Aggeo 2
Cap. 2
Messaggio 3
Vs. 1. Nel settimo mese, il ventunesimo giorno del mese,
era il giorno della festa dei Tabernacoli (v. Levitico 23), quando al tempo del Re Salomone è stato dedicato a Dio il primo Tempio ed il fuoco dell’Eterno è sceso su di esso quale sigillo (I Re 8:2). Quello era un edificio maestoso, forse il più grande del mondo a quei tempi ed era frutto di una benedizione materiale che Dio aveva operato, fatta di ogni tipo di ricchezze.
Da 70 anni, però, tale Tempio era stato distrutto dai Babilonesi. Alcuni Giudei che erano stato portati in esilio, tuttavia, ne ricordavano la maestosità e non potevano che paragonare a quello il tempio nuovo, e fare gli evidenti paragoni. Molti anziani, infatti, erano rattristati e demoralizzati e consideravano inutile un lavoro tanto scarno. In questo caso, quindi, la Parola di Dio ha lo scopo di fortificare questi figli.
la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, dicendo:
Vs. 2-3. "Parla ora a Zorobabel, figlio di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figlio di Jehotsadak, il sommo sacerdote, e al resto del popolo, dicendo: 3 "Chi è rimasto fra voi che ha visto questo tempio nella sua precedente gloria? E come la vedete ora? A confronto di quella, non è questa un nulla ai vostri occhi?
Al ritorno dall’esilio molti Giudei, che avevano visto un tempo l’edificio maestoso, ora lo confrontavano con quello attuale e ne rimanevano delusi. Dio vede lo scoraggiamento del suo popolo e invia Aggeo con una parola di fortificazione e di incoraggiamento. Ai loro occhi, infatti, ciò che stavano edificando per Dio sembrava cosa da nulla, qualcosa di inutile ed erano molto dispiaciuti.
Di questo momento ci racconta Esdra:
Esdra 3:12. Molti sacerdoti, Leviti e capi delle case paterne, anziani, che avevano visto il primo tempio, piangevano ad alta voce mentre si gettavano le fondamenta di questo tempio sotto i loro occhi. Molti altri invece alzavano forti grida di allegrezza,
Qui è tutta la disperazione di questi Guidei, che ritengono di fare qualcosa di troppo misero per Dio.
Ricordiamoci di loro quando anche ai nostri occhi la nostra chiesa sembra troppo misera se rapportata ad altre realtà esistenti, oppure quando anche il nostro operare per Dio ci sembra cosa da nulla: forse per Dio, invece, è qualcosa di molto prezioso. Satana ci tenta molto spesso e vuole scoraggiarci, allo scopo di farci retrocedere dall’operare; cerca di minare il nostro entusiasmo perché anche l’impegno venga meno, e l’opera di Dio perisca. Ricordiamo che non c’è differenza tra noi ed i grandi uomini della Bibbia: ciò che essi possedevano era la totale disponibilità verso il Signore, il mettersi nelle sue mani e farsi usare come strumenti per la Sua gloria. Se anche noi ci disponiamo con l’animo allo stesso modo, allora diventeremo come loro e saremo usati in egual misura.
Zaccaria 4:5-7. L’angelo che parlava con me rispose e mi disse: "Non comprendi ciò che significano queste cose?". Io dissi: "No, mio signore". 6 Allora egli, rispondendo, mi disse: "Questa è la parola dell’Eterno a Zorobabel; “Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito", dice l’Eterno degli eserciti. 7 "Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabel diventerai pianura. Ed egli farà andare avanti la pietra della vetta tra grida di: "Grazia, grazia su di lei!"".
Zaccaria era un contemporaneo di Aggeo, ma ha profetizzato dopo di lui, quasi fosse un suo successore. Anche lui si è rivolto a Zorobabel allo scopo di portargli un incoraggiamento. Tramite lui Dio fa sapere a Zorobabel che l’ opera che egli sta compiendo viene dallo Spirito di Dio e che, quindi, Gli è gradita. Non è, infatti, compiuta dall’uomo, ma dal Signore stesso.
Davanti a questo re le montagne diventeranno pianure; esse sono il simbolo degli ostacoli più difficili, eppure essi verranno appianati dal Signore, per la Sua potenza.
La pietra della vetta è quella che completa l’opera, quella che viene messa per ultima, segno che l’opera è terminata. Quindi Dio sta dicendo che Zorobabel vedrà appianarsi ogni difficoltà e terminerà l’opera, anche se ora davanti ai suoi occhi non c’era ancora nulla. Ed ecco come verrà completata la costruzione del tempio: non per il sudore degli uomini, ma per la grazia di Dio.
Filippesi 1:6. essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Gesù ha cominciato un’opera nella nostra vita e la porterà a termine perché è fedele.
Matteo 1:11-17. Iosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia. 12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel; Salatiel generò Zorobabel. 13 Zorobabel generò Abiud; Abiud generò Eliakim; Eliakim generò Azor. 14 Azor generò Sadok; Sadok generò Achim; Achim generò Eliud. (Matteo 1:11-14 LND) 15 Eliud generò Eleazar; Eleazar generò Matthan; Matthan generò Giacobbe. 16 Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.
