Atti 16

Atti 16 (I)
Craig Quam
Atti 16 (II)
Craig Quam
Atti 16:1-31
Craig Quam

Cap. 16

Secondo viaggio di Paolo.

Paolo a Derbe e a Listra.

Vs. 1-2.  Or egli giunse a Derbe e a Listra; qui c’era un discepolo, di nome Timoteo, figlio di una donna giudea credente, ma di padre greco, 2  di cui rendevano buona testimonianza i fratelli di Listra e di Iconio. 

Paolo torna a Listra per confortare i fratelli, luogo in cui è stato quasi ucciso. Qui abitava Timoteo, un giovane molto stimato dai fratelli di Listra e di Iconio. Più avanti di lui Paolo dirà che ha il suo stesso cuore e il suo medesimo sentimento. Probabilmente il padre di Timoteo non era convertito, tuttavia la madre era convertita. Da II Timoteo apprendiamo che sua madre si chiamava  Eunice, mentre la nonna di lui era Loide. Evidentemente si era convertita tutta la famiglia.

Paolo desidera averlo come compagno di viaggio ed assistente in quanto conosce le sue qualità di ragazzo promettente, timoroso di Dio, pieno di zelo e di amore per il Padre. Da Paolo egli impara molte cose “sul campo”, ossia agendo, e ciò gli servirà per diventare un grande uomo di Dio.

Vs. 3. …Così presolo con sé, lo circoncise a motivo dei Giudei che erano in quel luogo, perché tutti sapevano che suo padre era greco. 

Questo modo di agire di Paolo sembra una contraddizione, in quanto fino a questo momento ha sempre sostenuto con forza la convinzione che non è necessaria tale condizione fisica per avere la salvezza. 

Infatti, in vs. 4 Paolo raccomanda di nuovo di rispettare le decisioni prese dagli anziani di Gerusalemme e di non farsi circoncidere.

Perché ora si comporta così? 

La differenza sta in questo: 

essendo Timoteo figlio di un matrimonio misto, si trovava ad avere alle spalle una situazione anomala. Gli ebrei, infatti, non avrebbero potuto sposare dei gentili ma, se questo accadeva, i figli erano considerati ebrei e dovevano essere circoncisi, secondo la legge giudea. Ciò non era avvenuto nel caso di Timoteo. Ora accadeva che la missione  che andava ad intraprendere, portava questo giovane a contatto con gli ebrei, i quali si sarebbero scandalizzati dal fatto che egli non era stato circonciso e non avrebbero ascoltato il messaggio che egli avrebbe portato loro. I Giudei, infatti, mettevano in relazione la circoncisione con la salvezza, ed il fatto che egli non fosse stato sottoposto a tale operazione era considerato motivo di scandalo.

Quindi, Timoteo è circonciso per amore. Egli era già salvato, ma si è fatto operare perché  voleva poter parlare al proprio popolo senza essere di scandalo. L’amore per gli altri lo induce a farsi circoncidere, affinché la parola arrivi al loro cuore e non sia ostacolata in questo da un cavillo.

Qui è la differenza tra la legge e la grazia:

la legge ci obbliga a fare delle cose per cercare di ottenere il favore da parte di Dio,

mentre l’amore ci fa agire giacchè sappiamo di avere già ottenuto la grazia di Dio. 

I Cor. 10:23 Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è vantaggiosa, ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa edifica. 

I cristiani non sono sotto la legge, ma guidati dallo Spirito Santo, il quale sceglie per noi le cose che possiamo fare, che ci edificano e ci avvicinano al Signore. In questo è la bellezza della libertà cristiana. 

La chiesa di Corinto era un po’ libertina e pertanto Paolo scrive loro al fine di correggerne gli errori. 

I Cor. 10:24-28.   Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno cerchi quello altrui. 25  Mangiate di tutto ciò che si vende al macello senza fare alcuna domanda per motivo di coscienza, 26  perché "la terra e tutto ciò che essa contiene è del Signore", 27  Se qualche non credente vi invita e volete andarvi, mangiate di tutto ciò che vi è posto davanti senza fare alcuna domanda per motivo di coscienza. 28  Ma se qualcuno vi dice: "Questo fa parte delle cose sacrificate agli idoli", non ne mangiate, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivo di coscienza, perché "la terra e tutto ciò che essa contiene è del Signore". 

