1 Samuele 9-11

1 Samuele 9:1-10:10
Craig Quam

1 Samuele 10:10-11:15
Craig Quam

Cap. 9

In questo capitolo vediamo l’elezione del primo re, Saul, il quale sorprendentemente non si propone per ricevere tale onore, né lo fa qualcun altro. Infatti, non vediamo un gruppo di persone che si candidano per essere eletti re, bensì un popolo che chiede di essere governato. Questo è un avvenimento unico nella storia.

Saul unto re da Samuele.

Questo capitolo vede entrare in scena Saul.

Samuele è un servo veramente fedele in quanto, nonostante Dio gli abbia detto di stabilire un re per il popolo, egli attende che la scelta venga da Dio. Infatti, egli dipende da Lui e vuole obbedirgli.Ancora più indicativo è il fatto che Samuele compia delle azioni che a lui ripugnano, unicamente per obbedire a Dio.

Dio sceglie per il popolo un re secondo i principi degli uomini, un re secondo la carne, anzi, il meglio che la carne possa desiderare; e Samuele ha il compito di riconoscerlo.

Vs. 1.  Or c’era un uomo di Beniamino di nome Kish, figlio di Abiel, figlio di Tseror, figlio di Bekorath, figlio di Afiah, figlio di un Beniaminita, un uomo forte e valoroso. 

Era della tribù di Beniamino, il figlio prediletto di Giacobbe, proprio come Saulo, ovvero Paolo. Tale tribù, però, era stata decimata a 600 uomini dalla guerra contro Ghibea e ad essi erano state trovate a stento le mogli per ripopolarla. Ancora oggi era una delle tribù minori. Saul è come un germoglio in una terra desertica.

Era figlio di Kish, un uomo forte e valoroso.

Vs. 2.  Questi aveva un figlio di nome Saul, giovane e bello; tra i figli d’Israele non c’era nessuno più bello di lui; dalle spalle in su era il più alto di tutta la gente. 

Saul ha un aspetto molto accattivante. E’ descritto come un uomo forte e valoroso, bello, di alta statura, sottomesso al padre, affettuoso verso di lui, pronto ad ascoltare i consigli dei suoi inferiori.

Notiamo, tuttavia, che di lui non vengono elencate le doti morali o le virtù, ma ciò che c’è di esteriore, ovvero tutte doti destinate a finire. Sicuramente gli Israeliti avranno pensato che, data la sua statura notevole, fosse adatto ad affrontare i giganti di Gath, ma ricordiamo che Dio non sceglie le persone in base alle loro qualità fisiche, bensì al cuore e alla predisposizione a farsi guidare totalmente. In questo caso, però, sceglie un re gradito al popolo, ovvero un uomo ricco di doti esteriori, alto, robusto, apparentemente grande, ma di dubbie doti morali. Ora hanno un re come tutti gli altri popoli, ovvero una guida umana e, pertanto, fallace.

Saul è un uomo dalle origini modeste, uno che non aveva nulla di speciale, né rivestiva un incarico d’onore o di fiducia prima di essere eletto re. In genere coloro che hanno successo vi arrivano dopo aver compiuto una lunga gavetta, ma non fu così per Saul, che da uomo comune divenne re in un attimo. Inoltre, il fatto nacque in seguito ad un evento del tutto casuale, ossia alla ricerca di alcune asine che si erano perdute. 

Vs. 3.  Or le asine di Kish, padre di Saul, si erano smarrite; Kish disse a suo figlio, Saul: "Deh, prendi con te uno dei servi, alzati e va’ a cercare le asine". 

Il padre di Saul ha smarrito delle asine e quindi manda un servo e suo figlio alla ricerca degli animali. A quanto sembra Saul a quel tempo era già sposato ed aveva dei figli, tuttavia viveva presso il padre e gli era sottomesso. Si occupava delle cose del genitore ed anche in questo caso parte a piedi alla ricerca dei beni perduti.

Vs. 4.  Così egli passò per la regione montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non c’erano; traversarono quindi il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono. 

La ricerca delle asine risulta lunga e faticosa. Visti gli insuccessi, Saul decide di tornare indietro, onde evitare che il padre si debba preoccupare per lui, come accadde a Giacobbe nel caso di Giuseppe. I figli, infatti, devono sempre evitare di fare qualcosa che possa addolorare o impaurire i genitori.

Vs. 5.  Quando giunsero nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: "Su, torniamo indietro, perché non avvenga che mio padre smetta di darsi pensiero, delle asine e incominci a preoccuparsi per noi". 

Vs. 6.   Il servo gli disse: "Ecco, in questa città c’è un uomo di DIO, che è tenuto in grande onore; tutto ciò che egli dice, si avvera certamente. Ora andiamo là, forse ci indicherà la via che dobbiamo seguire". 

Il servo dimostra di essere un conoscitore della fama di Samuele. Di lui parla con gran rispetto, in quanto uomo di Dio. Coloro che conoscono e amano il Signore, infatti, sono persone privilegiate e degne di onore, poiché dedicano la loro vita al vero Dio. Dovremmo guardare con occhi diversi i fratelli nella fede.

