Aggeo 1
Aggeo era un profeta di Dio, che il Padre mandò ad Israele quando il popolo tornò dall’esilio in Babilonia. E’ stato contemporaneo di Esdra e di Nehemia.
Storia del popolo di Dio da Abramo ad Aggeo.
Abramo è stato il primo patriarca del popolo di Israele, scelto da Dio per dare al mondo il Messia attraverso la sua discendenza. Il Signore ha benedetto grandemente Abramo, suo figlio Isacco ed il figlio di lui, Giacobbe, operando potentemente nella vita di questi figli e facendoli prosperare.
Giacobbe ebbe 12 figli, uno dei quali, Giuseppe, dopo svariate vicissitudini, divenne un personaggio di spicco in Egitto. In questo paese egli ospitò tutti i suoi parenti nel momento in cui essi si trovarono in difficoltà a causa di una carestia. In Egitto il popolo di Israele fu benedetto grandemente da Dio e si moltiplicò oltremodo.
Poi il popolo divenne schiavo degli Egiziani ed allora Dio mandò loro un liberatore, Mosè, che li fece uscire dalla dipendenza dal faraone e li portò verso la terra promessa. Essa fu raggiunta dopo 40 anni di peregrinare nel deserto, a causa dell’infedeltà del popolo verso Dio e della sua idolatria. Il Padre, invece, fu sempre fedele con loro, compì dei miracoli, indicò loro la via e diede le tavole della legge sul monte Sinai, affinché conoscessero il corretto modo di vivere e potessero camminare in perfetta relazione con Lui.
Nonostante l’infedeltà di Israele e la sua incredulità, alla fine Dio donò loro la terra promessa, nella quale li fece entrare e sconfiggere le popolazioni ostili.
Il popolo peccava contro Dio, ma questi lo ricolmava di cure amorevoli ed inviava dei profeti, i quali avevano il compito di denunciare i peccati dei Giudei, affinché essi potessero ravvedersi. Se ciò non accadeva, allora Dio puniva il suo popolo, infliggendogli dure sconfitte da parte dei nemici. Molti esempi li troviamo nel periodo dei Giudici.
In ogni modo, grande è stata la disubbidienza del popolo e altrettanto grande è stata la misericordia di Dio.
Dopo i Giudici abbiamo il periodo dei re, dei quali il primo fu Saul, seguito da Davide e da Salomone.
Saul non fu un uomo di Dio, se non all’inizio del suo regno, quando ancora era una persona umile.
Davide seguì sempre gli insegnamenti del Padre, anche se compì gravi peccati.
Salomone iniziò il suo regno alla luce di Dio, ricevette da Lui grandi benedizioni, ma poi costruì dei templi agli idoli. Per questo motivo l’Eterno tolse 10 tribù al figlio di Salomone, formò il regno di Israele e lasciò ai discendenti del vecchio re solamente le tribù di Giuda e di Beniamino.
I re di Israele e gran parte di quelli di Giuda non seguivano Dio con tutto il cuore, perciò Egli inviava loro dei profeti, per avvertirli del peccato e della conseguente punizione di Dio nei loro confronti. Tuttavia il popolo continuò ad essere infedele, perciò Dio inviò loro gli Assiri (722 a. C.) perché li distruggessero e li esiliassero. Questo accadde agli Israeliti, ma non fu una lezione per Giuda, che perseverò nel peccato. Allora Dio inviò loro dei profeti, ma essi non li ascoltarono.
Nel 600 a. C. Dio inviò i Babilonesi, che distrussero Gerusalemme e il tempio, mandando il popolo in esilio in Babilonia per 70 anni, come Geremia aveva annunciato. Il popolo era di nuovo in schiavitù.
Nel 539 Ciro, re di Persia, vinse sui Babilonesi e nel 538 emanò un editto, nel quale permetteva ai Giudei di tornare nella loro terra e di ricostruire il tempio. Erano passati esattamente i 70 anni profetizzati da Geremia, fatto che dimostra ancora una volta la fedeltà e la potenza di Dio.