Per noi oggi questi versetti sembrano astratti, ma in India, ad esempio, ogni cibo viene offerto agli idoli. 

I Cor. 10:29-31.  Or mi riferisco non alla tua coscienza, ma a quella dell’altro. Per qual motivo infatti sarebbe la mia libertà giudicata dalla coscienza di un altro? 30  Ma se prendo parte alle vivande con gratitudine, perché sarei biasimato per ciò di cui rendo grazie? 31  Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio. 

Questo è un metro valido anche per noi: tutto quello che facciamo (il film che sto vedendo, il comportamento che sto adottando…) deve portare gloria a Dio; se ciò non accade, dobbiamo evitare i comportamenti sconvenienti o devianti, rispetto alla via tracciata da Cristo.

I Cor. 10:32-33.  Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio; 33  come io stesso mi sforzo di essere gradito a tutti in ogni cosa, non cercando il mio proprio vantaggio ma quello di molti, affinché siano salvati. 

E’ bene chiederci anche se le nostre azioni possono essere motivo d’inciampo per i  fratelli, ossia se il nostro comportamento può essere un esempio negativo per qualcuno. La motivazione che ci spinge ad agire deve sempre essere l’amore, non la costrizione.

Gal. 5: 1-6.  State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù. 2  Ecco, io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. 3  E daccapo attesto ad ogni uomo che si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta la legge. 4  Voi, che cercate di essere giustificati mediante la legge, vi siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. 5  Noi infatti in Spirito, mediante la fede, aspettiamo la speranza della giustizia, 6  poiché in Cristo Gesù né la circoncisione, né l’incirconcisione hanno alcun valore, ma la fede che opera mediante l’amore. 

La chiamata per la Macedonia

Vs. 6-7. Mentre attraversavano la Frigia e la regione della Galazia, furono impediti dallo Spirito Santo di annunziare la parola in Asia. 7  Giunti ai confini della Misia, essi tentavano di andare in Bitinia, ma lo Spirito(di Gesù) non lo permise loro. 

La Misia si trovava nella parte nord-occidentale della provincia romana dell’Asia, la quale si estendeva a sud, lungo tutta la costa occidentale dell’Asia Minore. A nord e ad est della Misia si trova la Bitinia, provincia separata romana, collegata più ad est con il Ponto.

Da questi versetti non si comprende in quale modo lo Spirito Santo abbia impedito loro per ben due volte di andare in alcune località dell’Asia, e certamente può sembrare incomprensibile questo fatto. Forse Dio voleva che andassero prima in Macedonia, dove un uomo bramava conoscere il Signore. Più avanti, nel corso della sua vita, Paolo andrà in Asia, ma in questo momento deve andare prima in Macedonia. 

Qui viene rilevato che è lo Spirito di Gesù colui che guida i passi dei missionari ed il progresso del Vangelo.

Vs. 8-9.   Così, attraversata la Misia, discesero a Troas. 9  Durante la notte apparve a Paolo una visione. Gli stava davanti un uomo Macedone, che lo supplicava e diceva: "Passa in Macedonia e soccorrici". 

Troas si trovava lungo la costa ed era il porto della Macedonia. Il nome completo era Alexandria Troas. Era un centro importante, e più tardi vi sarà fondata una chiesa (II Cor. 2:12).

Paolo ha la visione di un uomo che lo supplica di passare in Macedonia; se ne deduce che probabilmente è questo il motivo dell’impedimento nel proseguire il viaggio in altra direzione.

Anche noi dobbiamo conoscere la volontà di Dio per la nostra vita, al fine di camminare sempre nella via che Lui ha preparato per noi. 

Ma come facciamo a conoscerla?

  • Attraverso la Parola di Dio, la quale ci dà una chiara direzione morale (es. ci dice di non sposare un non credente) e ci dice qual è la volontà di Dio per la nostra vita.

  • Essa, però, non ci dice qual è la volontà di Dio per la quotidianità, ma anch’essa deve essere guidata. Allora ci sono le visioni e le profezie, ossia dei doni che Dio ci offre per indicarci la direzione. Essi, però, devono essere conformi alla parola di Dio, perché essa non si contraddice: molti fratelli hanno avuto problemi perché hanno seguito le parole degli uomini.

