1 Samuele 1
Introduzione
Il libro di Samuele segue il libro dei Giudici e quello di Ruth.
Tale libro e il seguente portano il nome di Samuele, non perché egli ne sia stato l’autore, quanto perché fino al cap. 25 di I Samuele vengono narrati con dovizia di particolari i fatti riguardanti la sua vita e poi si parla di Saul e di Davide, entrambi “unti” re da lui.
Trattando la storia dei primi due re di Israele, la Vulgata latina li indica come I e II libro dei Re, facendo seguire ad essi il III e il IV libro dei Re.
La versione dei Settanta, invece, li chiama I e II libro dei Regni.
In ogni caso, tali libri narrano la storia di Eli e Samuele, ultimi giudici di Israele e veri sacerdoti dell’Altissimo, a differenza dei predecessori che furono uomini crudeli e bellicosi. Inoltre, raccontano le vicende di Saul e Davide, primi re del popolo di Israele.
Non si è certi della paternità di tali libri, tuttavia è probabile che Samuele stesso abbia narrato la propria storia e che poi alcuni profeti, tra i quali Natan, l’abbiano portata a compimento.
Il libro di I Samuele ci parla della decadenza morale di Eli e dell’ascesa di Samuele (cap. 1-8),
delle dimissioni di Samuele e del giuramento di Saul (cap. 9-15),
dell’elezione di Davide, della sua lotta con l’attuale re, della rovina di quest’ultimo e dell’ascesa al trono di Davide (cap. 16-31).
All’inizio del libro, il periodo dei Giudici non era ancora concluso: Eli, il sacerdote, era uno di loro (1 Samuele 4:18. Appena fece menzione dell’arca di DIO, Eli cadde dal sedile all’indietro a fianco della porta, si ruppe il collo e morì, perché egli era vecchio e pesante. Era stato giudice d’Israele quarant’anni); Samuele, il primo profeta, (Atti 3:24. E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni. ) (Atti 13:20. Dopo di che, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei Giudici fino al profeta Samuele.) fu anche giudice d’Israele (1 Samuele 7:6. Così essi si radunarono a Mitspah, attinsero acqua e la versarono davanti all’Eterno; quindi in quel giorno digiunarono e là dissero: "Abbiamo peccato contro l’Eterno". Samuele giudicò i figli d’Israele a Mitspah.). Egli credette di poter stabilire i suoi figli dopo di lui (1 Samuele 8:1. Quando Samuele diventò vecchio costituì giudici d’Israele i suoi figli.), ma la loro infedeltà fece terminare l’epoca dei Giudici.
Del resto, il loro tempo era stato istituito da Dio transitoriamente, allo scopo di sollevare il popolo dalla miseria, dovuta al fatto di aver lasciato in vita i nemici dell’Eterno, invece di sterminarli, come era stato loro ordinato. Trascinato da queste nazioni nell’iniquità e nell’idolatria, Israele aveva dovuto subire la loro tirannia, come punizione per la sua disobbedienza. Sotto il loro comando il popolo soffriva e gemeva, gridando all’Eterno, il quale, mosso a pietà, ogni tanto inviava loro dei liberatori, i quali alleviavano temporaneamente le pene che li opprimevano. Tale aiuto divino, tuttavia, non valse al cambiamento del loro cuore, poiché …quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri andando dietro ad altri dèi per servirli prostrandosi davanti a loro; e non desistevano affatto dalle loro opere e dalla loro condotta ostinata. (Giudici 2:19 LND).
Durante il periodo dei Giudici, il sacerdote rimase il punto di contatto tra il popolo e Dio, il quale voleva essere egli stesso Re d’Israele.
