezie pronunciate da Gesù prima della sua morte e riguardanti il destino imminente di Israele (distruzione del Tempio) ed il ritorno del Messia sulla terra per stabilire la giustizia e governare per mille anni. Daniele ed Apocalisse si compenetrano e sono le chiavi che rendono comprensibile per l’uomo tutta la Parola profetica.
Struttura del libro
Il libro può essere diviso in due parti:
Cap. 1-6. Contiene i sogni di Nabucodonosor e la loro interpretazione da parte di Daniele. Qui si parla del “tempo dei Gentili”, che va dal momento in cui Dio si è ritirato da Gerusalemme poiché è stato rigettato, fino al suo ritorno sulla terra. Durante questo arco di tempo altre popolazioni hanno occupato, ed occupano ancora, la terra santa.
Cap. 7-12. Dio rivela a Daniele gli ultimi tempi e l’avvento dell’anticristo.
Daniele uomo
Daniele fu un profeta, un uomo di preghiera, una persona della quale non viene mai menzionata alcuna mancanza in tutta la Bibbia, poiché consacrato a Dio fin dalla sua gioventù. Era un ragazzo molto giovane, eppure fu innalzato fino ad essere il secondo uomo più importante in un Paese a quei tempi molto potente.
All’età di circa 16 anni fu portato in esilio in Babilonia, poi a 18 divenne il consigliere del re.
Geremia aveva profetizzato che, se il popolo di Israele non si sarebbe ravveduto, allora sarebbe sopraggiunto un re straniero, il re babilonese Nabucodonosor, e lo avrebbe portato via con sé, per renderlo schiavo in Babilonia. Infatti, tale re cinse d’assedio Gerusalemme, la vinse e deportò tutto il popolo; questi fatti sono accaduti durante il corso della vita di Geremia, un uomo anziano, contemporaneo di Daniele, il quale, però, era un giovane ragazzo.
La cattività durò 70 anni, fino al primo anno del re Ciro, che emanò un decreto, grazie al quale il popolo di Israele poté tornare nella propria terra e ricostruire il Tempio (v. primo capitolo di Esdra).
Cap. 1
Educazione di Daniele e di altri giovani ebrei alla corte di Nebukadnetsar.
Vs. 1-2. Nel terzo anno del regno di Jehoiakim, re di Giuda, Nebukadnetsar, re di Babilonia, venne contro Gerusalemme e la cinse d’assedio. 2 Il Signore diede nelle sue mani Jehoiakim, re di Giuda, assieme a una parte degli utensili della casa di DIO, che egli fece trasportare nel paese di Scinar, nella casa del suo dio e depose gli arredi nella casa del tesoro del suo dio.
Il primo capitolo ci introduce nel tempo e nei luoghi del racconto.
Siamo a Gerusalemme, nella terra di Israele, il popolo di Dio.
Per lungo tempo quest’ultimo aveva richiamato a sé il suo popolo, inviando profeti e minacciandolo di rovina, qualora non avesse voluto ravvedersi, ma le orecchie di Israele erano rimaste chiuse. Allora ecco giungere un re straniero, Nabucodonosor, il quale è lo strumento per portare la punizione a lungo annunciata.
Nabucodonosor venne tre volte:
nel 606 a.C., nel 598 a.C., quando portò in cattività numerosi Giudei, e nel 587 a.C. , quando incendiò Gerusalemme. Da quel momento la città santa venne data in mano ai Gentili ed ebbero così inizio i “tempi dei Gentili”, ossia l’occupazione della terra santa da parte degli infedeli. Questi termineranno con il ritorno di Cristo, quando la città tornerà nelle mani del suo Re e del suo popolo.
Al tempo dei fatti che stiamo per narrare, re di Giuda era Jehoiakim, peccatore agli occhi dell’Eterno perché, nonostante conoscesse la Parola di Dio, non seguiva più il suo creatore. Perciò egli fu incatenato assieme al popolo e deportato. Ciò avvenne per volere di Dio, il quale permise questi fatti per sgridare il suo popolo e favorire un suo ritorno verso di Lui. Dio sa umiliarci quando è necessario ed ogni fatto che avviene ha uno scopo ben preciso.
Uno dei temi del libro di Daniele, infatti, è la sovranità di Dio su ogni fatto storico e personale della vita del mondo e del singolo uomo. Egli permette delle situazioni nella nostra vita che ci fanno toccare il fondo, proprio per obbligarci a girare la testa verso Colui che resuscita i morti.
Nabucodonosor prende anche parte degli arredi del Tempio.
Vs. 3-5. Il re disse quindi ad Ashpenaz, capo dei suoi eunuchi, di condurgli alcuni dei figli d’Israele, sia di stirpe reale che di famiglie nobili, 4 giovani in cui non ci fosse alcun difetto, ma di bell’aspetto, dotati di ogni sapienza, che avessero conoscenza e rapido intendimento, che avessero abilità di servire nel palazzo del re e ai quali si potesse insegnare la letteratura e la lingua dei Caldei. 5 Il re assegnò loro una razione giornaliera dei cibi squisiti del re e del vino che beveva egli stesso; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero passati al servizio del re.