  • Chiedere a Dio in preghiera che ci faccia capire qual è la sua volontà. Ad esempio: anche per noi cristiani vale il mandato di andare in tutto il mondo a predicare la parola di Dio, ma noi non sappiamo se è meglio iniziare da un luogo oppure da un altro: questo va chiesto al Signore. Se noi pregheremo, Lui ci guiderà.

Salmo 37: 3. 3  Confida nell’Eterno e fa’ il bene, abita il paese e coltiva la fedeltà.   

4. Prendi il tuo diletto nell’Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore.

Alcuni interpretano questo versetto affermando che Dio esaudisce tutti i desideri di coloro che lo amano (anche il possesso di una macchina di lusso, di una villa, di molti soldi…). Tuttavia la corretta interpretazione è un’altra: se noi seguiamo il Signore, se ci sforziamo di servirlo con sincerità, egli ci darà i Suoi desideri e li metterà nel nostro cuore; quindi ci darà ciò che ha messo nel nostro cuore.

5. Rimetti la tua sorte nell’Eterno, confida in lui, ed egli opererà. 

23. I passi dell’uomo sono guidati dall’Eterno, quando egli gradisce le sue vie.

Qui troviamo la promessa della guida di Dio sui nostri passi, sempre che facciamo la volontà del Signore con sincerità e ci sforziamo di seguire le Sue vie. Egli metterà degli impedimenti, pur di non farci commettere degli errori.

Vs. 10. Dopo che ebbe visto la visione, cercammo subito di passare in Macedonia, persuasi che il Signore ci aveva chiamati là per annunziare loro il vangelo. 

A differenza di quanto è avvenuto fino a questo momento, ora Luca sta parlando in prima persona. Da qui si comprende com’egli fosse presente in tale viaggio e, quindi, come fosse testimone oculare dei fatti narrati. Atti è la seconda parte del vangelo di Luca.

A Filippi.

Vs. 11-12. Perciò, salpando da Troas, ci dirigemmo a Samotracia, e il giorno seguente a Neapolis, 12  e di là a Filippi, che è la prima città di quella parte della Macedonia e una colonia romana; e restammo in quella città diversi giorni. 

Paolo e i suoi compagni, aiutati da un vento favorevole, in due giorni coprirono la distanza di 107 miglia marine (anche se nel viaggio di ritorno, narrato in atti 20:6, occorsero cinque giorni).

Neapolis, l’odierna Kavalla, era il porto di Filippi e distava da esso circa 10 km.

Filippi era un’antica città, ribattezzata con quel nome da Filippo il Macedone nel 360 a.C. Qui nel 42 a.C. Bruto e Cassio, coloro che uccisero Giulio Cesare, furono sconfitti da Antonio e da Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.

Era divenuta una colonia romana, ossia uno stanziamento di soldati, i quali si autogevernavano nel rispetto della legge di Roma, ed erano esonerati dal pagare le tasse.

Filippi si trovava in Macedonia, una provincia romana suddivisa a sua volta in quattro sottoprovincie. Filippi apparteneva alla prima di esse, la cui capitale era Anfipoli.  

Vs. 13.  Il giorno di sabato andammo fuori città lungo il fiume, dove era il luogo ordinario della preghiera; e, postici a sedere, parlavamo alle donne che erano là radunate.

Paolo era solito predicare inizialmente nella sinagoga, al fine di proclamare la Parola di Dio agli ebrei e ai proseliti. Pertanto, la sua opera missionaria non ebbe inizio fino al sabato. In quel giorno si recarono nel luogo in cui alcune donne erano solite riunirsi per pregare (forse una casa o la sinagoga); è evidenziato il fatto che non vi era la presenza degli uomini.

Vs. 14.   E una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio, stava ad ascoltare. E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo. 

Una donna di nome Lidia si converte e si battezza, assieme alla sua famiglia.

Luca vuole qui evidenziare che la conversione è dovuta all’azione di Dio: Egli apre il cuore e le menti degli uomini affinché ricevano la Sua Parola. 

Questo è il medesimo pensiero di Paolo, il quale più volte rileva che le persone non credono poiché la loro mente è ottenebrata dal dio di questo mondo (“ Cor. 4:4), ma si convertono quando il Vangelo si avvicina loro  non … soltanto a parole, ma anche con potenza e con lo Spirito Santo, e con molta convinzione. (1 Tessalonicesi 1:5 LND). L’opera di Dio non  diminuisce certamente l’importanza dell’azione del missionario di pregare ed implorare la gente affinché riceva la Parola (2 Corinzi 5:20; 6:1), e non toglie nemmeno a chi ascolta la responsabilità di pentirsi e credere in Cristo Gesù.