Il libro di Ruth si inserisce verso la fine della storia dei Giudici e rivela come Dio prepari per il suo popolo un periodo di monarchia, scegliendo Egli stesso un re secondo il suo cuore. Tale sovrano avrebbe avuto lo scopo di dare riposo (dall’ebraico Sciloh ) al popolo e sarebbe disceso dalla tribù di Giuda, secondo la profezia di Giacobbe (Genesi 49:10. Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Sciloh’; e a lui ubbidiranno i popoli.). Il libro di Ruth inizia con Elimelec, uomo di Giuda, e termina con la proclamazione di re Davide, mostrando in anticipo quale sarebbe stato l’unto dell’Eterno.
Si nota come la relazione tra il popolo e Dio fosse diversa durante il sacerdozio e durante la monarchia:
durante il sacerdozio la relazione era immediata, poiché il sacerdote rappresentava il popolo davanti a Dio;
durante la monarchia, che era un’autorità stabilita dal popolo, quest’ultimo era sottomesso al re, che doveva governarlo secondo il volere di Dio. Dal re l’Eterno si aspettava la fedeltà, era responsabile in prima persona dell’infedeltà di Israele ed il destino del popolo dipendeva dalla sua condotta.
Il libro di 1 Samuele parla di un periodo transitorio, che va dalla caduta del sacerdozio a causa dell’infedeltà dei figli di Eli, all’istaurarsi della monarchia. In questo modo Dio sceglierà un suo unto, con il quale entrerà in relazione, al posto di quella instaurata con tutto il popolo durante il sacerdozio (1 Samuele 2:35. Ma io susciterò per me un sacerdote fedele che agirà secondo ciò che è nel mio cuore e nella mia anima; io gli edificherò una casa stabile, ed egli camminerà davanti al mio unto per sempre.). Ciò spiega perché il libro di 1 Samuele inizi con la tribù di Levi e con il sacerdozio, e non, come il libro di Ruth, con Giuda e la monarchia.
Elkanah, padre di Samuele, era un levita, della famiglia di Kehath, della tribù di Levi (1 Cronache 6:27-28. il cui figlio fu Eliab, il cui figlio fu Jeroham, il cui figlio fu Elkanah. 28 I figli di Samuele furono Joel, il primogenito, e Abia, il secondo.).
I leviti discendevano da tre capostipiti: Ghershom, Kehath e Merari, che formavano tre famiglie distinte alle quali era stato affidato il servizio del tabernacolo. Ognuno aveva il suo compito: i Ghershomiti dovevano portare tutte le coperture del tabernacolo, i Merariti le sue assi e le sue colonne, i Kehathiti portavano gli utensili del tabernacolo, compresi l’arca e il velo.
Elkanah era un Kehathita. Mosè e Aronne discendevano da Kehath. Anche i figli di Mosè, Ghershom e Eliezer, e tutti i loro discendenti, appartenevano a questa famiglia.
Sotto il re Davide, e quando venne il momento di costruire il tempio di Dio, il servizio dei leviti differì notevolmente da quello intrapreso quando camminavano nel deserto (1 Cronache 23:28-32. Poiché il loro compito era quello di aiutare i figli di Aaronne nel servizio della casa dell’Eterno nei cortili, nelle camere, nella purificazione di tutte le cose sacre, nel lavoro di servizio della casa di DIO 29 con i pani della presentazione, con il fior di farina per l’offerta di cibo, con le focacce non lievitate, con le cose da cuocere nella padella, con ciò che era mescolato con olio e con tutte le misure, e dimensioni. 30 Essi dovevano inoltre presentarsi ogni mattina per celebrare e lodare l’Eterno, e così pure ogni sera 31 e per offrire del continuo davanti all’Eterno tutti gli olocausti, secondo il numero che la legge imponeva loro nei sabati, nei noviluni e nelle feste solenni. 32 Essi dovevano inoltre eseguire i compiti riguardanti la tenda di convegno e il santuario, e assistere i figli di Aaronne loro fratelli nel servizio della casa dell’Eterno).