Il ritorno dalla schiavitù fu una grazia da parte di Dio, il quale desiderava avere un popolo appartato per sé, secondo i suoi proponimenti. Questa grazia era immeritata, tuttavia faceva parte di un piano, che vedeva l’avvento del Messia nel mondo tramite il suo popolo. Esso possedeva le scritture, conosceva le profezie circa l’esilio ed il ritorno nella terra a lui donata, perciò sapeva di essere guidato dall’Eterno in ogni cosa.
Quindi: nel 538 a. C. 50.000 Giudei tornano a Gerusalemme guidati da Zorobabel e trovano una città distrutta. Esdra ha portato in patria il secondo gruppo e Nehemia il terzo. Dopo 7 mesi dal ritorno del primo gruppo, questo cominciò a ricostruire l’altare, per adorare Dio in modo convenevole:
Esdra 3:1-7. Come giunse il settimo mese e i figli d’Israele erano nelle loro città, il popolo si radunò come un sol uomo a Gerusalemme. 2 Allora Jeshua, figlio di Jotsadak, assieme al suoi fratelli sacerdoti e a Zorobabel, figlio di Scealtiel con i suoi fratelli, si levarono e costruirono l’altare del DIO d’Israele, per offrirvi olocausti, come sta scritto nella legge di Mosè, uomo di DIO. 3 Ristabilirono l’altare sulle sue basi, benché avessero paura a motivo dei popoli delle terre vicine, e su di esso offrirono olocausti all’Eterno, gli olocausti del mattino e della sera. 4 Celebrarono pure la festa delle Capanne, come sta scritto, e offersero giorno per giorno olocausti, in base al numero richiesto per ogni giorno. 5 In seguito offersero l’olocausto perpetuo, gli olocausti dei noviluni e di tutte le feste stabilite dall’Eterno, e quelli di chiunque faceva un’offerta volontaria all’Eterno. 6 Dal primo giorno del settimo mese cominciarono a offrire olocausti all’Eterno, ma le fondamenta del tempio, dell’Eterno non erano ancora state gettate. 7 Diedero quindi denaro ai tagliapietre e ai falegnami, e viveri, bevande e olio a quelli di Sidone e di Tiro perché portassero legname di cedro dal Libano, secondo la concessione ottenuta da parte di Ciro, re di Persia.
Avevano compreso le giuste priorità per l’uomo: per prima cosa bisogna adorare Dio, poi ogni altra cosa. Cominciano a ricostruire l’altare e celebrano la festa delle capanne. Nel secondo anno è il momento della ricostruzione del tempio, che rappresentava la presenza di Dio tra il popolo.
Esdra 3:6-13. Dal primo giorno del settimo mese cominciarono a offrire olocausti all’Eterno, ma le fondamenta del tempio dell’Eterno non erano ancora state gettate. 7 Diedero quindi denaro ai tagliapietre e ai falegnami, e viveri, bevande e olio a quelli di Sidone e di Tiro perché portassero legname di cedro dal Libano, secondo la concessione ottenuta da parte di Ciro, re di Persia. 8 Nel secondo mese del secondo anno del loro arrivo alla casa di DIO in Gerusalemme, Zorobabel figlio di Scealtiel, Jeshua figlio di Jotsadak, gli altri loro fratelli sacerdoti e Leviti e tutti quelli che erano tornati dalla cattività a Gerusalemme diedero inizio ai lavori, e incaricarono i Leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori della casa dell’Eterno. 9 Allora Jeshua con i suoi figli e i suoi fratelli, Kadmiel con i suoi figli e i figli di Giuda si levarono come un sol uomo per dirigere quelli che lavoravano alla casa di DIO; lo stesso fecero i figli di Henadad con i loro figli e i loro fratelli, i Leviti. 10 Quando i costruttori gettarono le fondamenta del tempio dell’Eterno, erano presenti i sacerdoti vestiti dei loro paramenti con trombe e i Leviti, figli di Asaf, con cembali per lodare l’Eterno, secondo le istruzioni di Davide, re d’Israele. 11 Essi cantavano, celebrando e lodando l’Eternò, "Perché egli è buono, perché la sua benignità verso Israele dura in eterno". Tutto il popolo mandava alte grida di gioia, lodando l’Eterno, perché erano state gettate le fondamenta della casa dell’Eterno. 12 Molti sacerdoti, Leviti e capi delle case paterne, anziani, che avevano visto il primo tempio, piangevano ad alta voce mentre si gettavano le fondamenta di questo tempio sotto i loro occhi. Molti altri invece alzavano forti grida di allegrezza, 13 cosicché la gente non poteva distinguere il rumore delle grida di allegrezza da quello del pianto del popolo, perché il popolo lanciava alte grida, e il rumore si udiva da lontano.