Vs. 15.   Dopo essere stata battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: "Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate e rimanete in casa mia". E ci costrinse ad accettare.

Lidia si battezza assieme alla sua famiglia, analogamente a ciò che aveva fatto Cornelio. I sostenitori del battesimo dei bambini puntano molto su versetti analoghi per avvalorare la loro tesi. Tuttavia bisogna rilevare che il battesimo dei bambini, e in particolare dei neonati, non è mai stato evidenziato nella Bibbia. Inoltre, l’indicazione dell’impegno di Lidia in un’attività commerciale, potrebbe supporre il suo stato di nubile o di vedova; in questo caso i membri della sua famiglia potrebbero essere i servitori o i dipendenti.

Vs. 16- 17. Ora, mentre andavamo al luogo della preghiera, ci venne incontro una giovane schiava che aveva uno spirito di divinazione e che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. 17  Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava, dicendo: "Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza". 

Una donna chiaroveggente insegue Paolo e gli altri apostoli gridando: “Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la salvezza”: il diavolo, infatti,  riconosce  la presenza di Dio in questi uomini. Anche a Gesù è accaduto di essere annunziato con franchezza da demoni presenti nelle persone: “Tu sei il figlio di Dio”.

Probabilmente, coloro che vedono tale donna assieme ai figli di Dio pensava che essa fosse assieme a loro, ma non era così. Questo fatto ci fa riflettere sul nostro modo di giudicare rapidamente le persone; invece dovremmo osservare bene la vita di ciascuno, il comportamento, e guardare i frutti che scaturiscono da queste cose.

Vs. 18. Ed essa fece questo per molti giorni; ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: “Io ti comando nel nome di Gesù Cristo di uscire da lei”. E lo spirito uscì in quell’istante. 

La ragazza si comporta in questo modo per molti giorni; poi Paolo si convince di trovarsi di fronte ad una persona posseduta da uno spirito maligno, che provvede a cacciare nel nome di Gesù. Non sappiamo se la ragazza si convertì; certamente non fu più in grado di predire il futuro.

Vs. 19-23.   Ora i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila e li trascinarono sulla piazza del mercato davanti ai magistrati; 20  e, presentatili ai pretori, dissero: "Questi uomini, che sono Giudei, turbano la nostra città, 21  e predicano usanze, che a noi che siamo Romani, non è lecito di accettare o di osservare". 22  Allora la folla insorse tutta insieme contro di loro; e i pretori, strappate loro le vesti, comandarono che fossero frustati. 23  E, dopo averli battuti con molti colpi, li gettarono in prigione, comandando al carceriere di tenerli al sicuro. 

Allora i padroni di lei, comprendendo di aver perso la speranza di guadagnare, li portarono davanti ai magistrati affermando che turbavano la città predicando usanze illecite. Per questo furono a lungo frustati e poi carcerati.

Questa è stata la ricompensa per aver fatto del bene a quella donna. Essi turbavano la città con la predicazione del Vangelo! Il Vangelo, che parla di pace e di amore, dovrebbe essere qualcosa di bellissimo, invece scatena profonde ribellioni e turbamenti nelle persone. E certamente le cose non miglioreranno. Se noi siamo coloro che assisteranno al ritorno del Signore, vedremo la malvagità imporsi con forza sempre maggiore; ma certamente il Signore ci fortificherà mostrandoci segni e prodigi grandiosi, al fine di renderci evidente il trionfo della sua gloria sul male, come uno stendardo innalzato dallo Spirito contro la malvagità.

Vs. 24.   Questi, ricevuto un tale ordine, li gettò nella parte più interna della prigione e fissò i loro piedi ai ceppi. 

Prima vengono picchiati con pastoni sul dorso nudo, poi flagellati con fruste formate da trecce, al cui interno vi era  vetro e metallo. In questo modo la loro carne veniva lacerata in profondità, fino alle ossa.