Il sacerdote di allora era Eli, il quale morì dopo i propri figli, Nadab e Abihu: 1 Cronache 24:2. Nadab e Abihu morirono prima del loro padre senza lasciare figli; perciò esercitarono il sacerdozio Eleazar e Ithamar. Per questo divennero sacerdoti i figli di Aronne, Eleazar e Ithamar, dai quali sarebbero discesi tutti i futuri sacerdoti.
Le loro funzioni consistevano:
- nell’ offrire i sacrifici sull’altare degli olocausti e sull’altare dell’incenso, compiendo tutto il servizio nel luogo santissimo, e per fare espiazione, per Israele, secondo tutto ciò che Mosè, servo di DIO, aveva comandato. (1 Cronache 6:49 LND);
- nel fare espiazione per Israele.
Eleazar, primogenito tra i due, era padre di Fineas. Numeri 25:10-13. Allora l’Eterno parlò a Mosè dicendo: 11 "Finehas figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aaronne, ha rimosso la mia ira dai figli d’Israele, perch’egli è stato animato della stessa mia gelosia in mezzo a loro; così nella mia gelosia non ho sterminato i figli d’Israele. 12 Perciò digli: "Ecco, io stabilisco con lui un’alleanza di pace, 13 che sarà per lui e per la sua progenie dopo di lui l’alleanza di un sacerdozio perpetuo, perché ha avuto zelo per il suo DIO e ha fatto l’espiazione per i figli d’Israele"". Dunque, la progenie di Eleazar è la stirpe fedele alla quale appartiene la promessa. Tale stirpe viene continuata da Tsadock, che fu sacerdote sotto Davide e Salomone (2 Samuele 8:17. Tsadok, figlio di Ahitub, e Ahimelek, figlio di Abiathar, erano sacerdoti; Seraiah era segretario; 1 Re 2:35. Al suo posto il re fece capo dell’esercito Benaiah, figlio di Jehoiada, e mise il sacerdote Tsadok al posto di Abiathar.) e da Azaria (1 Cronache 6:10. Johanan generò Azariah (fu lui che servì come sacerdote nel tempio, che Salomone costruì a Gerusalemme).
Ithamar ebbe come discendente Eli, presente nel primo capitolo di questo libro. Poi venne Ahimelec, che Saul trucidò assieme a tutti i sacerdoti di allora. Solo Abiathar fuggì e si rifugiò presso Davide. La discendenza di Ithamar fu meno numerosa di quella di suo fratello (1 Cronache 24:4. Poiché si trovarono più capifamiglia tra i figli di Eleazar che tra i figli di Ithamar, essi furono divisi così: per i figli di Eleazar, sedici capi di case paterne, e per i figli di Ithamar, otto capi secondo le loro case paterne.) Abiathar fu sacerdote con Tsadock ai tempi di Absalom, ma precedentemente aveva servito anche Davide. Più tardi, quando Davide era divenuto anziano, fece lega con Joab per costituire re Adonija al posto di Salomone, mentre Tsadock rimase fedele. Infine Salomone cacciò Abiathar dal sacerdozio, in quanto degno di morte per aver cospirato contro di lui. A causa sua ci fu la deposizione del sacerdozio, prima dell’entrata in scena del vero re, poiché Dio non poteva restare in relazione con un intermediario corrotto.
D’altra parte Dio, volendo stabilire un legame tra sé e un intermediario, facente le veci del popolo d’Israele, non poteva accettare un uomo eletto da una scelta carnale. Da qui la storia di Saul. Dio avrebbe potuto liberare il suo popolo per mezzo di questo re, ma egli non sarebbe stato un capo idoneo dal punto di vista spirituale.
Cap. 1
La storia di Samuele inizia prima della sua nascita ed egli viene descritto come il figlio nato dalle preghiere di sua madre. Ciò evidenzia la potenza della preghiera, grazie alla quale si hanno i miracoli. Anche la storia di Gesù e di Giovanni Battista, inizia prima del loro concepimento.