Il popolo è entusiasta ed il suo cuore ben disposto verso Dio. Ma ecco che i Samaritani si offrono di aiutare i Giudei, fatto che rappresentava un’offesa per Dio.
I Samaritani, infatti, erano i discendenti di coloro che occuparono il paese quando Israele fu esiliato e nacquero dall’unione di popoli pagani con gli Ebrei rimasti. Erano, quindi, di sangue misto e crearono una religione pagana, composta da elementi di verità con altri di falsità. Ovviamente questo agli occhi di Dio è una grande abominazione, poiché Egli vuole essere adorato secondo quanto ha insegnato ed aveva proibito al proprio popolo di unirsi con i pagani. Il popolo santo non doveva accettare l’aiuto di questi ultimi nell’edificazione del Tempio, poiché sa che Dio non accetta nulla che derivi dal compromesso e dalla contaminazione.
In risposta al rifiuto, allora i Samaritani ostacolano il lavoro dei Giudei:
Esdra 4:1-5. Quando i nemici di Giuda e di Beniamino vennero a sapere che quelli che erano stati in cattività stavano ricostruendo il tempio all’Eterno, il DIO d’Israele, 2 si avvicinarono a Zorobabel, e ai capi delle case paterne e dissero loro: "Lasciateci costruire con voi, perché anche noi cerchiamo il vostro DIO, come voi; a lui abbiamo offerto sacrifici dal tempo di Esar-Haddon, re di Assiria, che ci condusse qui". 3 Ma Zorobabel, Jeshua e gli altri capi delle case paterne d’Israele risposero loro: "Non avete alcun diritto di costruire con noi una casa al nostro DIO, ma noi soli la costruiremo all’Eterno, il DIO d’Israele, come ci ha comandato il re Ciro, re di Persia". 4 Allora la gente del paese si mise a scoraggiare il popolo di Giuda e a spaventarli, perché non costruissero. 5 Inoltre assoldarono alcuni consiglieri contro di loro per frustrare il loro intento, e ciò per tutto il tempo di Ciro, re di Persia, fino al regno di Dario, re di Persia.
Comprendiamo come i Samaritani avevano finto di essere amici dei Giudei, mentre in realtà non lo erano affatto e facevano quanto in loro potere per ostacolarne il lavoro. Vediamo anche come tale opposizione durò per ben 20 anni e allora i Giudei cominciarono a raffreddarsi ed a curarsi maggiormente di se stessi. Ecco qui lo scopo di Aggeo: quello di chiamarli ad un risveglio.
Quindi: invece di lottare contro questa opposizione del nemico, i Giudei preferiscono scoraggiarsi ed abbandonare l’opera di Dio. Non si rifugiano nel Padre, chiedendo il Suo aiuto, anzi rinunciano a costruirne il tempio.
Chi è Aggeo.
Di lui sappiamo pochissimo, poiché viene menzionato solamente in Esdra 5:1 e 6:14.