Carnalmente Zorobabel è un antenato di Cristo, quindi ha un legame di parentela con Lui.
Zaccaria 4:8-10. La parola dell’Eterno mi fu nuovamente rivolta, dicendo: 9 "Le mani di Zorobabel hanno gettato le fondamenta di questo tempio e le sue mani lo porteranno a compimento; allora riconoscerai che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi. 10 Chi ha potuto disprezzare il giorno delle piccole cose? Ma quei sette si rallegrano a vedere il filo a piombo nelle mani di Zorobabel. Questi sette sono gli occhi dell’Eterno che percorrono tutta la terra".
Dio vede già il tempio ultimato ed ai suoi occhi è perfetto: non è lecito per noi disprezzare l’opera che Dio compie nella nostra o nelle altre chiese. Questo è, invece, ciò che compie Satana, il nemico, che ci disprezza e ci odia con tutto il cuore.
Ogni opera di Dio comincia dal nulla, ma poi cresce, per la grazia di Dio e diviene qualcosa di grandioso. Non dobbiamo mai disprezzare i giorni delle piccole cose, nè nelle opere di Dio, nè in quelle riguardanti la nostra vita o quella altrui.
Vs. 4-5. E ora sii forte, Zorobabel”, dice l’Eterno "Sii forte Giosuè, figlio di Jehotsadak il sommo sacerdote; sii forte, o popolo tutto del paese", dice l’Eterno, "e mettetevi al lavoro, perché io sono con voi", dice l’Eterno degli eserciti, 5 "secondo la parola del patto che stabilii con voi quando usciste dall’Egitto, così il mio Spirito dimora in mezzo a voi. Non temete".
Dio ribadisce il fatto che i suoi figli non devono temere cosa alcuna, perché Egli è con loro, è dalla loro parte, pronto ad intervenire in loro aiuto. Non c’è nulla che l’uomo può chiedere più di questo: avere Dio dalla propria parte.
Poi Dio ricorda il patto che fece con i loro antenati tanti secoli prima, quando erano in Egitto: è trascorso molto tempo, ma per il Signore quelle promesse sono ancora valide perché la Sua parola è solo una e vale in eterno. Le cose terrene cambiano, la parola dell’uomo è mutevole, ma quella di Dio è per sempre. Quindi, coloro che hanno compreso il messaggio dell’evangelo e sono salvati da Cristo, sono anche certi di avere la salvezza eterna e che il proprio nome è scritto nel libro della vita, in cielo. Dio ha promesso che non ci abbandonerà e su di Lui possiamo contare con certezza.
Vs. 6-9. Poiché così dice l’Eterno degli eserciti: "Ancora una volta, tra poco, io farò tremare i cieli e la terra, il mare e la terra asciutta; 7 farò tremare tutte le nazioni; il desiderio di tutte le nazioni verrà e io riempirò questo tempio di gloria" dice l’Eterno degli eserciti. 8 "Mio è l’argento e mio è l’oro" dice l’Eterno degli eserciti. 9 "La gloria di quest’ultimo tempio sarà più grande di quella del precedente", dice l’Eterno degli eserciti; "e in questo luogo io darò la pace"", dice l’Eterno degli eserciti.
Dio sta dicendo che Gesù, il Messia, la gloria di Dio stesso, sta per venire in mezzo al popolo. Era passato il periodo che andava da Adamo a diluvio, quello dal diluvio ad Abramo, quello da Abramo a Mosè, quello da Mosè a Davide, quello dell’esilio ed infine quello del ritorno. Tra poco sarebbe giunto il Cristo, il quale sarebbe entrato nel tempio eretto da Zorobabel, portandogli una gloria maggiore di quella del maestoso tempio di Salomone. Egli avrebbe fatto tremare il cielo e la terra, compiendo l’opera più grande di tutti i tempi della storia umana: la salvezza delle anime umane. Egli ha vinto le potestà e i principati, spogliandoli dei loro poteri:
Colossesi 2:13-15. E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui.
In quale modo il secondo tempio avrebbe potuto essere più glorioso del primo?
Quello di Salomone era ricolmo di materiali preziosi, era coperto di legno pregiato e di oro e aveva stupendi ornamenti decorativi. Quello del tempo di Zorobabel non aveva nulla di simile, tuttavia esso avrebbe visto il figlio di Dio entrare al suo interno: in questo era la sua gloria.
Questa profezia di Aggeo ha avuto un doppio adempimento: la prima e la seconda venuta di Cristo, che stabilirà il suo regno a Gerusalemme, nel tempio, ed avrà tutto il mondo a Lui sottomesso. Stiamo ancora attendendo tale fatto, quando vedremo Cristo giudicare il mondo e legare Satana, per poi regnare con giustizia per mille anni. Tutto il mondo tremerà al suo cospetto.