Il cap. 1 parla della famiglia di Samuele.
La sterilità di Anna.
Vs. 1. C’era un uomo di Ramathaim-Tsofim, della regione montuosa di Efraim, che si chiamava Elkanah (era un levita, della famiglia di Kehat) , figlio di Jeroham, figlio di Elihu, figlio di Tohu, figlio di Tsuf, Efraimita.
Elkanah, padre di Samuele, era un levita, della famiglia dei Kehathiti, la casata più nobile della tribù (1 Cronache 6:33-34). Tsuf, suo antenato, era Efraimita, ovvero nato a Efraim, successivamente detta Betlemme di Giudea ed anche Efrata. Lì visse questa famiglia di Leviti, fino a quando un gruppo di essi si spostò sul monte Efraim: Elkanah discendeva da questi. Viveva a Ramathaim, ovvero, Arimanea, da cui proveniva Giuseppe.
Vs. 2. Aveva due mogli: una si chiamava Anna, l’altra Peninna. Peninna aveva figli mentre Anna non ne aveva.
La famiglia di Samuele era divisa a causa della presenza di due mogli: questa era una trasgressione rispetto al concetto originario di matrimonio, come viene descritto in Genesi. L’avere più mogli fu causa di guai per Abramo, per Giacobbe, e anche per Elkanah. Dio, infatti, ha stabilito una legge allo scopo di farci vivere serenamente, lontano dalle preoccupazioni, per cui è meglio attenerci ad essa e non agire secondo la mentalità umana.
Probabilmente Elkanah sposò prima Anna ma poi, non riuscendo ad avere figli da lei, si unì a Peninna, una donna molto prolifica, ma che affliggeva il marito per molti motivi. Ella non era riconoscente a Dio per la fertilità che le era stata donata ed era arrogante con Anna, la quale, afflitta dal suo dolore, era scontenta e sempre triste.
Anna, il cui nome significa “grazia”, era una donna timorata di Dio.
Vs. 3. Ogni anno quest’uomo saliva dalla sua città per adorare ed offrire sacrifici all’Eterno degli eserciti a Sciloh (= riposo), dove erano i due figli di Eli, Hofni e Finehas, sacerdoti dell’Eterno.
La famiglia di Samuele era molto devota a Dio, così come avrebbero dovuto essere tutte le famiglie del popolo di Israele, soprattutto quelle dei Leviti. Elkanah partecipava a tutte le feste solenni a Sciloh, poiché desiderava adorare Dio ed offrirgli i propri sacrifici.
In questo versetto l’Eterno viene definito “l’Eterno degli eserciti”, cioè Yahwè Sabaoth.
Sembra che Elkanah non rivestisse alcuna carica particolare al Tabernacolo, perciò vi si recava per adorare Dio, come qualunque altro ebreo, e ciò era un esempio per gli altri ed un insegnamento in seno alla sua famiglia. Era costante nel suo culto, andando al Tabernacolo ogni anno. Tale comportamento lo distingueva dalla massa, che era superficiale nelle cose religiose, non serviva Dio e, anzi, adorava altri dèi. Elkanah si recava da Hofni e Finehas, figli di Eli, nonostante essi servissero l’Eterno con animo malvagio, proprio per obbedire al volere di Dio. A quel tempo, infatti, era obbligatorio andare proprio a Sciloh ad adorare, e proprio a quel Tabernacolo. Elkanah, quindi, obbediva alla lettera ad ogni prescrizione dell’Eterno.
Vs. 4-5. Quando per Elkanah veniva il giorno di offrire il sacrificio, egli soleva dare a sua moglie Peninna e a tutti i suoi figli e figlie le loro parti; 5 ma ad Anna dava una parte doppia, perché amava Anna, benché l’Eterno avesse chiuso il suo grembo.
