Atti 28
Cap. 28
La tempesta è passata. Paolo visita Malta, poi arriva in Italia.
Durante la tempesta i marinai erano agitatissimi, mentre Paolo era calmo, in quanto sapeva di appartenere all’Eterno e che la sua vita era nelle mani del Padre.
Molte persone credono di avere potere nella propria vita e di poterla gestire a proprio piacere; al contrario, siamo proprietà di Dio, acquistati a caro prezzo da Gesù.
Vs. 1-2. Dopo essere giunti in salvo a terra, seppero allora che quell’isola si chiamava Malta. 2 Gli abitanti(=barbari, detto anche in senso spregiativo, era il nome dato a tutti coloro che non erano greci) del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perché accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia che cadeva e per il freddo.
La gente di Malta era di provenienza fenicia, ed il loro linguaggio nativo era un dialetto punico. Talvolta erano ostili verso gli stranieri, ma in quell’occasione si mostrarono ospitali e fecero sentire ai loro ospiti di essere dei benvenuti.
Vs. 3-6. Ora mentre Paolo raccoglieva un gran fascio di rami secchi (Paolo era un servo, una persona che non si risparmiava nei lavori fisici; raccoglieva la legna per tutti, anche se era un grande uomo di Dio) e li posava sul fuoco, a motivo del calore ne uscì una vipera e gli si attaccò alla mano. 4 Quando gli abitanti del luogo videro la serpe che gli pendeva dalla mano, dissero l’un l’altro: "Quest’uomo è certamente un omicida perché, pur essendo scampato dal mare, la giustizia divina non gli permette di sopravvivere". A quel tempo i pagani credevano ci fosse una dea della giustizia che seguiva i malviventi e li puniva. 5 Ma Paolo, scossa la serpe nel fuoco non ne risentì alcun male. 6 Or essi si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto all’istante; ma dopo aver lungamente aspettato e vedendo che non gli avveniva nulla di insolito, mutarono parere e cominciarono a dire che egli era un dio.
Le persone sono molto volubili: un momento lodano una persona e l’innalzano, un attimo dopo ne dimenticano perfino l’esistenza. Fortunatamente Dio non è così con noi, anzi è fedele e possiamo sempre contare su di Lui. Egli ci ama costantemente perché siamo suoi figli, è onesto con noi e ci riprende quando è necessario, proprio perché ci ama.
Vs. 7-10. In quei dintorni aveva i suoi poderi il capo dell’isola di nome Publio, egli ci accolse e ci ospitò con tanta cortesia per tre giorni. 8 Or avvenne che il padre di Publio giaceva a letto, malato di febbre e di dissenteria; Paolo andò a trovarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. 9 Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano delle malattie venivano ed erano guariti; 10 e questi ci colmarono di grandi onori e, quando salpammo, ci fornirono delle cose necessarie.
Paolo adempie a quanto scritto nel cap. 16:18 di Marco: prenderanno in mano dei serpenti anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno".
In questi versetti è evidente il motivo della tempesta: quella nave non doveva fermarsi a Malta, secondo quanto era stato stabilito, ma, partita da Israele, doveva arrivare a Roma. Tuttavia il Signore ha provveduto diversamente, per portare guarigione spirituale e fisica all’isola di Malta. Questo luogo ancora oggi ritiene di essere un paese cristiano, nato dall’evangelizzazione dell’apostolo Paolo.
Per questo, quando siamo nelle difficoltà, confidiamo ancora di più in Dio, certi che Egli ha un piano che passa anche attraverso la tempesta. Non bisogna dubitare del Padre, ma aggrapparci ancora più saldamente a Lui, riconoscendolo guida della nostra vita. Nei momenti di difficoltà comprendiamo fino in fondo quanto Dio è fedele ed impariamo a fidarci di Lui. Attraverso le prove Dio ci modella, usando quei momenti bui per forgiarci e togliere da noi tutte le cose che impediscono a Lui di portare a termine l’opera che sta compiendo nella nostra vita.
Vs.11-15. Tre mesi dopo, partimmo su una nave di Alessandria, che aveva svernato nell’isola, avente per insegna Castore e Polluce (sono due fratelli gemelli, figli di Giove. Sono i padroni della navigazione, e la loro costellazione, appunti i gemelli, era un segno di buona sorte quando la si vedeva durante la tempesta). 12 Arrivati a Siracusa, vi restammo tre giorni. 13 E di là, costeggiando, arrivammo a Reggio. Il giorno dopo si levò lo scirocco, e in due giorni arrivammo a Pozzuoli. 14 Avendo trovato qui dei fratelli, fummo pregati di rimanere presso di loro sette giorni. E così giungemmo a Roma. 15 Or i fratelli di là, avute nostre notizie, ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne; e Paolo, quando li vide, rese grazie a Dio e prese coraggio.
I tre mesi sono il periodo di tempo durante il quale la navigazione è stata sospesa.