Ora gli apostoli si trovano nella parte più buia della prigione, impossibilitati nei movimenti. E qual è il loro atteggiamento in questo frangente? Certamente ognuno di noi sarebbe disperato, dubiterebbe di aver ben interpretato la volontà di Dio, visti i risultati tanto catastrofici. Ma loro…

Vs. 25. Verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio; e i prigionieri li udivano. 

Anche Pietro e Giovanni in Atti 5, quando sono stati picchiati hanno glorificato Dio perché erano stati ritenuti degni di soffrire per il nome del Signore. E questo è l’atteggiamento adottato anche da Paolo e Sila. 

Quando siamo derisi a causa della fede, quando ci maltrattano per questo, dobbiamo rallegrarci perché siamo ritenuti degni di soffrire per il nome del Signore. 

E’ facile adorare il Signore quando tutto va bene e siamo sereni, ma difficilissimo è quando le cose vanno male, quando le difficoltà ci sfiancano e nulla va come vorremmo. In quel momento dimostriamo veramente la nostra fede.

Vs. 26. 

Ecco il frutto di questa adorazione del Signore: Improvvisamente si fece un gran terremoto, tanto che le fondamenta della prigione furono scosse: e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si sciolsero. 

Dio agisce con potenza e rende possibile la fuga dei suoi figli. Tuttavia i prigionieri non fuggono perché il miracolo era stato compiuto per un altro scopo.

Ebrei 13:15. Si parla di Cristo: Per mezzo di lui dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. 

Qui ci viene comandato di offrire continuamente a Dio la nostra lode, anche quando le cose vanno male, quando non saremmo disponibili per questo: in questo modo, infatti, riconosciamo la sovranità di Dio nella nostra vita, il controllo totale che Egli ha su di noi.

Egli è sempre degno di lode, a prescindere dagli avvenimenti della nostra vita.

2 Cronache 20:1-9 .  Dopo queste cose avvenne che i figli di Moab, i figli di Ammon ed altri con loro assieme agli Ammoniti vennero per combattere contro Giosafat. 2  Così giunsero alcuni a informare Giosafat, dicendo: "Una grande moltitudine si è mossa contro di te da oltre il mare dalla Siria; ecco, essi, sono in Hatsatson-Thamar" (che è En-Ghedi). 3  Allora Giosafat ebbe paura e si dispose a cercare l’Eterno, e proclamò un digiuno per tutto Giuda. 4  Così quei di Giuda si radunarono per cercare aiuto dall’Eterno, e da tutte le città di Giuda venivano a cercare l’Eterno. 5  Quindi Giosafat si levò in piedi in mezzo all’assemblea di Giuda e di Gerusalemme nella casa dell’Eterno davanti al cortile nuovo 6  e disse: "O Eterno, Dio dei nostri padri, non sei tu il DIO che è nel cielo? Sì, tu domini su tutti i regni delle nazioni; nelle tue mani sono la forza e la potenza e non c’è nessuno che ti possa resistere. 7  Non sei stato tu, il nostro DIO, che ha scacciato gli abitanti di questo paese davanti al tuo popolo Israele e l’ha dato per sempre alla discendenza del tuo amico Abrahamo? 8  Essi vi hanno dimorato e vi hanno costruito un santuario per il tuo nome dicendo: 9  "Se dovesse venire su di noi una calamità, la spada, il giudizio oppure la peste o la carestia, noi ci presenteremo davanti a questo tempio e davanti a te (poiché il tuo nome è in questo tempio) noi grideremo a te dalla nostra avversità e tu ci ascolterai e ci verrai in aiuto".

Era il tempo del re Giosafat. Gli Ammoniti, figura di Satana, vanno contro il popolo di Israele. Erano molto numerosi e Giosafat cerca l’Eterno, assieme a tutto Giuda.

2 Cronache 20:14-17 14 Allora nel mezzo dell’assemblea lo Spirito dell’Eterno investì Jahaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Benaiah, figlio di Jeiel, figlio di Mattaniah, un Levita, dei figli di Asaf. 15  E questi disse: "Ascoltate, voi tutti di Giuda, voi abitanti di Gerusalemme, e tu, o re Giosafat! Così vi dice l’Eterno: "Non temete, non sgomentatevi a motivo di questa grande moltitudine, perché la battaglia non è vostra, ma di DIO. 16  Domani scendete contro di loro; ecco, essi saliranno per la salita di Tsits e voi li troverete all’estremità della valle di fronte al deserto di Jeruel. 17  Non sarete voi a combattere in questa battaglia; prendete posizione, state fermi e vedrete la liberazione dell’Eterno, che è con voi, O Giuda, o Gerusalemme, non temete e non sgomentatevi domani uscite contro di loro, perché l’Eterno è con voi"". 