Per Elkanah non era facile vivere le tensioni della famiglia e cercava di accontentare Anna in ogni modo, al fine di vederla serena. Le dimostrava il suo amore perché vedeva la sua debolezza.
Le loro parti: si intende la parte delle vittime dei sacrifici consacrate a Dio, delle quali bisognava cibarsi.
Vs. 6. Or la sua rivale la molestava continuamente per farla irritare, perché l’Eterno aveva chiuso il suo grembo.
Peninna era scontrosa ed arrogante, molestava e disprezzava Anna proprio a causa della sua sterilità. Certamente era invidiosa dell’amore che il marito nutriva per lei.
Recandosi al Tabernacolo, tuttavia, avrebbero dovuto assumere un atteggiamento diverso per presentare all’Eterno delle mani pure, per concentrarsi nella devozione e nel rapporto con il Padre. Però, quando i figli di Dio si presentano al loro Signore, anche Satana li accompagna, proprio allo scopo di essere di disturbo in un momento tanto intimo e delicato.
Peninna era sempre meschina nei confronti di Anna poiché desiderava vederla soffrire ed, anzi, aggravava i pesi di lei. Un buon cristiano, invece, dovrebbe portare i pesi dei fratelli, cercando di alleviarli con le parole e con le azioni.
Vs. 7. Così succedeva ogni anno; tutte le volte che Anna saliva alla casa dell’Eterno, Peninna la molestava; per cui ella piangeva e non prendeva più cibo.
Anna non poteva avere dei figli e si sentiva profondamente rattristata. Come accadde anche a Sara, Anna veniva umiliata dall’altra moglie di suo marito, la quale aveva dimostrato più volte la propria prosperità. Pur essendo molto amata dal marito, il sentimento che pesava su di lei era il disprezzo dell’altra donna. Tale peso le impediva di mangiare il cibo consacrato e di gioire nel rapporto con Dio.
Vs. 8. Allora suo marito Elkanah le disse: "Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono io per te meglio di dieci figli?".
Elkanah cercava di consolarla in ogni modo poiché era preoccupato per lei. Dovremmo considerare maggiormente le cose belle che abbiamo, senza fissarci troppo nelle cose che sono lontane dalla nostra portata. Anna aveva l’amore del marito e quello di Dio, eppure aveva perso il proprio equilibrio psichico, concentrando il proprio pensiero nelle cose negative.
Vs. 9. Dopo che ebbero mangiato e bevuto a Sciloh, Anna si levò.
Il marito la rimprovera bonariamente ed Anna si scuote, riuscendo a mangiare con gli altri ed a bere. Comprende l’inutilità del continuare a crogiolarsi nel dolore e decide di portarlo all’altare di Dio. Si trovava a Sciloh, presso il Tabernacolo, dove l’Eterno aveva promesso di incontrare il proprio popolo, nella casa della preghiera, ovvero nel luogo giusto per risolvere i propri problemi.
Or il sacerdote Eli stava seduto sul sedile all’entrata del tabernacolo dell’Eterno.
Anna va da Eli per pregare e vedere esaudita la propria preghiera.
Vs. 10. Nell’amarezza della sua anima pregava l’Eterno piangendo dirottamente.
La donna era piena d’amarezza e porta le sue pene all’altare dell’Eterno a Sciloh. Prega con calore e devozione e ciò fa comprendere come le difficoltà, se ben sfruttate, possono renderci più zelanti nel rivolgerci a Dio in preghiera.
Vs. 11. Poi fece un voto, dicendo: "O Eterno degli eserciti, se veramente riguardi all’afflizione della tua serva, ti ricordi di me e non dimentichi la tua serva, ma vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, io lo darò all’Eterno per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà sulla sua testa".
Anna consacra il futuro figlio al Signore. Il bambino sarebbe stato un levita per nascita e quindi già consacrato al servizio per l’Eterno, ma con questo voto Anna fa di lui un “nazireo”, ovvero una persona consacrata totalmente a Dio fin dalla nascita. Molto probabilmente la donna aveva informato Elkana di tale proposito e l’uomo era concorde con lei.
