Luca 3

Luca 3:1-6
Craig Quam
Luca 3:11-22
Craig Quam

Cap. 3

Predicazione di Giovanni Battista.

Giovanni era un giovane molto strano anche per i suoi tempi, che viveva nel deserto e gridava alle persone di ravvedersi. Egli era carismatico e la gente percorreva una lunga strada per incontrarlo;  è stato battezzato dallo Spirito Santo già nel grembo di sua madre poiché uomo di Dio. I Vangeli dicono chiaramente che egli ha preparato la via a Cristo.

Luca inquadra chiaramente i fatti narrati nell’ambito della storia, nominando i personaggi storici del tempo in modo gerarchico, dall’imperatore ai sommi sacerdoti.  Vs. 1-3. Or nell’anno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetrarca della Galilea, suo fratello Filippo tetrarca dell’Iturea e della regione della Traconitide e Lisania tetrarca dell’Abilene, 2  sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu indirizzata a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 

Tiberio. Dato che Augusto morì il 19 agosto del 14 d.C., l’anno a cui si riferisce Luca deve essere il 29.

Ponzio Pilato. Era prefetto della Giudea dal 26 al 36 d.C.

Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, era tetrarca della Giudea e della Perea dal 4 a.C. al 39 d.C. Pertanto, governò la maggior parte della vita di Gesù e proprio nei territori in cui egli visse. La parola “tetrarca” designa in senso stretto chi governa sulla quarta parte di una regione.

Filippo, fratello di Erode, governò nella zona a nord est del Mare di Galilea, dal 4 a.C. al 33-34 d.C.

Di Litania non si hanno notizie certe.

Anna fu sommo sacerdote dal 6 al 15 d.C. Cinque dei suoi figli rivestirono tale incarico a loro volta

Caiafa era genero di Anna.

Questo elenco di personalità politiche e religiose ci fa comprendere come la parola di Dio non fu rivelata a loro, bensì ad un uomo strano, un po’ selvaggio, che viveva nel deserto, ma fedele a Dio.

Analogamente, anche oggi l’Eterno non si serve dei potenti della terra, ma degli umili, impiegandoli nell’evangelizzazione della popolazione in cui vivono, per preparare la via del Signore.

Vs. 3.  Egli allora percorse tutta la regione nei dintorni del Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati, 

Giovanni predica il ravvedimento per tutti gli uomini, anche per i Giudei, i quali, invece, ritenevano di essere al sicuro, in quanto figli di Abramo.

Vs. 4.  come sta scritto nel libro delle parole del profeta Isaia, che dice: "Ecco la voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. 

Da Isaia 40. Il fatto di raddrizzare la via si riferisce ad un’usanza adottata dai re del tempo: quando un sovrano attendeva la visita di un altro re, inviava alcuni sudditi a controllare che le vie di accesso al Paese fossero in ordine, al fine di far compiere all’ospite un viaggio agevole. Così noi dobbiamo preparare i cuori delle persone per la venuta di Gesù, pregando e predicando; solo così essi saranno pronti per essere toccati dallo Spirito di Dio. Oggi è il giorno per accettare il Signore e per riconciliarsi con Lui perché il domani non ci appartiene.

Vs. 5-6.  Ogni valle sia colmata e ogni monte e colle sia abbassato; i luoghi tortuosi siano raddrizzati e le vie scabrose appianate 6  e ogni carne vedrà la salvezza di Dio". 

Spiritualmente, esistono persone che sono simili alle valli, in quanto presentano dei vuoti che solo Cristo può riempire, e dimostrano grande bramosia di assorbire la Parola di Dio. Altri, invece, sono orgogliosi, pieni di sé, simili alle alte montagne; essi hanno bisogno di essere abbassati.

Vs. 7-8.  Egli dunque diceva alle folle che andavano per essere da lui battezzate: "Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire dall’ira a venire? 8  Fate dunque frutti degni del ravvedimento e non cominciate a dire dentro di voi: "Noi abbiamo Abrahamo per padre", perché io vi dico che Dio può suscitare dei figli ad Abrahamo anche da queste pietre. 

A Dio non interessano le tradizioni umane e si occupa unicamente della vita della singola persona e del rapporto personale con ogni suo figlio. Ognuno di noi deve andare a Gesù personalmente, così come verrà giudicato per se stesso, non quale membro di una comunità.

Vs. 9-13.  E già la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero quindi che non produce buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco". 10  Or le folle lo interrogavano, dicendo: "Che faremo noi dunque?". 11  Allora egli, rispondendo, disse loro: "Chi ha due tuniche ne faccia parte a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". 12  Or vennero anche dei pubblicani per essere battezzati e gli chiesero: "Maestro, che dobbiamo fare.". 13  Ed egli disse loro: "Non riscuotete nulla di più di quanto vi è stato ordinato". 

Dio richiede di ravvedersi, ossia di cambiare modo di vivere.