Messaggio 4
Vs. 10-15. Nel ventiquattresimo giorno del nono mese, il secondo anno di Dario, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, dicendo: 11 "Così dice l’Eterno degli eserciti: Interroga i sacerdoti riguardo alla legge, dicendo: 12 "Se uno porta carne consacrata nel lembo della sua veste e con il lembo tocca pane o cibo cotto, vino o olio, o qualunque altro alimento, diventerà questo santificato?. I sacerdoti risposero e dissero: "No!". 13 Aggeo quindi disse loro: "Se uno che è impuro per il contatto di un cadavere, tocca una di queste cose, diventerà essa impura?". I sacerdoti risposero e dissero: "Sì, diventerà impura". 14 Allora Aggeo rispose e disse: "Così è questo popolo, così è questa nazione davanti a me", dice l’Eterno "e così è ogni lavoro delle loro mani, e ciò che là mi offrono è impuro. 15 Ora considerate bene da questo giorno in avanti, prima che si mettesse pietra su pietra nel tempio dell’Eterno.
Nel cap. 1 abbiamo visto come Israele si è ravveduto ed ha ripreso la costruzione del Tempio, tuttavia in questo messaggio l’Eterno mette in evidenza che qualcosa ancora non va bene. Per affermare questo fa un paragone con gli elementi che Dio considera santi: se essi toccano un oggetto, però, non possono trasmettere ad esso la santità. Probabilmente la lezione per noi è questa: possiamo compiere l’opera di Dio, che è santa, ma se lo facciamo con motivi impuri (es. avere una posizione di rilievo), allora il nostro operare non è più puro davanti a Dio. Pertanto, se il popolo stava edificando il tempio solamente per obbedire ad un ordine, ma il cuore era scontento, allora il lavoro era vano. Perciò è necessario “considerare bene”, cioè guardare fino in fondo al cuore per comprendere nella profondità quale motivazione ci spinge ad operare.
Vs. 16-19. Da quel tempo, quando uno veniva a un mucchio di venti misure ce n’erano solo dieci, quando uno veniva al tino per cavare dal tino cinquanta bati, ce n’erano solo venti. 17 Io vi colpii con il carbonchio con la ruggine e con la grandine in ogni lavoro delle vostre mani, ma voi non tornaste a me", dice l’Eterno. 18 "Considerate bene da oggi in avanti, dal ventiquattresimo giorno del nono mese, dal giorno in cui si posero le fondamenta del tempio dell’Eterno. Considerate questo: 19 c’è ancora del grano nel granaio? La vite, il fico, il melograno e l’ulivo non hanno ancora dato frutto. Ma da questo giorno in poi, io vi benedirò".
Dio dichiara che tutto ciò che è stato fatto per Lui non veniva da un atteggiamento corretto, perciò Egli aveva inviato tali elementi per colpire il popolo. Se agiamo spinti dalla carne avremo tali calamità: carbonchio, ruggine e grandine. Solo se siamo alla presenza di Dio e lavoriamo per Lui con un cuore puro abbiamo la Sua benedizione. Se la nostra vita cristiana sta arrancando, allora forse dobbiamo pensare che qualcosa non va e dobbiamo “considerare bene”, cioè riflettere per poi cambiare.
Messaggio 5
Vs. 20-23. La parola dell’Eterno fu rivolta per la seconda volta ad Aggeo il ventiquattresimo giorno del mese, dicendo: 21 "Parla a Zorobabel, governatore di Giuda, e digli: "Io farò tremare i cieli e la terra, 22 rovescerò il trono dei regni e distruggerò la forza dei regni delle nazioni; rovescerò i carri e quelli che vi montano, cadranno i cavalli e i loro cavalieri, l’uno per la spada del suo fratello. 23 In quel giorno dice l’Eterno degli eserciti, io ti prenderò, o Zorobabel, figlio di Scealtiel, mio servo” dice l’Eterno, "e ti porrò come un sigillo, perché io ti ho scelto"", dice l’Eterno degli eserciti.
Nel tempo antico l’anello del sigillo equivaleva alla firma del re ed era simbolo della sua autorità e del suo potere. Non era lecito per nessuno aprire una missiva del re, pena la morte, e solo il destinatario aveva tale potere.
Dio dichiara che Zorobabel sarà l’anello di Dio, l’impronta dell’Eterno e avrà la sua potenza e l’autorità.
Gesù, come nostro re, ha dato anche ai cristiani tale mandato:
Matteo 28: 18-20. Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: "Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen".
Dio ha un solo scopo per la nostra vita, ossia quello di renderci conformi all’immagine di Cristo, affinchè siamo suoi servi e la sua immagine sia stampata su di noi. Così, chiunque ci incontrerà, potrà affermare che siamo diversi, che in noi c’è qualcosa di speciale. Gli uomini consacrati totalmente a Dio sono così.
Ogni autorità è stata data a Cristo e noi, quali ambasciatori, riceviamo da Lui il mandato ed il sigillo regale. Allo stesso modo, la parola che pronunciamo non viene da noi, bensì da Dio e come Aggeo possiamo dire: “Così dice l’Eterno”. Non possiamo né aggiungere né togliere nulla a quanto è scritto nella Parola, ma pronunciare solo ciò che è scritto.
Preghiamo per essere degli strumenti potenti nelle mani di Dio.