E’ interessante notare che i genitori hanno diritto di consacrare i figli quali sacrifici viventi e sacerdoti spirituali, obbligandoli a servire Dio fedelmente per tutta la vita.
Vs. 12-13. Mentre essa prolungava la sua preghiera davanti all’Eterno, Eli stava osservando la sua bocca. 13 Anna parlava in cuor suo, soltanto le sue labbra si muovevano, ma la sua voce non si udiva; per questo Eli pensava che fosse ubriaca.
Anna parla a voce bassa e nessuno può udirla poiché è certa del fatto che Dio conosce i desideri del suo cuore. E’ una donna umile e si rivolge a Dio a bassa voce, a differenza di coloro che credono sia necessario urlare per essere ascoltati. La sua è una preghiera segreta, qualcosa tra lei e Dio, non come quelle dei farisei, che fanno in modo di essere visti da tutti.
Qui l’attende una nuova prova, in quanto il sacerdote, dimostrando poca intelligenza e scarsa sensibilità, crede che ella sia ubriaca. Eli è il sommo sacerdote, giudice a Israele, colui che ha il compito di controllare tutto ciò che accade nel Tempio. Il Tabernacolo, infatti, veniva considerato un vero Tempio in quanto era stabile ed aveva le funzioni di un Tempio.
Vs. 14. Così Eli le disse: "Fino a quando sarai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!".
Eli guarda Anna e, in quanto guardiano del Tabernacolo, la rimprovera, credendola ubriaca. La stessa accusa fu rivolta agli Apostoli quando, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, si esprimevano in lingue (Atti 2:4-13). Eli pensa sia una delle tante donne viziose che frequentavano il tempio ed i suoi figli peccaminosi, e commette la grave colpa di giudicare Anna ingiustamente. Egli era il sacerdote, colui che aveva lo scopo di guidare le anime dei credenti, di consigliare e di consolare, invece era stato troppo frettoloso nell’emettere un giudizio di condanna.
Vs. 15. Ma Anna rispose e disse: "No signor mio, io sono una donna afflitta nello spirito e non ho bevuto né vino né bevanda inebriante, ma stavo effondendo la mia anima davanti all’Eterno.
Anna si sente incompresa e giudicata ancora una volta, costretta a giustificare le sue preghiere all’Eterno. Non desidera questo figlio per sé ed è disposta a consacrarlo a Dio, al quale chiede la grazia di ottenere quanto desidera. Ancora una volta viene rimproverata ed il suo spirito soffre ancora di più. Già Elkana l’aveva ripresa perché non mangiava, ed ora il sacerdote crede che lei abbia bevuto troppo: non è una novità che chi si comporta rettamente sia poi criticato.
Anna si comporta molto bene: nonostante venga giudicata ingiustamente, non rimanda la critica a colui che ha dei figli scellerati e immorali; non dice di badare ai peccati della sua famiglia, né fa notare quanto proprio un pastore dovrebbe alleviare le sofferenze di coloro che si rivolgono a Dio, piuttosto di aggiungere ad esse delle critiche gratuite. Anna è proprio un esempio di persona che non recrimina e non rigira le accuse verso coloro che le inviano. Semplicemente si giustifica. Tratta Eli con rispetto, chiamandolo “signor mio”e gli fa capire che desidera che egli abbia di lei una buona opinione.
Spiega il motivo della sua presenza nel Tempio, racconta la sua tristezza e la causa del suo pianto. E’ stata accusata ingiustamente e desidera essere compresa.
Vs. 16. Non considerare la tua serva una donna perversa, perché è l’accesso del mio dolore e della mia afflizione che mi ha fatto parlare finora".
L’originale ebraico non dice “donna perversa” ma “figlia di Belial”, cioè del maligno, della disobbedienza, non disciplinata. Anna non è certamente tale.