Esdra 5:1. Ma i profeti Aggeo e Zaccaria, figlio di Iddo, profetizzarono ai Giudei che erano in Giuda e a Gerusalemme nel nome del Dio d’Israele, che era su di loro.
Esdra 6:14. Così gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e a far progressi, sostenuti dalle parole ispirate del profeta Aggeo e di Zaccaria figlio di Iddo. Essi terminarono la costruzione secondo il comando del Dio d’Israele e secondo l’ordine di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia.
Non sappiamo a quale tribù appartenesse, né la sua età, tuttavia conosciamo le date delle sue profezie, poiché sono contenute nel suo libro. Esse sono state pronunciate durante un periodo di 4 mesi, nel corso del ventesimo anno dopo il primo ritorno dall’esilio in Babilonia.
Ecco le date delle profezie sopra citate:
Aggeo 1:1. Nel secondo anno del re Dario, il sesto mese, il primo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, a Zorobabel, figlio di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figlio di Jehotsadak sommo sacerdote, dicendo:
Aggeo 2:1. Nel settimo mese, il ventunesimo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, dicendo:
Aggeo 2:10. Nel ventiquattresimo giorno del nono mese, il secondo anno di Dario, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, dicendo:
Aggeo 2:20. La parola dell’Eterno fu rivolta per la seconda volta ad Aggeo il ventiquattresimo giorno del mese, dicendo:
Prima ancora di esaminare le profezie di Aggeo, quindi, dobbiamo considerare la situazione in cui sta vivendo il popolo di Israele: è tornato dall’esilio, ha nel cuore un grande desiderio di edificare un tempio al suo Signore, tuttavia, di fronte alle difficoltà, si scoraggia ed abbandona l’opera. A questo punto si dedicano alle loro faccende personali.
Dio avrebbe, quindi, potuto versare la sua ira su di loro, dal momento che li aveva sempre protetti ed aveva permesso loro di tornare a Gerusalemme; invece invia un profeta, allo scopo di farli riflettere e farli tornare a Lui.
Anche oggi l’uomo ha la tendenza ad allontanare l’orecchio dal messaggio di Dio, perciò è buona cosa ascoltare attentamente il messaggio che l’Eterno dà tramite Aggeo.
Cap. 1
Dio invia 5 messaggi al popolo tramite Aggeo in 4 mesi.
Messaggio 1.
Vs. 1. Nel secondo anno del re Dario, il sesto mese, il primo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo, a Zorobabel, figlio di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figlio di Jehotsadak, sommo sacerdote, dicendo:
Aggeo va da Zorobabel e da Giosuè per riferire loro un messaggio da parte di Dio, affinché lo stesso fosse poi diffuso al popolo.
Zorobabel era governatore e discendente diretto di Davide. Suo nonno era re Jekoniah, del quale leggiamo in 1 Cronache 3:17-19. Il nome Zorobabel vuol dire “uno che è nato in Babilonia”.
1 Cronache 3:17-19. I figli di Jekoniah, il prigioniero, furono suo figlio Scealtiel, 18 e Malkiram, Pedaiah, Scenatsar, Jekamiah, Hoshama e Nedabiah. 19 I figli di Pedaiah furono Zorobabele e Scimei. I figli di Zorobabele furono Meshullam e Hananiah, e Scelomith, loro sorella;
Giosuè è sommo sacerdote e viene chiamato anche Iesua in Esdra 3:2. Era discendente di Iosadac, che a sua volta era discendente diretto di Eliezar, figlio di Aaronne. Giosuè, quindi, discendeva direttamente dai sacerdoti che Dio aveva stabilito al tempo di Mosè.
Pertanto Aggeo si rivolge al capo civile, ossia a colui che svolge le funzioni del re, che in quel momento non c’era, ed al capo spirituale. Questi uffici verranno ricoperti successivamente da Cristo, profeta, re e sacerdote.