Il re di Babilonia ordina che gli siano condotti dei giovani schiavi Israeliti di bell’aspetto, intelligenti ed abili, affinché servano nella sua reggia.
Si sta adempiendo la profezia di
Isaia 39:7. Prenderanno inoltre i figli che saranno usciti da te e che tu avrai generato, e ne faranno degli eunuchi nel palazzo del re di Babilonia".
Tali giovani erano eunuchi, ossia delle persone che avevano subito la castrazione, affinché non provassero più alcun desiderio per le donne. I re antichi sceglievano tali uomini perché potessero servire anche in quella parte della reggia in cui erano le loro mogli e le concubine. Più avanti nella storia, però, un eunuco era solamente un amministratore del re, quindi non più una persona che aveva subito la castrazione. Così fu per Potifar, della storia di Giuseppe, il quale aveva una moglie e, quindi, era solamente un amministratore.
Quindi: questi giovani venivano istruiti per tre anni e poi venivano presentati al re.
Vs. 6-7. Tra costoro c’erano dei figli di Giuda: Daniele, Hananiah, Mishael, e Azaria. 7 Il capo degli eunuchi mise loro altri nomi: a Daniele pose nome Beltshatsar, ad Hananiah Shadrak, a Mishael Meshak e ad Azaria Abed-nego.
Tra i giovani prescelti vi erano quattro figli della stirpe di Giuda, che il re volle far addestrare secondo la lingua e la cultura del Caldei, cioè della regione ove era posta Babilonia. Essi dovevano mutare cultura e religione e dovevano rinnegare se stessi, al fine di poter servire come schiavi nel palazzo.
A loro venne cambiato il nome, in modo da cancellare ogni traccia della loro origine e della loro religione:
Daniele = “Dio è il mio giudice” diviene Beltshatsar = “divinità che protegge la mia vita”o “principe di Bel”; ha la radice “Bel” di Belzebub, divinità demoniaca.
Hananiah = “Il Signore mostra grazia” e “amato dal Signore” diviene Shadrak = “comando o ordine di Accu”, che era un idolo della luna. La radice “Rac” riporta il nome del dio sole, perciò il nome significa anche “illuminato dal dio sole”.
Mishael = “Chi è come l’Eterno” diviene Meshak =”Chi è come Accu” oppure “chi è come Venere” perché la radice “shak” riporta il nome della dea Venere.
Azaria = “Il Signore è il mio aiuto” diviene Abed-nego, cioè “Servo del dio Nego”.
Questi quattro giovani erano figli di persone pie, dedite alle cose di Dio, tant’è vero che anche loro stessi erano amanti dell’Eterno.
Notiamo come subito i Babilonesi cercarono di cancellare la loro origine e la loro identità e di renderli pagani, soprattutto attraverso la negazione della loro religiosità. Questo è un avvertimento valido per noi oggi: facciamo attenzione perché i non credenti cercheranno in ogni momento di conformarci a loro e di cancellare il Signore dalla nostra vita.
In questo momento è presente l’azione di Dio, il quale non abbandona i suoi figli ma, anzi, li stringe maggiormente a sé. Daniele si dona totalmente all’Eterno e lo serve fedelmente, anche se si trova in esilio.
Infatti i quattro giovani non si sono lasciati sviare e più volte hanno messo a rischio la stessa vita pur di mantenere integra la loro testimonianza per il Signore.
Infatti:
Vs. 8. Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con i cibi squisiti del re e con il vino che egli stesso beveva; e chiese al capo degli eunuchi di concedergli di non contaminarsi.
Era intenzione dei pagani cibarli e dissetarli con alimenti regali, proprio per mantenere il loro aspetto gradevole.
Ma Daniele decide di rifiutare il cibo del re perché non vuole contaminarsi, dal momento che esso conteneva anche alimenti vietati per un ebreo. Poteva essere chiamato con qualunque nome pagano, ma dentro al suo cuore egli sapeva da dove veniva e desiderava rimanere fedele al suo Signore. Anche a costo di perdere la vita, egli sarebbe rimasto quello che era e non avrebbe ceduto alle pressioni del mondo pagano.
Notiamo come Daniele si esprimeva con tatto e con grazia, usando un linguaggio molto gentile.
Vs. 9-14. DIO fece trovare a Daniele grazia e misericordia presso il capo degli eunuchi. 10 Il capo degli eunuchi disse quindi a Daniele: "Io temo il re mio signore, che ha stabilito il vostro cibo e la vostra bevanda. Perché dovrebbe egli vedere le vostre facce più tristi di quelle dei giovani della vostra stessa età? Così mettereste in pericolo la mia testa presso il re". 11 Allora Daniele disse a Meltsar, che il capo degli eunuchi aveva preposto a Daniele, Hananiah, Mishael e Azaria: 12 "Ti prego, metti alla prova i tuoi servi per dieci giorni, e ci siano dati legumi per mangiare e acqua per bere. 13 Poi siano esaminati alla tua presenza il nostro aspetto e l’aspetto dei giovani che mangiano i cibi squisiti del re; farai quindi con i tuoi servi in base a ciò che vedrai". 14 Egli acconsentì a questa loro proposta e li mise alla prova per dieci giorni.