Saul e il suo servo decidono di consultare Samuele affinché li aiuti a ritrovare le asine, compito ben misero per un profeta. Sarebbe stato molto più saggio rinunciare agli animali e recarsi da lui per acquisire la conoscenza circa le cose dell’Eterno. L’incontro con Samuele poteva essere l’occasione della loro vita, ed essi pensavano di parlare con lui solo per ritrovare degli animali perduti. Questo fa capire da quale spirito fossero animati. Se gli uomini di Dio avessero lo scopo di far recuperare agli altri i beni perduti, certamente sarebbero consultati molto di più di quanto non lo siano ora che cercano di avere cura delle anime perdute. 

Vs. 7-8.  Saul disse al suo servo: "Ma ecco, se andiamo, cosa porteremo all’uomo di DIO? Poiché il pane delle nostre sacche è finito e non abbiamo alcun dono da portare all’uomo di DIO. Che cosa abbiamo con noi?". 8  Il servo rispose a Saul, dicendo: "Ecco, io ho in mano un quarto di un siclo d’argento; lo darò all’uomo di DIO, ed egli ci indicherà la via". 

Si preoccupano di ricompensare Samuele, ma non hanno più pane. Allora il servo decide di portargli in dono del denaro, pensando che il profeta fosse alla stregua dei falsi profeti, che indovinano il futuro per denaro. Come mai il servo ha dei soldi e Saul ne è sprovvisto? Alcuni pensano che abbia approfittato dell’offerta del servo, pensando di ottenere un vantaggio senza dover pagare.

Vs. 9.  (In passato in Israele, quando uno andava a consultare DIO, diceva: "Su, andiamo dal veggente", perché il profeta di oggi in passato era chiamato veggente). 

Qui si sottolinea il fatto che un tempo il profeta era considerato un veggente, non tanto un uomo di Dio.

Vs. 10-12.  Allora Saul disse al suo servo: "Hai detto bene. Su, andiamo!". E si diressero alla città dov’era l’uomo di DIO. 11 Mentre salivano lungo il pendio che porta alla città, incontrarono alcune ragazze che uscivano ad attingere acqua e chiesero loro: "E qui il veggente?". 12  Esse risposero loro, dicendo: "Sì, eccolo, è poco più avanti di voi, affrettatevi. Oggi stesso è venuto in città, perché oggi il popolo ha un sacrificio sull’alto luogo. 

Saul sta andando da Samuele per una banale richiesta materiale. Pur vivendo a Ghibea, città molto vicina sia a Rama, dove Samuele abita, sia a Mitspa, dove egli svolge le sue funzioni di giudice, tuttavia Saul dimostra di non conoscere affatto il profeta, né di aver mai sentito parlare di lui. Infatti quando lo incontra, non lo riconosce. Tale situazione non giova affatto a suo favore, poiché Saul dimostra di non essersi mai interessato alle cose di Dio, dal momento che, in caso contrario, non avrebbe potuto non conoscere Samuele, uomo grandemente usato dall’Eterno.

Alcune serve incontrate casualmente, invece, sapevano bene chi fosse Samuele e dove lo poteva trovare. Conoscono perfino i particolari, ovvero che era giunto quello stesso giorno e che si sarebbe svolto un sacrificio in un “alto luogo”. Non sappiamo se si trattava di una festa ordinaria, oppure di un’occasione speciale, tuttavia l’arrivo di Samuele era ben nota, visto lo spessore del personaggio.

Vs. 13.  Come entrerete in città, lo troverete certamente prima che salga all’alto luogo a mangiare. Il popolo non mangerà finché egli non sia giunto, perché è lui che deve benedire il sacrificio; dopo di ciò gli invitati mangeranno. Or dunque salite, perché ora lo troverete". 

Le donne conoscono anche l’ora in cui si svolgerà la festa, durante la quale ci sarebbe stato un banchetto, che prevedeva la benedizione della vittima sacrificata e la consumazione della stessa. Samuele era la persona attesa per la benedizione e solo dopo il suo arrivo avrebbero consumato il pranzo assieme a lui. La benedizione del cibo serve a rendere grazie a Dio per la sua bontà e ad attenderci dei benefici da ciò che mangiamo. Samuele benediceva il cibo, ovvero nutriva lo spirito con un sacrificio di ringraziamento, poi consumava il pranzo stesso.

Le serve danno a Saul tutti i dettagli per poter incontrare il profeta, dimostrando di essere vicine a Dio e di conoscerne le cerimonie ed i servi, soprattutto se tanto importanti.

Vs. 14.  Così salirono alla città; come essi entravano in città, ecco Samuele usciva verso di loro per salire all’alto luogo.

Saul ed il servo incontrano Samuele, in quello che sembra un evento occasionale, e che invece era stato voluto da Dio nei minimi particolari. Nulla accade senza il Suo volere.

Nei capitoli precedenti, Samuele ha pregato, ha consultato l’Eterno ed è stato un tramite tra questi e il popolo. Ora la sua relazione con Dio si manifesta in modo ancora più intimo. In lui Dio realizza ciò che troviamo nel Salmo 32:8. 

ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. 

Saul non è che uno strumento per realizzare i disegni di Dio e Samuele è a conoscenza di questo, in quanto il Signore lo avverte:

vs. 15-16.  Or il giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: 16  "Domani a quest’ora ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu lo ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei, poiché ho visto l’avversità del mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me". 