Vs. 2. "Così dice l’Eterno degli eserciti:
Dio si identifica dicendo di essere l’Eterno degli eserciti: tale nome ne sottolineava l’autorità ed il potere, e pertanto gli si doveva obbedienza. Ancora oggi Egli è Signore e padrone della nostra vita e merita la nostra obbedienza.
Questo popolo dice: "Il tempo non è ancora giunto, il tempo in cui la casa dell’Eterno dev’essere ricostruita"".
Qui viene riportata la frase che il popolo pronunciava per giustificare se stesso. Esso non affermava di non voler costruire il tempio, tuttavia non riteneva che quello fosse il momento più adatto per farlo. Tale convinzione nasceva da alcune effettive difficoltà, tuttavia infondo nascondeva un’altra verità, ovvero quella di non vedere più le cose di Dio come prioritarie. E’ lo stesso atteggiamento di colui che non nega Gesù, tuttavia ne rinvia l’incontro a quando sarà più avanti negli anni; per ora non è interessato. Agli occhi di Dio, comunque, tale atteggiamento appare come un vero e proprio rifiuto, poiché se non Gli diamo il primo posto, allora in realtà stiamo affermando che è meno importante di altre cose.
I Giudei stanno attraversando una prova, ossia l’opposizione dei Samaritani e si ritirano dall’esecuzione dell’opera. In realtà è sbagliato considerare sempre le difficoltà come avvertimenti da parte di Dio di abbandonare il progetto iniziato, poiché spesso esse sono invece un’opportunità per crescere nella fede e per vedere Dio all’azione.
Vs. 3-4. Allora la parola dell’Eterno fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo, dicendo: 4 "E’ forse questo il tempo per voi di abitare nelle vostre case ricoperte, mentre questo tempio giace in rovina?".
Il Tempio è in rovina, mentre il popolo vive in belle case, realizzate con cura, a dimostrazione del lungo tempo che avevano loro dedicato. Non è sbagliato avere cura della propria casa, ma è necessario mettere sempre al primo posto le cose di Dio. Qui sono le priorità del loro cuore.
Vs. 5. Perciò ora dice l’Eterno degli eserciti: "Considerate bene il vostro comportamento!
Dio chiede al suo popolo di considerare il cammino che stanno intraprendendo. Anche a noi viene rivolta la medesima richiesta lungo il nostro cammino cristiano: siamo nella fede o meno? Dove siamo nel nostro cammino con Dio?
Le scelte che abbiamo effettuate sono veramente di valore e ci rendono felici? Consideriamo con attenzione queste cose perché sono fondamentali e non possono essere trattate con superficialità. Dobbiamo riflettere su questo perché avere cura delle cose di Dio non significa trascurare noi stessi. E’ solamente una questione di priorità: sono più importanti le cose di Dio oppure le mie cose personali?
Vs. 6. Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; mangiate, ma non fino a saziarvi; bevete, ma non fino a soddisfare la sete, vi vestite, ma nessuno sta al caldo; chi guadagna un salario, lo guadagna per riporlo in una borsa forata".
A questo punto Dio mette in atto una punizione verso il suo popolo e lo ostacola nella raccolta proficua dei prodotti della terra e nella soddisfazione in ogni area della vita. Ogni cosa viene realizzata con fatica e con risultati scadenti, perché non è benedetta dall’Eterno. Perché accade questo? Non perché Dio sia ostile al popolo, bensì a causa del comportamento errato di questo ultimo.
Apocalisse 2:1-5. All’angelo della chiesa in Efeso scrivi: queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. 2 Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi, e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. 3 Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. 4 Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore.
Questa chiesa ad Efeso era molto attiva ed impegnata nelle cose di Dio, dottrinalmente sana, tuttavia le loro priorità erano sbagliate. Non hanno più intimità con Dio e, quindi, neppure un rapporto speciale con Lui.
Notiamo come Dio ci insegna a riprendere le persone, compiendo tale atto con amore: prima elenca tutte le qualità positive di questi credenti, poi fa notare loro i lati negativi ed infine dà la ricetta per risolvere il problema. Egli non è un Dio che punisce con rabbia o che taglia i rapporti con coloro che hanno sbagliato; è il Dio della seconda possibilità e che insegna come rimediare agli errori.
Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi.
Ricordiamo il nostro incontro con Gesù e lo zelo dei primi tempi, poi bisogna ravvedersi, ovvero cambiare quegli aspetti della vita che non vanno bene; infine compiere di nuovo le opere che si svolgevano un tempo.
Vs. 7-8. Così dice l’Eterno degli eserciti: "Considerate bene il vostro comportamento! 8 Salite sui monti, portate legname e costruite il tempio, perché possa compiacermi in esso ed essere così glorificato", dice l’Eterno.
Ancora una volta Dio dice di considerare se il proprio comportamento sia corretto o meno e poi da la soluzione al problema: è necessario andare sui monti, ovvero in un luogo solitario e lì erigere il tempio di Dio. L’opera dell’uomo avrà un lieto compimento quando egli si apparterà alla presenza del suo Dio. Pensiamo a Gesù e a come si appartava per ore in preghiera sui monti e dopo di ciò avvenivano i miracoli e si vedeva la potenza di Dio.
Vs. 9-11. "Vi aspettavate molto, ma in realtà c’è stato poco; quando poi l’avete portato a casa, io l’ho soffiato via. Perché?" dice l’Eterno degli eserciti, "a motivo del mio tempio che giace in rovina, mentre ognuno di voi corre alla propria casa. 10 Perciò sopra di voi il cielo ha trattenuto la rugiada e la terra ha ritenuto il suo prodotto. 11 E io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul mosto, sull’olio e su tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame e su tutto il lavoro delle vostre mani".
Ancora una volta viene sottolineata la cura per se stessi e non per Dio.
Riflettiamo sul fatto che essi non stavano servendo degli idoli e che continuavano ad offrire a Dio dei sacrifici, secondo le indicazioni della Legge. Esteriormente erano fedeli, ma Dio non guarda alle apparenze, bensì considera il cuore umano. Per questo motivo li ha ostacolati in ogni modo. Facciamo attenzione perché è più facile vedere i grandi peccati negli altri piuttosto che i nostri atteggiamenti dettati dal cuore. E’ un peccato anche quello di non avere la giusta cura per le cose di Dio.
L’Eterno punisce i Giudei proprio nello scarso raccolto delle cose alle quali dedicavano tanto tempo e dalle quali si aspettavano molto. Dio dà loro la siccità, affinché la loro economia sia scadente, poiché la sua bontà non consiste nel dare all’uomo tutto ciò che possa rendergli comoda la vita, bensì nello spingerlo verso la ricerca del suo creatore. Il nostro bene, quindi, è ciò che ci incanala verso Dio e che ci permette una maggiore comunione con Lui.
In questo caso i Giudei non stavano costruendo il Tempio perché impegnati nelle proprie cose; portate a termine tali cose avrebbero provveduto a quelle di Dio. Così si comportano tante persone ancora oggi, che pensano di poter rinviare più avanti nella vita l’incontro con il Signore, non tenendo conto del fatto che non siamo padroni neppure di un attimo che abbiamo. Tutto è dono di Dio e non è detto che avremo tempo in futuro. Questo è il momento per incontrare Gesù e per servirlo.
Dio punisce i Giudei, tuttavia poi sceglie di inviare loro due profeti, Aggeo e Zaccaria, per risvegliare i loro cuori e restaurare un rapporto con loro. Perciò non disprezziamo la disciplina del Signore, poiché essa viene data sempre per il nostro bene.
Ebrei 12:4-11. Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: "Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.
Dio castiga i suoi figli perché li ama e desidera un rapporto vivo con essi.
Pensiamo a questa storia in relazione a noi:
I Giudei erano stati in esilio in Babilonia a causa del loro peccato ed avrebbero meritato di non fare più ritorno. Invece Dio li fa tornare a Gerusalemme affinché costruiscano il Tempio; essi si mettono all’opera, però poi preferiscono dedicarsi alle loro case.