I Romani tassavano le popolazioni dando in appalto la riscossione delle imposte a chi faceva l’offerta più alta. Colui che vinceva la gara doveva dare ai romani l’importo per il quale si era impegnato, ma poi riscuoteva una somma molto superiore per rifarsi delle spese e per procurarsi un profitto. Molti a ciò aggiungevano una quota ulteriore, generando il risentimento della popolazione.

Vs. 14.  Anche i soldati lo interrogarono dicendo: "E noi, che dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non fate estorsioni ad alcuno, non accusate falsamente alcuno e contentatevi della vostra paga". 

Ogni persona deve ravvedersi e chiedere a Dio di essere accettato nel Suo regno, grazie al sangue di Gesù, che ci lava e trasforma la nostra vita.

 

Vs. 15.  Ora il popolo era in attesa, e tutti si chiedevano in cuor loro se Giovanni fosse lui il Cristo. 

Grande era l’attesa del Messia e le azioni di Giovanni spingevano a chiedersi se non fosse proprio lui la persona che aspettavano.

Vs. 16.  Giovanni rispose, dicendo a tutti: "lo vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. 

Giovanni rinnega questa idea ed afferma due cose: di essere inferiore a Colui che doveva venire e che anche il suo battesimo era inferiore a quello che Egli avrebbe praticato.

Gesù avrebbe battezzato con lo Spirito Santo, elargito abbondantemente ai figlioli, e col fuoco. Con questa parola si intende il fuoco del giudizio, versato su coloro che hanno rifiutato Dio. Infatti, prosegue dicendo:

Vs. 17.  Egli ha in mano il suo ventilabro, per pulire interamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo granaio; ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile". 

Il fuoco inestinguibile si trova nell’inferno, ove  c’è la separazione eterna da Dio. Gesù tornerà per versare il giudizio di fuoco sul mondo, ossia su tutti coloro che lo hanno rigettato come salvatore; ma oggi, in questo momento, è ancora il tempo della grazia e possiamo ancora accettare Cristo e desiderare la Sua presenza in noi. Battezzarsi vuol dire immergersi, ossia entrare appieno in Cristo ed essere ripieno di Dio. 

La ventilazione era il metodo con il quale i grani, dopo che erano stati liberati dalla pula che li conteneva, ad esempio facendoli calpestare dai buoi, erano scagliati in aria. In questo modo il vento portava via la pula e il grano cadeva subito a terra. Il ventilabro era la pala o il forcone con cui il grano veniva lanciato in aria. In questo modo l’aia veniva ripulita: il grano era portato nel granaio e la pula veniva bruciata. Nel giorno del giudizio la zizzania sarà separata dal grano puro per opera dello Spirito Santo.

Malachia 3:1-3.   "Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà", dice l’Eterno degli eserciti. 2  "Ma chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli è come un fuoco d’affinatore, come la soda dei lavandai. 3  Egli siederà come chi affina e purifica l’argento; purificherà i figli di Levi e li affinerà come oro e argento, perché possano offrire all’Eterno un’oblazione con giustizia

Lo Spirito santo viene a purificare. Nel V.T. i figli di Levi erano i sacerdoti del Tempio; nel N.T. tutti i credenti sono sacerdoti regali, il tempio di Dio. Pertanto, lo Spirito Santo viene per purificare, affinare e portare via ciò che Dio non gradisce. Così fa colui che purifica l’oro, ovvero lo passa sette volte nel fuoco per togliere via tutte le impurità. Lo Spirito di Dio viene per porre su di noi il sigillo del Signore, così come nei tempi antichi il sigillo del re aveva lo scopo di assicurare che un messaggio apparteneva al sovrano. Colui che apriva tale missiva indegnamente meritava la morte. Chi ha lo Spirito appartiene a Dio.

Vs. 18-20.  Così egli evangelizzava il popolo, esortandolo in molti altri modi. 19  Ora Erode, il tetrarca, essendo stato da lui ripreso a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, e per tutte le malvagità che egli aveva commesso, 20  aggiunse a tutte le altre anche questa, cioè di rinchiudere Giovanni in prigione. 

Lo Spirito Santo riprende il peccato. Certamente per Giovanni non era facile dire al re che viveva nel peccato di adulterio, ma egli era ripieno dello Spirito di Dio e proclamava la Parola con franchezza. Lo Spirito riprende l’ingiustizia, il peccato, la malvagità, sia nell’uomo comune che nel cristiano, volendo compiere un’opera di purificazione nell’essere umano.

Il battesimo di Gesù.

Vs. 21.  Ora, come tutto il popolo era battezzato, anche Gesù fu battezzato, e mentre stava pregando, il cielo si aprì 

Questo è un aspetto spirituale: Gesù prega e i cieli si aprono. Se vogliamo che ciò accada nella nostra terra, ecco cosa dobbiamo fare: chiedere al Signore in preghiera la conversione delle anime. Ognuno di noi è posto in un luogo in quanto soldato di Cristo, non a caso, bensì allo scopo di combattere per la diffusione ella Parola, intercedendo con la preghiera.

Questa sembra sia stata l’unica volta in cui Giovanni abbia incontrato Gesù.

