Atti 25-26

Atti 25-26
Craig Quam

Cap. 25

Nel cap. 24 Paolo era davanti a Felice, ora a Festo, poi sarà giudicato da Agrippa, quindi da Cesare.

Paolo davanti a Festo.

Porcio festo, succeduto a Felice, sembra essere stato un buon governatore, anche se il periodo della sua carica è stato troppo breve per dare un’impronta duratura alle relazioni tra giudei e romani. Il suo mandato si svolse tra il 58 e il 62, anno in cui morì.

Vs. 1-12. Quando Festo giunse nella provincia, tre giorni dopo salì da Cesarea a Gerusalemme. 2  Il sommo sacerdote e i capi dei Giudei gli presentarono le loro accuse contro Paolo e lo supplicavano, 3  chiedendogli nei riguardi di Paolo il favore di farlo trasferire a Gerusalemme; così essi lo avrebbero ucciso in un’imboscata lungo la strada. 4  Ma Festo rispose che Paolo era custodito a Cesarea, e che egli stesso sarebbe presto andato là. 5  "Perciò le persone influenti tra di voi", disse egli, "scendano con me; e se vi è alcuna colpa in quest’uomo, lo accusino". 6  Fermatosi tra loro non più di otto o dieci giorni, Festo discese a Cesarea; il giorno seguente sedette in tribunale e ordinò che gli fosse portato Paolo. 7  Quando egli giunse, i Giudei che erano discesi da Gerusalemme lo attorniarono, portando contro  Paolo molte e gravi accuse, che però non potevano provare. 8  Paolo diceva a sua difesa: "Io non ho peccato né contro la legge dei Giudei né contro il tempio né contro Cesare". 9  Ma Festo, volendo far cosa grata ai Giudei, rispose a Paolo e disse: "Vuoi tu salire a Gerusalemme per esservi giudicato davanti a me intorno a queste cose?". 10  Allora Paolo disse: "Io sto davanti al tribunale di Cesare, dove devo essere giudicato, io non ho fatto alcun torto ai Giudei, come tu stesso sai molto bene. 11  Se ho fatto del male e ho commesso qualche cosa degna di morte, non rifiuto di morire, ma se non c’è nulla di vero nelle cose delle quali costoro mi accusano, nessuno può consegnarmi nelle loro mani. Mi appello a Cesare." 12  Allora Festo, dopo aver conferito col consiglio, rispose: "Ti sei appellato a Cesare; a Cesare andrai". 

Così Paolo arriverà a Roma.

I giudei volevano uccidere Paolo, ma il Signore non l’ha permesso. Nel vs 10 Paolo dice di essere davanti a Cesare, dove egli deve essere, ossia esattamente nel luogo scelto per lui dal Signore. Egli non rifiuta di tornare a Gerusalemme perché temeva la morte, ma soltanto perché il Signore gli aveva assicurato che la sua missione era di andare a Roma a predicare la parola di Dio. Per questo motivo egli sa di essere esattamente nel luogo scelto per lui da Dio. Anche noi dobbiamo chiederci se siamo dove Dio ci ha messo ed essere contenti della nostra condizione.

Paolo si appella a Cesare, secondo un diritto proprio di ogni cittadino romano. In questo modo sarà giudicato da Cesare in persona. Da questa sua decisione possiamo trarre l’insegnamento che Dio ci invita ad usare i nostri diritti e la nostra intelligenza.

Paolo davanti ad Agrippa.

Vs. 13-22. Alcuni giorni dopo, il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea per salutare Festo. 14  E poiché vi si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo, dicendo: "Felice ha lasciato prigioniero un certo uomo, 15  contro il quale, quando io fui a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei presentarono accuse, chiedendo la sua condanna. 16  Io risposi loro che non è abitudine dei Romani di consegnare alcuno per la morte prima che l’accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori, e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa. 17  Perciò, quando essi si radunarono qui, senza frapporre indugi, il giorno seguente mi sedetti in tribunale e ordinai di portarmi quest’uomo. 18  Quando i suoi accusatori si alzarono, non addussero contro di lui alcuna accusa delle cose che io sospettavo. 19  Ma avevano solamente dei punti di disaccordo sulla loro religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo diceva essere vivente. 20  Ora, essendo io perplesso davanti a una controversia del genere, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme e là essere giudicato intorno a queste cose. 21  Ma, essendosi Paolo appellato ad Augusto per rimettersi al suo giudizio, ordinai che fosse custodito finché non potrò mandarlo da Cesare". 22  Agrippa disse a Festo: "Vorrei ascoltare anch’io quest’uomo". Ed egli rispose: "Domani l’ascolterai". 