I credenti di Roma percorrono a piedi 70 km per stare assieme ai fratelli e a Paolo. Questo zelo e questo amore danno a Paolo molto coraggio. Visto da un altro punto di vista, questi fratelli sono stati usati da Dio per essere di incoraggiamento a Paolo, servo fedele.
Vs.16-20. Quando giungemmo a Roma, il centurione consegnò i prigionieri al capitano della guardia, ma a Paolo fu concesso di abitare per conto suo con un soldato di guardia. 17 Tre giorni dopo, Paolo chiamò i capi dei Giudei. Quando furono radunati, disse loro: "Fratelli, senza aver fatto nulla contro il popolo né contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. 18 Dopo aver esaminato il mio caso, essi volevano liberarmi, perché non vi era in me alcuna colpa degna di morte. 19 Ma poiché i Giudei si opponevano, fui costretto ad appellarmi a Cesare; non che io avessi alcuna accusa da fare contro la mia nazione. 20 Per questa ragione dunque vi ho fatti chiamare per vedervi e per parlarvi, poiché è a motivo della speranza d’Israele che io porto questa catena".
La speranza di Israele era il Messia, che doveva togliere il peccato dal mondo. Daniele aveva profetizzato perfino il giorno in cui il Messia sarebbe entrato in Gerusalemme, acclamato dalla folla che gridava: “Osanna, Osanna al figlio di Davide!” Per questo, grazie all’opera fatta dai profeti, tutto il popolo di Israele doveva essere avveduto e riconoscere il salvatore. Invece, Paolo è incatenato proprio per aver riconosciuto Gesù.
Vs. 21-22. Ma essi gli dissero: "Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera a tuo riguardo dalla Giudea, né è venuto alcuno dei fratelli a riferire o a dire alcun male di te. 22 Ma desideriamo sapere da te ciò che pensi perché, quanto a questa setta, ci è noto che ne parlano male ovunque".
Già allora parlavano male dei figli di Dio e li consideravano una setta. Per questo comprendiamo che in 2000 anni non è cambiato nulla.
Vs. 23. Avendogli fissato un giorno, vennero in gran numero da lui nel suo alloggio; ed egli, da mattina a sera, esponeva e testimoniava loro del regno di Dio e, tramite la legge di Mosé e i profeti, cercava di persuaderli sulle cose che riguardano Gesù. Parla loro di Gesù per ore e ore.
Vs. 24-31. Alcuni si lasciarono convincere dalle cose dette, ma gli altri rimasero increduli. 25 Or essendo in disaccordo gli uni con gli altri, se ne andarono, ma non prima che Paolo avesse detto queste precise parole: "Lo Spirito Santo ben parlò ai nostri padri per mezzo del profeta Isaia, 26 dicendo: "Va’ da questo popolo e digli: Voi udrete ma non intenderete, guarderete ma non vedrete; 27 infatti il cuore di questo popolo si è indurito, e sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca". 28 Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è mandata ai gentili, ed essi l’ascolteranno!". 29 Quando ebbe dette queste cose, i Giudei se ne andarono avendo tra di loro un’accesa discussione. 30 E Paolo rimase due anni interi nella casa che aveva presa in affitto e accoglieva tutti coloro che venivano da lui, 31 predicando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo con tutta franchezza senza alcun impedimento.
Anche qui si vede la mano di Dio sulla vita di Paolo: egli resta due anni in prigione (forse di più, perché due anni sono il tempo narrato in Atti) per scrivere le lettere agli Efesini, Filippesi, Colossesi, II Timoteo, Filemone ed evangelizzare migliaia di cristiani nei secoli. Ancora oggi stiamo raccogliendo i frutti della sua vita e dopo 2000 anni egli porta gloria a Dio.
Noi non sappiamo quale effetto avrà la nostra vita sugli altri. Ad es. in Inghilterra c’è un uomo molto usato da Dio, attraverso il quale migliaia di persone si sono convertite. Egli testimonia che durante la seconda guerra mondiale era un soldato, non convertito e a Londra udì l’esercito della salvezza. Egli voleva ascoltare, ma si sarebbe vergognato se fosse stato visto da qualcuno e, per questo motivo, si è nascosto dietro all’angolo di un palazzo. Ad un certo momento una piccola ragazzina di 14 o 15 anni ha dato la sua testimonianza; le sue parole lo hanno colpito a tal punto che, tornato in caserma, si è inginocchiato e si è convertito al Signore. Egli non ha più visto questa ragazzina, la quale non ha mai saputo che, attraverso le sue parole, una persona è arrivata a Gesù.
Atti termina, mostrandoci Paolo nell’atto di predicare il Vangelo ai gentili, con coraggio e senza impedimento, così come ha fatto dal momento della conversione. Le accuse rivolte contro quest’operaio di Dio sono false, e il Padre lo sostiene nel suo lavoro di espansione del messaggio.
Nulla di quanto gli uomini desiderano può fermare il progresso e la vittoria del Vangelo.