Daniele chiede di poter mangiare solamente la verdura per dieci giorni, assicurando il capo degli eunuchi che il loro aspetto non sarebbe cambiato e che, quindi, egli non avrebbe dovuto temere alcuna rimostranza da parte del re.
L’importanza che egli dà alle cose di Dio viene ben ripagata:
Vs. 15-16. Al termine dei dieci giorni il loro aspetto appariva più bello e avevano una carnagione più piena di tutti i giovani che avevano mangiato i cibi squisiti del re. 16 Così Meltsar tolse via i loro cibi squisiti e il vino che dovevano bere e diede loro legumi.
Daniele ha un impatto positivo nella vita di tutti i giovani eunuchi: non solo non si lascia trasformare da loro, ma è lui che riesce a mutare le loro abitudini. Anche noi viviamo in un mondo che vuole contaminarci e che cerca di conformarci a se stesso: sta a noi rimanere fedeli alla moralità che la Parola di Dio ci ha insegnato.
Vs. 17. A tutti questi quattro giovani DIO diede conoscenza e intendimento in tutta la letteratura e sapienza; e Daniele ricevette intendimento di ogni genere di visioni e di sogni.
I quattro giovani sono stati istruiti per tre anni dai Babilonesi, ma sono rimasti fedeli a Dio. Dagli uomini non hanno imparato nulla di utile, ma ricevono dei doni dal Signore, perché solo Lui conosce ciò che ci serve veramente.
La fede e la fedeltà dei quattro sarà un esempio per quei Giudei che, alla fine dei tempi, dovranno soffrire la persecuzione dell’anticristo al tempo della tribolazione.
Vs. 18-20. Alla fine del tempo stabilito dal re perché quei giovani gli fossero condotti il capo degli eunuchi li condusse davanti a Nebukadnetsar. 19 Il re parlò con loro ma fra tutti loro non si trovò nessuno come Daniele, Hananiah, Mishael e Azaria; perciò essi furono ammessi al servizio del re. 20 E su ogni argomento che richiedeva sapienza e intendimento e intorno ai quali il re li interrogasse, li trovò dieci volte superiori a tutti i maghi e astrologi che erano in tutto il suo regno.
I quattro giovani sono dieci volte più sapienti di tutti i maghi e degli astrologi che già affiancavano il re da molto tempo, i più dotti di Babilonia. Questa era l’opera dello Spirito Santo, che ancora oggi vuole fare meraviglie nella nostra vita, se dipendiamo da Lui in modo totale. Daniele era un uomo di preghiera ed entrava in relazione con Dio al mattino, a mezzogiorno e alla sera, perciò dipendeva totalmente da Lui. Pensiamo al libro di Atti, dove è scritto che gli uomini di scienza, istruiti da Gamaliele, si stupivano davanti alla sapienza di Pietro e degli altri apostoli, essendo dei poveri pescatori, ignoranti e illetterati: era l’opera dello Spirito Santo nella loro vita, che dava loro la conoscenza della Parola di Dio.
Vs. 21. Così Daniele continuò fino al primo anno del re Ciro.
La schiavitù durò per 70 anni. Daniele stava studiando Geremia ed aveva compreso che si stavano verificando i fatti profetizzati; chiedeva a Dio intendimento per comprendere quando tutto ciò sarebbe terminato, così giunse l’angelo Michele e gli donò la risposta. Dio diede a Daniele la possibilità di vivere in prima persona queste cose e, probabilmente, lo chiamò a sé proprio il primo anno del re Ciro, perché non era tra la folla quando il decreto è stato dato. Daniele è stato fedele con Dio, non si è compromesso con i non credenti e l’Eterno è stato generoso con lui.
Anche i cristiani di oggi possono trarre delle lezioni da questo capitolo:
innanzi tutto, anche noi viviamo in un mondo nemico, che odia Dio e che vorrebbe cancellare ogni verità da Lui pronunciata;
anche noi viviamo in una realtà che desidera conformarci a se stessa e mutare la nostra identità di figli di Dio;
perciò anche noi, come questi quattro fedeli Giudei, dobbiamo separarci da ciò che non appartiene alla verità per non rischiare di trovarci risucchiati nel mondo. Soprattutto a livello morale c’è una grande confusione, l’attuale Babilonia, nella quale noi viviamo, ma dalla quale dobbiamo separarci.
Perciò:
separiamoci da ciò che l’uomo ha edificato e dalle tradizioni umane, poiché ciò è contrario alla Parola di Dio;
leggiamo la Bibbia;
confidiamo in Dio;
restiamo in comunione con Lui tramite la preghiera.
E’ ciò che insegna
Romani 12:1-2. Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Che Dio ci protegga in questi giorni malvagi.