Erode Agrippa II era figlio di Erode Agrippa I, della cui morte si parla in Atti 12. Governava i territori a nord-est della Palestina.

Berenice era sua sorella, vedova di Erode di Calcide, che era anche suo zio. Più tardi ebbe una relazione con Tito, prima che questi divenisse imperatore.

Vs. 23- Così il giorno seguente Agrippa e Berenice vennero con grande pompa e, entrati nella sala dell’udienza con i tribuni e con i notabili della città, per ordine di Festo Paolo fu condotto lì. 24  Allora Festo disse: "Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi,27. voi vedete costui circa il quale tutta la moltitudine dei Giudei si è rivolta a me in Gerusalemme e qui, gridando che non è più degno di vivere, 25  Io però, avendo riscontrato che non ha fatto alcuna cosa degna di morte ed essendosi egli stesso appellato ad Augusto, ho deliberato di mandarlo. 26  E, siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore nei suoi confronti, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché dopo questa udienza io possa avere qualcosa da scrivere. 27  Mi pare infatti irragionevole mandare un prigioniero senza indicare le accuse fatte contro di lui". 

Festo non comprende il motivo della presenza di Paolo di fronte a lui, in quanto ritiene siano assurde le accuse a lui rivolte. Certamente questi alti funzionari si muovono per giudicare Paolo, ma in realtà sono loro ad essere chiamati da Dio per confrontare se stessi con la Sua parola. Essi arrivano in pompa magna, credono di essere delle persone importanti, ma di fronte al Signore la loro celebrità non conta nulla. Al tribunale del Signore essi ascoltano il servo di Dio.


Cap. 26

Vs. 1-11. Quindi Agrippa disse a Paolo: "Ti è concesso di parlare a tua difesa!". Allora Paolo, distesa la mano iniziò a fare la sua difesa: 2  "O re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3  soprattutto perché tu conosci tutte le usanze e le questioni che ci sono tra i Giudei; ti prego perciò di ascoltarmi con pazienza. 4  Ora quale sia stato il mio modo di vivere fin dalla giovinezza, che ho trascorsa interamente a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, tutti i Giudei lo sanno. 5  Essi mi hanno conosciuto fin d’allora e possono testimoniare, se lo vogliono, che son vissuto come fariseo, secondo la più rigida setta della nostra religione. 6  Ed ora mi trovo in giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7  quella promessa (ossia la resurrezione, la vita eterna) che le nostre dodici tribù, che servono Dio con fervore giorno e notte, sperano di ottenere; per questa speranza, o re Agrippa, io sono accusato dai Giudei. 8  Perché mai ritenete incredibile che Dio risusciti i morti? 9  Io stesso ritenni essere mio dovere far molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. 10  E questo è ciò che feci in Gerusalemme, avendone ricevuto l’autorità dai capi dei sacerdoti, rinchiusi nelle prigioni molti santi e, quando erano messi a morte, io davo il mio assenso. 11  E spesse volte, andando da una sinagoga all’altra, li costrinsi a bestemmiare e, grandemente infuriato contro di loro, li perseguitai fin nelle città straniere.

In modo molto più ampio di quanto non ha fatto in passato, Paolo racconta con quanta ferocia ha perseguitato i cristiani, arrivando a farli bestemmiare a causa delle sofferenze inferte loro. Sembra impossibile che Dio possa perdonare una tale azione, eppure è ciò che ha fatto con Paolo.

1 Timoteo 1:12-17.  E rendo grazie a Cristo nostro Signore, che mi fortifica, perché mi ha ritenuto degno di fiducia ponendo al suo servizio me, 13  che prima ero un bestemmiatore, un persecutore ed un violento; ma mi è stata fatta misericordia, perché lo feci ignorantemente nella mia incredulità; 14  così la grazia del Signor nostro ha sovrabbondato con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesù. 15  Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 16  Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo facesse conoscere in me, per primo tutta la sua clemenza, per essere di esempio a coloro che per l’avvenire avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. 17  Or al Re eterno, immortale invisibile, all’unico Dio sapiente, sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen 

Paolo afferma di essere stato salvato perché fosse chiaro a tutto il mondo quanto sia immensa la grazia di Dio. In questo modo tutti possiamo anche essere certi della nostra salvezza.

