1 Samuele 25

1 Samuele 25
Craig Quam

Cap. 25.

Davide, Nabal e Abigail.

Qui vengono raccontate la morte ed il funerale di Samuele, un grande uomo di Dio, che aveva dedicato tutta la vita al bene comune. Egli aveva trascorso i suoi ultimi giorni in solitudine, pur non essendo in pensione, anzi essendo capo del collegio dei sacerdoti. Infatti, il popolo lo aveva rifiutato, preferendo la guida di un re carnale a quella di Dio tramite i profeti, e quindi l’Eterno gli aveva concesso di vivere in tranquillità gli ultimi anni della sua vita, in comunione con Lui.

Vs. 1.  Poi Samuele morì, e tutto Israele si radunò e lo pianse; lo seppellirono quindi nella sua casa a Ramah. Allora Davide si levò e scese al deserto di Paran.

Samuele muore, e la sua morte è come il preludio dell’ultimo periodo della storia di Saul. Egli è stato il fedele servitore che ha giudicato Israele in tempi difficili ed ha esercitato in suo favore l’ufficio sacerdotale, in mezzo al crollo morale e religioso che ha seguito la rovina del sacerdozio. E’ stato l’uomo che Dio ha scelto per ungere il re secondo la carne, Saul, e poi il re secondo la volontà di Dio, Davide; è stato il profeta, il primo dei profeti. Saul lo aveva incontrato in tutti i momenti importanti della sua vita, al fine di conoscere la volontà di Dio. Non l’aveva osservata, è vero, tuttavia aveva avuto modo di udirla.

Samuele era stato amico di Davide ed un uomo odiato da Saul, il quale lo temeva  e lo detestava allo stesso tempo. Il popolo fa cordoglio per lui, considerando quanto sta perdendo con la morte di quest’uomo; i sacerdoti perdono il loro fondatore e colui che intercedeva per tutti con le sue preghiere. Ora che i tempi erano difficili c’era maggior bisogno dell’intervento di Samuele, il quale avrebbe potuto pregare il Signore affinché mettesse fine alla follia del loro re. Certamente il popolo avrebbe dovuto vergognarsi del peccato commesso tempo prima, quando avevano messo da parte la loro guida spirituale, il fedele ministro di Dio.

Vs. 2-3.  A Maon c’era un uomo, che aveva le sue proprietà a Karmel, quest’uomo era molto ricco: aveva tremila pecore e mille capre, e si trovava a Karmel per tosare le sue pecore. 3  Quest’uomo si chiamava Nabal (che significa “stolto”) e sua moglie Abigail (che significa “la gioia del padre”); lei era una donna di buon senso e di bell’aspetto, ma l’uomo era duro e malvagio nel suo operare; egli discendeva da Caleb. 

Nabal era un uomo stupido, disprezzato da tutti, discendente dalla famiglia di Caleb, ma di spirito totalmente diverso. Aveva ereditato le proprietà del suo antenato, dal momento che Maon e Carmel si trovavano vicino a Ebron, che fu data a Caleb:

Giosuè 15:20. Questa fu l’eredità della tribù dei figli di Giuda, secondo le loro famiglie:

Giosuè 15:54-55.   Humtah, Kirjath-Arba (cioè Hebron), e Tsior. nove città con i loro villaggi; 55  Maon, Karmel, Zif, Juttah, 

Giosuè 14:14. Per questo Hebron è rimasta proprietà di Caleb, figlio di Jefunneh, il Kenizeo, fino al giorno d’oggi, perché aveva pienamente seguito l’Eterno, il DIO d’Israele.

Caleb fu colui che fu mandato in esplorazione alla terra promessa per conto della tribù di Giuda.

Certamente Nabal non aveva ereditato le qualità di Caleb ed era il disonore della famiglia, indegno del rispetto della gente. La versione greca dei Settanta lo definisce “cane”, ossia un uomo ringhioso, scorbutico, irascibile e cinico.