Samuele è in grado di ricevere la Parola di Dio senza bisogno di alcun intermediario, grazie alla familiarità che Dio ha instaurato con lui. Ascolta la Sua voce in privato, ovvero rivolta solamente a lui. Ora l’Eterno concede ad Israele il re desiderato, un re carnale, uguale a quello di tutti gli altri popoli.

Vs. 17. Quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: "Ecco l’uomo di cui ti ho parlato; egli regnerà sul mio popolo". 

Nonostante avrebbe preferito evitare al popolo l’oppressione di un re, Dio è tanto misericordioso da far sì che tale sovrano divenga strumento di liberazione dagli oppressori.

Dio parla con Samuele anche mentre Saul si avvicina.

Ora viene descritto l’incontro tra Samuele e Saul in tre momenti diversi, ovvero presso la porta della città, durante la celebrazione e in privato.

Presso la porta della città.

Vs. 18. Poi Saul si avvicinò a Samuele in mezzo alla porta e gli disse: "Indicami, ti prego, dov’è la casa del veggente". 

L’aspetto di Samuele doveva essere veramente insignificante, ovvero privo di qualunque tipo di ornamento in grado di identificarlo. Non aveva assistenti, non si dava importanza, al punto che Saul non sospetta minimamente di trovarsi di fronte all’uomo che cerca. Qui è la grandezza di Samuele, nella sua modestia.

Vs. 19.  Samuele rispose a Saul e disse: "Sono io il veggente. Sali davanti a me sulla collina; oggi mangerete con me. Domani mattina ti lascerò partire e ti dichiarerò tutto ciò che hai nel cuore. 

Samuele conosce Saul, prima che questi conosca Samuele. Lo trattiene con sé per il tempo della festa, fino al mattino successivo.

Vs. 20.  Riguardo poi alle tue asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perché sono state ritrovate. E a chi va tutto il desiderio d’Israele, se non a te e a tutta la casa di tuo padre?". 

Saul comprende che Samuele è davvero un profeta, poiché conosce ogni cosa circa la sorte delle asine, prima ancora che gli sia stato chiesto qualcosa. Poi dice una frase poco comprensibile per Saul, ma che certamente esprime un riconoscimento solenne. 

Saul non comprende e chiede spiegazioni:

vs. 21.  Saul, rispondendo, disse: "Non sono io un Beniaminita, di una delle più piccole tribù d’Israele? E la mia famiglia non è forse la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi parli in questo modo?". 

Durante la celebrazione.

Vs. 22.  Allora Samuele prese Saul e il suo servo, li introdusse nella sala e li fece sedere a capo tavola fra gli invitati che erano circa trenta persone. 

L’elezione di Saul a re avrebbe determinato la deposizione di Samuele, tuttavia egli non prova rancore dentro di sé, anzi è il primo a rendergli onore. Se Dio ha scelto Saul quale re, allora è necessario onorarlo e trattarlo con il maggiore rispetto possibile, dando a lui il posto d’onore e la parte migliore della vittima sacrificata.

Vs. 23.  Poi Samuele disse al cuoco: "Porta la porzione che ti ho dato e di cui ti ho detto: "Mettila da parte"". 

Vs. 24.  Il cuoco allora prese la coscia e ciò che vi aderiva e la mise davanti a Saul. Quindi Samuele disse: "Ecco ciò che è stato tenuto in serbo è stato messo da parte per te; mangia perché è stato conservato appositamente per te quando ho invitato il popolo". Così quel giorno Saul mangiò con Samuele. 

L’usanza voleva che la spalla destra fosse destinata ai sacerdoti, quali rappresentanti di Dio. Nella scala dei valori veniva quindi la spalla sinistra, data a coloro che sedevano a capo tavola e spesso riservata a Samuele. In questo momento tale porzione viene data a Saul, segno che egli prendeva il posto del profeta all’interno del popolo. Coloro che a quel tempo conoscevano la simbologia certamente avranno capito.

In privato.

Vs. 25-26.  Poi discesero dall’alto luogo in città, e Samuele parlò con Saul sul terrazzo. 26  L’indomani si alzarono presto; allo spuntar del giorno, Samuele chiamò Saul sul terrazzo, dicendo: "Alzati, e io ti lascerò partire". Saul si alzò e ambedue, lui e Samuele, uscirono. 

Samuele ha il compito di comunicare a Saul il volere di Dio.

Non mostra gelosia o risentimento per il fatto di essere stato messo da parte dagli anziani, i quali desiderano un re al posto suo; a lui basta il volere di Dio e si rallegra alla Sua presenza. Un re secondo la carne è un male, ma egli ha imparato a non opporvisi se Dio stesso non vi si oppone.

Vs. 27.  Quando furono discesi alla periferia della città, Samuele disse a Saul: "Di’ al servo che passi davanti a noi e vada oltre, ma tu fermati un momento, perché ti possa annunciare la parola di DIO". 

Samuele accompagna Saul per un tratto di strada, durante la quale resta indietro con lui per parlargli in privato.