Un profeta viene e da’ una parola a Giosafat, dopo il digiuno. 

2 cronache 20:20. La mattina seguente si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekoa; mentre si mettevano in cammino, Giosafat, stando in piedi, disse: "Ascoltatemi, o Giuda e voi abitanti di Gerusalemme! Credete nell’Eterno, il vostro DIO e sarete saldi; credete nei suoi profeti e prospererete”.

Prima di andare in battaglia Giosafat disse a tutto il popolo di credere in Dio.

Paolo e Sila ci insegnano a lodare Dio anche nelle avversità, a credere in Lui, onnipotente, sovrano della nostra vita; allora anche noi riconosceremo che è Lui a combattere per noi contro Satana e tutti i demoni, per la Sua potenza. E’ vero che Gesù ci ha dato l’autorità contro il maligno, ma è Sua la potenza, non nostra e per questo non dobbiamo agire con arroganza e presunzione. Gesù ha combattuto per noi ed ha già vinto; ogni creatura in cielo, in terra e nelle acque è sottoposta al nome di Gesù; egli ha l’autorità su ogni cosa. Quando noi lo lodiamo, riconosciamo la cura che Egli ha per noi ed il fatto che Egli combatte per noi contro le avversità.

In Ebrei 11:6 è scritto che senza la fede non possiamo piacere a Dio, perché colui che viene a Lui deve credere che Egli è, che esiste. 

Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. 


2 Cronache 20:21. Quindi, dopo essersi consigliato con il popolo, stabilì quelli che dovevano cantare all’Eterno e dovevano lodarlo per lo splendore della sua SANTITA’, mentre camminavano davanti all’esercito e dicevano: "Celebrate l’Eterno, perché la sua benignità dura in eterno". 

I cantori precedono l’esercito, cantando lodi a Dio. Era un piano folle, eppure quell’atto di fede ha determinato la vittoria. 

Anche a noi L’Eterno ha promesso tante cose, ma noi viviamo nella miseria perché manchiamo della fede necessaria per credere che Egli è l’Eterno, colui che ha creato ogni cosa e per il quale nulla è impossibile.

2 Cronache 20:22-23.   Quando essi cominciarono a cantare e a lodare, l’Eterno tese un’imboscata contro i figli di Ammon e di Moab, e quelli del monte Seir che erano venuti contro Giuda, e rimasero sconfitti. 23  I figli di Ammon e di Moab insorsero contro gli abitanti del monte Seir per votarli allo sterminio e distruggerli, quand’ebbero annientati gli abitanti di Seir, si aiutarono a distruggersi a vicenda. 

I nemici si uccidono vicendevolmente.

Salmo 22:3 Eppure tu sei il Santo, che dimori nelle lodi d’Israele. 

Salmo 9:1-3.  <<Al maestro del coro. Sul motivo: "La morte del figlio". Salmo di Davide>> Io ti celebrerò, o Eterno, con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie. 2  Gioirò e mi rallegrerò in te; canterò le lodi al tuo nome, o Altissimo. 3  Poiché i miei nemici voltano le spalle, cadono e periscono davanti a te. 

Già ora Satana e tutti i demoni sono sottoposti al Signore, ma un giorno si inchineranno davanti a lui e riconosceranno che Egli è il Signore. 

Sopra ognuno di noi possono cadere cose tristi, come ad es. le malattie, perché “la pioggia cade sul giusto e sull’ingiusto”, ma possiamo affrontarle con maggiore serenità perché noi abbiamo Gesù che combatte per noi; invece quelli che non conoscono il Signore sono persi, non hanno speranza nella morte e ne hanno terrore.

Paolo e Sila dimostrano di essere delle persone particolari, in quanto, pur essendo stati battuti e incatenati, lodano il Signore. Gli altri prigionieri li odono e, probabilmente, pensano che siano pazzi. 