Era molto ricco e pertanto molto stimato per questo, ma coloro che lo conoscevano bene lo vedevano per la sua meschinità. Era cattivo e duro in ogni circostanza.

Abigail, sua moglie, era molto saggia, anche se non lo fu altrettanto suo padre, che la diede in moglie ad un uomo simile, guardando alle sue ricchezze ma non al suo cuore.

Vs. 4-8.  Quando Davide seppe nel deserto che Nabal stava tosando le sue pecore, 5  mandò dieci giovani; Davide disse ai giovani: "Salite a Karmel, andate da Nabal e chiedetegli a nome mio se sta bene, 6  e dite così: "Salute! Pace a te, pace alla tua casa e pace a tutto ciò che ti appartiene! 7  Ho saputo che tu hai i tosatori e quando i tuoi pastori erano con noi, non abbiamo fatto loro alcun male e nulla è mancato loro durante tutto il tempo che sono stati a Karmel. 8  Interroga i tuoi servi e te lo diranno. Possano questi giovani trovare grazia ai tuoi occhi, perché siamo venuti in un giorno di gioia; da’, ti prego, ai tuoi servi, al tuo figlio Davide ciò che hai a porta di mano"". 

Davide manda da Nabal degli uomini per chiedere dei viveri. Già una volta lo abbiamo visto chiedere il pane, ma si era rivolto ad Ahimelec, un sacerdote, una persona stimata. Ora è costretto ad andare da Nabal, un uomo inetto, e tale fatto è stata la conseguenza di una vera necessità. Inoltre, Davide sceglie un periodo opportuno, poiché Nabal stava tosando le pecore con i suoi lavoranti ed aveva organizzato un ricco banchetto. Per lui, quindi, non era affatto un peso dare da mangiare a Davide e ai suoi uomini. Da 2 Samuele 13:24 sappiamo che era un’usanza del tempo dare delle feste per i tosatori, come fece anche Absalom, dato che la lana era uno dei beni principali a Canaan.

A quei tempi era molto rischioso fare il pastore, in quanto i razziatori rubavano il gregge e sovente ferivano o uccidevano i pastori. La presenza di Davide e dei suoi uomini, pertanto, è stata per gli uomini di Nabal una grande benedizione, in quanto hanno provveduto a custodire con loro il gregge, proteggendo lo stesso e la vita dei pastori. Ora tale uomo stolto disprezza l’aiuto ricevuto. Ogni cristiano deve porre l’attenzione nelle proprie azioni, al fine di non essere come Nabal, ma di tener vivo nella mente il ricordo di quanto ha fatto Cristo per noi, ponendo tutto ciò che lo riguarda al primo posto nella vita.

Davide istruisce i suoi uomini affinché siano molto rispettosi verso Nabal, onorandolo come si fa con un padre, ovvero una persona più anziana. Dice loro di far riferimento a tutte le accortezze che lui ed i suoi hanno rivolto ai pastori di Nabal quando essi erano con lui, non solo evitando di dare loro alcun disturbo, ma anche proteggendoli nel momento del bisogno. Addirittura, i soldati di Davide fecero la guardia alle pecore di Nabal ed ora in cambio della cortesia fatta chiedono del cibo. Le richieste di Davide sono espresse con umiltà, sebbene egli sia stato unto re da Dio.

Vs. 9-10.  Così i giovani di Davide andarono e riferirono a Nabal tutte queste parole in nome di Davide, poi attesero. 10  Ma Nabal rispose ai servi di Davide dicendo: "Chi è Davide e chi è il figlio di Isai? Oggi sono molti i servi che si allontanano dai loro padroni. 

Nabal insulta Davide, considerandolo un uomo insignificante, indegno di una qualunque attenzione. In realtà Israele doveva molto a Davide, ma Nabal finge di non sapere neppure chi sia.