Notiamo che in questo capitolo sono stati narrati fatti che hanno cooperato all’adempimento dei piani di Dio: la perdita delle asine, i tentativi inutili di Saul nel ritrovarle, il pensiero del servo, le fanciulle che escono ad attingere l’acqua, la presenza di Samuele nella città in quel medesimo giorno. Analogamente, ogni passo, ogni decisione, ogni parola del profeta sono frutto di un’intima comunione con Dio.


Cap. 10.

Saul e Samuele stanno camminando lungo una via e qui il profeta unge Saul. Questi torna alla casa del padre ed in seguito viene eletto re pubblicamente. In ogni cosa si vede la mano di Dio.

Vs. 1. Allora Samuele prese un vasetto d’olio e lo versò sul suo capo; poi lo baciò e disse: "Non ti ha l’Eterno unto, come capo della sua eredità? 

Saul apprende che sarebbe divenuto re e ciò avviene in privato, alla sola presenza di Dio. Samuele lo unge d’olio e quindi lo bacia, segno che acconsentiva alla scelta e se ne compiaceva.

Ora Samuele dà a Saul dei segni, che avevano lo scopo di far comprendere al futuro re la veridicità delle cose apprese e l’autenticità di Samuele quale profeta di Dio.

Primo segno: incontro con alcuni uomini presso la tomba di Rachele, sua antenata, poiché madre di Beniamino.

Vs. 2.  Oggi, quando sarai partito da me, troverai due uomini presso il sepolcro di Rachele sul confine di Beniamino a Tseltsah. Essi ti diranno: "Le asine che sei andato a cercare sono state ritrovate; ora tuo padre ha smesso di essere in pensiero per le asine ed è preoccupato per voi, e va dicendo: "Che devo fare per mio figlio?". 

Tali segni hanno una grande importanza: tutto il suo avvenire dipenderà da come egli saprà interpretarli. Spetta solo a lui meditarli; il loro significato sfugge a un cuore senza intelligenza e senza discernimento spirituale.

Saul non è mai lasciato a se stesso, il che lo priva di ogni scusante. Samuele gli dice che Dio è con lui (vs. 7) e più tardi è detto che viene investito dallo spirito dell’Eterno (vs. 10).

Tre sono i segni dati a Saul e si susseguono in un ordine ben definito:

  • Il primo è il sepolcro di Rachele, ai confini del territorio della tribù di Beniamino. Questi era il capostipite della tribù di Saul, figlio di Giacobbe, venuto alla luce alla morte della madre (Genesi 35:16-18). La storia di Saul, per accordarsi con i pensieri di Dio, deve partire da questo punto: dipende solo da lui diventare figlio della destra di Giacobbe, il Beniamino di Dio, sempre che l’uomo nella carne possa riuscire in tale compito. Il sepolcro di Rachele simbolicamente può essere l’inizio del suo regno: la morte, separandolo dal suo passato, può far risplendere in lui una vita nuova, nella quale egli sarà l’unto dell’Eterno.

Vs. 3-4. Poi tu passerai oltre quel luogo e giungerai alla quercia di Tabor; là incontrerai tre uomini che salgono ad adorare DIO a Bethel: l’uno porterà tre capretti, l’altro porterà tre pani e il terzo porterà un otre di vino. 4  Essi ti saluteranno e ti daranno due pani, che riceverai dalla loro mano. 

Poi Saul incontra tre uomini, che salgono presso Dio a Betel. Questa era stata la prima tappa del viaggio di Giacobbe, il luogo dove Dio gli aveva promesso di non abbandonarlo mai (Genesi 28:13-22). In mezzo alla rovina di Israele, la fedeltà di Dio alle sue promesse è così manifestata al nuovo re, affinché sia la regola della sua condotta. Saul deve comprendere che Betel, simbolicamente, gli è assicurata, ossia che può contare sulla protezione divina. Il popolo è lontano da Dio, tuttavia Saul incontra almeno tre adoratori dell’Eterno, i quali salgono dove Giacobbe adorò il Signore e dove Egli vuole essere adorato per sempre. Bethel (che significa “casa di Dio”) era, ai tempi del patriarca, il luogo della grazia, dove Dio si è rivelato, il centro della vita religiosa d’Israele, l’inizio e la fine dei pellegrinaggi del suo fondatore. Saul deve essere in relazione con coloro che si recano in questo luogo di benedizione poiché, pur essendo in pochi, rendono una testimonianza della realtà di fede che resta in Israele. Essi saluteranno Saul e gli daranno il nutrimento necessario; Saul dovrà unirsi a questi uomini di fede.

Vs. 5-6.  Poi arriverai alla collina di DIO, dov’è la guarnigione dei Filistei; e là, giungendo alla città, incontrerai un gruppo di profeti che scenderanno dall’alto luogo, preceduti da un’arpa, un tamburello, un flauto e una cetra, e che profetizzeranno. 6  Allora lo Spirito dell’Eterno ti investirà e profetizzerai con loro, e sarai cambiato in un altro uomo. 