Salmo 40: 1-3.  <<Al maestro del coro. Salmo di Davide.>> ho fermamente e pazientemente aspettato l’Eterno, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido. 2  Mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal fango della palude, ha stabilito i miei piedi su una roccia e ha reso saldi i miei passi. 3  Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico a lode del nostro DIO; molti vedranno questo e tremeranno, e confideranno nell’Eterno. 

Davide dichiara che i non credenti vedranno la sua lode al Signore, temeranno Dio e crederanno in Lui attraverso questa testimonianza di lode. Anche i credenti subiscono le avversità, ma la differenza sta nell’atteggiamento successivo, ossia nel confidare nel Signore.

2 Corinzi 3: 1-2. Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo noi bisogno come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o di raccomandazione da parte vostra? 2  Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 

I Corinzi si sono convertiti attraverso Paolo. 

Coloro che ci incontrano, ci guardano attentamente; noi siamo l’unica Bibbia che molte persone leggeranno e, se non troveranno in noi qualcosa di buono, difficilmente si avvicineranno alla parola di Dio.

Ma i prigionieri che erano in carcere con Paolo e Sila li udivano cantare e certamente hanno visto in loro qualcosa di diverso, di speciale.

Vs. 27.   Il carceriere, destatosi e viste le porte della prigione spalancate, trasse fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.

Il carceriere, pensando di aver perso i prigionieri, voleva uccidersi, poichè secondo la legge romana sarebbe stato giustiziato al posto loro, certamente dopo grandi sofferenze.

Vs. 28.  Ma Paolo gridò ad alta voce: "Non farti alcun male, perché noi siamo tutti qui".

In quel momento Paolo lo ferma, dicendogli che erano tutti lì. Anche in questo dimostrano di essere persone particolari, perché non avevano approfittato dell’occasione. Inoltre quell’uomo comprende che con il loro comportamento gli avevano salvato la vita, ed anche questo gli fa capire quanto fossero speciali.

Quale effetto ha avuto tale fatto su questo uomo?

Vs. 29-30.  E, chiesto un lume, egli corse dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e Sila; 30  poi li condusse fuori e disse: "Signori, cosa devo fare per essere salvato?".

Si arrende al Signore. Se chiede di essere salvato, vuol dire che ha capito di essere perduto: questo è il giusto atteggiamento  per diventare un figlio di Dio. Egli riconosce che Paolo e Sila conoscono Dio, ed anche lui vuole incontrarlo in modo profondo.

Oggi molti credono che per evangelizzare alcune persone bisogna diventare come loro (es. farsi i tatuaggi, portare lo stesso tipo di abbigliamento, la medesima capigliatura…); questo pensiero non è corretto, in quanto non è il credente che deve diventare come il mondo, ma gli altri che devono vedere in lui qualcosa di speciale.

Vs. 31.  Ed essi dissero: "Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua". 

Il carceriere comprende che la salvezza deriva dal credere nel nome di Gesù e nel proclamarlo Signore della nostra vita. Tale dono viene offerto a tutta la sua famiglia, vista come una unità, comprendente anche i servi e i dipendenti. A tutti, comunque, viene offerta negli stessi termini e in modo personale: ognuno deve ascoltare la Parola, credere ed essere battezzati. La fede del carceriere non include quella degli altri membri del gruppo.

La salvezza per i nostri cari non è una garanzia per noi oggi. 

Si presume che qui Paolo si esprima così per due motivi:

  • o perché un tempo la conversione del capo famiglia implicava quella di tutti,

  • oppure in senso profetico: forse lo Spirito Santo preannunzia tramite Paolo un fatto che stava accadendo.

I Corinzi 7: 15-16.    Se il non credente si separa, si separi pure; in tal caso il fratello o la sorella non sono più obbligati; ma Dio ci ha chiamati alla pace. 16  Infatti che ne sai tu, moglie, se salverai il marito? Ovvero che ne sai tu, marito, se salverai la moglie? 

Non c’è una garanzia circa la salvezza del nostro coniuge:  questa è dottrina cristiana, ossia un insegnamento. Atti, invece, è una narrazione di fatti. 

Per questo noi dobbiamo pregare senza tregua per coloro che amiamo.

Molte persone usano questo versetto 33 per giustificare il battesimo dei bambini. Ma noi non conosciamo l’età dei figli del carceriere, e comunque Paolo ha affermato che la salvezza viene dal credere nel Signore; certamente un bambino non ha tale facoltà.