Tante volte anche noi siamo come quest’uomo, disprezzando tutto ciò che il Signore ha fatto per noi. Abbiamo la stessa tenacia per le cose di Dio e per quelle materiali? Siamo puntuali nelle cose di Dio? Dobbiamo avere maggior timore per Dio, essendo più fedeli anche nelle cose materiali.

Nabal rinfaccia a Davide il fatto di non essere presso Saul, considerandolo un servo fuggiasco, uno che avrebbe fatto meglio a rimanere con il suo padrone, in modo da non avere bisogno di chiedere l’elemosina.

 

Vs. 11.  Prenderò dunque il mio pane, la mia acqua e la carne degli animali da me uccisi per i miei tosatori, per darli a gente che non so da dove venga?". 

Nabal si vanta di essere il padrone assoluto di tutto ciò che possiede e pertanto afferma di non volerne offrine nemmeno una parte a Davide. Al contrario, tutto ciò che gli uomini hanno appartiene a Dio ed essi ne sono solamente degli amministratori; pertanto devono fare uso delle cose secondo il volere di Dio, ricordandosi che ogni cosa non appartiene all’uomo, ma a colui che ce l’ha affidata. Non possiamo vantarci delle ricchezze che non ci appartengono.

Vs. 12. Così i giovani di Davide ripresero la loro strada, tornarono indietro e andarono a riferire tutte queste parole. 

I messaggeri di Davide provano molto dispiacere, tuttavia dimostrano di essere persone molto assennate, non rendendo a Nabal quanto hanno ricevuto, nè chiamandolo “cane”, come avrebbe meritato. Essi semplicemente tornano da Davide e riferiscono l’accaduto, affinché sia lui a comportarsi come si deve. Allo stesso modo devono fare i servi di Dio che, insultati ed oltraggiati, devono lasciare al loro Signore la difesa della loro causa.

Vs. 13.  Allora Davide disse ai suoi uomini: "Ognuno si cinga la spada". Così ognuno cinse la propria spada e anche Davide cinse la sua spada; circa quattrocento uomini salirono dietro a Davide e duecento rimasero presso i bagagli. 

La reazione di Davide è molto violenta ed intende scagliarsi contro un nemico che gli ha reso male per bene. Tuttavia, un cristiano non dovrebbe mai pentirsi del bene fatto.

Vs. 14-17.  Ma uno dei servi avvertì Abigail, la moglie di Nabal dicendole: "Ecco Davide ha inviato messaggeri dal deserto per salutare il nostro padrone, ma egli li ha insultati. 15  Eppure questi uomini sono stati molto buoni verso di noi; non abbiamo ricevuto alcun male e non ci è mancato nulla durante tutto il tempo in cui abbiamo girovagato con loro quando eravamo in campagna. 16  Essi sono stati per noi un muro di protezione notte e giorno per tutto il tempo in cui siamo stati con loro pascolando il gregge. 17  Sappi e vedi ciò che devi fare perché accadrà qualche sventura al nostro padrone e a tutta la sua casa; egli è un uomo così malvagio, che non gli si può parlare". 

Un servo saggio avverte Abigail del pericolo, certo che la sua padrona avrebbe agito in modo avveduto a favore di tutti.

Vs. 18-19.  Allora Abigail prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque pecore già cucinate, cinque misure di grano arrostito, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi e li caricò sugli asini. 19  Poi disse ai suoi servi: "Precedetemi, io vi seguirò". Ma non disse nulla a Nabal suo marito. 

Abigail decide di agire in prima persona, senza chiedere nulla ai suoi servi. Cerca di placare l’ira di Davide con un dono generoso, dando molto più di quanto era stato chiesto a suo marito. Così ha fatto anche Giacobbe con Esaù.