Vs. 17. Allora Eli le rispose: "Va’ in pace, e il DIO d’Israele ti conceda ciò che gli hai richiesto".
Eli la benedice nel nome del Signore, augurandole che le venga concesso quanto richiesto. Le accuse precedenti sono divenute delle preghiere a favore di Anna.
Vs. 18. Ella rispose: "Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi". Così la donna se ne andò per la sua via, prese cibo e il suo aspetto non fu più triste.
Immediatamente Anna si sente gioiosa, certa di aver ricevuto la grazia richiesta, anche se ancora non ne vede gli effetti. Questa certezza di fede è sufficiente a fortificare il suo cuore, al punto che la sua gioia è visibile a tutti. Ha affidato il suo problema a Dio ed ora non se ne occupa più; ha pregato ed anche Eli l’ha benedetta: ora Anna è certa che il Signore le risponderà in qualche modo. La preghiera è un gran conforto per i cristiani di tutti i tempi.
La nascita di Samuele.
Vs. 19. Essi si alzarono al mattino presto e si prostrarono davanti all’Eterno; poi partirono e ritornarono a casa loro a Ramah.
Terminati i giorni dedicati all’adorazione al Tempio, Elkana e la famiglia tornano a casa. Sfruttano tutto il tempo possibile per rimanere accanto all’Eterno: ogni giorno sono lì, anche al momento della partenza poiché desiderano adorare Dio e godere della Sua presenza. E’ bene cominciare il giorno con Dio. La famiglia di Samuele è un grande esempio di dedizione: pur avendo dinnanzi un lungo viaggio, pur essendo un gruppo numeroso e composto anche da bambini, si alzano tutti molto presto per recarsi al Tempio a pregare. Avevano dedicato giorni interi al Signore, eppure non omettono di farlo ancora una volta. Non stanchiamoci di andare alla presenza del Signore.
Elkanah conobbe Anna, sua moglie, e l’Eterno si ricordò di lei.
20 A suo tempo, Anna concepì e partorì un figlio, a cui pose nome Samuele, dicendo: "Perché l’ho chiesto all’Eterno".
La preghiera di Anna è esaudita e la donna partorisce Samuele. A volte sembra che Dio lasci trascorrere moltissimo tempo prima di venire incontro alle nostre esigenze, poiché i suoi tempi non sono i nostri; tuttavia ricordiamo che Egli non si dimentica di noi.
Sembra che l’etimologia della parola “Samuele” sia la stessa di “Ismaele”, ovvero “ascoltato da Dio”, poiché le preghiere di Anna furono accolte dal Signore ed esaudite. Può significare anche “chiesto a Dio”, dove il senso è il medesimo. In ogni caso, Anna desiderava ricordare, attraverso il nome del figlio, la grazia che Dio aveva voluto concederle, in seguito alle preghiere. In questo modo, ogni volta che il nome del bambino sarebbe stato pronunciato, Dio sarebbe stato glorificato per la sua bontà. Ogni grazia che riceviamo deve essere ricordata con gratitudine e consacrata a Dio, così come questo figlio doveva crescere come servo speciale dell’Eterno.
Vs. 21-22. Allora il marito Elkanah salì con tutta la sua famiglia per offrire all’Eterno il sacrificio annuale e per adempiere il suo voto. 22 Ma Anna non salì perché disse a suo marito: "Io non salirò finché il bambino non sia divezzato; allora lo condurrò, perché sia presentato davanti all’Eterno e vi rimanga per sempre".
Anna dimostra particolare cura per il suo bambino, allattandolo ella stessa, senza servirsi di una balia. Allo stesso modo dobbiamo aver cura dei nostri figli poiché sono un dono prezioso che abbiamo ricevuto ed anche perché sono stati consacrati al Padre. Questo santifica la cura che abbiamo per loro quando li alleviamo come se tali azioni li compissimo per il Signore.