Vs. 32-33.  Poi essi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. 33  Ed egli li prese in quella stessa ora della notte e lavò loro le piaghe. E lui e tutti i suoi furono subito battezzati. 

Il carceriere si prende cura di loro, medicando le ferite. Ascolta la parola del Signore e viene battezzato assieme ai suoi familiari.

Alcuni suppongono che fosse stato proprio lui a frustarli; se è così, ora li sta medicando.

Vs. 34- 36.  Condottili quindi in casa sua, apparecchiò loro la tavola e si rallegrava con tutta la sua famiglia di aver creduto in Dio. 35  Fattosi giorno i pretori mandarono i littori a dire al carceriere: "Lascia liberi quegli uomini". 36  E il carceriere riferì a Paolo queste parole: "I pretori hanno mandato a dire che siate lasciati liberi; quindi uscite e andate in pace".

I prigionieri vengono liberati.

Vs. 37.   Ma Paolo disse loro: "Dopo averci pubblicamente battuti senza essere stati condannati in giudizio, noi che siamo cittadini romani, ci hanno gettati in prigione e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano loro stessi a condurci fuori".

Il fatto di venir rilasciati in quel modo, per Paolo e Sila sarebbe stato un pericoloso precedente, e avrebbe autorizzato implicitamente altri magistrati a comportarsi in modo analogo anche in futuro. Inoltre, avrebbe lasciato esposti i cristiani di Filippi al loro arbitrio.

L’autorità, infatti, aveva sbagliato, in quanto aveva battuto e imprigionato dei missionari, senza indagare accuratamente circa le accuse a loro rivolte e senza considerare l’eventualità che fossero cittadini romani. Essi erano, infatti, esentati dalla pena della battitura. Per questo Paolo non intende passare sopra a tale ingiustizia subita ed esige una pubblica scusa. Qui Paolo, quindi, non porge l’altra guancia, ma reclama i propri diritti di cittadino romano.

In conclusione: Paolo e Sila a Filippi subiscono ogni sorta di male (frustati, picchiati, carcerati), ma dalle loro sofferenze è nata una chiesa. Cosa è diventata questa chiesa?

L’epistola ai Filippesi è stata scritta da Roma, 12 anni dopo la nascita della chiesa, mentre Paolo è nuovamente in carcere.

Filippesi 1: 3- 11.  Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, 4  pregando sempre con gioia per voi tutti in ogni mia orazione, 5  per la vostra collaborazione nell’evangelo dal primo giorno fino ad ora, 6  essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7  Ed è giusto che io senta questo di voi tutti, perché vi ho nel cuore, voi che tanto nelle mie catene come nella difesa e conferma dell’evangelo, siete tutti partecipi con me della grazia. 8  Dio infatti mi è testimone, come io vi ami tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo. 9  E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10  affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo 11  ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio. 

Filippesi 4: 10- 23.   Or mi sono grandemente rallegrato nel Signore, perché finalmente le vostre cure per me si sono ravvivate; in realtà già ci pensavate, ma ve ne mancava l’opportunità. 11  Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. 12  So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria. 13  Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica. 14  Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione. 15  Or sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione dell’evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16  poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno. 17  Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore. 18  Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio. 19  Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù. 20  Ora al mio Dio e Padre nostro sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 21  Salutate tutti i santi in Cristo Gesù. 22  I fratelli che sono con me vi salutano, tutti i santi vi salutano, e soprattutto quelli della casa di Cesare. 23  La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen. 

E’ una lettera in cui non vi è mai un rimprovero per i fratelli; in tutte le altre non è così, soprattutto in quelle per i Corinzi. Ai Filippesi Paolo invia ringraziamenti, anche per averlo sostenuto economicamente. 

Vs. 38-40.  I littori riferirono queste parole ai pretori; ed essi, quando udirono che erano cittadini romani, ebbero paura. 39  Or essi vennero e li pregarono di scusarli e, condottili fuori, chiesero loro di lasciare la città. 40  Allora essi, usciti di prigione, entrarono in casa di Lidia e, visti i fratelli, li consolarono; poi partirono.

I pretori si scusano per il loro comportamento e pregano Paolo e Sila di lasciare la città. Allora essi andarono a salutare i fratelli a casa di Lidia. Poi partirono.

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