Noi siamo stati salvati per grazia per portare gloria a Dio, perciò dobbiamo dedicarci alla sua opera in tutto il mondo. Spesso, invece, come accadeva ai Giudei, preferiamo impegnarci nelle cose terrene. Per questo dobbiamo anche noi ascoltare il messaggio di Aggeo e poi agire di conseguenza.
Messaggio 2.
Vs. 12. Zorobabel, figlio di Scealtiel, e Giosuè, figlio di Jehotsadak, il sommo sacerdote, e tutto il resto del popolo diedero ascolto alla voce dell’Eterno, il loro DIO, e alle parole del profeta Aggeo perché l’Eterno, il loro DIO, lo aveva mandato, e il popolo ebbe timore della presenza dell’Eterno.
Il popolo ascolta realmente e con attenzione il messaggio e si ravvede. Essi provano timore di Dio, cioè riconoscono di dipendere totalmente da Lui. Da qui il desiderio di vivere secondo la Sua parola e di metterlo al giusto posto nella loro vita.
Vs. 13. Allora Aggeo, il messaggero dell’Eterno, proclamò al popolo il messaggio dell’Eterno, dicendo: "Io sono con voi, dice l’Eterno".
Ecco il secondo messaggio di Dio: Egli è con il popolo ed è pronto a benedirli.
Ecco cosa vuol dire avere Dio dalla propria parte:
Isaia 41:10. Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo DIO. Io ti fortifico e anche ti aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia.
Geremia 15:20. IO ti renderò per questo popolo un forte muro di bronzo; essi combatteranno contro di te, ma non potranno vincerti, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti”, dice il Signore.
Quindi: Dio è dalla nostra parte.
Romani 8:26-39. Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. 27 E colui che investiga i cuori conosce quale sia la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi, secondo Dio. 28 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi, 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Vs. 14-15. Così l’Eterno destò lo spirito di Zorobabel figlio di Scealtiel, governatore di Giuda e lo spirito di Giosuè, figlio di Jehotsadak, il sommo sacerdote, e lo spirito di tutto il resto del popolo; allora essi vennero e iniziarono il lavoro sulla casa dell’Eterno degli eserciti, il loro DIO 15 nel ventiquattresimo giorno del sesto mese, il secondo anno del re Dario.
Dio risveglia il governatore Zorobabel ed il sommo sacerdote Giosuè, poi tutto il popolo, così tutti riprendono la costruzione del Tempio.
Perché Dio non li aveva risvegliati prima? Perché essi non si erano ravveduti. Egli, infatti, non impone nulla all’uomo, non opera contro la volontà dell’individuo, bensì attende che il nostro cuore sia ben disposto. Infatti, ora che il loro cuore era cambiato, Dio dona loro uno zelo rinnovato che li spinge a camminare assiduamente nelle vie del Signore.
Ricordiamo che Dio nella sua immensità è sempre con noi e che lo sarà fino alla fine dell’età presente (Matt. 28): è una promessa che si perpetua nel tempo. Quindi: se abbiamo un cuore per Dio e mettiamo le cose spirituali al primo posto, possiamo essere certi che Egli sarà dalla nostra parte.
In questo primo capitolo abbiamo visto come dobbiamo rispondere a Dio e abbiamo conosciuto com’è il suo cuore. Se Egli ci riprende, lo fa per correggerci ed allora, come questi Giudei, dobbiamo mostrarci pronti e solerti nel cambiare. Dio ci chiede di avere un rapporto vero con Lui e di provare timore nei suoi confronti. Tale sentimento non è la paura, bensì l’essere consapevoli di dipendere totalmente dal nostro creatore, sia fisicamente, sia in ogni attimo della nostra vita. Dobbiamo tenere presente Dio in ogni istante e vivere in modo da portare gloria al Suo nome.