Ogni anno Elkana si reca al Tabernacolo per adorare il Signore, tuttavia Anna chiede di essere esentata da tale visita. Ella ha molto rispetto per la Casa di Dio, ma chiede al marito il permesso di rimanere con il bambino, dal momento che le donne non avevano l’obbligo di recarsi al Tabernacolo per la celebrazione della tre feste annuali. Ella era solita andare, ma questa volta desidera prendersi cura del bambino. Così le donne che devono rinunciare spesso al culto domenicale pensino ad Anna e, facendolo per il Signore, sappiano di essere approvate e che anche loro avranno parte dell’adunanza, pur rimanendo a casa.
Anna, poi, desidera andare a Sciloh quando il bambino sarebbe stato abbastanza grande da potervi rimanere per sempre, in adempimento al voto fatto.
Vs. 23. Suo marito Elkanah le rispose: "Fa’ come meglio ti sembra; rimani finché tu l’abbia divezzato, purché l’Eterno adempia la sua parola!". Così la donna rimase a casa e allattò suo figlio finché non l’ebbe divezzato.
Elkana è d’accordo con lei e prega che il Signore protegga il bambino fino all’adempimento del voto.
Vs. 24. Dopo averlo divezzato, lo condusse con sé, assieme a tre torelli, un’efa di farina e un otre di vino; e lo condusse nella casa dell’Eterno a Sciloh. Il fanciullo era ancora giovane.
Anna ricorda la promessa fatta tempo prima e consacra il proprio figlio all’Eterno. Pur essendo l’umile moglie di un levita, dona al Signore un sacrificio costoso, il quale tuttavia non è nulla di fronte all’immenso dono ricevuto. Si separa dal suo unico figlio, dono di Dio, dimostrando che il Signore per lei è più importante del più prezioso dono che abbia mai ricevuto.
Certamente il bambino era stato presentato al Signore quaranta giorni dopo la nascita, come avveniva per tutti i primogeniti (v. Luca 2:22-23), anche se qui non se ne parla, dal momento che si trattava di un fatto del tutto normale. Al momento dello svezzamento, comunque, il bambino viene presentato nuovamente e ciò avviene attorno ai tre anni.
Vs. 25-27. Quindi loro immolarono un torello e condussero il fanciullo ad Eli. 26 Anna gli disse: "Signor mio! Com’è vero che vive l’anima tua, o mio signore, io sono quella donna che stava qui vicino a te a pregare l’Eterno. 27 Ho pregato per avere questo fanciullo, e l’Eterno mi ha concesso ciò che gli ho chiesto.
Un tempo Anna era una donna triste, ma poi, grazie alla bontà di Dio, è divenuta allegra. E’ stata toccata dal Dio misericordioso, colui che risponde alle suppliche.
Vs. 28. Perciò a mia volta lo dono all’Eterno; finché egli vive sarà ceduto all’Eterno". E là si prostrarono davanti all’Eterno.
Anna dimostra di avere molta fede e di amare profondamente il suo Dio, al punto di sacrificare a lui il suo bene più caro. Rinuncia totalmente ai propri interessi e consacra il bambino all’Eterno. Infatti, qualunque cosa diamo a Dio, è ovvio che prima Egli l’ha donata a noi. Quando consacriamo i nostri figli al Signore, dobbiamo ricordare che precedentemente erano già suoi e che ora sono anche nostri per la nostra consolazione. Samuele viene consacrato a Dio per tutta la vita, così come l’unione del cristiano con il suo Signore è per tutta la vita.
Anna e Samuele si prostrano davanti all’Eterno, poiché il bambino aveva in sé un forte senso delle cose sacre, anche in virtù dell’insegnamento ricevuto dalla madre. I bambini, infatti, fin da piccoli devono essere educati ad affidarsi a Dio ed Egli li accoglierà, insegnando loro a fare sempre meglio.