- Infine arriva a Ghibera-Elohim, sede della potenza di Dio, in quel momento in mano ai Filistei, ossia invasa e dominata dal nemico. Avendo incontrato a Betel ciò che simbolizza quel che resta di fedele in Israele, Saul dovrà prendere coscienza dello stato reale del popolo e questo dovrà parlare alla sua coscienza. In questo stesso luogo scenderanno dei profeti: le risorse di Dio non mancano e, malgrado i Filistei, lo Spirito può agire con potenza e in grazia. Il gruppo dei profeti e il residuo degli adoratori dovranno aprire gli occhi di Saul e indicargli il cammino, al fine di farlo diventare il conduttore e il liberatore del popolo. Poi lo Spirito di Dio farà di lui uno strumento per Israele, unendolo a questi uomini, mutandolo in un uomo diverso.

Vs. 7-8.  Quando questi segni ti saranno avvenuti, fa’ ciò che l’occasione richiede perché DIO è con te. 8  Poi scenderai prima di me a Ghilgal; ed ecco io scenderò da te per offrire olocausti e immolare sacrifici di ringraziamento. Tu aspetterai sette giorni finché io venga da te e ti faccia sapere ciò che devi fare". 

Saul può prendere decisioni circa i casi ordinari, ma per quelli straordinari deve attendere Samuele.

Vs. 9.  Non appena voltò le spalle per lasciare Samuele, DIO gli mutò il cuore in un altro, e tutti quei segni si avverarono in quello stesso giorno. 

Certamente Saul è sconcertato per il fatto assolutamente eccezionale che gli è capitato e sente in sé un cuore nuovo.

Vs. 10.  Come giunsero là alla collina, ecco venirgli incontro un gruppo di profeti; allora lo Spirito di DIO lo investì, ed egli si mise a profetizzare in mezzo a loro. 

Tutti i segni si compiono e a Saul viene data la capacità di profetizzare. Compiuti i segni, Saul deve obbedire all’ordine di scendere a Ghilgal e di aspettare sette giorni, finché Samuele non venga da lui per mostrargli ciò che deve fare.

Vs. 11-12. Allora tutti quelli che lo avevano conosciuto prima, vedendo che profetizzava con i profeti si dicevano l’un l’altro: "Cos’è avvenuto al figlio di Kish? E’ anche Saul tra i profeti?". 12  Quindi uno del luogo rispose, dicendo: "Ma chi è il loro padre?". Per questo divenne proverbio il detto: "E’ anche Saul tra i profeti?". 

Saul si trova nella sua terra, ove tutti lo conoscono. Egli viene osservato mentre profetizza, fatto che lo farà accettare facilmente quando verrà eletto re. Tutti si meravigliano di tale metamorfosi poiché, anche se Samuele si trovava molto vicino a loro, mai Saul aveva dimostrato un qualche interesse per le cose di Dio. Era evidente che avesse un cuore nuovo e che tale miracolo era avvenuto ad opera dell’Eterno. Era stato presso Samuele e, quindi, la sua influenza era manifestata. Tuttavia il fatto era talmente strano da dare origine ad un proverbio, il cui significato era che la presenza di Saul tra i profeti era qualcosa di impensabile e stridente con la realtà.

Vs. 13.  Come Saul ebbe finito di profetizzare, si recò all’alto luogo. 

Poi Saul si reca all’alto luogo, là dove c’era la presenza di Dio, per ringraziarlo per l’onore concessogli.

Vs. 14-16.  Poi lo zio di Saul chiese a lui e al suo servo: "Dove siete andati?". Egli rispose: "A cercare le asine; ma, vedendo che non c’erano, siamo andati da Samuele". 15  Lo zio di Saul soggiunse: "Raccontami, ti prego, ciò che vi ha detto Samuele". 16  Così Saul rispose a suo zio: "Egli ci ha assicurato che le asine erano state ritrovate". Ma non disse nulla di ciò che Samuele aveva detto riguardo al regno. 

Saul non racconta nulla dell’onore che gli era toccato in sorte, fatto che sottolinea la sua umiltà. Certamente è felice ed avrebbe gridato il fatto ai quattro venti, tuttavia egli non dice nulla a nessuno. La sua elezione gli è stata comunicata in segreto e tale deve rimanere finchè Dio vorrà.

Saul scelto re pubblicamente.

Vs. 17-19. Poi Samuele convocò il popolo davanti all’Eterno a Mitspah, 18  e disse ai figli d’Israele: "Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: "Io feci uscire Israele dall’Egitto e vi liberai dalle mani degli Egiziani e dalle mani di tutti i regni che vi opprimevano. 19  Ma oggi voi avete rigettato il vostro DIO che vi salvò da tutte le vostre avversità e dalle vostre tribolazioni e gli dite: "Stabilisci su di noi un re!". Or dunque presentatevi davanti all’Eterno per tribù e per migliaia". 

Samuele convoca tutto il popolo davanti all’Eterno a Mitspah, ma non vi è più il bel clima del passato, in quanto Israele, con il proprio comportamento, ha guastato i rapporti con Dio. Essi, infatti, chiedendo un re hanno rigettato il Signore, che li aveva liberati dalle mani degli oppressori. Questo sembra pesare meno sulle loro coscienze che il passato giogo dei Filistei; oggi la loro situazione è felice, ma Dio è stato allontanato e rigettato. Hanno voluto un re a tutti i costi e Dio li ha accontentati, scegliendo il miglior uomo possibile, secondo la carne.