Vs. 22.  e lo Spirito Santo scese sopra di lui in forma corporea come di colomba; e dal cielo venne una voce, che diceva: "Tu sei il mio amato Figlio, in te mi sono compiaciuto!". 

Il racconto si conclude rapidamente, ma è molto importante perché segna la chiamata di Cristo al suo ministerio pubblico, accompagnata dal dono dello Spirito Santo e confermata da una voce dal cielo.

Tutti e quattro gli evangelisti affermano che lo Spirito discese sotto forma di colomba. Perché Dio ha scelto proprio questo animale quale simbolo dello Spirito Santo? Essa è simbolo di pace, infatti fu una colomba che portò a Noè il ramoscello di ulivo, caratterizzante la pace tra l’uomo e Dio. Egli non ha scelto un altro uccello, ad es. l’aquila reale, simbolo dell’impero Romano, un animale forte e potente, che afferra la preda con la forza. I cristiani che si conformano all’aquila vogliono costringere gli altri ad accettare Gesù. 

La colomba è bianca, pura, umile, gentile, mansueta, fedele nella coppia.

Luca 11:5-13.  Poi disse loro: "Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: "Amico, prestami tre pani, 6  perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti" 7  e quello di dentro, rispondendo, gli dice: "Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli"? 8  Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno. 9  Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 10  Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 11  E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? 12  O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione? 13  Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono".

Il dono dello Spirito non si riceve tramite le forzature, ma viene dato a chi lo chiede, a chi bussa con insistenza. Esso è necessario come il pane quotidiano, poiché l’uomo ha bisogno dei doni ad esso connessi. E Dio desidera essere sempre più presente nel nostro io, molto più di quanto non desideriamo noi stessi.

Circa il dono delle lingue.

Atti 2:1-4.  Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. 2  E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. 3  E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. 4  Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi. 

La festa delle Pentecoste era la festa ebraica dell’inizio della raccolta e proprio in questo giorno nasce la chiesa. Il parlare in lingue è il segno che accompagna quasi sempre il ricevimento del dono dello Spirito Santo, tuttavia la Bibbia non insegna questo dal punto di vista dottrinale. 

1 Corinzi 14: 14.  perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa. 

Mal comprendiamo il significato del parlare in lingue, spesso la consideriamo qualcosa che non ha senso e pertanto non lo ricerchiamo. Non sappiamo perché Dio abbia scelto proprio questo dono per i suoi figli, eppure dobbiamo accettarlo con la fiducia che il Padre per noi ha designato solamente il meglio. Il suo scopo è l’autoedificazione.

1 Corinzi 14:4. Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa. 

Tutti gli altri doni spirituali hanno lo scopo di edificare gli altri, mentre quello delle lingue serve per edificare chi lo possiede.

Giuda 20. Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo,

Chi prega in lingue edifica se stesso nella fede.

Non dobbiamo credere che ricevere lo Spirito Santo sia qualcosa di invasivo, poiché egli è una colomba, dolce, e non viola la nostra volontà.

La genealogia di Gesù (tramite Maria).

La genealogia di Luca è molto diversa da quella di Matteo poiché, mentre il primo riporta quella di Maria, il secondo riporta quella di Giuseppe. In questo modo viene sottolineato il fatto che Cristo discendeva da Davide sia da parte della madre che da quella del padre. Luca, inoltre, risale fino ad Adamo, fatto che mette in rilievo la parentela di Gesù sia con Israele che con tutti gli uomini del mondo.

23  E Gesù aveva circa trent’anni e lo si credeva figlio di Giuseppe, figlio di Eli (padre di Maria); 24  figlio di Matthat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Ianna, figlio di Giuseppe; 25  figlio di Mattathia, figlio di Amos, figlio di Naum, figlio di Esli, figlio di Naggai; 26  figlio di Maath, figlio di Mattathia, figlio di Semei, figlio di Giuseppe, figlio di Giuda 27  figlio di Ioanna, figlio di Resa, figlio di Zorobabel, figlio di Salathiel, figlio di Neri, 28  figlio di Melchi, figlio di Addi, figlio di Cosam, figlio di Elmodam figlio di Er; 29  figlio di Iose, figlio di Eliezer, figlio di Iorim, figliodi Matthat, figlio di Levi; 30  figlio di Simeone, figlio di Giuda, figlio di Giuseppe, figlio di Ionan, figlio di Eliakim; 31  figlio di Melea, figlio di Mena, figlio di Mattatha, figlio di Natan, figlio di Davide 32  figlio di Iesse, figlio di Obed, figlio di Booz, figlio di Salmon, figlio di Naasson; 33  figlio di Aminadab, figlio di Aram, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Giuda, 34  figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abrahamo, figlio di Tara, figlio di Nacor; 35  figlio di Seruk, figlio di Ragau, figlio di Pelek, figlio di Eber, figlio di Sela, 36  figlio di Cainan, figlio di Arfacsad, figlio di Sem, figlio di Noè, figlio di Lamek; 37  figlio di Mathusala, figlio di Enok, figlio di Iared, figlio di Mahalaleel, figlio di Cainan; 38  figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, di Dio.

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