Vs. 20-24.  Ora, mentre essa sul dorso di un asino scendeva per un sentiero nascosto dal monte, Davide e i suoi uomini scendevano verso di lei, ed essa s’imbatté con loro. 21  Or Davide aveva detto: "Ho certamente custodito invano tutto ciò che costui aveva nel deserto. Non gli è mai mancato nulla di tutto ciò che possedeva, ma egli mi ha reso male per bene. 22  Così DIO faccia ai nemici di Davide e anche peggio, se di tutto ciò che possiede io lascerò in vita un sol maschio fino al mattino". 23  Quando Abigail vide Davide, scese in fretta dall’asino, e gettandosi con la faccia a terra davanti a Davide, si prostrò fino a terra. 24  Così si gettò ai suoi piedi e disse: "O mio signore, su di me, su di me soltanto ricada la colpa! Deh, lascia che la tua serva ti parli, e tu ascolta le parole della tua serva! 

Con il suo comportamento gentile cerca di far dimenticare a Davide quello scortese del marito; si prostra davanti a lui, si getta ai suoi piedi. E’ come un colpevole che si arrende senza porre condizioni, come una persona che si pente con tutto il cuore.

Mostra a Davide tutto il suo rispetto e la sua deferenza. Mentre Nabal lo ha disprezzato, domandando addirittura chi fosse, Abigail lo onora in ogni modo e profetizza il suo regno futuro. E’ una donna di Dio, che trae la propria gioia dal Signore.

Vs. 25.  Ti prego, signor mio non far caso a quell’uomo spregevole, a Nabal, perché egli è esattamente come il suo nome, si chiama Nabal e in lui c’è stoltezza; ma io, la tua serva, non ho visto i giovani mandati dal mio signore. 

Si scusa per il trattamento subito dai suoi servi, affermando di non averli visti, poiché altrimenti avrebbe posto rimedio prima alla stoltezza del marito.

Vs. 26-31.  Or dunque, signor mio, com’è vero che l’Eterno vive e che la tua anima vive, l’Eterno ti ha impedito di spargere il sangue e di farti giustizia con le tue proprie mani. Or dunque i tuoi nemici e quelli che vogliono fare del male al mio signore siano come Nabal! 27  E ora questo dono che la tua serva ha portato al mio signore, sia dato ai giovani che seguono il mio signore. 28  Deh, perdona la colpa della tua serva; certamente l’Eterno renderà stabile la casa del mio signore, perché il mio signore combatte le battaglie dell’Eterno e in tutto il tempo della tua vita non è stato trovato alcun male in te. 29  Se sorgesse qualcuno a perseguitarti e a cercare la tua vita, la vita del mio signore sarà custodita nello scrigno della vita presso l’Eterno, il tuo DIO, mentre la vita dei tuoi nemici l’Eterno la scaglierà come dal cavo di una fionda. 30  Così, quando l’Eterno avrà fatto al mio signore tutto il bene che ha promesso a tuo riguardo e ti avrà costituito capo sopra Israele, 31  questa cosa non sarà un dolore per te ne un rimorso al cuore del mio signore: l’avere cioè sparso del sangue senza motivo e l’essersi fatto giustizia da sé, ma quando l’Eterno avrà fatto del bene al mio signore, ricordati della tua serva". 

Fortunatamente interviene Abigail, moglie di Nabal, una donna timorata di Dio, amante dell’Eterno, una profetessa, in quanto riconosce il piano di Dio nella vita di Davide.

Vs. 32-33. Allora Davide disse ad Abigail: "Sia benedetto l’Eterno, il DIO d’Israele, che oggi ti ha mandato incontro a me! 33  Benedetto il tuo consiglio e benedetta tu che oggi mi hai impedito di arrivare allo spargimento di sangue e di farmi giustizia con le mie proprie mani! 

Davide sta per agire secondo il proprio stato d’animo profondamente inquietato, e per questo motivo ringrazia il Signore poiché ha messo sulla propria strada Abigail, questa donna che gli ha impedito di compiere azioni insane.