Vs. 20-21.  Poi Samuele fece avvicinare tutte le tribù d’Israele, e fu scelta la tribù di Beniamino. 21  Fece quindi avvicinare la tribù di Beniamino per famiglie, e fu scelta la famiglia di Matri. Poi fu scelto Saul, figlio di Kish; lo cercarono, ma non fu trovato. 

Samuele vuole un’elezione che apparentemente sembri legata alla sorte, per non far nascere dubbi su coloro che potevano non credere ad una scelta di Dio fatta in gran segreto. In questo modo tutte le tribù sembravano avere l’opportunità di partecipare all’elezione e tutti sarebbero stati contenti.

Vs. 22-23.  Allora consultarono di nuovo l’Eterno: "E’ egli già venuto qui?". l’Eterno rispose: "Eccolo nascosto fra i bagagli. 23  Corsero a prenderlo di là; così egli si presentò in mezzo al popolo, ed era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. 

Saul viene eletto da Dio e tutti lo comprendono. Lo cercano, ma egli si è nascosto, per cui diviene necessario andarlo a tirare fuori dal nascondiglio. Certamente in quel momento non se la sentiva di rivestire un ruolo tanto importante e ne è intimidito.

Vs. 24.  Poi Samuele disse a tutto il popolo: "Vedete colui che l’Eterno ha scelto? Non c’è nessuno in tutto il popolo come lui. Così tutto il popolo mandò grida di gioia e disse: "Viva il re!". 

Samuele ne esalta le doti fisiche e tutti acclamano il nuovo re. Erano stati avvisati delle tribolazioni che avrebbero sofferto, tuttavia in quel momento la gente è cieca e vede solo ciò che gli occhi dicono loro.

Vs. 25.  Allora Samuele espose al popolo i diritti del regno e li scrisse in un libro, che depose davanti all’Eterno. Quindi Samuele rimandò tutto il popolo ciascuno a casa sua. 

Samuele redige il contratto con il popolo e lo archivia. In passato aveva messo in guardia Israele circa i diritti che il re avrebbe esercitato sulla gente, ma dal momento che il popolo non aveva ascoltato, ora fissava in modo indissolubile un trattato tra il re ed i sudditi. Il documento era una forma di accusa contro il popolo e sarebbe stato tirato in ballo quando sarebbero sorte le lamentele contro il potere assoluto del re. Israele era stato messo in guardia ed aveva accettato la cosa.

Tutti tornano alle proprie case, senza che a loro fosse chiesto qualcosa per il mantenimento del re. Da lì a poco, comunque, Saul avrebbe preteso una vita sfarzosa a scapito delle tasche dei cittadini.

Vs. 26-27.  Anche Saul andò a casa sua a Ghibeah, e con lui andarono uomini valorosi ai quali DIO aveva toccato il cuore. 27  Ma alcuni uomini da nulla dissero: "Come può costui salvarci?. Così lo disprezzarono e non gli fecero alcun dono. Ma egli non disse nulla.

Saul si mostra umile e modesto (vs. 23), capace di dimenticare un’ingiuria (vs. 27), qualità umane molto amabili, ma che non necessariamente possono compiere l’opera di Dio. Tutti i capi tribù, infatti, solevano portare dei doni al re, ma alcuni non lo fecero per disprezzo. Tuttavia egli tacque e non cercò di vendicarsi.

Compiuta la cerimonia, Saul si reca a Ghibeah, alla modesta casa di suo padre: gli uomini da nulla che hanno rigettato Dio per chiedere un re, ora disprezzano Saul quando Dio lo sceglie per loro;  al contrario, i veri credenti, i compagni di Samuele e, più tardi di Davide, conoscono i pensieri di Dio e accettano come proveniente da Lui l’autorità di un uomo che si dimostrerà il nemico più accanito dell’unto dell’Eterno. Tale è ancora oggi il nostro posto nel mondo: i credenti riconoscono le autorità, anche le più empie, ubbidendo loro (se non contrastano con l’obbedienza a Dio), perché accettano l’autorità dell’Eterno che le ha costituite.


Cap. 11.

Saul libera Jabesh dagli Ammoniti. 

Il governo di Saul inizia con la liberazione di Jabesh dagli Ammoniti. Da tale fatto positivo il popolo deduce che la scelta di un re umano fosse positiva, mentre avrebbe dovuto esaltare la bontà di Dio, che nonostante sia stato rigettato, ugualmente provvede a custodire il popolo da Lui prediletto.

Gli Ammoniti erano discendenti di Lot e per questo trattati con riguardo da Israele (De. 2:19). Jabesh era stata conquistata tempo prima e tolta dalle mani degli Ammoniti, che ora la minacciano nuovamente e Nahash, l’ammonita, è il nemico temuto. Per paura, quindi, gli assediati vanno a chiedergli un accordo.

Vs. 1. Poi Nahash l’Ammonita andò ad accamparsi contro Jabesh di Galaad. Allora tutti quelli di Jabesh dissero a Nahash: "Fa’ alleanza con noi e noi ti serviremo". 