Vs. 12-15. Mentre ero impegnato in questo e stavo andando a Damasco con l’autorizzazione e i pieni poteri dei capi dei sacerdoti, 13  a mezzogiorno, o re, sulla strada io vidi una luce dal cielo più splendente del sole, sfolgorare intorno a me e a quelli che viaggiavano con me. 14  Essendo noi tutti caduti a terra, udii una voce che mi parlava e mi disse in lingua ebraica: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro recalcitrare contro i pungoli". 15  Io dissi: "Chi sei tu, Signore?". Egli disse: "Io sono Gesù, che tu perseguiti. 

Paolo non ha ucciso Gesù e non era neanche tra coloro che lo perseguitavano; tuttavia egli era contro i cristiani e questo fatto per Gesù è compiuto contro di lui, perché i suoi figli per lui sono “come le pupille dei suoi occhi”, ossia preziosissimi. Tutto quello che si fa agli altri, nel bene o nel male, è fatto a Gesù (Mt. 25). 

Vs. 16-18.  Ma alzati e stà in piedi, perché per questo ti sono apparso: per costituirti ministro e testimone delle cose che tu hai visto e di quelle per le quali io ti apparirò, 17  liberandoti dal popolo e dai gentili, ai quali ora ti mando, 18  per aprir loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, affinché ricevano mediante la fede in me il perdono dei peccati e un’eredità tra i santificati. 

Nel vs. 18 sono presenti 5 elementi che si manifestano quando una persona conosce Cristo:

  • Gli occhi aperti per vedere il regno di Dio,

  • Il nascere di nuovo, la conversione, a seguito del ravvedimento (v. vs. 20). Prima di questo momento tutte le persone sono sotto il dominio di Satana, camminano nelle tenebre. Poi il Signore ci ha chiamato alla luce. Alcune chiese, tra le quali la cattolica, promuovono il “corso Alfa”, il quale non parla del ravvedimento dal peccato e del fatto che rigettare Cristo porta all’inferno; per questo motivo è abbracciato da tutti, in quanto presenta solamente l’aspetto positivo e accattivante della verità (l’amore di Dio, la sua benignità…), ma non la parte più dura e compungente.

  • Vivere sotto la potestà di Dio.

  • Perdono dei peccati grazie all’opera di Gesù Cristo.

  • Un cristiano ha un’eredità in cielo, tra i santi, cioè tra il popolo di Dio. Siamo coeredi con Cristo (v. Efesini), e per questo non dobbiamo essere invidiosi di coloro che sono ricchi o potenti; infatti, noi regneremo eternamente con il Signore, abbiamo il nostro tesoro in cielo, siamo figli del re dei re! Regneremo su tutto l’universo, per questo non dobbiamo desiderare i beni effimeri di questa terra.

Vs. 19-20.  Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione. 20  Ma prima a quelli in Damasco, poi a Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e ai gentili, ho annunziato di ravvedersi e di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento. 

Se c’è un vero ravvedimento si verificano anche delle autentiche azioni nella nostra vita. 

Vs. 21-32. Per queste cose i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentarono di uccidermi. 22  Ma, per l’aiuto ottenuto da Dio fino a questo giorno ho continuato a testimoniare a piccoli e grandi, non dicendo nient’altro se non ciò che i profeti e Mosé dissero che doveva avvenire, 23  cioè: che il Cristo avrebbe sofferto e che, essendo il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai gentili". 24 Ora, mentre Paolo diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: "Paolo, tu farnetichi; le molte lettere ti fanno uscire di senno". 25  Ma egli disse: "Io non farnetico, eccellentissimo Festo, ma proferisco parole di verità e di buon senno. 26  Infatti il re, al quale parlo con franchezza, è ben informato su queste cose, poiché sono convinto che nessuna di queste cose gli sia sconosciuta, perché tutto questo non è stato fatto in segreto. 27  O re Agrippa, credi ai profeti? Io so che ci credi". 28  Allora Agrippa disse a Paolo: "Ancora un po’ e mi persuadi a diventare cristiano". 29  Paolo disse: "Volesse Dio che in poco o molto tempo non solo tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene". 30  Dette queste cose, il re si alzò e con lui il governatore, Berenice e quelli che sedevano con loro. 31  Ritiratisi in disparte, parlavano tra di loro e dicevano: "Quest’uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o la prigione". 32  Allora Agrippa disse a Festo: "Quest’uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare". 

Agrippa ascolta il Vangelo e capisce che ciò che Paolo sta dicendo è vero; tuttavia non si convince fino in fondo, forse perché teme il giudizio di Festo, che aveva già etichettato Paolo come un pazzo. Magari avrebbe perso la sua posizione e quindi non vuole pagare il prezzo del Vangelo. Si è “quasi “ convertito, ma Cristo non vuole solo una parte di noi, bensì tutto il nostro essere.

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