Allo stesso modo, quando vediamo che un fratello sta sbagliando, dobbiamo andare da lui a riprenderlo; forse in un primo momento egli non capirà e forse ne rimarrà offeso, ma col tempo ci ringrazierà per l’amore dimostrato. Infatti, il Signore riprende coloro che Egli ama.

Dobbiamo vedere l’opera di Dio in tutte le gentilezze che riceviamo dai nostri amici, nei consigli, nelle indicazioni, negli ammonimenti e nei rimproveri.

Davide benedice Abigail per il suo intervento ed il Signore, perché l’ha posta sulla sua strada.

Vs. 34-38.  Poiché certo, com’è vero che vive l’Eterno, il DIO d’Israele, che mi ha impedito di farti del male, se non ti fossi affrettata a venirmi incontro allo spuntar del giorno a Nabal non sarebbe rimasto un sol uomo". 35  Così Davide ricevette dalle sue mani ciò che ella gli aveva portato e le disse: "Risali in pace a casa tua, vedi, io ho dato ascolto alla tua voce e ho avuto riguardo alla tua persona". 36  Abigail ritornò quindi da Nabal; egli stava facendo un banchetto in casa sua, come un banchetto da re. Nabal aveva il cuore allegro, perché era ubriaco fradicio, perciò ella non gli fece sapere niente, né poco né molto, fino allo spuntar del giorno. 37  Ma il mattino dopo, quando l’effetto del vino gli era passato, la moglie raccontò a Nabal queste cose; allora il cuore dentro di lui venne meno ed egli rimase come un sasso. 38  Circa dieci giorni dopo, l’Eterno colpì Nabal ed egli morì. 

Davide voleva agire con le proprie mani, invece il Signore stesso fa morire Nabal: se camminiamo secondo i propositi di Dio, ogni cosa coopera per il nostro bene. Davide vede l’opera di Dio agire potentemente nella sua vita, ed anche Abigail stessa riceve questa benedizione.

Vs. 39-42.  Quando Davide seppe che Nabal era morto, disse: "Sia benedetto l’Eterno, che mi ha reso giustizia dell’oltraggio che ho ricevuto da Nabal e ha trattenuto il suo servo dal male! L’Eterno infatti ha fatto ricadere sul suo capo la malvagità di Nabal". Poi Davide mandò un’ambasciata a parlare ad Abigail per prenderla in moglie. 40  I servi di Davide vennero da Abigail a Karmel e le parlarono così, dicendo: "Davide ci ha mandati da te, perché vuole prenderti in moglie". 41  Allora ella si levò, si prostrò con la faccia a terra e disse: "Ecco, possa la tua serva fare da schiava, per lavare i piedi ai servi del mio signore". 42  Poi Abigail si levò in fretta, montò sull’asino e, assistita da cinque fanciulle, seguì i messaggeri di Davide e divenne sua moglie. 

Abigail, prima moglie di uno stolto, ora vede la sua vita cambiare. Era una donna di preghiera, dedita a Dio, e da Lui trae la propria liberazione. Riceve la richiesta da parte di Davide con umiltà, non ritenendo di essere degna di tanto onore.

Accetta di divenire moglie di Davide, nonostante le difficili condizioni dell’uomo in quel momento. Non si domanda quale vita avrebbe condotto al suo fianco, ma si fida di lui e decide di seguirlo.

Vs. 43.  Davide prese anche Ahinoam di Je-zreel, e tutte e due furono sue mogli. 

Qui vediamo un errore di Davide il quale, non avendo più la prima moglie, ritiene di poterne prendere altre. Non è questo che ci ha insegnato Gesù e non è ciò che desiderava per noi Dio fin dalla creazione. Non è lecito avere più consorti poichè non è questa la nostra natura.

Vs. 44.  Or Saul aveva dato sua figlia Mikal, già moglie di Davide, a Palti, figlio di Laish, che era di Gallim. 

Saul toglie a Davide la propria moglie, dandola ad un altro uomo, per sottolineare il disprezzo che provava per lui.

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