Gli ammoniti erano pagani, adoratori di dei, tuttavia gli uomini di Jabesh, temendoli,  vogliono allearsi con loro e perdono la propria dignità. Questo non è certo il comportamento corretto per un figlio di Dio e ben diverso da quello proprio di Davide, il quale, di fronte ad un pagano, sia pure gigante, ha confidato solo nell’Eterno. Analogamente, questi uomini avrebbero dovuto comportarsi nello stesso modo, invece sono prontissimi a compromettersi e a divenire loro servi. 

Anche nella nostra vita, quando il nemico viene come un leone ruggente, con le sue minacce, con le bugie e cerca di spaventarci, dobbiamo guardarci dall’allearci con lui. Infatti, compromettendoci con il nemico diveniamo suoi schiavi; e il suo piano non si fermerà lì, ma vorrà da noi dei compromessi maggiori.

Un tempo gli Israeliti, quando erano al fianco di Dio, avrebbero reagito con coraggio e mai si sarebbero compromessi con i pagani, ma ora sono lontani dal creatore e, quindi, si umiliano e accettano perfino di servire una nazione pagana.

Il Signore ha sempre detto al popolo di Israele di non allearsi mai con alcun pagano, ma questi uomini non intendono obbedire al comando. Sono disposti a divenire schiavi, ma Nahash ha un progetto ancora peggiore, pieno di disprezzo:

Vs. 2. Nahash l’Ammonita rispose loro: "Io farò alleanza con voi a questa condizione: che io cavi a tutti voi l’occhio destro, per gettare così disonore su tutto Israele". 

Anche Satana è così, perché a lui non basta un piccolo compromesso e ci chiede sempre di più. Perché Nahash vuole togliere proprio l’occhio destro? Perché la maggior parte degli uomini usa prevalentemente la mano destra e tiene lo scudo con la sinistra; in questo modo lo scudo copre già parzialmente l’occhio sinistro ed un uomo cieco di quello destro è praticamente privo della vista. 

Se accettiamo un piccolo compromesso, Satana ci chiederà sempre di più, fino a renderci dei ciechi esecutori della sua volontà, lontani dal Signore. Oggi molte persone dicono di credere in Dio, ma pochissimi credono in Satana; tuttavia egli esiste e vuole ucciderci. Ad es. in India credono che bagnandosi nel fiume Gange, il quale è una fogna a cielo aperto e nel quale galleggiano anche dei cadaveri, si ottiene il perdono dei peccati; oppure, durante i loro culti, si presentano davanti a due sacerdoti: uno disegna loro l’occhio sulla fronte e l’altro porge una tazza contenente l’urina delle mucche da bere: è una beffa della santa cena, la quale ha lo scopo di ricordare il corpo e il sangue di Gesù, spezzato per la remissione dei nostri peccati. Questa è la dimostrazione di come Satana fa agire le persone in modo assurdo, convinte di compiere un rito sacro.

La gente di Jabesh non pensa neppure ad interpellare il liberatore che Dio ha appena dato loro, poiché il popolo ha riconosciuto Saul solo nelle cose che la carne ricerca: la bellezza esteriore e le qualità naturali.

Vs. 3-4. Gli anziani di Jabesh gli dissero: "Concedici sette giorni perché possiamo mandare messaggeri in tutto il territorio d’Israele; e se non verrà nessuno a salvarci, ci arrenderemo a te. 4  Così i messaggeri vennero a Ghibeah di Saul e riferirono queste parole davanti al popolo; allora tutto il popolo alzò la voce e pianse. 

Israele ottiene un periodo di sette giorni per valutare l’offerta. Nahash, infatti, ritiene che gli abitanti di Jabesh non avrebbero mai ottenuto un aiuto in un tempo tanto breve e che, pertanto, ancora di più gli altri Israeliti sarebbero stati ritenuti colpevoli per aver lasciato dei fratelli in un pericolo tanto grande. Ma Dio è all’opera.

Dei messaggeri partono alla volta di Ghibea e, non trovandovi Saul, parlano al popolo. Questi comincia a piangere e a lamentarsi per la triste sorte di Jabesh, probabilmente anche perché non vedono alcuna possibilità di soluzione e temono che il nemico possa penetrare più all’interno e giungere fino a loro.

Vs. 5-6.  Or ecco Saul tornava dalla campagna dietro i buoi. E Saul disse: "Che cosa ha il popolo, che piange?". Gli riferirono allora le parole degli uomini di Jabesh. 6  All’udire quelle parole, lo Spirito di DIO investì Saul, e la sua ira si accese grandemente.

All’inizio del suo regno, Saul era un uomo che si affidava a Dio: aveva compassione per il popolo ed era coperto dallo Spirito di Dio, che aveva mutato il suo cuore. 

Era umile e si dedicava ancora alle greggi di suo padre. Certamente non si era inorgoglito per la sua elezione a re, come in genere accade a coloro che all’improvviso divengono ricchi. Egli, invece, pur non avendo possibilità economiche tali da vivere secondo la sua condizione di re, tuttavia non voleva pesare sul popolo e, come più tardi farà Paolo, lavorava con le sue mani.

Aveva compassione per il suo prossimo e si addolorava delle loro lacrime.

Prova zelo per le cose di Israele e si accende di ira nell’apprendere le condizioni pessime in cui è caduta. L’ira non è rivolta solamente verso l’insolenza degli Ammoniti, ma anche verso la codardia  degli abitanti di Jabesh, i quali non lo hanno avvisato delle gravi condizioni in cui versavano ed hanno perfino ipotizzato di poter scendere a compromessi con il nemico. E che dire dei suoi vicini? Preferiscono piangere invece di imbracciare immediatamente le armi.

Più tardi, tuttavia, sarà riprovato, quando manifesterà il reale stato del suo cuore naturale. Tutte le sue qualità umane ed anche il dono di profezia non hanno fatto di lui un uomo di Dio.

Vs. 7. Così prese un paio di buoi, li tagliò a pezzi e li mandò in tutto il territorio d’Israele per mezzo di messaggeri, dicendo: "Così saranno trattati i buoi di chi non seguirà Saul e Samuele". Il terrore dell’Eterno cadde sul popolo, ed essi uscirono come un sol uomo. 

Saul costringe tutti a seguirlo, guidato dallo Spirito di Dio. Presi dal terrore, tutti gli obbediscono.

Saul, dunque, è investito dallo Spirito di Dio, ma l’ira ardente della carne mette in evidenza il suo stato personale: egli minaccia il popolo, invece di  guadagnare la fiducia di tutti e di fare appello sulla fede in Dio. Molto positivo è il suo affiancarsi a Samuele, sottolineando la necessità del contatto con Dio all’azione umana.

Vs. 8-9.  Saul li passò in rassegna a Bezek, ed erano trecentomila figli d’Israele e trentamila uomini di Giuda. 9  Dissero quindi ai messaggeri che erano venuti: "Così direte agli uomini di Jabesh di Galaad: "Domani, quando il sole comincerà a scaldare, avrete liberazione"". I messaggeri andarono a riferire questo agli uomini di Jabesh, che si rallegrarono. 

Saul fa una promessa per fede. Sapeva di combattere per una giusta causa ed è risoluto: l’indomani avrebbe accerchiato il nemico e lo avrebbe ucciso.

Vs. 10. Allora gli uomini di Jabesh dissero agli Ammoniti: "Domani verremo da voi e ci farete tutto quello che vi piacerà".

Gli Israeliti ormai sono certi di venir liberati e di ottenere la vittoria, perciò ingannano gli Ammoniti facendo credere loro di essere pronti per la sottomissione. Il nemico pregusta già la vittoria e si sente al sicuro, al punto che sicuramente non avranno neppure stanziato delle sentinelle per la sorveglianza. Così la sconfitta arrivò loro addosso inaspettata.

Vs. 11.  Il giorno seguente, Saul divise il popolo in tre schiere, che penetrarono in mezzo all’accampamento nemico durante la vigilia del mattino e fecero strage degli Ammoniti fino al caldo del giorno. Quelli che scamparono furono dispersi e di loro non ne rimasero neppure due assieme. 

Saul arriva prima del previsto (aveva detto che sarebbe arrivato durante il giorno, mentre invece giunge di primo mattino) e fa strage dei nemici: Jabesh è liberata. 

Notiamo l’abilità in campo militare dimostrata dal re, quasi fosse un esperto stratega e non un allevatore di animali: quando lo Spirito di Dio investe gli uomini, li rende esperti anche in cose che non sono di loro conoscenza. Al primo chiarore del mattino, tre folte schiere di Israeliti piombano sui nemici e li accerchiano totalmente, senza dare loro il tempo di combattere. Gli invasori vengono annientati e coloro che riescono a fuggire sono dispersi: la vittoria di Israele è totale poiché è voluta da Dio.

Saul confermato re.

Vs.12-13.  Il popolo allora disse a Samuele: "Chi è che ha detto: "Dovrà Saul regnare su di noi?". Dateci quegli uomini e li metteremo a morte". 13  Ma Saul rispose: "Nessuno sarà messo a morte in questo giorno, perché oggi l’Eterno ha operato una grande liberazione in Israele". 

Dopo questa grande vittoria, Saul viene stimato grandemente dal suo popolo, il quale vuole mettere a morte coloro che lo avevano disprezzato (cap. 10). La richiesta viene avanzata a Samuele, il giudice di Israele, il quale era con loro. Tuttavia Saul non permette che ciò avvenga, anzi li perdona. Egli era un uomo di Dio e dà a Lui la gloria della vittoria, senza inorgoglirsi. Più avanti vedremo che il suo cuore cambierà, diventerà pieno di orgoglio e di gelosia nei confronti di Davide; il suo allontanamento da Dio sarà causa della sua caduta.

 

Vs. 14-15.  Poi Samuele disse al popolo: "Venite. andiamo a Ghilgal e là rinnoviamo il regno". 15  Così tutto il popolo andò a Ghilgal e là davanti all’Eterno in Ghilgal, fecero Saul re. Là offrirono davanti all’Eterno sacrifici di ringraziamento; e là Saul e tutti gli uomini d’Israele si rallegrarono grandemente.

Samuele riunisce il popolo davanti all’Eterno a Ghilgal, luogo della circoncisione, perché Dio venga ringraziato pubblicamente. Qui l’Eterno viene lodato ed a Lui si offrono dei sacrifici.

Saul viene riconosciuto pubblicamente come re.

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